di Livio Ferrari*
L’Unità, 8 marzo 2025
Le 189 carceri per adulti sono diventate camposanti, 246 morti e tra questi 90 suicidi nel 2024, 53 morti con 15 suicidi dall’inizio dell’anno, questo per quanto riguarda i reclusi, se poi aggiungiamo anche il personale della polizia penitenziaria il numero diventa ancora più alto, per una mattanza che non si placa e per un dramma che non interessa quasi a nessuno, governo e parlamento compresi. Tanto, quale interesse rivestono i poveri? I 17 istituti per i minori stanno assiepando da un paio d’anni sempre più giovani vite, soprattutto straniere, senza un senso reale per questo accanimento nei loro riguardi, se non quello del mostrare i muscoli. Come per ogni azione che calpesta i diritti delle persone però basterà attendere perché comporterà una azione contraria, sta nella logica dei fatti e delle reazioni a questi.
di Franco Corleone*
L’Unità, 8 marzo 2025
Fatichiamo a pensare iniziative di opposizione all’altezza della sfida. Ora che, con le nuove misure volute dal governo Meloni, anche la disobbedienza e la resistenza pacifica dei detenuti saranno sanzionate penalmente tocca a noi fuori lottare con più forza. Il momento richiede fantasia: dobbiamo inventarci delle cose scandalose, turbare le coscienze attraverso razione. Devono disobbedire anche i magistrati! Come potete immaginare non ho preparato una relazione, non ero in condizione di una sufficiente concentrazione; tuttavia, ho scritto degli appunti e predisposto delle note che rappresentano il filo di una riflessione che ho sviluppato in questi ultimi anni. Innanzitutto, mi viene da dire che noi, non da oggi, del carcere sappiamo tutto: il nostro problema non è scavare questioni, bensì affrontarle e risolverle. Come si diceva una volta riprendendo il monito di Marx, il problema non è interpretare il mondo ma cambiarlo.
di Caterina Peroni e Luca Galantucci
dinamopress.it, 8 marzo 2025
Nell’intervista a Valentina Calderone vengono passasti in rassegna orrori e disfunzioni del sistema carcerario italiano, di cui sovraffollamento e suicidi sono solo gli aspetti più vistosi. Il tabù dei provvedimenti di clemenza e come immaginare una società libera dal carcere. La drammatica situazione di sovraffollamento delle carceri si sta ogni giorno aggravando e il numero dei suicidi dei detenuti è solo il suo indice più vistoso e intollerabile. Abbiamo intervistato al proposito Valentina Calderone, Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà del Comune di Roma, direttrice dell’associazione A Buon Diritto dal 2013 al 2023, autrice, insieme ad altri, dei libri Quando hanno aperto la cella (Il Saggiatore 2011), Abolire il carcere (Chiarelettere 2015) e Il carcere è un mondo di carta (Momo edizioni 2024).
di Luisa Brambilla
iodonna.it, 8 marzo 2025
Donne in carcere: la pena è più gravosa perché il sistema è pensato per gli uomini. Intervista a Micaela Tosato, di “Sbarre di Zucchero”. A dar vita a “Sbarre di zucchero”, movimento che sensibilizza su tutte le tematiche inerenti la vita carceraria, in particolare quella delle donne in carcere, è Micaela Tosato. Ha avviato l’associazione come account social nell’agosto di due anni fa e in breve tempo si è affermata come associazione che ha referenti in tutta Italia. È oggi uno dei canali che testimonia quotidianamente sulla condizione due volte penalizzante delle donne in carcere.
di Alessandro Sallusti
Il Giornale, 8 marzo 2025
Il ministro della Giustizia: “Piccole strutture modulari sicure e confortevoli, facili e veloci da costruire e da controllare. Siamo già partiti a San Vito al Tagliamento con un’ex caserma”. La notizia della sentenza della Cassazione sul caso Diciotti che condanna l’Italia a risarcire gli immigrati rimasti, nell’agosto del 2018, nove giorni bloccati al largo delle coste italiani su disposizione dell’allora ministro Salvini, arriva nel bel mezzo di una chiacchierata con Carlo Nordio e il ministro della Giustizia non nasconde il suo stupore per questa ennesima sentenza dal sapore politico: “Sono perplesso. In Africa milioni di individui ambiscono a entrare in Italia in modo illegale. Se dovessimo risarcirli tutti le nostre finanze andrebbero in rovina”.
di Enrico Marignani*
L’Unità, 8 marzo 2025
A due anni esatti dalla entrata in vigore della riforma Cartabia in materia penale, si rende necessario un bilancio, seppur sintetico, dei lavori in corso. Molto è stato fatto, ma molto è ancora da fare, anzi, potremmo dire che ciò che è stato fatto sono i preliminari alla messa a sistema della vera novità della riforma: la Giustizia di Comunità.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 8 marzo 2025
Il successo del referendum confermativo che si terrà sulla riforma della magistratura non appare più così scontato. Da qui la strategia di delegittimazione della magistratura per alimentare la sfiducia nelle toghe in vista del referendum. È presto per parlare di paura, timore, preoccupazione. Un pensiero ha però cominciato a circolare nel governo, come confermano fonti autorevoli di Palazzo Chigi ma anche del ministero della Giustizia, e cioè che il successo del referendum confermativo che si terrà sulla riforma costituzionale della magistratura non è poi così scontato, come appariva fino a poco tempo fa. È in questo contesto che si colloca il duro attacco lanciato ieri dal governo e da numerosi esponenti della maggioranza nei confronti della corte di Cassazione, colpevole di aver condannato proprio l’esecutivo a risarcire un gruppo di migranti a cui, dal 16 al 25 agosto del 2018, fu impedito di sbarcare dalla nave Diciotti della Guardia costiera che li aveva soccorsi in mare. Lo scontro istituzionale come strategia per mobilitare l’opinione pubblica contro i mali della giustizia italiana.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 8 marzo 2025
Il testo del provvedimento aumenta anche le pene per maltrattamenti, minacce e revenge porn. “Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l’espressione della sua personalità, è punito con l’ergastolo. Fuori dei casi di cui al primo periodo, si applica l’articolo 575” del codice penale, che prevede una pena non inferiore a 21 anni. Lo si legge nel disegno di legge sull’introduzione del delitto di femminicidio approvato dal Consiglio dei ministri.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 8 marzo 2025
La pena è ciò che conta di più. Roccella: con le leggi attuali quasi mai si arriva al carcere a vita per il bilanciamento delle attenuanti. Lo schieramento è quello delle grandi occasioni. Cinque ministri in fila (Roccella, Piantedosi, Calderone, Bernini e Casellati) e uno in collegamento da remoto (Nordio) - ma senza la premier Meloni - per celebrare l’8 marzo in stile giustizialista, cominciando dalla repressione (certa) in attesa dei diritti (enunciati). Suono di fanfare ed eccolo là, il nuovo reato che mette d’accordo tutti o quasi, introdotto nel codice penale con un disegno di legge varato in mezz’ora dal Consiglio dei ministri: il femminicidio. Punito con l’ergastolo. E Qui la pena è ciò che conta di più, come spiega bene la ministra della famiglia Eugenia Roccella (autrice del provvedimento insieme al Guardasigilli Nordio) quando dice che con le leggi attuali “all’ergastolo non si arriva quasi mai per il bilanciamento fra aggravanti e attenuanti”. Invece era proprio lì che si voleva arrivare. Perché il femminicidio, che “diventa un nuovo reato autonomo” punito con il carcere a vita, è una “novità dirompente, non solo giuridica ma anche sul piano culturale”, parola di tutto l’esecutivo. La premier Giorgia Meloni, attraverso una nota di Palazzo Chigi, parla di “passo avanti nell’azione di sistema” e di “sferzata nella lotta a questa intollerabile piaga”.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 8 marzo 2025
I dati del Servizio Analisi Criminale, riferiti a gennaio 2025, segnalano una diminuzione dei femminicidi. È doveroso riconoscere che le cose stanno cambiando in senso positivo: la lotta contro il femminicidio e la violenza di genere è possibile, grazie a una maggiore sensibilizzazione e a strumenti di prevenzione. Il Servizio Analisi Criminale del ministero dell’Interno ha svolto una analisi dedicata agli omicidi volontari commessi nei confronti delle donne, confrontando i dati del primo mese del 2025 con quelli dello stesso periodo dell’anno precedente. La base statistica è ristretta, ma, pur con questi limiti, consente di delineare una tendenza alla riduzione. Gli omicidi volontari in generale scendono da 27 a 20, quelli con vittime femminili passano da 9 a 3, i femminicidi commessi da partner o ex partner si dimezzano, da 4 a 2. Naturalmente anche un solo omicidio è intollerabile, ma la diminuzione del fenomeno non può essere trascurata, quando si tratta di assumere decisioni politiche in merito. In particolare il consiglio dei ministri, che ha varato nuovi provvedimenti in materia dei femminicidi, dovrebbe ragionare più sui dati di fatto che sulla, pur giusta e ragionevole, campagna di opinione su questo argomento.
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