di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 luglio 2025
Il caldo in carcere si trasforma in un’agonia perché gli strumenti per contrastarlo restano un miraggio. A casa possiamo spalancare le finestre, accendere ventilatori o installare condizionatori; dietro le sbarre, nessuna di queste soluzioni è accessibile. Le giornate trascorrono tra fughe disperate sotto la doccia e indumenti inzuppati d’acqua fresca, indossati subito per prolungare un sollievo effimero. In alcuni istituti si arriva a inondare il pavimento delle celle - trasformandolo in un tappeto liquido - o a lasciare rubinetti aperti per raffreddare bottiglie di fortuna: strategie d’emergenza che prosciugano serbatoi già minati da guasti continui e carenze strutturali.
di Valter Vecellio
L’Opinione, 4 luglio 2025
Solo trentasei istituti penitenziari su circa duecento sono relativamente in “regola”: suicidi (di detenuti e operatori), sovraffollamento, mancanza di personale, strutture insalubri. Una situazione che rende impossibile applicare l’articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
di Guido Vitiello
Il Foglio, 4 luglio 2025
Nordio ha annunciato di aver avviato la procedura di acquisto di mille congelatori da installare nei penitenziari. Un’inadeguatezza surreale e una frivolezza insultante. Ma è possibile che gli italiani seguano in maggioranza le convinzioni di Meloni e di Conte, della Verità e del Fatto su quest’atroce emergenza? Se non hanno più pane, che mangino brioche. E se in carcere crepano di caldo, che gli sia dato qualche frigorifero. L’annuncio del ministro Nordio di avere avviato la procedura di acquisto di mille congelatori a pozzetto da installare nei penitenziari “per rispondere concretamente al caldo record di queste settimane” ha quanto meno, nella sua surreale inadeguatezza e nella sua quasi insultante frivolezza, il pregio della fantasia.
di Enrico Bellavia
L’Espresso, 4 luglio 2025
Basta tergiversare vagheggiando altre celle. Servono liberazione anticipata e misure alternative. Condannati dall’Europa, anche di fronte alla vergogna di classifiche che ci relegano in fondo ai Paesi civili, opponiamo solo un fiero tergiversare di fronte a quella che definiamo “emergenza carceri”. Abituati a considerare le celle delle discariche in cui nascondere ciò che riteniamo rifiuti sociali, seppelliamo in loculi da sepolti vivi, non solo l’umanità, ma il nostro stesso interesse. Perché il carcere che incattivisce produce recidiva.
di Davide Traglia
vdnews.it, 4 luglio 2025
In estate, caldo e sovraffollamento trasformano la cella in un inferno. I suicidi aumentano, ma l’assistenza per i detenuti resta un miraggio. Nei primi cinque mesi del 2025, 33 detenuti si sono tolti la vita negli istituti penitenziari italiani. Un numero allarmante, che conferma una tendenza in drammatico peggioramento: il 2024 si era già chiuso con un tragico record di 92 suicidi, il dato più alto mai registrato. Secondo Mauro Palma, ex Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, “il quadro complessivo delle carceri italiane è oggi uno dei peggiori degli ultimi anni”. Negli ultimi due anni e mezzo, spiega a VD News, “i detenuti sono aumentati di quasi 7.000 unità, mentre i posti effettivamente disponibili sono diminuiti”.
di Giuseppe Fin
Il Dolomiti, 4 luglio 2025
Il Cts: “Strada giusta”, ma il Cnca avverte: “No a micro carceri private”. Il tema è quello del sovraffollamento delle carceri, nei giorni scorsi il ministro alla Giustizia a margine di un convegno ha lanciato l’idea di trasferire i detenuti per reati collegati alla tossicodipendenza in comunità terapeutiche per scontare la pena e liberare spazio nelle strutture. Il Coordinamento Nazionale delle Comunità Accoglienti chiede però maggiore chiarezza: “Non vorremmo che si creasse un percorso parallelo a quello che già esiste e funziona”.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 4 luglio 2025
Storia delle prime (e a volte ultime volte) fuori dalle prigioni. Quando è uscito dal carcere di San Vittore per la prima volta dopo 17 anni, Pino Cantatore - che ora ha un’azienda con 200 dipendenti - è andato a casa dei genitori e ha spalancato tutti i cassetti: “In cella non ce ne sono di cassetti, a casa quando li ho visti li ho aperti tutti, volevo vedere cosa c’era dentro e mi piaceva anche solo il gesto di tirarli fuori. Quel giorno, tornando in cella, mi hanno dato il permesso per passare dal supermercato a comprare due o tre cose ed ero un po’ preoccupato, perché sono entrato in carcere che c’era la lira ma nel frattempo era arrivato l’euro. Non maneggiavo monetine da 17 anni, figuriamoci i centesimi. Ero stupito dalla quantità di merce che c’era, ho riempito il carrello, ma avevo l’angoscia di non rispettare i tempi di rientro e allora ho lasciato tutta la spesa, e il carrello, e sono corso via”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 luglio 2025
Il risultato è tanto scontato quanto però simbolico: ieri mattina dall’aula del Senato è arrivato il via libera all’articolo 2 del ddl sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere dei magistrati. Il testo modifica l’articolo 102 della Costituzione precisando che le norme riguardanti la magistratura “disciplinano altresì le distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti” . Tutte respinte, in precedenza, le proposte emendative delle opposizioni. Assente il ministro della Giustizia Nordio, tra le proteste dei partiti di minoranza.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 4 luglio 2025
Nessuna sorpresa in Parlamento, l’attesa è tutta per la campagna referendaria. Non senza fatica, nella palude dei 1.300 emendamenti dell’opposizione non ancora del tutto scavalcati attraverso il famigerato meccanismo del canguro, ieri il Senato ha dato il suo prima via libera all’articolo due della riforma della giustizia. Il momento si inserisce in una lunga marcia che proseguirà ancora per diversi mesi, ma ha di per sé un forte significato simbolico perché parliamo delle due righe che toccano l’articolo 102 della Costituzione e introduce il concetto di “distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti”. La seduta è stata sospesa così, lasciando spazio alle dichiarazioni di giubilo della maggioranza e del governo. Il vicepremier Antonio Tajani è raggiante.
di Giulia Merlo
Il Domani, 4 luglio 2025
Approvato al Senato l’articolo che divide i percorsi di giudici e pm, il 17 luglio arriva anche la legge post sentenza Cappato. L’esecutivo continua a considerare la magistratura il suo principale nemico, ma deve tener conto della Corte costituzionale. La giustizia continua a rimanere il vero campo minato per il governo Meloni. Abbandonato qualsiasi aplomb istituzionale, ormai anche la Cassazione è stata trascinata nello scontro tra le parti. Uno scontro che - forse - si placherà solo una volta che la riforma costituzionale della giustizia sarà stata approvata e imbullonata nella Carta con l’esito favorevole del referendum. Fino a quel momento, che i più ottimisti fissano a circa un anno da oggi, la linea del governo e di tutti i suoi principali esponenti politici - il guardasigilli Carlo Nordio in testa - è quello di un confronto muscolare con i magistrati, prendendo a pretesto ogni sentenza sgradita e ogni relazione che si azzardi a sollevare dubbi tecnici sull’operato legislativo della maggioranza. Come ai tempi di Silvio Berlusconi, gli avversari sono le “toghe rosse” e “politicizzate” decise a fare la guerra al governo legittimamente eletto, senza necessità di alcun confronto tecnico e di merito.
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