di Andrea Aversa
L’Unità, 5 luglio 2025
Il campione della Nazionale italiana di rugby da dieci anni porta in giro per l’Italia, insieme a Mediobanca, il suo progetto per avvicinare i ragazzi allo sport. Attività sviluppate in contesti sociali difficili. Le interviste all’ex giocatore e al vice direttore e alla funzionaria pedagogica dell’istituto di pena minorile napoletano. “È proprio bello fare queste attività al mattino, stai più rilassato”.
di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 5 luglio 2025
Era il 2007 quando l’allora leghista Flavio Tosi da primo cittadino della città di Verona mise dei divisori alle panchine della città per impedire ai clochard di sdraiarsi. Negli stessi anni un altro uomo dell’era Umberto Bossi, il sindaco medico di Crema Bruno Bruttomesso, firmava un’ordinanza anti accattonaggio per impedire ai più poveri di chiedere la carità. La Sinistra insorse. Ce le ricordiamo ancora oggi le battaglie nella città di Romeo e Giulietta contro Tosi accusato di non essere umano. Il Partito Democratico di allora, a Verona, inserì al più presto negli ordini del giorno dei consigli una mozione “anti-bracciolo”. Nella città lombarda, invece, si misero a raccogliere firme per abolire l’ordinanza con tanto di banchetti in piazza.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 5 luglio 2025
Sono i grandi eventi internazionali a guidare le scelte. Il mondo sta cambiando vertiginosamente, e la politica italiana è troppo piccola per contare, per fare davvero la differenza nella vita della gente. Che fine ha fatto la politica interna? Non che la si debba rimpiangere, figuriamoci: soprattutto quella degli anni passati. Ma, insomma, un po’ di sano dibattito nel Paese, di scontro sulle grandi questioni, di battaglie parlamentari, di spostamenti di consensi, di suspense, sono il sale della democrazia. O almeno, lo erano. Dove sono finite tutte queste tradizioni della un tempo tumultuosa e sorprendente politica italiana?
di Serena Sileoni
La Stampa, 5 luglio 2025
È lecito aiutare una persona a morire, in determinate circostanze di intollerabili sofferenze fisiche e psicologiche? La politica da anni nicchia in un gioco di specchi riflessi in cui nessun partito vuole prendersi fino in fondo la responsabilità di varcare le frontiere dell’etica sociale o anche solo di spiegare le possibilità legali e mediche che esistono tra la speranza di vivere e quella di morire. Ma quella domanda ha trovato da qualche anno una chiara risposta, fuori dai balbettii della politica.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 5 luglio 2025
La premier, ospite di Bruno Vespa alla Masseria, chiude la partita delle riforme. Che amico è quello che ti invita e poi ti mette in imbarazzo? Bruno Vespa è un ospite cortese e intervistando la presidente del consiglio dal suo Forum Masseria si sforza di metterla a completo agio. Le serve sul classico piatto d’argento le domande giuste per facilitare l’esaltazione dei successi e la rivendicazione di merito. Evita gli argomenti spinosi e imbarazzanti. In quasi mezz’ora di botta e risposta la parola Gaza non viene mai pronunciata, anche se un certo rilievo, checché se ne pensi, è difficile negarlo.
di Flavia Perina
La Stampa, 5 luglio 2025
Partiti senza coraggio per paura dell’impopolarità. Il cortocircuito della destra: teorizza i rimpatri, poi approva il decreto flussi. Di immigrati anche legali siamo stufi, devono remigrare (convegno sulla remigrazione, sponsor Lega, un mese fa). Anzi no, ne vogliamo moltissimi, e infatti ne accoglieremo altri 500 mila nei prossimi due anni (ultimo decreto flussi del governo, tre giorni fa). Saranno benvenuti e ai loro figli daremo lo Ius Italiae, cioè la cittadinanza garantita, se fanno le elementari e le medie con profitto (Antonio Tajani, FI, ieri). Anzi no, e per di più le loro figlie, se musulmane e dunque col fazzoletto in testa, a scuola non potranno nemmeno entrare (Silvia Sardone, Lega, sempre ieri).
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 luglio 2025
La Corte Costituzionale ha alzato un velo su un’altra zona d’ombra della nostra legislazione: i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr). Con la sentenza 96/ 2025, i giudici costituzionali mettono a nudo un nodo mai sciolto: come si può privare della libertà personale senza regole chiare su tempi, luoghi e garanzie? Il fatto è noto: chi deve essere rimpatriato finisce nei Cpr, edifici gestiti dallo Stato ma regolati da un insieme di norme - leggi, decreti, circolari, capitolati d’appalto - talmente disomogeneo da costruire, di fatto, protocolli diversi in ogni provincia. La Corte sottolinea che l’articolo 13 della Costituzione non si accontenta di stabilire “quando” lo Stato possa limitare la libertà: pretende che la legge disciplini “come”. E oggi quel “come” è demandato quasi tutto al questore, o finisce in un limbo di direttive ministeriali e regolamenti del 1999 che mancano di ogni dettaglio operativo.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 5 luglio 2025
Intervista al membro del collegio del Garante nazionale dei detenuti, che giudica il provvedimento della Corte costituzionale “una decisione “felpata” in cui il dispositivo è poco consequenziale alle premesse. Così si risolve nella dichiarazione di inammissibilità”. Mario Serio, già ordinario di Diritto privato comparato a Palermo, è membro del collegio del Garante nazionale dei detenuti, in quota 5S. Gli altri due componenti sono l’avvocata Irma Conti e l’ex magistrato Riccardo Turrini Vita, il presidente. Con il manifesto Serio commenta la decisione sul trattenimento dei migranti che la Corte costituzionale ha pubblicato giovedì.
di Flavia Amabile
La Stampa, 5 luglio 2025
A Borgo Mezzanone nel Foggiano vivono duemila lavoratori agricoli: un ghetto di lamiere nella morsa del caldo. La distesa di tetti di lamiera di Borgo Mezzanone è accecante sotto il sole del primo pomeriggio. Non è possibile nemmeno guardarla, figurarsi stare dentro una delle centinaia di baracche di questo ghetto di migranti fra i più estesi d’Europa, un paese che non è un vero paese, dove le regole spesso sono un’opinione ma che con le temperature impazzite di questi giorni fatica anche a ritrovarsi nell’opaco sistema di abitudini che lo hanno guidato finora.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 4 luglio 2025
Un compleanno senza il decreto attuativo che rende operativo il provvedimento. È lil tipico esempio di della distanza tra annunci e (non) attuazione degli annunci. Buon compleanno al decreto-legge n.92 del 4 luglio 2024 sulle carceri, ma ancora senza decreto attuativo che pure era previsto entro 6 mesi: ora, come candelina, il Ministero della Giustizia accenderà forse un’azione disciplinare nei confronti di sé stesso? L’anniversario, infatti, illumina un esempio di disallineamento tra annunci e (non) attuazione degli annunci; di disinvoltura nel passare da una promessa all’altra come da una liana all’altra senza mai atterrare nella realtà; e della contraddittorietà di una politica propensa a rimproverare inadempienze altrui, ma indulgente verso le proprie.









