di Eleonora Martini
Il Manifesto, 4 luglio 2025
Suicidio medicalmente assistito. L’Associazione Coscioni: “Questa legge non apre davvero a un sistema privato: impedisce direttamente l’accesso al diritto”. Si accende nella società civile, il dibattito sul fine vita che non ha trovato spazio al Senato, dove a colpi di maggioranza è stato adottato un testo base molto restrittivo delle libertà di scelta del malato terminale che intenda porre fine alle proprie sofferenze con il Suicidio medicalmente assistito (Sma). Nelle commissioni riunite Giustizia e Sanità è iniziata ieri la discussione generale del ddl atteso in Aula il 17 luglio. Il termine degli emendamenti è stato prorogato di un giorno, al 9 luglio.
di Allegra Ferrante
Corriere della Sera, 4 luglio 2025
Italiane o maghrebine, si assomigliano in tutto: vestiti, musica, parole-chiave. In comune famiglie devastate, mesi in istituti, sogni (forse) senza speranza. E la stazione Garibaldi. Ciglia foltissime, finte. Unghie glitterate, metà dorate e metà lilla. Brillantini colorati sui denti. Nella borsa finta-Vuitton, una tinta per labbra opaca (lucida è per le “fighette del centro”), qualche stuzzicadenti, uno spray al peperoncino con percentuale di capsaicina oltre la soglia (con questa concentrazione, è fuori legge). Una di loro, un coltellino a lama fissa. Ogni pomeriggio si incontrano nello stesso posto: sotto il maxischermo super luminoso della stazione Garibaldi di Milano. Per questo le chiamano garibaldine. Un bacio sulla guancia all’amica del cuore, due alla rivale in amore.
di Flavia Perina
La Stampa, 4 luglio 2025
Il cortocircuito sui migranti: la destra teorizza i rimpatri, poi approva il decreto flussi. Di immigrati anche legali siamo stufi, devono remigrare (convegno sulla remigrazione, sponsor Lega, un mese fa). Anzi no, ne vogliamo moltissimi, e infatti ne accoglieremo altri 500 mila nei prossimi due anni (ultimo decreto flussi del governo, tre giorni fa). Saranno benvenuti e ai loro figli daremo lo Ius Italiae, cioè la cittadinanza garantita, se fanno le elementari e le medie con profitto (Antonio Tajani, FI, ieri). Anzi no, e per di più le loro figlie, se musulmane e dunque col fazzoletto in testa, a scuola non potranno nemmeno entrare (Silvia Sardone, Lega, sempre ieri).
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 4 luglio 2025
Tajani riaccende la miccia della cittadinanza, con il plauso dei dem e il fuoco di sbarramento di Lega e FdI. Bluff o realtà? Antonio Tajani ha scelto di riaccendere la miccia dello ius scholae, e il fuoco, più che a sinistra, rischia di ustionare la sua maggioranza. Perché quella che lui stesso definisce una “proposta seria” - cittadinanza ai minori stranieri dopo dieci anni di scuola in Italia - ha ricevuto il plauso aperto delle opposizioni, la proposta di collaborazione dei dem e, come ciliegina sulla torta, il fuoco di sbarramento di Lega e Fratelli d’Italia.
di Simona Musco
Il Dubbio, 4 luglio 2025
La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Giudice di pace di Roma sull’articolo 14, comma 2, del Testo unico immigrazione (d.lgs. 286/1998), che regola il trattenimento amministrativo degli stranieri nei Cpr. Ma la pronuncia chiama in causa il Parlamento, con un messaggio netto: l’attuale normativa, spiega la sentenza, non è sufficiente a garantire il rispetto della libertà personale, uno dei diritti inviolabili dell’uomo. La misura del trattenimento, afferma la Corte, “comporta una situazione di assoggettamento fisico all’altrui potere” e dunque rientra nell’ambito delle restrizioni alla libertà personale previste dall’articolo 13 della Costituzione, per le quali è richiesta una riserva assoluta di legge. Eppure, oggi, i “modi” del trattenimento - ossia le condizioni quotidiane in cui una persona è privata della libertà - non sono stabiliti in modo organico da una fonte primaria.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 4 luglio 2025
La detenzione amministrativa è illegittima, ma per la Corte deve intervenire il legislatore. Una decisione tra luci e ombre. I legali dei migranti: la useremo per chiedere la libertà. La detenzione amministrativa dei cittadini stranieri viola i diritti fondamentali e la Costituzione. Diversamente da quanto richiede l’articolo 13 della Carta, infatti, la legge disciplina i “casi” del trattenimento nei Cpr ma non i “modi”. Significa che mancano le garanzie ai migranti privati della libertà personale, a partire dall’individuazione di un giudice competente (come la magistratura di sorveglianza per le carceri).
di Francesco Pallante
Il Manifesto, 4 luglio 2025
Un esito difficilmente riconducibile ai principi dello Stato liberale di diritto, ma che una discutibile sentenza della Corte costituzionale (105/2001) non ha ritenuto di sanzionare, pur riconoscendo la necessità di applicare, anche alla reclusione nei Cpr, le rigorose garanzie previste dall’art. 13 della Costituzione. La reclusione degli stranieri nei Centri di permanenza per il rimpatrio continua a sollevare gravi questioni di compatibilità con la Costituzione, lo conferma la sentenza della Corte costituzionale pubblicata ieri. Alla base di tutto vi è il riconoscimento di un’incapacità dello Stato.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 4 luglio 2025
Tra meno di un mese si saprà se la prima fase del progetto Albania può ricominciare o resterà bloccata ancora per molto tempo. C’è finalmente una data ufficiale per la lettura della sentenza della Corte di giustizia Ue sulla questione “paesi sicuri”: il primo agosto alle dieci di mattina. È stata comunicata ieri alle parti. Tra meno di un mese, dunque, sapremo se il governo italiano può rinchiudere i richiedenti asilo originari di quegli Stati nel centro di Gjader. Si tratta di persone mai entrate nel territorio nazionale e trasferite in Albania direttamente dall’alto mare: inizialmente il protocollo con Tirana era stato pensato per loro. L’idea era far svolgere là, in detenzione extraterritoriale, le procedure accelerate di frontiera che da giugno 2026 saranno estese a diverse categorie di cittadini stranieri dal Patto europeo su immigrazione e asilo.
di Franco Vaccari
Avvenire, 4 luglio 2025
Con l’esibizione della forza, spesso militare, si sta affermando una pseudo-cultura regressiva che esalta l’aggressività come elemento-chiave per dirimere le controversie. Ma è una via sbagliata. Il conflitto esiste in natura. È parte integrante delle dinamiche fisiche, chimiche e biologiche che regolano il mondo. Le forze si incontrano e si scontrano, generando quell’energia che dà forma e movimento alla vita. Anche l’esistenza umana, fin dalla sua dimensione più fisica, è attraversata da conflitti e vive attraverso di essi: dentro di noi, nei rapporti interpersonali, nelle società. Da questa infinita gamma di incontri e scontri, di attriti minimi o consistenti, nascono le relazioni, legami, costruzioni condivise, habitat dove si genera e rigenera la fiducia, fondamento per ogni possibilità di convivenza. Queste costruzioni, le ritroviamo a ogni livello: dalla vita psichica a quella sociale, e da lì a quella culturale, economica e politica.
di Massimo Gaggi
Corriere della Sera, 4 luglio 2025
Donald ha nominato due suoi avvocati, Pam Bondi e Todd Blanche, ministro e viceministro. La stampa è stata attirata dalle prime vendette, come il licenziamento in blocco dei procuratori che avevano indagato su Trump, mentre quello che dovrebbe essere il tempio della Giustizia sta diventando il maxi ufficio legale personale del presidente. Weaponize: parola che significa trasformare qualcosa di normale in un’arma micidiale. Donald Trump l’ha usata negli anni delle sue incriminazioni e condanne per accusare Joe Biden di aver armato il ministero della Giustizia contro di lui. Eppure il presidente aveva scelto come ministro un magistrato stimato anche dai repubblicani, Merrick Garland, che, geloso della sua autonomia, aveva affidato il caso Trump a un procuratore indipendente.
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