di Gaia Papi
La Nazione, 3 luglio 2025
Il Garante regionale dei detenuti sulla casa circondariale di via Garibaldi: “Ha buone caratteristica ma è inaccettabile che ci siano celle fuori uso per le porte troppo piccole”. “Carceri troppo affollate, bisogna fermare i suicidi”. È l’allarme lanciato dal presidente Mattarella. Una ferma denuncia di cui abbiamo parlato con Giuseppe Fanfani, garante dei diritti dei detenuti della Toscana.
di Marinella Correggia
Il Manifesto, 3 luglio 2025
30 anni fa, 3 luglio del 1995, il leader di grandi battaglie pacifiste e per la conversione ecologica del pianeta, deputato europeo dei Verdi, disse addio alla vita. Scriveva il giornalista malgascio Sennen Adriamirado nella biografia Il s’appelait Sankara, dedicata alla vita del presidente del Burkina Faso ucciso nel 1987 in un colpo di Stato e suo amico: “Lo pregavo di proteggersi, perché un eroe morto non serve a nulla. Ma mi sbagliavo, forse: un eroe morto serve da riferimento”.
di Angelo Ferracuti
Il Manifesto, 3 luglio 2025
Così come aveva già fatto in “Grande Karma, Vite di Carlo Coccioli”, Alessandro Raveggi anche in “Continuate ciò che è giusto” (Bompiani, 2025) rivisita con originalità la forma della biografia narrativa, introducendo elementi d’invenzione che volutamente scansano la cronologia e l’aneddotica. Il libro indaga la storia politica ed esistenziale di una delle figure più eccentriche e affascinanti della nuova sinistra italiana, Alexander Langer, morto suicida a 49 anni a Firenze il 3 luglio del 1995, una figura oggi quasi completamente estinta, quella del militante politico novecentesco, che qui diventa una biografia collettiva e “d’ascesi materiale”.
di Marco Revelli
La Stampa, 3 luglio 2025
Ricordate le immagini dell’uomo in bicicletta, piegato sotto una pioggia torrenziale, sulle spalle il cubo delle consegne a domicilio? Era il 29 agosto di due anni fa. A Genova. E credemmo, allora, che si fosse toccato il fondo nel trattamento inumano dei lavoratori della logistica. Il nostro Paolo Griseri propose anche, allora, una legge che vietasse il lavoro in condizioni estreme. Oggi apprendiamo che alla discesa in basso non c’è limite. Mentre le prime pagine dei giornali sono affollate di notizie sull’”emergenza caldo”; mentre si moltiplicano i casi di lavoratori crollati per effetto dell’afa insopportabile e le Regioni emettono ordinanze per far sospendere le attività all’aperto nei settori più esposti; mentre al ministero del Lavoro si sta per siglare un protocollo d’intesa con le Organizzazioni sindacali per affrontare il problema, veniamo a sapere che una delle più importanti piattaforme per la consegna di cibi a domicilio non solo non ha sospeso le attività nelle fasce orarie più rischiose, ma avrebbe escogitato addirittura un sistema di bonus volto a incentivare la propria manodopera a mantenere l’impegno nelle ore più calde.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 3 luglio 2025
Adottato al Senato il testo base della maggioranza: tradisce la sentenza della Consulta. Vietato l’impiego di personale e dispositivi del Sistema sanitario nazionale. Tra la bozza presentata una settimana fa al Comitato ristretto e il testo base adottato ieri dalle commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato, la differenza sta in una norma classista in più. A parte un paio di correzioni sui tempi di attesa del paziente e la scomparsa della premessa sulla “tutela della vita dal concepimento alla morte naturale”, il ddl sul fine vita che il forzista Zanettin e il meloniano Zullo hanno finalmente depositato non è affatto migliorato rispetto a quello impostato quando la maggioranza era ancora in ambasce con le “diverse sensibilità interne”. E tradisce perfino il suo stesso titolo, che recita: “Disposizione esecutive della sentenza della Corte costituzionale del 22 novembre 2019, n. 242”. La norma che conclude il quarto articolo del testo base, infatti, vieta tassativamente l’impiego di personale e dispositivi del Sistema sanitario nazionale, contrariamente a quanto prescritto dalla Consulta. In sostanza, secondo le destre di governo, possono accedere al suicidio medicalmente assistito solo coloro che possono pagare di tasca propria un medico, un infermiere, la strumentazione e il farmaco letale. Anche se sono ricoverati in un ospedale pubblico.
di Simone Alliva
Il Domani, 3 luglio 2025
Mentre Meloni incontra il Papa in Vaticano, il centrodestra adotta un testo che ignora il suicidio assistito. Nella chat di Pro Vita & Famiglia un appello poi rimosso: la battaglia sembra già vinta. Non si nomina neppure nel titolo. Il suicidio medicalmente assistito scompare nel testo dei relatori Pierantonio Zanettin (FI, per la commissione Giustizia) e Ignazio Zullo (FdI, per la Affari sociali). Al suo posto, un’espressione neutra: “Disposizioni esecutive della sentenza n. 242 del 2019”. Nella giornata in cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni viene ricevuta in Vaticano da papa Leone XIV per la sua prima udienza ufficiale e a sei anni dalla sentenza della Corte costituzionale che ha chiesto al parlamento di legiferare sul tema del fine vita: la maggioranza adotta un testo base che rischia di restringere ancora il perimetro tracciato dalla Consulta.
di Filippo Barbera
Il Manifesto, 3 luglio 2025
Alla domanda se accorciare i tempi per chiedere la cittadinanza italiana, il 34,66% degli elettori (che pure sono rimasti sotto il quorum di validità) ha risposto di No. La “nostra gente” ha votato così, dobbiamo spiegare alla “nostra gente” che si tratta delle vite delle persone, è stato detto all’indomani del voto. Certo, “spiegare” va sempre bene. Del resto, la posta in gioco era stata abbondantemente spiegata. La legge attuale da abrogare non è neutrale: frena, penalizza, esclude, blocca. Cambiarla non significava fare un favore o elargire un privilegio, ma rimuovere un ostacolo inutile e ingiusto che crea “italiani a metà”. Perché non è stato sufficiente?
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 3 luglio 2025
In aumento il numero degli sfollati a causa dei grandi conflitti mondiali e delle persecuzioni. Una situazione aggravata dalle nuove politiche e dalle instabilità. Nel mondo ci sono 122,1 milioni di persone costrette a scappare dalle proprie case per cercare sicurezza e protezione. Il numero, aggiornato ad aprile 2025, è in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando gli individui in fuga erano 120 milioni. La causa è da ricondurre ai grandi conflitti ancora in corso e alla “continua incapacità della politica di fermare i combattimenti”. Verrebbe da dire che non solo non li ferma ma li genera. E non riesce a gestirne gli effetti.
di Maria Serena Natale
Corriere della Sera, 3 luglio 2025
Dopo Finlandia, Polonia e le Repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania anche l’Ucraina invasa, ormai tra i Paesi più minati al mondo, ha deciso di lasciare la Convenzione di Ottawa che vieta di produrre, usare e vendere mine antiuomo: degli Stati europei confinanti con la Russia neoimperialista resta dentro solo la Norvegia. Per Kiev è sopravvivenza. Per tutti una sconfitta, poiché le bombe addormentate delle guerre di ieri e quelle più sofisticate di oggi fanno un solo vile lavoro, rilasciano a distanza di tempo il loro carico di morte imprigionando il futuro, sono il veleno sparso dall’odio che non vuole estinguersi tra raccolti di grano avvizziti e terre che non smettono di tremare.
di David Allegranti
La Nazione, 2 luglio 2025
Solo 36 istituti di pena su circa 200 hanno un tasso di riempimento in regola. E anche gli agenti si tolgono la vita. Sovraffollamento. Suicidi (non solo fra i detenuti). Mancanza di personale. Strutture insalubri. Tutte condizioni che rendono difficile, per non dire impossibile, applicare l’articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Vediamo quali sono alcuni dei numerosi problemi degli istituti penitenziari.
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