di Adriano Sofri
Il Foglio, 1 luglio 2025
Delle manifestazioni di Belgrado si coglie il peso inaudito del contesto in cui avvengono. Tra 10 giorni si celebrerà il trentennale del massacro di Srebrenica: allora bastò poco per capire che si era perpetrata la carneficina più terribile dopo la Shoah. Oggi le stragi vengono messe nel conto della “guerra”. La manifestazione, molto grande, di Belgrado, colpisce per la tenuta di un movimento che dura da otto mesi, e non ha fatto che estendere la sua capacità di persuasione dagli studenti e i giovani al resto della società. Ci sono delle novità. Una è la netta rivendicazione delle dimissioni del presidente Aleksandar Vucicć e delle elezioni politiche anticipate (la scadenza è tra due anni). Un’altra è lo scontro fra i manifestanti e le forze antisommossa.
di Gianpaolo Contestabile e Simone Ferrari
Il Manifesto, 1 luglio 2025
Sul caso del cooperante italiano il tribunale sposa la versione delle autorità colombiane. Per i genitori “decisione oltraggiosa”. Ieri, giovedì 30 giugno, il Tribunale di Roma si è espresso rispetto al caso giudiziario della morte di Mario Paciolla chiedendo l’archiviazione dell’inchiesta per omicidio contro ignoti. Secondo il giudice non ci sarebbero elementi concreti che porterebbero a mettere in discussione la versione delle autorità colombiane, secondo cui il cooperante italiano si sarebbe tolto la vita il 15 luglio 2020, morendo per asfissia nella sua casa a San Vicente del Caguán.
di Alberto Gaino
gliasinirivista.org, 30 giugno 2025
Il “decreto Caivano”, emanato a fine estate 2023 dall’attuale governo e successivamente convertito in legge come azione di “contrasto al disagio giovanile”, ha avuto l’effetto di un’impennata di arresti e detenzione in carcere: a febbraio 2024 (fonte Antigone) erano 426 i minorenni dietro le sbarre in Italia, quattordici mesi dopo sono diventati 611, di cui quasi la metà stranieri. Fra quest’ultimi numerosi sono i ragazzi giunti soli nel nostro paese e che, dopo il venir meno di tanti servizi di accoglienza e il loro inserimento nei centri per gli adulti, hanno sovente pagato le conseguenze della promiscuità.
di Andrea Pira
Il Messaggero, 30 giugno 2025
Parte il monitoraggio e la verifica della riduzione dei costi richiesta ai vari dicasteri. Le amministrazioni si mettono in linea: trasporti, mezzi e pasti tra i principali target. Più telecamere installate nelle carceri per avere meno turni di sorveglianza. Nelle tabelle dell’ultimo allegato alla Documenti di finanza pubblica l’intervento del ministero della Giustizia passa sotto la dicitura “Riorganizzazione dei servizi penitenziari per effetto della transizione tecnologica e digitale”.
di Davide Varì
Il Dubbio, 30 giugno 2025
Il ministro della Giustizia contesta la relazione tecnica che critica il decreto Sicurezza e chiede chiarimenti sulla sua diffusione. L’Associazione nazionale magistrati replica duramente: “Increduli di fronte a un attacco a un lavoro giuridico pubblico e tecnico”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si dice “incredulo” e chiede spiegazioni alla Corte di Cassazione. L’oggetto del contendere è una relazione dell’Ufficio del Massimario che demolisce il decreto Sicurezza voluto dal governo e già convertito in legge. Il documento, di natura tecnica, solleva una lunga serie di dubbi sul piano costituzionale e sostanziale. Ma per il guardasigilli, il problema è un altro: la diffusione del testo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 giugno 2025
Le teorie complottiste che deformano la lettura di alcuni episodi chiave della storia italiana nascono a destra, in particolare nel clima ideologico del fascismo e del nazismo. Il primo a subire gli effetti di quest’arma politica fu Antonio Gramsci, durante un intervento in Parlamento contro la legge fascista che metteva al bando la massoneria. Nel corso del dibattito, Mussolini lo attaccò direttamente, accusando lui e giornali come L’Unità di essere finanziati da grandi gruppi capitalisti: i “poteri forti” che, nell’ombra, avrebbero cercato di sabotare la “rivoluzione fascista”. Oggi il quadro si è ribaltato. Dopo le destre, è da oltre venticinque anni che la sinistra non solo non riesce a contrastare certi deliri complottisti, ma finisce per legittimarli e sostenerli. Lo fa soprattutto alimentando tesi dietrologiche sulle stragi di Capaci e via D’Amelio.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 30 giugno 2025
Il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro fanno parte della storia a vario titolo. Dovrebbero però essere assunti come oggetto di studio anche da un altro punto di vista: la trasformazione di un evento tragico ma sostanzialmente limpido e facilmente spiegabile in un mistero. La torsione che porta la stragrande maggioranza delle persone a non credere in ciò che è squadernato di fronte ai loro occhi e a reputare invece credibili trame surreali, complicatissime, smentite da fatti e indagini, negate da chi su quel delitto ha lavorato seriamente: investigatori, magistrati, giudici.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 30 giugno 2025
Verità nascoste, come ombre ostinate attraversano la Storia, parallele alle “versioni ufficiali” insinuano sospetti e paranoie. La forza del complottismo sta nella sua capacità ossessiva di trasformare ogni frammento della realtà in un indizio, ogni deviazione in una prova, ogni assenza in una traccia. Il successo delle narrazioni alternative non dipende da quanto siano verosimili, ma dalla capacità di influenzare l’immaginario collettivo. Nell’antica Roma, il complotto era parte integrante della vita politica. Le congiure strumenti di lotta per conquistare il potere, e la paranoia era considerata una forma di saggezza. Le accuse contro Catilina, gli intrighi di corte sotto Nerone, le purghe senatoriali testimoniano una cultura in cui il sospetto era non solo giustificato, ma necessario alla propria sopravvivenza.
di Maristella Carbonin
La Nazione, 30 giugno 2025
L’analisi di Santoro (L’altro Diritto): “Sovraffollamento, poco personal. Bravo Tescaroli a metterci la lente, ma immagino altri casi come Prato”. “Quello che ha fatto il procuratore Tescaroli è importante: ha messo una lente sulla Dogaia e ne è emerso un caso eclatante. Ma credo che se altre procure lo seguissero in quest’azione, anche in altre carceri emergerebbero scenari simili”. Emilio Santoro, filosofo del Diritto e professore ordinario all’Università di Firenze, dipartimento di Scienze giuridiche, è presidente del comitato scientifico de L’Altro diritto, associazione di volontariato che si occupa di diritti delle persone “socialmente abbandonate”, in primo luogo detenuti e migranti.
di Diana Ligorio
Il Domani, 30 giugno 2025
Aveva espresso più volte timori per la sua incolumità. Ilaria Cucchi: “Ci sono diritti che, per alcune persone, sembrano valere meno”. Una detenuta trans ha denunciato di essere stata violentata da quattro uomini all’interno del carcere di Ferrara. La denuncia è stata formalizzata il 24 giugno, quando la detenuta si è presentata in infermeria raccontando quanto subito. Subito dopo è stata trasferita all’ospedale Sant’Anna, dove è stato attivato il protocollo del “codice rosa”, riservato a vittime di violenza sessuale.
- Milano. Rems, c’è chi dice no: “Stop a nuove carceri per pazzi, inutile parcheggiare i delinquenti”
- Agrigento. Giustizia, nasce un osservatorio permanente sul carcere
- Perugia. Incontro sul decreto sicurezza: “Costruito per creare ancora più caos nelle carceri”
- Vercelli. “Lib(e)ri dentro-Licenza di leggere”: libri e filosofia alla casa circondariale
- Pavia. Una palestra per i carcerati, nuovo progetto del Rotary









