di Francesco Mandoi
L’Espresso, 1 marzo 2025
La maggioranza di centrodestra insiste sulla separazione delle carriere. I giudici, ed è rarissimo, decidono di scioperare. Alcune riflessioni sul terreno di scontro tra politica e magistratura. Le motivazioni addotte dal Governo a giustificazione di una modifica della Costituzione di così vasta portata sono state più volte ribadite dal ministro della Giustizia. Per Carlo Nordio, la riforma consentirà al giudice di godere di maggiore libertà rispetto ad oggi, quando “il pubblico ministero nei consigli giudiziari e anche al Csm dà i voti al giudice davanti al quale va a perorare una causa”, cosa “irrazionale in qualsiasi Paese del mondo”. Inoltre, la separazione delle carriere limiterebbe lo strapotere dei pubblici ministeri, definiti “super poliziotti” che “hanno un potere immenso senza controllo”, dichiarazioni sempre di Nordio.
di Errico Novi
Il Dubbio, 1 marzo 2025
Sul tavolo di Palazzo Chigi c’è un’offerta più o meno esplicita, al sindacato delle toghe: derubricare il sorteggio attualmente previsto nel ddl sulla separazione delle carriere da “puro” a “temperato”, e lasciare così un minimo futuro spazio di manovra ai gruppi associativi. Che ora rischiano di spaccarsi sulla scelta: accettare, o fare “all in” e giocarsi tutto al referendum sulla riforma. Parlare di trattativa, per ora, è eccessivo. C’è casomai un guardingo gioco di scacchi. Il governo lascia intravedere ai magistrati, cioè all’Anm, disponibilità al dialogo. Non chiarisce in modo esplicito se ci sono aperture sui pochi punti negoziabili, come l’attenuazione del sorteggio da “puro” a “temperato”.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 1 marzo 2025
Usigrai e Cdr: “Notizie parziali, non è servizio pubblico”. Il tg ammiraglio della Rai dedica alla mobilitazione dell’Anm solo una breve intervista doppia in cui per metà del tempo parla il procuratore di Padova Antonello Racanelli, favorevole alla separazione delle carriere. Nessuna immagine delle manifestazioni, nessun dato sulla partecipazione. Solo una breve intervista doppia che suggerisce l’idea di una magistratura spaccata a metà: chi ha protestato e chi si è opposto alle proteste. Così il Tg1 delle 20, il notiziario tv più seguito d’Italia, ha raccontato lo sciopero di giudici e pm contro la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, varata dal governo e attualmente in discussione in Parlamento. La mobilitazione lanciata dall’Associazione nazionale magistrati ha avuto un oggettivo successo: l’80% di adesioni a livello nazionale, flash mob di fronte ai Palazzi di giustizia e affollate assemblee pubbliche in trenta città d’Italia.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 1 marzo 2025
Dal 2018 al 2024 lo stato italiano ha sborsato 220 milioni di euro per indennizzare i cittadini vittime di ingiusta detenzione, cioè che sono stati arrestati (in carcere o ai domiciliari) o destinatari di misure cautelari coercitive salvo poi essere prosciolti o assolti. Una cifra monstre, che merge dall’ultima relazione del ministero della Giustizia sulla custodia cautelare e sulle ingiuste detenzioni in Italia. A colpire è anche la distribuzione geografica degli indennizzi. A saltare all’occhio è un dato: di questi 220 milioni, ben 78 (cioè il 35 per cento), sono stati versati in Calabria, a seguito di disposizione delle competenti Corti d’appello di Catanzaro e di Reggio Calabria. In altre parole, una regione che ospita soltanto 1,8 milioni di abitanti ha assorbito negli ultimi sette anni il 35 per cento dell’intera spesa destinata a risarcire le vittime di ingiusta detenzione. Un record, confermato anche nel 2024: su 26,9 milioni complessivi, 8,8 milioni (il 33 per cento) sono stati versati per risarcire chi è stato incarcerato ingiustamente in Calabria.
di Tiziana Roselli
Il Dubbio, 1 marzo 2025
Il 18, 19 e 20 marzo protestano per il sovraffollamento, poco personale, condizioni inumane. La Camera Penale di Pescara ha proclamato l’astensione collettiva dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nei giorni 18, 19 e 20 marzo 2025. La decisione, sancita dalla delibera del 24 febbraio scorso, rappresenta una netta presa di posizione degli avvocati penalisti sulla drammatica situazione della Casa Circondariale di Pescara. Il sovraffollamento, le carenze strutturali e il recente suicidio di un detenuto hanno reso insostenibili le condizioni della struttura, portando alla protesta organizzata.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 1 marzo 2025
La senatrice, ospite di un evento di Avs, riaccende i riflettori sul Sant’Anna: “Qui si parla di vite umane. Altri 15 detenuti sono considerati a rischio: un numero altissimo. Servono investimenti a livello nazionale”. “Il problema del sovraffollamento è emerso chiaramente ed è il motivo principale dei suicidi all’interno delle carceri, che a Modena sono stati ben quattro in pochissimo tempo. Il sovraffollamento aumenta il disagio dei detenuti, così come quello degli agenti. Il fornellino a gas? Si potrebbe evitare, trovando soluzioni alternative se venissero stanziate risorse”. Sopralluogo a sorpresa, ieri mattina, all’interno del carcere Sant’Anna da parte della senatrice Ilaria Cucchi che, dopo una visita di circa tre ore, ha incontrato i giornalisti presso la libreria ‘Salvo libri’ di via Canalino.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 1 marzo 2025
“Si è persa l’umanità che guida la parte più disperata del mondo”. La sindaca di Scandicci Claudia Sereni esce dal suo sopralluogo a Sollicciano affranta per le condizioni trovate: “Ho visto una struttura in grave sofferenza, è un momento drammatico perché siamo di fronte ad una direzione inesistente, ho incontrato il direttore provvisorio dimissionario, la struttura attende un nuovo direttore temporaneo ma non si tra quanto”. La sindaca ha parlato poi delle condizioni strutturali del carcere: “Ci sono problemi all’impianto idrico, infiltrazioni, cimici, la popolazione carceraria vive nel sudicio e nella disperazione in attesa dei fondi per la ristrutturazione, siamo preoccupati e chiediamo con forza quelli che sono i diritti dei lavoratori e dei detenuti a partire dal progetto di una direzione stabile, anche perché noi Comuni non sappiamo con chi parlare”.
di Niccolò Gramigni
La Nazione, 1 marzo 2025
Don Vincenzo Russo dà ragione al Garante toscano dei detenuti Giuseppe Fanfani “Il Consiglio comunale vuole affrontare il problema? Lo faccia con i fatti e il prima possibile”. Il Garante toscano dei detenuti Giuseppe Fanfani ha ragione. La politica è inerte. Se questa inerzia prosegue, se nessuno si prende l’onere di sporcarsi le mani in un’azione che non produce consenso e voti in prima battuta ma può portare alla risoluzione del problema, allora continuerà il succedersi dei proclami e lo scaricamento delle responsabilità, mentre dentro le celle di una dimenticata periferia di Sollicciano si continuerà a morire”. Sul carcere di Sollicciano continuano gli attacchi alla politica, oltre i partiti e gli schieramenti: l’ultimo arriva da Don Vincenzo Russo, già cappellano di Sollicciano.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 1 marzo 2025
Ha riconosciuto il presunto aggressore o meglio chi per primo lo avrebbe atterrato e colpito quando già si trovava a terra. Dopo di che ha descritto quanto avvenuto nel dettaglio. È stato interrogato nei giorni scorsi in procura a Modena il detenuto che ha denunciato dopo anni di essere stato vittima di un pestaggio in occasione della maxi rivolta del marzo del 2020, in cui morirono nove carcerati. “Il mio assistito - spiega l’avvocato, professor Alessandro Gamberini - ha effettuato il riconoscimento fotografico del presunto autore del pestaggio senza indugiare: ha subito indicato la persona che ha ritenuto di aver riconosciuto. Nella circostanza, ha indicato un agente di polizia penitenziaria in particolare, che però non era in servizio a Modena ma arrivava da fuori”. La presunta vittima, ora uomo libero, aveva spiegato di essere estraneo ai disordini e di essere stato fatto uscire dalla cella ammanettato quel giorno, per poi essere buttato a terra e pestato. Calci, pugni, bastonate a seguito delle quali aveva riportato diverse lesioni, per le quali oggi i referti sono agli atti.
lacnews24.it, 1 marzo 2025
Grazie alla collaborazione con l’istituto penitenziario e la Caritas di Mileto, l’azienda agricola avvia un percorso di formazione di pasticceria nella casa circondariale, dove presto aprirà un piccolo biscottificio. Farina integrale di grani antichi, uova, burro, poco zucchero e tanta passione e voglia di riscatto: sono gli ingredienti semplici quanto genuini che hanno reso possibile l’avvio del percorso di formazione di pasticceria artigianale all’interno della Casa Circondariale di Vibo Valentia. Grazie alla collaborazione con l’azienda agricola catanzarese Mulinum e la Caritas diocesana di Mileto, nell’ambito del progetto Seconda Chance ideato dalla giornalista Flavia Filippi che congiunge imprenditori e detenuti offrendo occasioni di inclusione lavorativa e sociale, la direzione dell’istituto penitenziario vibonese, rappresentata dalla direttrice Angela Marcello, dalla capo area educativa Barbara Laganà e dalla referente del progetto Caterina Maletta, permette a 20 detenuti di mettere in campo le proprie capacità e imparare a produrre biscotti di alta qualità.
- Forlì. In carcere si produce carta da riciclo artigianale: nuove attrezzature per il laboratorio
- Bologna. “Parole che liberano”, incontro nella biblioteca della Dozza
- Brescia. “La terza branda”: il teatro in carcere in vista della mobilitazione nazionale dei Garanti
- Velletri (Rm). Pubblicato il secondo numero del giornale della Casa circondariale
- Gallarate (Va). “Non esistono ragazzi cattivi”, don Claudio Burgio incontra gli studenti











