forlitoday.it, 1 marzo 2025
Le attrezzature (frullatore, aspiraliquidi e setacci) permetteranno di potenziare la produzione rispondendo alle numerose richieste del territorio. La cartiera Manolibera, che si trova all’interno del carcere di Forlì, gestita dall’impresa sociale Altremani, si potenzia con nuove attrezzature grazie al contributo ricevuto dalla Bcc Ravennate Forlivese e Imolese. Il laboratorio Manolibera produce carta da riciclo artigianale, elegante ed unica, grazie all’impegno di quattro detenuti che investono il proprio tempo nel ridare vita a carta destinata a diventare rifiuto, accrescendo nel contempo le proprie competenze professionali e l’opportunità di un reingresso nella legalità ed un più efficace reinserimento nella comunità sociale.
di Maria Caterina Bombarda*
re-blog.it, 1 marzo 2025
“Gettare il cuore oltre l’ostacolo” è un motto che conosciamo tutti ma che, applicato al carcere, significa accettare le sfide che il contesto offre - ora più che mai suscitate dal caos innescato dalla decisione del Governo sul trasferimento di detenuti minorenni (giovani adulti) alla Casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna - mettendosi a costruire qualcosa di buono. Quel “qualcosa” è iniziato il 24 febbraio nella biblioteca del Penale del carcere bolognese: un percorso di tre incontri che hanno per tema: “Come parlare di carcere” e si articolano utilizzando sia la narrazione di storie di vita delle persone detenute, sia il coinvolgimento e le testimonianze di altri soggetti (vittime, famigliari di persone recluse).
primabrescia.it
La “terza branda” rappresenta la continuazione dell’impegno profuso dai detenuti verso la sensibilizzazione della collettività nei confronti delle difficoltà generate dal sovraffollamento. Giovedì scorso nella Casa Circondariale Nerio Fischione si è tenuta la rappresentazione teatrale “La terza branda”, frutto del lavoro di riflessione del gruppo “diritti umani”, guidato per l’occasione da Giuseppina Turra. La “terza branda” rappresenta la continuazione dell’impegno profuso dai detenuti di Nerio Fischione verso la sensibilizzazione della collettività nei confronti delle difficoltà generate dal sovraffollamento, ormai risalente a un paio d’anni, nei quali essi hanno dato vita a numerose iniziative.
garantedetenutilazio.it, 1 marzo 2025
È con grande entusiasmo che viene annunciata la pubblicazione del secondo numero di “Voci di ballatoio”, un’iniziativa editoriale realizzata da una redazione interamente composta da detenuti della sezione D della Casa circondariale di Velletri. Questo progetto, frutto dell’impegno dell’associazione La Farfalla e coordinato da Paola Anelli e Nicolò Sorriga, è attivo dal marzo 2024 e ha ricevuto il supporto dell’area giuridico-pedagogica e della direzione dell’istituto penitenziario. In questo nuovo numero, viene dato ampio spazio alla presentazione del giornale alle istituzioni, con il racconto di una giornata speciale che ha avuto luogo il 5 dicembre scorso. Gli articoli offrono approfondimenti e riflessioni sull’esperienza della redazione in carcere, ponendo uno sguardo attento verso le giovani generazioni.
di Alice Mometti
ilbustese.it, 1 marzo 2025
Il cappellano del carcere minorile Beccaria ha incontrato i ragazzi per parlare di criminalità giovanile, bullismo e disagio sociale, portando la sua esperienza con i giovani detenuti e con la comunità Kayrós. Tra rapine, furti e spaccio, i numeri della devianza minorile sono in crescita, ma la musica e l’educazione possono essere strumenti di rinascita. “La felicità non si misura in soldi, ma in piccole azioni concrete” ha ricordato l’assessore Claudia Mazzetti, invitando gli studenti a credere nel riscatto personale
di Federico Rota
Corriere della Sera, 1 marzo 2025
Presentato in carcere il libro di Ruggiero. L’attore: qui per rafforzare la vostra voce. Nessuna lezione dall’alto di un palco, ma solo un augurio. Che, nella sua semplicità, spalanca le porte su una dimensione umana che, spesso, scivola in secondo piano quando dall’esterno si riflette sulla realtà che vive chi è in un penitenziario. E che vivrà quando avrà scontato la sua pena: “Ho avuto la fortuna di coltivare le mie passioni, la musica e lo studio. Vi auguro di trovare in voi stessi le risorse per poter coltivare ciò che vi piace fare. E, in questo modo, trovare una strada, il vostro posto nella società”.
di Livio Pepino
Il Manifesto, 1 marzo 2025
La contrapposizione si protrae per un paio d’ore, con grida, proteste e (saltuario) lancio di oggetti. Il tutto senza incidenti sino a quando gli esponenti neofascisti, non essendo riusciti nel loro intento, lasciano il campo. A quel punto si verificano tre cariche della polizia, nella prima delle quali vengono colpite con manganellate anche due docenti di Giurisprudenza che, dopo essersi qualificate, si erano interposte tra gli agenti e gli studenti per evitare incidenti e che riportano lesioni al capo e alle braccia. A seguito della querela proposta dalle due docenti, Alice Cauduro e Alessandra Algostino, quest’ultima firma ben nota a lettrici e lettori del manifesto, si apre un procedimento a carico di ignoti che si conclude ora con un decreto di archiviazione. Il fatto, seppur minore rispetto ad altri proposti quotidianamente dalle cronache, merita una segnalazione: perché emblematico della prassi “muscolare” che caratterizza la gestione dell’ordine pubblico nelle nostre piazze e perché indicativo della cultura autoritaria, giustificazionista e precostituzionale che anima settori consistenti della magistratura.
di Francesco Verderami
Corriere della Sera, 1 marzo 2025
Il modello tedesco “per non perdere la filiera”. La crisi geopolitica e quella dell’automotive potrebbero trasformare l’auto in un cingolato. Gli eventi hanno spinto il governo a studiare un piano per agevolare la conversione di una parte almeno delle aziende italiane dal settore automobilistico alla componentistica bellica. È un progetto maturato da Meloni e che coinvolge i ministri dell’Economia, delle Imprese e della Difesa. È la presa d’atto di un cambiamento epocale sotto il profilo economico e internazionale. È un dossier aperto da tempo e che subisce adesso un’accelerazione. Ce n’era già traccia nei colloqui riservati tenuti a Palazzo Chigi sul “caso Stellantis”.
di Matteo Losana
Il Manifesto, 1 marzo 2025
Dopo l’ultima udienza in cui la Commissione europea ha ribaltato il suo parere e si è schierata con il Governo Meloni, alla Corte di giustizia Ue tira una brutta aria. Ma i richiedenti protezione internazionale sono soggetti titolari di diritti fondamentali e non possono restare senza tutela. Il caso dei “controlimiti”. Di questi tempi, meglio ricordare cose che dovrebbero essere scontate: i richiedenti protezione internazionale sono, innanzitutto, soggetti titolari di diritti fondamentali. Sia perché la Costituzione e il diritto internazionale offrono loro specifica tutela, sia perché anch’essi sono titolari dei diritti inviolabili della persona umana (come vorrebbe, predicando ormai nel deserto, l’articolo 2 della Costituzione). Il loro destino è legato a doppio filo con il Paese di origine: se provenienti da un Paese definito sicuro, scatta infatti la procedura accelerata di frontiera e la connessa misura del trattenimento. Un meccanismo infernale, incentrato sulla presunzione di infondatezza della domanda, sui tempi contingentati del procedimento e sulla limitazione della libertà personale (forse, la libertà fondamentale per eccellenza).
di Giulio Cavalli
lettera43.it, 1 marzo 2025
Non è un’anomalia. È una tradizione. Il nostro Paese è tra i più condannati del Continente, con un’imbarazzante percentuale di violazioni del 92 per cento rispetto alle sentenze. Carceri sovraffollate, giustizia lenta, trattamenti inumani e degradanti, respingimenti illegali: così ogni anno si aggiornano le statistiche, non le soluzioni. Quando si parla di Corte europea dei diritti dell’uomo spesso lo si fa per raccontare gli altri, meglio ancora se sporchi, brutti e cattivi. La Cedu utilizzata come manganello contro i Paesi che secondo alcuni non meriterebbero di stare nell’Unione europea. La Cedu per gli altri. Ma l’Italia? Le aule della Corte hanno spesso ospitato il nostro Paese. Non per una presenza formale, ma per una costanza che somiglia a un’abitudine consolidata.
- Trump ha capovolto il copione ucraino. Così finisce la diplomazia occidentale
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- La politica sta violando il diritto dei detenuti a coltivare i propri affetti
- Affettività in carcere dopo la sentenza della Consulta n. 10/2024











