di Enzo Risso*
Il Domani, 2 marzo 2025
La preoccupazione per la criminalità e la violenza è salita al primo posto dell’agenda dell’opinione pubblica globale, affiancando l’inflazione. Per gli italiani è al secondo posto, subito dopo il tema del lavoro. A livello globale la preoccupazione per la criminalità e la violenza è salita al primo posto dell’agenda dell’opinione pubblica, affiancando l’inflazione. Per gli italiani è al secondo posto, subito dopo il tema del lavoro. I paesi in cui il problema è al calor bianco il Cile (67 per cento) e il Perù (66). Seguiti a ruota un paese nordico, come la Svezia, in cui l’apprensione per la violenza è manifestata dal 65 per cento dell’opinione pubblica.
di Rita Querzè
Corriere della Sera, 2 marzo 2025
La policy aziendale sta sparendo nelle aziende Usa, da Ford a McDonald’s, fino a Amazon e Meta. Europa e Italia seguiranno? Non è detto, perché i conti giocano a favore: includere fa guadagnare. Negli Stati Uniti è partito il fuggi-fuggi delle aziende dalle politiche di diversità, equità e inclusione. In sintesi: dalla DEI. Contrordine compagni! Prima, tutti a sbandierare ai quattro venti le policy linguaggio inclusivo e equa presenza di donne, immigrati, disabili, comunità Lgbtq+. Ora basta: troppo faticoso, costoso, persino controproducente dopo la fatwa lanciata da Musk: “DEI must DIE”, la DEI deve morire diceva con un tweet del dicembre 2023 . La domanda sorge spontanea: che ne sarà della DEI a casa nostra? Su queste politiche gli Stati Uniti avevano fatto da apripista: saremo in grado di non accodarci all’inversione di rotta?
di Micol Flammini
Il Foglio, 2 marzo 2025
Mosca ha 180 campi di detenzione in tutta la Federazione, nella Repubblica di Mordovia si trova uno dei più duri. “L’ordine di torturare viene dall’alto”. L’Ucraina lavora per il ritorno dei soldati catturati, ha la mappa dei campi di detenzione sul territorio della Russia che invece per riavere indietro i suoi fa poco. Racconto degli scambi di prigionieri dal centro di Kyiv che li negozia da tre anni. “È stato inghiottito, da quattro mesi non so nulla di lui”, Vika regge una bandiera con il numero della brigata in cui combatteva suo marito, la brigata di fanteria motorizzata di Mariupol numero 56. Sotto la bandiera, ha il telefono che sblocca in continuazione, serve a mostrare il volto di Ilja che sorride indicando un cuore con i colori dell’Ucraina appuntato sul giubbotto antiproiettile. Ilja è stato inghiottito nel Donetsk, l’ultima volta il suo cellulare è stato rilevato nell’oblast di Luhansk.
di Anna Maselli
Corriere del Veneto, 2 marzo 2025
Cooperante veneziano arrestato in Venezuela: si parte mercoledì. Foto online e 77 mila firme. Un digiuno a staffetta per Alberto Trentini, il cooperante veneziano arrestato lo scorso 15 novembre in Venezuela con l’accusa di terrorismo e di cui non si hanno più notizie, se non che si troverebbe in carcere a Caracas in “buone condizioni di salute”. Più di cento giorni di logorante attesa per la famiglia, per mamma Armanda e papà Ezio, che dalla loro casa del Lido di Venezia attendono quanto meno una telefonata del loro unico figlio. E mentre prosegue a testa bassa la difficile trattativa con il Paese del presidente Nicolás Maduro, da mesi nel caos dopo le contestate elezioni del 28 luglio, gli amici di Trentini lanciano una nuova iniziativa: a partire da mercoledì, giorno delle Ceneri, e per tutto il mese di marzo sarà possibile digiunare a turno, per 24 ore.
di Lorenzo Lamperti
La Stampa, 2 marzo 2025
“È giunto il momento di stabilire una legge che definisca qualsiasi persona o gruppo che pianifica o cospira per creare un movimento estremista, causare caos e insicurezza nella società, provocare conflitti con altri Stati e tentare di rovesciare il governo legittimo, come terroristi”. Così ha parlato Hun Sen, il “leader eterno” della Cambogia, lo scorso 7 gennaio durante le celebrazioni per l’anniversario della “vittoria sul genocidio”. Tradotto: la caduta del regime di Pol Pot. Quello stesso 7 gennaio, a Bangkok, Lim Kimya è stato ucciso a colpi di pistola da un sicario a bordo di una motocicletta. La vittima era uno dei leader dell’opposizione e Mu Sochua, presidente dello Khmer Movement for Democracy e candidata al Nobel per la pace nel 2005, lo conosceva bene. “Era un collega e un amico che ha sempre lottato per la giustizia. Nelle settimane precedenti al suo assassinio, ha continuato a spingere per il cambiamento, denunciando il governo sui social media per l’assalto all’opposizione. Il regime lo vedeva come una minaccia”, dice a Specchio Mu Sochua, una delle principali figure dell’opposizione cambogiana ed esiliata da anni all’estero. “Anche dove vivo, negli Stati Uniti, mi preoccupo della mia sicurezza. Gli sforzi del regime per mettere a tacere i critici non hanno limiti”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 marzo 2025
“La politica tace. La società civile e la magistratura non possono tollerare che i detenuti vivano in condizioni indegne e inumane”. Con queste parole nette, Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza nazionale dei garanti delle persone private della libertà e garante campano, lancia l’allarme su un sistema penitenziario italiano al collasso. Un grido che diventa appello pubblico, in vista della giornata di protesta nazionale indetta per lunedì 3 marzo, quando i garanti territoriali, magistrati, avvocati e realtà associative scenderanno in piazza per rompere il “silenzio assordante” su carceri sovraffollati e diritti calpestati.
di Angelo Scuderi*
L’Unità, 1 marzo 2025
Abbandonato, stravolto ogni concetto di riabilitazione, la pena diventa ipertrofica e crudele. Bisogna uscire dalla omertosa cappa di silenzio che avvolge il “male del carcere”. Ci sono frasi e concetti che ti rimangono nella mente più di molti altri soprattutto se pronunciate da “maestri” del nostro diritto che, senza sconti verso i potenti, definiscono l’operato degli stessi come irriducibile “ostentazione della disumanità”. Parto, quindi, dalle parole del prof. Luigi Ferrajoli, per analizzare come lo svilimento del concetto di umanità sia, ormai da tempo, la pietra miliare sulla quale si fonda il nostro ordinamento giuridico penale con particolare riferimento alla fase esecutiva dello stesso. La pena che diventa, quindi, ipertrofica e crudele a causa dello stravolgimento del concetto stesso di correzione e riabilitazione che viene abbandonato, volontariamente, per mostrare i muscoli di un “mostro” che regge su piedi di argilla.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 1 marzo 2025
Mercoledì l’incontro a Palazzo Chigi. La strategia per dividere le toghe. “Abbiamo realizzato un esercizio di democrazia di cui essere orgogliosi”, si compiace l’Associazione nazionale magistrati. L’adesione allo sciopero contro la riforma costituzionale che separa le carriere dei pubblici ministeri da quelle dei giudici s’è attestata intorno all’ottanta per cento, eguagliando le più ottimistiche aspettative. Ma il difficile viene adesso. A cominciare dall’incontro di mercoledì prossimo con la premier Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Apprezziamo questa disponibilità”, ribadisce il neo-presidente Cesare Parodi, esponente di Magistratura indipendente, il gruppo più moderato dell’Anm; del resto era stato lui, tre settimane fa. a chiedere il “faccia a faccia” con la presidente del Consiglio, subito dopo la sua inattesa elezione; l’invito a Palazzo Chigi è stato letto come un segnale di apertura del governo, al quale Parodi replica precisando che lui e la giunta esecutiva andranno a “spiegare personalmente le ragioni specifiche e non ideologiche, né pregiudiziali, per cui contrastiamo questa riforma. Punto per punto”.
di Frank Cimini
L’Unità, 1 marzo 2025
Leggi emergenziali, uso speciale dei tribunali ordinari, carcere duro, repressione. Per quale Carta scioperano? Quella del 1948 non c’è più da tempo immemore. Lo sciopero dei magistrati è una anomalia tutta italiana, ma purtroppo ce ne dobbiamo fare una ragione anche al fine di evitare di sentire la solita cantilena dell’attacco all’indipendenza e all’autonomia di una categoria incontrollata e incontrollabile che non paga mai per i suoi errori e nemmeno per i suoi orrori. Ma veniamo al motivo dell’astensione dal lavoro. “In difesa della Costituzione” dicono dopo averla sbandierata e squadernata alle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, per poi uscire dalle aule nel momento in cui parlava un rappresentante del ministero. Comportamenti e atteggiamenti da asilo Mariuccia da parte di funzionari dello Stato super pagati.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 1 marzo 2025
Lo sciopero dei magistrati è un fatto eccezionale. Tanto più quando, come in questo caso, ha una motivazione puramente di principio, senza alcuna ragione di interesse personale da parte dei magistrati. Non è uno sciopero tipicamente sindacale. Si tratta della sospensione dell’esercizio di una funzione sovrana dello Stato. A coloro che hanno effettivamente lasciato il lavoro vanno aggiunti quelli che, proprio per la consapevolezza della natura dell’attività giudiziaria, hanno dichiarato di aderire allo sciopero (cosa che comporta la ritenuta salariale) pur di fatto continuando a lavorare. Nel sistema costituzionale la presidenza del Consiglio superiore della magistratura assegnata al Presidente della Repubblica non è solo in funzione della tutela della indipendenza della magistratura, ma anche di raccordo di quel corpo professionale con lo Stato nel suo complesso rappresentato dal suo vertice.
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