di Natascia Ronchetti
L’Espresso, 27 giugno 2025
Strette di mano, foto di rito, visite di cortesia: ma di relazioni e denunce sulle condizioni dei penitenziari neanche l’ombra. Così la destra ha svuotato un presidio dei diritti dei reclusi. L’ultima visita risale allo scorso 12 giugno, alla casa circondariale di Potenza. Sul sito del Garante nazionale delle persone private della libertà è pubblicata la foto di rito. Ritrae - sorridenti - l’avvocata Irma Conti - membro del collegio del Garante che è presieduto da Riccardo Turrini Vita - e il direttore del carcere. Tre righe di didascalia e stop. Non c’è traccia di un rapporto sulle condizioni della struttura né su quelle di detenzione, non si sa se siano state riscontrate illegalità.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 27 giugno 2025
Michele Passione, avvocato del Foro di Firenze, ha lasciato dopo 10 anni l’incarico di legale dell’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. “Il Garante non riferisce in Parlamento, non fa visite nelle carceri come andrebbero fatte, non è andato nel Cpr in Albania, non mostra di essere sempre super partes. Lasciare era inevitabile”. Avvocato del Foro di Firenze, penalista tra i più noti nel campo del garantismo, Michele Passione ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di legale dell’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale dopo 10 anni di incarico.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 27 giugno 2025
Intervista a Flavio Rossi Albertini, legale di Alfredo Cospito: “Gli ho stretto la mano e dato due baci sulle guance. Gli riconosco la dignità di essere umano, che è un principio cardine della nostra cultura e gli esprimo la mia vicinanza perché ritengo ingiusto per lui il 41 bis”.
di Marica Fantauzzi
L’Espresso, 27 giugno 2025
“I libri - ha scritto Alfredo Cospito nel suo ultimo reclamo - sono vitali per la mia sopravvivenza in questo isolamento mortale”. Il programma Ludovico, inventato da Anthony Burgess nel suo romanzo “Arancia Meccanica” e poi portato sullo schermo da Stanley Kubrik, era un trattamento sperimentale. Per limitare le tendenze aggressive, ai soggetti individuati venivano somministrati farmaci mentre erano costretti a guardare scene di violenza, tenendo gli occhi sempre aperti con l’ausilio di pinze. Per girare quella famosa scena, gli occhi di Malcolm McDowell, protagonista della trasposizione cinematografica del lavoro di Burgess, furono anestetizzati. Le forme di tortura inflitta a chi è privato della libertà personale possono essere innumerevoli, e sia la letteratura che il grande schermo le hanno spesso immaginate, quando non anticipate.
di Martino Fiumi
L’Espresso, 27 giugno 2025
Quando per una serie di ragioni una persona migrante finisce nel circuito penale italiano, vive una condizione peggiore”. A parlare è l’avvocato Paolo Oddi che, assieme alla professoressa di diritto penale Angela Della Bella, ha aperto uno Sportello di informazione giuridica per detenuti non italiani in una delle carceri più sovraffollate e con più stranieri del Paese: la Casa circondariale di San Vittore, Milano. “Oltre a dover affrontare le difficoltà del processo, che non è pensato per far capire lo straniero - continua Oddi - è anche difficile per loro accedere a misure alternative”.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 27 giugno 2025
Scandalo se la sentenza non è di condanna, e se è di condanna allora scandalo se non è al massimo della pena, e se la sentenza è al massimo della pena allora scandalo lo stesso se non ha pure il timbro di una aggravante di particolare stigma: le polemiche - persino di fronte a comunque ergastoli - si alzano una volta perché non vengono riconosciuti i motivi “futili e abietti”, un’altra volta perché la sentenza non ravvisa l’aggravante della “crudeltà”, un’altra ancora perché non è condivisa la “premeditazione”.
di Stefano Folli
La Repubblica, 27 giugno 2025
Prosegue tra qualche ostacolo e ovvie polemiche il sentiero parlamentare della legge costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. Pubblici ministeri e giudici dovranno percorrere due strade diverse e non saranno più intercambiabili. Gli ostacoli dipendono più che altro dalla scarsa presenza in aula dei parlamentari di maggioranza, da cui deriva talvolta la mancanza del numero legale. Di qui l’accelerazione delle procedure annunciata dal presidente del Senato. Verrebbe da dire che una delle principali riforme del centrodestra, tale da poter definire da sola quasi il senso e il bilancio della legislatura, meriterebbe una partecipazione più convinta e un iter più rispettoso delle prerogative del Parlamento.
di Giulia Merlo
Il Domani, 27 giugno 2025
Il sì definitivo alla riforma blindata dovrebbe arrivare a fine anno. Ipotesi proroga del Csm. Il ministro: “Le toghe temono le correnti”. L’unica certezza che ancora manca è su quando verrà approvata al Senato. Tutto il resto della riforma costituzionale della giustizia - che prevede la separazione delle carriere, il sorteggio per i due Csm e la creazione di una Alta corte disciplinare - è assolutamente chiaro: il testo è arrivato in aula blindato e, appena passerà anche in seconda lettura, verrà fissata la data del referendum costituzionale.
di Errico Novi
Il Dubbio, 27 giugno 2025
Il ministro coglie il vero obiettivo: la politica che ristruttura l’ordine giudiziario per riprendersi il primato. Ci sono due telecamere. Ciascuna dà un’idea diversa della partita giocata ieri al Senato. La prima ripresa offre la prospettiva tradizionale: la separazione delle carriere procede con una certa lentezza, non si è ancora arrivati al dunque delle votazioni nonostante l’accenno di ricorso al “canguro”, la maggioranza si è trovata, a inizio esame degli emendamenti, senza neppure il numero legale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 giugno 2025
Il guardasigilli interviene al Senato sulla separazione delle carriere: “Magistrati intimiditi dalle correnti, cambierà tutto”. Parodi (Anm): “Abbiamo cercato il dialogo”. Il voto slitta a martedì. La temperatura nell’Aula del Senato è più infuocata di quella che si percepisce nelle strade assolate di questi giorni. A farla schizzare in alto la riforma costituzionale della separazione delle carriere, che ieri ha visto andare in scena prima uno scontro tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e le opposizioni, e poi l’applicazione del famoso “canguro” agli emendamenti. Il tutto, paradossalmente, in un emiciclo quasi vuoto per le assenze nei partiti “azionisti” della maggioranza di governo, come ha sottolineato la vicepresidente dem di Palazzo Madama Anna Rossomando: “Per la maggioranza è la riforma delle riforme sulla giustizia, addirittura ‘epocalè, ma non riescono neanche a garantire il numero legale”.
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