di Samuele Ciambriello*
L’Edicola del Sud, 26 febbraio 2025
La nostra Carta costituzionale all’articolo 31 protegge la maternità e l’infanzia. Le detenute madri in Italia attualmente sono 9 di cui 2 a Lauro, 3 in Veneto, 1 in Piemonte e 2 in Lombardia. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha affrontato il problema dei bambini in carcere avviando a Milano la sperimentazione di un tipo di istituto a custodia attenuata per madri (Icam). L’operatività a regime di tale modello è presa in considerazione dalla legge 62/2011, che interviene sia in materia di custodia cautelare delle detenute madri sia di espiazione della pena detentiva da parte delle medesime. A Milano, Torino e Venezia gli Icam sorgono addirittura all’interno del carcere ed è impossibile per i bambini, che si muovono a due passi dalle altre celle e devono oltrepassare i cancelli per andare a scuola, non respirare l’aria del penitenziario.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 febbraio 2025
L’unico Istituto a custodia attenuata per madri detenute (Icam) del Sud Italia è stato chiuso. L’allarme è stato lanciato dal Garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, che da giorni invoca un intervento della politica e della magistratura per scongiurare quella che definisce “un’ingiustizia inaccettabile”. Le ultime due donne recluse nell’Icam di Lauro (Avellino) sono state trasferite verso strutture di Milano e Venezia. Con loro due bambini, le cui storie incarnano le contraddizioni del provvedimento. Michael, sette anni, nato a Caltanissetta, aveva appena iniziato la seconda elementare a Lauro. Nello zaino, quaderni con i compiti incompleti e amici lasciati senza un saluto. Trinity, cinque anni, napoletana di nascita, aveva dipinto i suoi ultimi disegni all’asilo: case colorate che forse non ritroverà. Le loro routine - lezioni, merende, giochi in cortile - sono state interrotte bruscamente, come pagine strappate da un diario. “Bambini senza colpe!”, ha denunciato Ciambriello, richiamando l’articolo 3 della Convenzione sui diritti dell’Infanzia, che stabilisce la preminenza dell’interesse del minore in ogni decisione. “Perché questa fretta di chiudere la struttura durante l’anno scolastico? Perché trasferirli in carceri del Nord dove esistono solo due posti per donne con figli?”.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 26 febbraio 2025
“Trattano i ragazzi come pacchi postali”, denuncia il Garante dei detenuti dell’Emilia Romagna. Un caso di trasferimento di giovanissimi nel carcere di Bologna per reati commessi quando erano minori è la cartina tornasole dell’inasprimento della legislazione da parte del governo Meloni. Ma il ministero della Giustizia tira dritto: “Emergenza assoluta”. “Stanno adultizzando i ragazzi. Trasformano i giovanissimi che hanno commesso reati in adulti, e li trattano come pacchi postali, su e giù per l’Italia”. Roberto Cavalieri, garante dei detenuti dell’Emilia Romagna sintetizza così a HuffPost quello che sta per avvenire a Bologna, dove alcune decine di detenuti cosiddetti giovani adulti provenienti da tutta Italia saranno trasferiti alla Dozza.
di Felice Manti
Il Giornale, 26 febbraio 2025
Le carceri colabrodo diventano un caso politico, con la sinistra che chiede le dimissioni del Guardasigilli Carlo Nordio, anziché recitare il mea culpa per il graduale smantellamento della sicurezza e al combinato disposto di discutibili scelte politiche, sentenze della Corte europea e della Consulta, tagli al personale e visioni ideologiche. L’inchiesta di Torino con oltre 100 persone accusate di spacciare nei penitenziari grazie a droga e telefonini arrivati tramite detenuti in permesso premio replica ciò che è avvenuto qualche giorno fa a Palermo, senza il coinvolgimento di alcun agente, a riprova che il sistema ha gli anticorpi. Il sistema di autogestione finalizzato al recupero sociale ha fallito e ha penalizzato in primis proprio gli agenti, una deriva a cui il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro sta cercando di mettere una pezza, osteggiato dall’opposizione per la sua recente condanna. La sua vera colpa è aver rivelato l’azione di indebolimento del 41bis - legittima - promossa dal Pd e spifferata dall’anarchico Alfredo Cospito ad alcuni boss.
di Simona Musco
Il Dubbio, 26 febbraio 2025
Le regole del sindacato: risulterà astenuto pure chi domani lavorerà “causa urgenza”. “I numeri dello sciopero potrebbero essere gonfiati”. A dirlo è un magistrato di lunga esperienza, tra coloro che aderiranno alla protesta contro la separazione delle carriere in programma per domani, ma che non è privo di dubbi. Anche per via di una comunicazione interna dell’Anm che di fatto rende possibile aderire formalmente allo sciopero senza però subire trattenute in busta paga: sarà sufficiente dichiarare un’urgenza e rimanere in ufficio senza perdere il compenso. Uno “sciopero con riserva” che comporta, però, due problemi, secondo il magistrato interpellato dal Dubbio.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 26 febbraio 2025
Il comitato dei nove della Commissione giustizia della Camera, tramite il relatore di FI Tommaso Calderone in accordo col Governo, ha dato ieri parere negativo a tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni al ddl che fissa a 45 giorni il limite delle intercettazioni. Il dibattito sul provvedimento, arrivato nell’Aula di Montecitorio venerdì scorso, sarebbe dovuto proseguire ieri con la discussione delle pregiudiziali di costituzionalità ma ha subìto una frenata dato l’ingorgo delle pdl all’ordine del giorno e le mozioni di sfiducia contro i ministri Nordio e Santanché. La norma, già passata al Senato, comunque dovrebbe essere approvata entro la prossima settimana. La maggioranza almeno su questo provvedimento sembra andare dritta verso la meta, dopo comunque un iter già abbastanza lungo. Invece altri provvedimenti restano fermi ai box di partenza.
di Maurizio Belpietro
Panorama, 26 febbraio 2025
Un amico magistrato mi ha mandato una tabella in cui sono riportati gli importi liquidati per ingiusta detenzione divisi per distretto giudiziario. I dati si riferiscono al periodo compreso fra il 2018 e il 2024 e la fonte è il ministero dell’economia e delle Finanze. In totale, la spesa per risarcire chi è stato arrestato ma poi riconosciuto innocente è pari a 193 milioni, all’incirca più di 27 milioni l’anno. In sé il dato statistico vuol dire tutto e niente. Che si debba indennizzare chi è finito dietro le sbarre per errore è un fatto di civiltà: se lo Stato riconosce di aver sbagliato è giusto che poi paghi, cercando di riparare al torto, anche se a volte non c’è modo di risarcire chi ha visto crollare la propria vita, i propri affetti e i propri affari.
di Enrico Cicchetti
Il Foglio, 26 febbraio 2025
Negli ultimi dieci anni, il numero degli omicidi volontari è sceso del 33 per cento. E dal 2023 al 2024 sono più che dimezzati gli omicidi passionali, calano di quasi tre quarti gli omicidi per mafia e diminuiscono anche quelli compiuti da stranieri. Impennata di autori minorenni. Il report del Servizio analisi criminale della Polizia. In Italia si uccide sempre meno. Non solo, ma nel report appena pubblicato dal Servizio analisi criminale della Polizia, ci sono altri tre segnali - oltre al calo generale degli omicidi - che indicano una direzione opposta a quella che vuole un paese in mano ai barbari dove la violenza è in continua escalation. Sono più che dimezzati gli omicidi passionali; calano di quasi tre quarti gli omicidi per mafia; diminuiscono anche quelli compiuti da stranieri.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 26 febbraio 2025
Su Elmasry la procura di Roma invia nuovi atti. Paragon: a Napoli sentito Beppe Caccia. I casi Elmasry e Paragon corrono ormai in parallelo: un po’ perché il governo è in netta difficoltà a fornire spiegazioni convincenti su entrambe le vicende e un po’ perché sullo sfondo sembra esserci sempre la stessa cosa. Cioè lo stesso paese: la Libia, con cui l’Italia ha un accordo dal 2017 sulla gestione dei flussi migratori e diversi interessi sul fronte energetico. “Apriamo una discussione”, è l’invito a Giorgia Meloni del portavocee di Mediterranea Luca Casarini, oggetto insieme ad altri esponenti dell’ong e al direttore di Fanpage Francesco Cancellato di un attacco a base di spyware di ultima generazione non si sa da parte di chi né perché. “Noi purtroppo - ha detto ancora Casarini da Napoli, mentre al porto era in arrivo una nave con a bordo 41 migranti provenienti proprio dalla Libia - abbiamo boss che girano per l’Europa tranquilli e che poi vengono riportati a casa pure con un volo di Stato, abbiamo esponenti di milizie libiche e non solo. Non si può chiudere tutto al Copasir”.
di Maurizio Tortorella
Panorama, 26 febbraio 2025
La vicenda degli imprenditori Cavallotti (che a Palermo sono stati arrestati, processati, riconosciuti innocenti e comunque sottoposti a sequestro di aziende e beni) è ancora aperta, dopo 27 anni. Economicamente distrutti, hanno fatto ricorso per un risarcimento alla Corte europea. Che potrebbe sanare questo abuso e rivoluzionare il Codice antimafia. Come una nuvola nera, l’ultima storiaccia di malagiustizia è partita da Palermo 27 anni fa. Da lì ha fatto un lungo giro alla Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo. Ora la nuvola sta tornando in Italia, verso Roma, dove finalmente potrebbe condensarsi in una pioggia purificatrice. La vicenda è quella dei Cavallotti, imprenditori del metano a Palermo, nel 1998 ingiustamente accusati di associazione mafiosa. I tre fratelli Salvatore Vito, Gaetano e Vincenzo Cavallotti furono sbattuti in carcere perché accusati da alcuni pentiti di fiancheggiare il clan del boss Bernardo Provenzano, e subirono una custodia cautelare di 30 mesi.
- Niente tirocinio in farmacia per lo studente detenuto in regime di 41bis
- Campania. Lavori di pubblica utilità per detenuti: protocollo tra Regione, Tribunale e Uiepe
- Bologna. Proteste per giovani trasferiti dagli Ipm in cella al Dozza con gli adulti
- Bologna. Doccia fredda al presidio: anticipati i trasferimenti alla Dozza di 50 detenuti dai minorili
- Bologna. Castaldini (FI): “Bisogna valutare i singoli casi e mandarli in Comunità alternative”











