di Leonardo Fiorentini
Il Manifesto, 26 febbraio 2025
Sono bastate poche settimane di amministrazione Trump per rendere, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, una dimostrazione plastica della natura strumentale dell’impianto proibizionista sulle droghe. L’annuncio di aumento dei dazi nei confronti di Cina, Canada e Messico è stato motivato dal tycoon con la volontà di costringere la Cina a impedire l’esportazione dei precursori del fentanyl, e gli altri due paesi a cessare la sua produzione e traffico oltre i confini degli Usa. L’obiettivo reale è il tentativo di riequilibrare con una prova di forza la bilancia commerciale nei confronti di tre dei suoi principali fornitori. Gli Usa contano un disavanzo con la sola Cina di oltre 295 miliardi di dollari nel 2024. Se nell’Ottocento l’occidente impose a Pechino la legalizzazione dell’oppio per controbilanciare le importazioni del rinomato the cinese, oggi la geopolitica usa strumentalmente la crisi degli oppioidi per giustificare una guerra commerciale.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 26 febbraio 2025
L’allarmante report “Ovd-Info” sulla repressione del dissenso a tre anni dall’inizio della guerra. l’aggressione ai danni dell’Ucraina ha provocato un grande sforzo militare da parte della Russia. Un impegno ingente anche in patria, dove dal 24 febbraio 2022 le misure per reprimere il dissenso contro una guerra ingiustificabile sono state ancora più stringenti. Come non ricordare, per esempio, l’articolo 207.3 del codice penale sui cosiddetti “falsi militari”, inserito frettolosamente nel marzo di tre anni fa? Sono stati tanti i russi che per aver criticato le forze armate impegnate ad occupare il territorio ucraino hanno subito processi farsa, finendo in carcere.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 25 febbraio 2025
I ventimila impegnati nell’anno-record: 1 ogni 16 detenuti contro 1 educatore su 65. Il Terzo settore svolge l’80% delle attività, eppure non esiste un registro nazionale: “Non siamo supplenti, vogliamo contare”. Per milioni di persone, ovviamente, la galera è l’ultimo posto in cui uno vorrebbe finire. Poi ce ne sono molte altre - oggi in Italia 62mila - che in galera ci stanno e ovviamente ne vorrebbero solo uscire. Infine c’è un gruppo di gente, evidentemente strana, che in galera invece spinge per entrare: è la galassia dei volontari e delle volontarie. Tanto necessaria quanto misteriosa: in un mondo che oggi conta anche i microbi nessuno sa con precisione quante persone la compongono a livello nazionale. A partire dal Ministero della giustizia e dall’Amministrazione penitenziaria, che pure sono le autorità da cui tutta quella folla ottiene i permessi d’ingresso.
ilgiornalepopolare.it, 25 febbraio 2025
Da mesi gli appelli al Governo sulla necessità di intervenire sul sistema carceri si ripetono. E ora, che i suicidi, il sovraffollamento e altre criticità continuano, la Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale ha indetto una mobilitazione nazionale per il 3 marzo. Lo ha annunciato in un documento con il quale denunciano il “silenzio assordante da parte della politica e della società civile sul carcere”. “Sono passati due mesi dal discorso di fine anno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha richiamato tutti al rispetto della dignità di ogni persona e dei suoi diritti anche per chi si trova in carcere” ricordano in un documento i Garanti. Che chiedono “soluzioni giuridiche immediate sia alla politica che all’Amministrazione penitenziaria attraverso provvedimenti che riducano il sovraffollamento e migliorino le condizioni di vita dentro le carceri”.
di Domenico Alessandro De Rossi*
Il Riformista, 25 febbraio 2025
La preparazione dei professionisti coinvolti nel sistema penitenziario è importante. Bisogna puntare su un percorso formativo avanzato che integri diverse discipline. Che in Italia le carceri siano al collasso è cosa acquisita. Gli effetti si misurano con il drammatico andamento dei suicidi, che mai nella storia dell’esecuzione penale italiana si sono presentati con tale asprezza. Le cause di questa realtà, se non vogliamo fare solo propaganda di basso profilo, non sono da attribuire interamente all’attuale governo. A sostegno di ciò basti ricordare quando la Cedu nel 2013 condannò l’Italia per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani. La Corte di Strasburgo affrontava quanto di inaccettabile nell’esecuzione penale in Italia già da molto prima avveniva per il sovraffollamento carcerario. C’è da dire che, nonostante il tempo passato e l’alternanza di governi a colorazioni politiche e sfumature diverse, nulla è stato compiuto per fare di meglio. Nulla. A parte i convegni, i tavoli “tecnici” e gli esperti autonominati.
di Errico Novi
Il Dubbio, 25 febbraio 2025
Il capo dei pm di Palermo Maurizio De Lucia spiega, in un’impietosa intervista al Corriere della Sera, come la linea intransigente del governo sulle carceri renda impossibile controllare proprio i detenuti più pericolosi, gli esponenti delle cosche, che danno ordini dai penitenziari e rafforzano così il loro peso criminale A Pordenone, sabato scorso, Carlo Nordio ha visitato un carcere, o meglio un progetto di futuro carcere, che ha definito il suo “sogno”. Dentro ci saranno infatti “spazi” diversificati, per “dare la possibilità di fare sport all’aperto e di lavorare”. Intanto andrebbe notato che il ministro della Giustizia del governo democraticamente eletto ha del tutto ignorato un’altra tipologia di spazi, che pure la Corte costituzionale - organo di garanzia alle cui pronunce il governo avrebbe l’obbligo di attenersi, ma vabbè - che la Consulta, si diceva, ha individuato come irrinunciabili: gli spazi per l’affettività di chi è dietro le sbarre.
di Serena Palumbo
Corriere della Sera, 25 febbraio 2025
L’Istituto a custodia attenuata per detenute madri di Lauro (Avellino) è stato aperto nel 2016 con finanziamenti stanziati dalla Regione Campania. Si dondolano sull’altalena. Giocano, spingendosi sempre più in alto. Alice e Carol (nomi di fantasia), 7 e 6 anni, cercano di raggiungere il cielo: l’unica “parte” del mondo esterno che intravedono oltre le mura alte e gialle. Quelle dell’Istituto a custodia attenuata per detenute madri (Icam) di Lauro, in provincia di Avellino, nel quale sono “rinchiuse” con le loro mamme. L’unico del Mezzogiorno e l’unico in Italia a essere esclusivamente destinato ad accogliere le carcerate con i loro figli. Ma che oggi è stato chiuso, costringendo le due bambine a essere trasferite in una sezione speciale delle carceri ordinarie di Milano e Venezia.
di Isabella De Silvestro
Il Domani, 25 febbraio 2025
Il ministro autorizza lo spostamento di un gruppo under 25 reclusi nei penitenziari minorili. Saranno traferiti al Dozza assieme agli adulti, dove non mancano i problemi tra sovraffollamento e atti di autolesionismo. Garanti e associazioni protestano. Il decreto Caivano ha segnato un punto di svolta nella gestione della giustizia minorile, riducendo le possibilità di misure alternative alla detenzione e ampliando il numero di reati per cui i minori possono essere reclusi. Una delle conseguenze immediate è stato l’aumento della popolazione carceraria minorile, con strutture ormai oltre i limiti della capienza.
di Sara Biglieri
Il Sole 24 Ore, 25 febbraio 2025
Il 28 febbraio segnerà il secondo anniversario dell’entrata in vigore della Riforma Cartabia, presentata come una svolta per ottenere la “semplificazione, speditezza e razionalizzazione” del processo civile, rendendolo così idoneo a garantire gli stessi standard di efficienza assicurati nei principali Paesi europei. Il bilancio, però, quantomeno ad oggi, non appare così positivo come auspicato dal legislatore. Da un lato, la Riforma si è scontrata con una realtà complessa, caratterizzata da atavici limiti strutturali ed organizzativi del “sistema giustizia” e da carenze di organico di magistrati rispetto al numero di controversie pendenti; problemi, questi, che non possono certo essere risolti tramite una mera modifica del c.p.c.
di Edmondo Bruti Liberati
Corriere della Sera, 25 febbraio 2025
La “giustizia domestica” del Csm, contrariamente a quanto talora si dice, è particolarmente rigorosa sui pochi casi gravi emersi su circa 9.000 magistrati in servizio. La gestione del disciplinare sui magistrati da parte del Consiglio Superiore della Magistratura è accusata da più parti di lassismo. Di qui la proposta del Governo di includere nella riforma sulla separazione delle carriere l’istituzione di una Alta Corte Disciplinare, sottraendo questa competenza al Csm. Nella Relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2024 del Procuratore generale della Cassazione Luigi Salvato (24 gennaio 2025) sono forniti dati statistici con i quali è opportuno confrontarsi.
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