di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 21 febbraio 2025
Residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza: sono 32 in Italia, con oltre 600 persone fuori in attesa di essere internate. Riunioni tra tecnici dei Ministeri della Salute e Giustizia; tra i nodi le competenze per la vigilanza e i costi. “Mi dai la pallina antistress”? Cappuccio in testa, passo incerto. Jonathan (nome di fantasia, come quasi tutti) entra nella stanza del medico. Sbiascica di una “curva che vuole disegnare”. E riceve un cuore di gomma da stringere insieme ad un foglio su cui tratteggia una parabola e una sagoma. Nello stesso momento, Marco sta rasando i capelli ad Arturo; Andrea è davanti al televisore protetto da vetro infrangibile e grate (“dopo cinque apparecchi distrutti”, spiegano gli operatori); Ahmed e Jamal sono impegnati a pulire biliardino e cabina fumatori; Andrea cammina avanti e indietro, con le mani nei guanti e la musica negli auricolari.
agi.it, 21 febbraio 2025
Aiutare i giovani detenuti ed ex detenuti nel percorso di reinserimento nella società, attraverso delle opportunità di lavoro che allo stesso tempo contribuiscano alla crescita e allo sviluppo delle imprese artigianali e del “Made in Italy”. È l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato questa mattina dalla Cna, la Confederazione nazionale degli artigiani imprenditori d’Italia, con la Comunità di Sant’Egidio, che metterà in contatto le migliaia di aziende aderenti in cerca di dipendenti con ragazzi al termine del percorso detentivo negli istituti di pena minorili e non (non è previsto un limite di età) del Paese. A siglare l’accordo, nella sede romana della Cna di piazza Armellini, sono stati il presidente della Confederazione, Dario Costantini e il segretario generale di Sant’Egidio-Acap, Cesare Giacomo Zucconi. Presenti anche il segretario generale della Comunità, Paolo Impagliazzo e il segretario generale della Cna, Otello Gregorini.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 febbraio 2025
Parodi (Anm): “Difendiamo la Costituzione”. Petrelli (Ucpi): “Il Csm non può essere un cartello elettorale”. A vedere le audizioni partite ieri in commissione Affari costituzionali del Senato sulla separazione delle carriere si capisce subito che il clima tra le parti in gioco non è dei più sereni. Se da un lato il neo presidente dell’Anm, Cesare Parodi, ha mostrato un volto e argomenti più dialoganti rispetto a quelli del suo predecessore, l’Unione delle Camere penali con il presidente Francesco Petrelli e il segretario Rinaldo Romanelli hanno rivolto una severissima reprimenda nei confronti dell’attuale assetto dell’ordinamento giudiziario.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 21 febbraio 2025
Parla il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) in audizione davanti alla Commissione Affari costituzionali del Senato sulla riforma della separazione delle carriere. “Il nostro movimento di pensiero non è opporsi alla riforma o voler difendere privilegi, ma difendere alcuni principi attuali della nostra costituzione che rappresentano l’essenza del nostro essere magistrati”. Lo ha detto, ieri pomeriggio, 20 febbraio, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Cesare Parodi in audizione davanti alla Commissione Affari costituzionali del Senato sulla riforma della separazione delle carriere. Un intervento che rimette al centro del dibattito i temi che porteranno la magistratura a scioperare il prossimo 27 febbraio contro le riforme messe in cantiere dal governo di centrodestra. Le sottolineature di Parodi arrivano dopo giorni in cui nella base della magistratura alcune frasi pronunciate dal neopresidente non sono piaciute.
di Simona Musco
Il Dubbio, 21 febbraio 2025
Dubbi sulla mobilitazione annunciata dall’Anm, mentre alcuni magistrati si smarcano: “Abbiamo perso credibilità, non siamo più gli unici paladini della democrazia”. La protesta proclamata dall’Anm contro la riforma della separazione delle carriere non sta raccogliendo l’adesione unanime che qualcuno si aspettava. E il timore che lo sciopero si riveli un fallimento inizia a serpeggiare tra le toghe. Non si tratta di condividere o meno la riforma, né di un’improvvisa fiducia nell’operato dell’esecutivo. Piuttosto, in molti ritengono che scioperare contro una prerogativa del Parlamento sia un atto politicamente azzardato, una mossa che rischia di esporre la magistratura a nuove critiche e di rafforzare la narrazione di chi la accusa di volersi porre al di sopra degli altri poteri.
Il Foglio, 21 febbraio 2025
Via Arenula contesta l’articolo sui target del Pnrr, mai dati citati dal Foglio sono tratti dalla relazione ministeriale. Al direttore - In merito all’articolo “Obiettivo Pnrr fallito” a firma Ermes Antonucci, pubblicato sull’edizione del 19 febbraio 2025 si precisa. Sin dall’avvio del Pnrr il ministero della Giustizia ha visto impegnate tutte le sue articolazioni nel garantire il pieno raggiungimento delle milestone e dei target assegnati, che a oggi risultano pienamente realizzati. Sorprende, quindi, che senza neanche aver attivato un preventivo contraddittorio con il ministero al fine di meglio comprendere anche i dati narrati, il suo solerte giornalista affermi che “l’Italia manca il target Pnrr sulla Giustizia” poiché “rispetto al 2019 le pendenze sono calate del 91,7 per cento contro l’obiettivo del 95 per cento”.
di Ilario Lombardo e Luca Monticelli
La Stampa, 21 febbraio 2025
Chiusa nel fortino di Palazzo Chigi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni attendeva questa sentenza. Da una parte si sforza in esercizi di equilibrismo sulla politica internazionale di fronte alle bordate di Donald Trump contro l’Europa e l’Ucraina; dall’altra fa da paciere nella mediazione quotidiana per tenere buoni gli alleati Matteo Salvini e Antonio Tajani, che ha incontrato ieri mattina a Palazzo Chigi. La condanna a otto mesi per rivelazione del segreto d’ufficio del sottosegretario Andrea Delmastro diventa l’occasione per l’ennesimo attacco della premier alla magistratura. Con una motivazione che, curiosamente, sembra confliggere proprio con quella riforma della separazione delle carriere avviata con grande entusiasmo da Meloni e l’intero centrodestra: la Procura di Roma - sostiene la presidente del Consiglio - aveva chiesto l’assoluzione dell’esponente di Fratelli d’Italia.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 21 febbraio 2025
Otto mesi (pena sospesa) al sottosegretario alla Giustizia, che non si dimette. La premier Meloni lo blinda. Il Governo attacca: “Sentenza politica”. Ma più che a un complotto dei magistrati si è assistito a un autocomplotto della politica. Condannato in primo grado a otto mesi (pena sospesa) dal tribunale di Roma per violazione di segreto d’ufficio sul caso Cospito, contro la richiesta di assoluzione avanzata dai pm, il sottosegretario Andrea Delmastro rispetta l’annuncio fatto due settimane fa al Foglio: “Non mi dimetto”. Poi attacca: “Una sentenza politica! Vogliono dire che le riforme si devono fermare? Hanno sbagliato indirizzo!”. Delmastro incassa subito la solidarietà del Guardasigilli Nordio, che si dice “disorientato e addolorato” dalla condanna. Poco dopo arriva la blindatura della premier Meloni: “Il sottosegretario rimane al suo posto”. Ma la premier va oltre, definendosi “sconcertata per la sentenza di condanna”: “Mi chiedo se il giudizio sia realmente basato sul merito della questione”. Parole destinate a far schizzare alle stelle il livello di scontro con la magistratura.
di Luciano Capone
Il Foglio, 21 febbraio 2025
La lettura incrociata delle sentenze su Delmastro e il pm Storari mette i cittadini di fronte a un paradosso: un magistrato può non sapere se vìola un segreto, un politico no. La condanna a otto mesi del sottosegretario Andrea Delmastro non cambia - come non l’avrebbe fatto un’assoluzione - la gravità politica del suo comportamento nel caso Cospito: l’utilizzo di informazioni riservate per attaccare in Parlamento le opposizioni. E, se non per quello, Delmastro avrebbe già dovuto dimettersi da sottosegretario alla Giustizia - come peraltro richiesto dall’Unione delle camere penali - per le sue dichiarazioni sulla “intima gioia” che prova per come “non lasciamo respirare” i detenuti. Detto questo, la sentenza del tribunale di Roma - di cui ancora non si conoscono le motivazioni - lascia aperta quantomeno qualche riflessione, soprattutto rispetto a vicende analoghe come quella del pm Paolo Storari.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 21 febbraio 2025
Dal feudo biellese al controllo del Dap e del Gom. Ha creato il reparto anti rivolta. E cambiato la fisionomia del Dipartimento. “Uno di noi”. Dopo anni di “passerelle”, finto interesse e false promesse, “eccolo, invece, il nuovo, l’uomo che con il suo piglio, il suo carisma, sta dando la sferzata giusta per ridare dignità al Corpo dei baschi azzurri”. L’osanna è tratto dal blog ufficiale del sindacato autonomo Sappe, ma è solo un caso: è sempre un tifo da stadio, quello che accoglie puntualmente Andrea Delmastro Delle Vedove in ogni ambiente di polizia penitenziaria. Dal suo feudo originario del biellese, dove possiede una solida rete di amicizie nel campo (nell’estate 2023 il sindacato Sinappe gli organizzò una grigliata proprio nel cortile del carcere di Biella invitando anche alcuni degli agenti che allora erano indagati per tortura, ma tenendo alla larga però la Garante locale dei detenuti), il suo allure si è fatto strada in tutte le carceri del Paese. E lui ricambia con amore: “Non mi inchino alla mecca dei detenuti”, disse l’estate scorsa visitando gli agenti delle carceri di Taranto e Brindisi.
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