di Mario Di Vito
Il Manifesto, 20 febbraio 2025
Il ministro smentisce la linea della segretezza di Mantovano. Il trojan in uso già nel 2024. Le opposizioni: “Spiati anche noi?”. Davanti al Copasir la difesa di Lo Voi per la vicenda Caputi: “Ho agito secondo le regole”. Il caso Paragon è ormai sprofondato nel caos più totale. Ieri pomeriggio il ministro Carlo Nordio ha detto alla Camera quello che appena il giorno precedente il sottosegretario Alfredo Mantovano sosteneva non si potesse rivelare. “Nessuna persona è mai stata intercettata da strutture finanziate dal ministero della giustizia nel 2024, e nessuna persona è mai stata intercettata dalla polizia penitenziaria”, ha testualmente affermato il Guardasigilli, scagionando così l’organo tirato in mezzo nei giorni scorsi da Matteo Renzi. E ancora, sul filo del tecnicismo: “Lo svolgimento delle attività di intercettazione è sempre delegato dall’autorità giudiziaria Le spese vengono liquidate direttamente dall’autorità giudiziaria e poi comunicate al ministero, quindi nessuna competenza nel merito è del Dap”. Quindi, ha concluso, “posso assicurare che nessun contratto è mai stato stipulato dal Dap o dalle dipendenti direzioni generali con qualsivoglia società di qualsiasi tipo”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 20 febbraio 2025
Il fondatore di Mediterranea: “O dimostrano che siamo stati attaccati da uno Stato straniero o spiegano perché hanno autorizzato i servizi a spiarci. E devono spiegarlo anche nel caso del giornalista Cancellato”. Luca Casarini, fondatore di Mediterranea, è tra gli intercettati con il software Graphite di Paragon. Ieri ha ricevuto il primo report da The Citizen Lab, centro di ricerca canadese che sta conducendo un’inchiesta indipendente sui dispositivi.
di Francesca Morandi
laprovinciacr.it, 20 febbraio 2025
Ricercato dall’autorità giudiziaria del Brasile dopo una condanna a 8 anni e 2 mesi per violenza sessuale - accusa che nega - arrestato dai carabinieri il 28 novembre scorso, portato in carcere, poi messo ai domiciliari e autorizzato a recarsi al lavoro, l’uomo, operaio di 34 anni, resta in Italia. Ed è libero. Ieri, la Corte d’appello di Brescia ha detto ‘no’ alla richiesta di estradizione avanzata dal Brasile, perché le carceri brasiliane sono le peggiori al mondo: torture e violenze, rivolte e sovraffollamento, suicidi e omicidi. I giudici hanno dato ragione agli avvocati Carlo Alquati e Franco Antonioli, che sul sistema carcerario da anni in tilt in Brasile hanno puntato la loro difesa.
Corriere della Romagna, 20 febbraio 2025
Nelle carceri dell’Emilia-Romagna “il 30% dei detenuti sono tossicodipendenti, e come Regione ci stiamo inventando uno strumento che ci permetta di farli transitare dal carcere alle comunità di recupero”. A dirlo, parlando con i cronisti a margine di un’iniziativa della Camera penale davanti al Tribunale di Bologna, è l’assessora regionale al Welfare Isabella Conti. In particolare, spiega Conti, “potenziando il Sert”, che ad esempio “ora va alla Dozza soltanto due volte a settimana, e potenziando le relazioni con le comunità di recupero, possiamo individuare dei percorsi che consentano a questi detenuti di transitare dal carcere alle comunità di recupero”. Questo, assicura, “permetterebbe di ridurre il sovraffollamento, di fare interventi dal punto di vista sanitario e di finanziare corsi per i detenuti che consentano loro di avere un lavoro quando usciranno”.
rainews.it, 20 febbraio 2025
Aveva 52 anni, approfittando dell’assenza momentanea dei compagni di cella si è impiccato. Tra meno di un anno sarebbe uscito, ma non avrebbe trovato nessuno ad aspettarlo. Si è impiccato nella sua cella nel carcere di Frosinone. Un detenuto italiano di 52 anni si è suicidato a meno di un anno dal fine pena, ma quando sarebbe dovuto uscire dal penitenziario probabilmente non avrebbe trovato nessuno ad aspettarlo. Potrebbe essere questo il motivo del tragico gesto di cui ha dato notizia Massimo Costantino, segretario del sindacato Fns Cisl. Si tratta del secondo suicidio avvenuto in un penitenziario del Lazio dall’inizio dell’anno.
di Noemi di Leonardo
bolognatoday.it, 20 febbraio 2025
“Gravi disordini tra minori avvenuti nel pomeriggio di domenica 16 e nella giornata del 18 febbraio”. Lo rende noto Salvatore Bianco di Fp Cgil. Si sarebbero verificati tensioni e scontri tra i minori detenuti del 1° e del 2° piano. Per riportare la situazione alla calma, fa sapere il sindacato, oltre al personale in servizio, è intervenuto un ispettore rientrato in servizio da casa: “Attualmente la struttura sta accogliendo ben 52 detenuti, mentre altri 6 sono presenti presso il Centro di Prima Accoglienza in attesa di udienza di convalida - spiega Bianco per cui il sovraffollamento è destinato purtroppo ad aumentare e far aumentare il rischio di altre tensioni, da quanto appreso, la struttura ha già recentemente accolto ben 57 detenuti, alloggiati con brandine nelle rispettive camere”. Inoltre, oltre alle tensioni, sono preoccupanti “offese e minacce da parte dei ristretti” agli agenti di polizia penitenziaria.
di Erika Bertossi
bolognatoday.it, 20 febbraio 2025
La situazione delle carceri, anche a Bologna, è drammatica: crescono giorno per giorno i suicidi in cella (l’età media dei detenuti che si tolgono la vita è molto bassa) mentre il problema del sovraffollamento resta tutt’altro che sotto controllo. Ed è per questo che, da questa mattina e per due giorni, un gruppo sostenuto di avvocati penalisti si sta astenendo dalle udienze presidiando la sede del tribunale di via D’Azeglio per sensibilizzare chiunque passi, che si tratti di colleghi o cittadini. In prima linea Nicola Mazzacuva, presidente del Consiglio Camere Penali di Bologna: “Siamo qui perché la situazione carceraria è veramente tragica, soprattutto nel nostro distretto, come risulta anche dal numero dei suicidi che si sono verificati nella nostra realtà territoriale: già 13 nel 2025. Un numero così elevato che non si verifica neppure lontanamente nei Paesi europei.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 20 febbraio 2025
Reportage. Visita al “Beccaria”, l’Istituto penale per minorenni di Milano che fu l’orgoglio italiano. “Normalizzato” dopo la stagione di evasioni, proteste e bufere giudiziarie sugli agenti. Sono reclusi nella struttura sovraffollata 71 giovani, di cui 42 minori di 18 anni. Sono 50 gli extracomunitari, di cui 25 arrivati come minori non accompagnati. Hanno cementato i letti a terra, per evitare che venissero usati a mo’ di arieti per sfondare le sottili pareti e i portoni blindati (“infrastrutture non adatte a un penitenziario”, dicono adesso, come se non ci fosse più alcuna differenza). A decine li hanno trasferiti in altri istituti d’Italia, anche se lì a Milano avevano messo radici. E molti, superata la soglia della maggiore età, sono finiti addirittura nelle carceri per adulti.
di Maria Gloria Roselli
perunaltracitta.org, 20 febbraio 2025
Parliamo di carcere con Claudio Pedron, insegnante di Lingua Italiana, referente per il Cpia1 Firenze per il Ministero dell’Istruzione, all’interno del carcere di Sollicciano. In questo primo incontro Pedron parla della situazione della scuola in carcere, in una prossima intervista affronterà le tematiche relative alle possibili ricadute di un percorso culturale sulla condizione detentiva. Pedron insegna in carcere dal 1992, prima in quello di Volterra e dal 1999 a Sollicciano. Sono due mondi molto diversi, racconta: “il carcere di Volterra era con 100 persone quando sono arrivato io nel 92 e, anche se non era ancora il carcere che è adesso, c’era già la transizione da un carcere di massima sicurezza a uno che adesso è molto aperto alle attività”. Nel 1998 Pedron scelse di lavorare nel carcere fiorentino, una realtà che al tempo ospitava oltre 1000 persone e una forte presenza di migranti. Anche qui, per quanto riguarda la scuola, trovò una situazione di transizione, e c’è voluto un po’ di tempo per arrivare ad avere la completezza dell’orario scolastico, mattina e pomeriggio. Oltre ai corsi di alfabetizzazione, adsso c’è la scuola media con CPIA1, la scuola superiore con l’Istituto Russel Newton e l’alberghiero Aurelio Saffi. Qualche detenuto si è iscritto all’università con il Polo carcerario dell’ateneo di Firenze. Il CPIA1 Firenze è attivo anche al carcere Gozzini, che ospita un’ottantina di detenuti, con programmi di alfabetizzazione e di scuola media; l’istituto agrario assicura la scuola superiore. Al carcere minorile, che attualmente ospita una ventina di detenuti, dal momento che con le nuove leggi sono aumentati gli arresti fra i minori, il CPIA1 Firenze ha attivato un corso di alfabetizzazione, una sorta di biennio e alcuni corsi educativi, in quanto i numeri degli alunni sono troppo bassi per istituire la scuola.
iltrafiletto.it, 20 febbraio 2025
Un progetto formativo per riscoprire le competenze lavorative dei detenuti: quando il gusto è liberatorio. Lavoro, gusto, libertà. Riscoprire il lavoro per riscoprirsi cittadini. Riscoprire il gusto per riscoprire competenze. Riscoprire la formazione per riscoprire poi la libertà. La realtà del carcere di Castrogno racconta tanto, ogni giorno. Ma tra le pagine di cronaca, tra i gridi di allarme, sa raccontare anche di speranza. All’interno del carcere ci sono gli studenti della scuola carceraria alberghiera e agraria, che quella speranza non la vogliono abbandonare.
- Massa Carrara. Un mondo possibile con il teatro
- Varese. L’incontro pubblico “Il Peso delle Sbarre” per riflettere sui pregiudizi verso i detenuti
- Napoli. Trenta detenuti sul palco del Trianon. Portano in scena “La Tempesta” di Shakespeare
- Firenze. “Dalla mia prospettiva”, il mondo visto dai ragazzi del carcere minorile
- L’abbraccio di Lucia all’assassino del marito: in un podcast la forza del perdono











