di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 19 giugno 2025
Il prof. Giuseppe Paccione analizza lo jus ad bellum e spiega perché la Carta dell’Onu resta il pilastro dei rapporti tra Stati. Nella guerra tra Israele e Iran il diritto internazionale è morto? È una domanda che tanti giuristi si stanno facendo in questi giorni. Il dibattito sulla violazione delle norme internazionali che regolano i rapporti tra le nazioni è stato affossato dalle analisi di opinionisti, esperti di geopolitica e generali a riposo. Eppure, senza diritto neanche la geopolitica potrebbe esistere e reggersi su solide fondamenta. Ne è convinto Giuseppe Paccione, professore di Diritto internazionale umanitario dell’Università “N. Cusano”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 19 giugno 2025
Per schiacciare le rivolte del movimento “Donna vita e libertà” il regime ha moltiplicato arresti, condanne ed esecuzioni capitali: le denunce dell’Onu. Il 16 settembre 2022 è una data spartiacque per l’Iran. Quasi tre anni fa veniva uccisa a Teheran Mahsa Amini. La ventiduenne di origini curde è stata picchiata a morte dalle Guardie della moralità. La sua colpa? Avere una ciocca di capelli fuori posto, non coperta dal velo. Da quel giorno gli iraniani hanno iniziato a protestare, rischiando tutti i giorni il carcere e la pena di morte. La loro voce si è alzata nel nome di Mahsa, che potremmo definire sinonimo di libertà, diritti, democrazia.
di Dalia Ismail*
Il Fatto Quotidiano, 19 giugno 2025
In Italia, l’adesione al movimento Donne, Vita, Libertà è stata rapida, visibile, unanime. Celebrità, influencer, politici e media hanno amplificato slogan, condiviso post, organizzato eventi. Ma mentre in Iran si pagava con la vita, qui si raccoglievano applausi. Nessuno rischiava nulla. Anzi, sostenere quella battaglia era perfettamente compatibile con gli interessi del nostro Paese, utile a rafforzare la narrazione “giusta” del mondo: noi, paladini dei diritti; loro, il regime da abbattere. Eppure oggi, di fronte all’aggressione israeliana contro l’Iran, molti di quegli stessi nomi tacciono. Oppure parlano in modo ambiguo, cercando un equilibrio impossibile tra due lati che non sono equivalenti. Alcuni danno la colpa “a entrambi”, altri evitano il tema, altri ancora si schierano apertamente con Israele. Nessuno, o quasi, ha ricordato che anche in questo caso esiste un diritto internazionale, che un Paese aggredito - l’Iran - ha diritto alla difesa. Le stesse voci che ieri si proclamavano solidali con le donne iraniane oggi non osano nemmeno pronunciare la parola “illegalità” a proposito dei bombardamenti israeliani.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 giugno 2025
Una fotografia impietosa quella tracciata dal vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, ospite a Start su Sky Tg24. “Il sovraffollamento è drammatico: ci sono detenuti che vivono in 3 metri quadri”, ha denunciato, richiamando l’attenzione sulla stretta relazione fra politica giudiziaria e condizioni nelle carceri. Dalle sue parole emerge un invito al dialogo fra forze politiche: “Si può ragionare insieme, senza divisioni”, con l’impulso sottolineato anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Pinelli ha voluto smorzare ciò che considererebbe un falso mito: “È difficile dire che nuovi reati portino automaticamente al sovraffollamento”, ma nel contempo ha comunque riconosciuto l’equazione astratta tra stretta sulle pene e crescita dei detenuti.
di Angela Stella
L’Unità, 18 giugno 2025
Intervista al presidente di Antigone. Il sovraffollamento drammatico, le condizioni igieniche carenti e ad aggiungersi il caldo che rende ancora più insopportabili le condizioni di vita nelle prigioni italiane. Ed ecco che da nord a sud scoppia la protesta: Spoleto, Terni, Como, Aosta, Trapani. “II quadro entro cui queste proteste avvengono è un quadro disperato e disperante, che noi abbiamo raccontato nel recente rapporto, intitolato non a caso Senza respiro”, commenta il presidente di Antigone Patrizio Gonnella, intervistato dall’Unità.
di Livia Zancaner
Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2025
Per la prima volta nella storia italiana anche le carceri minorili sono sovraffollate. E’ l’allarme lanciato dall’associazione Antigone, che nell’ultimo rapporto sulle condizioni di detenzione evidenzia un sovraffollamento in 9 istituti minorili su 17, a partire da Treviso, Milano e Cagliari. Secondo i dati aggiornati a maggio 2025 del Dipartimento per la giustizia minorile, i minorenni e giovani adulti dai 14 ai 24 anni detenuti negli istituti penali minorili italiani sono 600, con un forte incremento rispetto agli anni precedenti, in particolare da fine 2023, quando è entrato in vigore il decreto Caivano.
di Roberta Lisi
collettiva.it, 18 giugno 2025
La denuncia arriva dalla Fp-Cgil, i lavoratori e le lavoratrici che operano all’interno dei penitenziari sono lasciati soli. Saltano orario di lavoro, ferie e turni di riposo. È di meno di 24 ore fa la notizia di rivolta nelle carceri di Terni e di Spoleto. Fa caldo, il sovraffollamento è ormai un male atavico, basti pensare che nel carcere di Terni sono detenute 600 persone, 178 in più rispetto al massimo della capienza fissata a 422 e a fare le spese di una condizione invivibile, oltre agli stessi detenuti sono quanti operano negli istituti di pena.
di Manuela Perrone
Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2025
Il lavoro in carcere “conviene a tutti”. Ai detenuti, nell’ottica del futuro reinserimento nella società. Allo Stato, che garantisce la piena attuazione dell’articolo 27 della Costituzione. Alle imprese, che possono allargare il bacino della manodopera di cui hanno bisogno. Nutrito da questa convinzione condivisa, cresce il progetto “Recidiva Zero”, che ieri a Roma, al termine della seconda edizione della giornata dedicata, ospitata presso la Scuola di formazione “Giovanni Falcone” del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, ha aggiunto una tessera chiave al mosaico: l’alleanza tra ıl Cnel e 16 associazioni datoriali, suggellata da un protocollo d’intesa.
di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2025
Se e vero che la Costituzione scommette sul cambiamento del detenuto, questo non può che essere un percorso. Graduale, con più fattori e attori. Cosı a due anni dalla sottoscrizione dell’accordo tra Cnel e ministero della Giustizia verso l’ambizioso obiettivo di una recidiva zero, dati positivi - come l’aumento delle imprese pronte a cercare manovalanza nel sistema penitenziario e l’aumento di detenuti impiegati - convivono con gli ostacoli di istituti spesso privi di spazi adeguati, sovraffollati, con pochi mediatori e una scarsa conoscenza di domanda e offerta di lavoro. Tutte questioni emerse in prevalenza nei tavoli tecnici della seconda edizione del progetto. In attesa del piano del commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria - atteso con Dpcm per oine mese, a quanto trapela - il quadro di partenza lo traccia il neo capo Dap, Stefano De Michele. Su quasi 62mila detenuti, al 31 dicembre era impiegato il 34%, un dato cresciuto rispetto al 26% di dieci anni prima: la stragrande maggioranza, l’85%, e al servizio dell’amministrazione penitenziaria (pulizie o cucina); 3.172 i detenuti impiegati da cooperative o imprese. Si lavora soprattutto all’interno delle mura di cinta (1.151 gli impiegati:
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 18 giugno 2025
Durabilità nel tempo, dimensionamento economico, qualità delle collaborazioni istituzionali: sono questi i tre fattori critici del lavoro in carcere. Dialogo con il professore Filippo Giordano che ha presentato una ricerca promossa dal Cnel sugli enti che beneficiano della legge Smuraglia. La giornata di lavoro “Recidiva zero”, organizzata dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro-Cnel in collaborazione con il ministero della Giustizia, è stata l’occasione per approfondire il tema dell’inclusione sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale. “Dal 2023 al 2025 il numero di enti fruitori della legge Smuraglia è cresciuto del 40%, però lo sviluppo e l’incremento numerico delle opportunità lavorative e di reinserimento in favore delle persone in esecuzione penale è legato non solo all’ampliamento della platea dei datori di lavoro, ma soprattutto alla durabilità e allo sviluppo nel tempo delle attività economiche”, dice Filippo Giordano, ordinario di Economia aziendale all’Università Lumsa di Roma, membro del Segretariato Cnel. La Legge Smuraglia, la 193/2000, mira a favorire l’attività lavorativa dei detenuti, offrendo incentivi fiscali e contributivi alle imprese che li assumono.
- Ostellari: “Il 98% di chi impara un mestiere in carcere, poi non commette più delitti”
- Riecco la separazione delle carriere (fra polemiche che sfiorano l’assurdo)
- Separazione delle carriere, la destra corre contro il calendario
- La deriva gruppettara di una sinistra che regala alla destra il garantismo
- L’Anm, la tragedia di Francavilla Fontana e il paradossale corto circuito con le carriere separate









