L’Unità, 19 febbraio 2025
Pubblichiamo l’appello a Governo e Parlamento sottoscritto dai maggiori studiosi italiani di scienze sociali, di sociologia del diritto e della devianza. 31 dicembre 2024, il Capo dello Stato italiano, Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno, ribadisce che le condizioni delle carceri italiane offendono la Costituzione, la quale indica norme imprescindibili sull’esecuzione della pena detentiva. Il sovraffollamento, certo, ma ancora di più e maggiormente pervasiva, “l’aria che si respira”, mefitica in senso letterale e metaforico: il riferimento inevitabile è all’infelice e deplorevole uscita del Sottosegretario di Stato per la Giustizia, di “non lasciare respirare chi sta dietro quel vetro oscurato”. Un’affermazione che attesta chiaramente una visione vendicativa e discreditante della pena.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 febbraio 2025
Con un surplus di appena 300 unità su 8.000, è stato avviato un piano per rendere gli istituti vivibili. Mentre in Italia è il caos: il sovraffollamento è di oltre 10mila reclusi, con un alto tasso di suicidi. Mentre l’Italia naviga in acque tempestose, tra carceri trasformate in polveriere e un drammatico aumento dei suicidi, la Scozia imbocca una rotta alternativa. Oltremanica, il governo scozzese ha deciso di puntare su coraggio e pragmatismo per risolvere una crisi che nel Belpaese sembra ormai cronica: il sovraffollamento carcerario. Se da noi le celle strapiene - con oltre 10mila detenuti in più rispetto alla capienza ufficiale - alimentano un circolo vizioso di illegalità e degrado, Edimburgo risponde con un piano rivoluzionario: il rilascio anticipato di 390 detenuti. Non un gesto dettato dalla resa, ma una strategia calibrata che potrebbe scrivere un nuovo capitolo nella storia della giustizia penale europea.
di Sebastiano Ardita*
Il Dubbio, 19 febbraio 2025
In una recente intervista al Corriere della Sera rilevavo come la capacità della mafia di controllare il carcere e continuare le attività criminali all’esterno fosse diretta conseguenza di alcune scelte di gestione che danno la possibilità ai detenuti più pericolosi e mafiosi di muoversi liberamente. Secondo l’Osservatorio sulle carceri delle Camere penali, le mie considerazioni “oltre a non essere suffragate… da dati certi”, finirebbero “per alimentare una pericolosa disinformazione dell’opinione pubblica”, che sarebbe “indotta, così, a coltivare logiche di estrema inciviltà, condensate nelle aberranti frasi del “gettare la chiave”, del “marcire in carcere” o “togliere il respiro ai detenuti”. Il comunicato contiene un difficoltoso tentativo di difendere il regime penitenziario c.d. aperto, attraverso un capovolgimento dei dati sulle criticità che ne sono conseguite.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 19 febbraio 2025
Le storie di Angelina e Carmen, ospiti delle case-famiglia di “Ciao”, raccontano la possibilità di un reinserimento sociale capace di garantire ai bambini un’infanzia più serena. Un progetto di accoglienza alternativo al carcere permette di scontare la pena in un ambiente familiare “È stata dura, molto dura. Il carcere mi ha temprato, mi ha costretto a fare i conti con i miei errori e con il dolore che avevo provocato. Prima che a me stessa, ai miei figli, vittime innocenti. Tra le mie quattro figlie, lei è quella che sta pagando il prezzo più alto”. “Lei” è Veronica, una pulce di quattro anni con due occhi luminosi che contemplano quelli di mamma Angelina. Nella sala giochi ci sono altri tre bambini, ospiti insieme alle madri di una casa famiglia protetta per donne detenute al quartiere Stadera di Milano.
di Alberto Cisterna
Il Dubbio, 19 febbraio 2025
“Alea iacta est” si potrebbe dire con uno stilema abusato. Il 27 febbraio le toghe sciopereranno in difesa della Costituzione e contro il progetto di riforma all’esame del Parlamento. Qualche giorno dopo il presidente dell’Anm sarà ricevuto a palazzo Chigi per un incontro, non solo sollecitato da Cesare Parodi, ma tutto sommato reso anche necessario dal rinnovo dei vertici associativi dopo le recenti elezioni. In quali condizioni l’Anm giungerà al rendez-vous dipenderà da alcuni fattori al momento non facilmente identificabili. In uno scenario positivo, con una grande maggioranza di astensioni dal lavoro giudiziario e con una solidale partecipazione della pubblica opinione, c’è da immaginare che l’incontro partirà lo stesso con un sensibile, ma tuttavia non insuperabile disallineamento delle forze contrapposte. Una forte maggioranza di astensioni è, comunque, un segnale che la politica non può trascurare.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 19 febbraio 2025
Palazzo Chigi sarebbe pronto a mediare con la magistratura, ma il ministero della Giustizia non sarebbe disposto a modificare il ddl già approvato alla Camera. È tensione tra Palazzo Chigi e via Arenula in merito alla riforma costituzionale della separazione delle carriere. Dalla presidenza del Consiglio ci sarebbe l’intenzione di aprire a possibili modifiche, mentre il ministero della Giustizia non sarebbe pronto ad alcuna trattativa con l’Associazione nazionale magistrati. In fondo Nordio l’ha definita “la madre di tutte le riforme” e svuotarla in qualche sua parte sarebbe una sconfitta sia simbolica che politica.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 19 febbraio 2025
Ecco i dati riportati nella Relazione al Parlamento del ministero della Giustizia: nel 2024 risarcimenti per 26,9 milioni di euro. Nel 2024 lo Stato italiano ha pagato 26,9 milioni di euro in risarcimenti per ingiusta detenzione. Dal 2018 all’anno scorso il totale della spesa è stata di poco superiore ai 220 milioni di euro. Nel 2024 le domande accolte sono state 552, il totale dal 2018 arriva a 4920 persone che sono finite in carcere per sbaglio. Sono solo alcuni dei dati riportati nella Relazione al Parlamento del ministero della Giustizia su “Misure cautelari personali e riparazione per ingiusta detenzione” relativi all’anno 2024. I distretti di Corte di Appello più significativi quanto ad entità numerica di richieste di risarcimento sono, mediamente, quelli di Napoli, Reggio Calabria, Catanzaro e Roma. Dalla relazione mancano però i dati relativi alle riforme di riparazione per gli errori giudiziari, ossia quando una persona viene riconosciuta innocente in seguito ad un nuovo processo di “revisione”, celebratosi dopo una condanna definitiva.
di Paolo Comi
L’Unità, 19 febbraio 2025
Uno strumento “incivile”, lo definì il ministro prendendo l’impegno a regolamentarlo. È trascorso più di un anno e non è cambiato nulla. Le intercettazioni abusive nei confronti di Casarini e Cancellato si sarebbero potute evitare. La riforma del trojan si è persa nelle secche di via Arenula. Le recenti intercettazioni abusive effettuate nei confronti di Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, e Luca Casarini, attivista della ong Mediterranea saving humans, molto probabilmente si sarebbero potute evitare se il ministro della Giustizia Carlo Nordio avesse dato seguito al suo impegno di regolamentare - una volta per tutte - l’utilizzo dei trojan, i micidiali virus informatici che non lasciano scampo agli smartphone. Il trojan è uno strumento “incivile” disse il Guardasigilli, affermando l’urgenza di una stretta su questo strumento.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 19 febbraio 2025
La prevenzione è una distopia, un po’ come il mondo immaginato da Philip Dick in Minority Report. Un universo “so far away, so close”, per usare una suggestione di Marcello Fattore, rispetto a quello penale, nel quale a una sostanziale vicinanza delle sanzioni corrisponde una siderale distanza dei presupposti applicativi. Capita così, molto più spesso di quanto si pensi, che le persone assolte nel processo penale vengano tuttavia private di tutti i propri beni nel procedimento di prevenzione, molte volte iniziato, parallelamente al primo o dopo la sua conclusione con esito assolutorio. Ma capita anche che tutto ciò che orbita intorno al discorso sulla prevenzione, ne subisca la sinistra attrazione gravitazionale, fino a deformarsi e implodere nel deja vu di ripetitivi refrain e luoghi comuni.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 19 febbraio 2025
Nel 2024 le pendenze civili sono aumentate, facendo mancare all’Italia il target previsto dal Pnrr. Il mancato raggiungimento dell’obiettivo potrebbe comportare la perdita delle risorse europee. Nordio e il caos al Ministero. L’Italia ha mancato il raggiungimento di uno degli obiettivi più importanti previsti dal Pnrr sulla giustizia per il 2024. Si tratta della riduzione dell’arretrato civile: anziché diminuire, come era avvenuto dal 2021 in poi, nel 2024 le pendenze civili presso i tribunali sono aumentate a sorpresa del 3,5 per cento, raggiungendo quota 2.817.759, circa centomila in più del 2023. Rispetto al 2019 le pendenze sono calate del 91,7 per cento, contro l’obiettivo richiesto dal Pnrr del 95 per cento entro il 31 dicembre 2024. Emerge dalla relazione presentata dal ministro Carlo Nordio all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il mancato raggiungimento dell’obiettivo potrebbe comportare la perdita di finanziamenti destinati specificatamente al ministero della Giustizia, ma potrebbe anche influire sulle risorse assegnate allo stato italiano nel suo complesso.
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