di Mimmo Gangemi
Il Dubbio, 18 febbraio 2025
Tommaso, vecchio ubriacone, era una calamità, quando compariva in piazza al rientro dalla cantina dove ogni pomeriggio svuotava una damigiana di vino cerasuolo. Invadeva qualsiasi compagnia, prendeva la parola e non gliela si toglieva più. Argomentava toscaneggiando. Alla fine domandava “hai capito?”, con veemenza, su uno a caso. L’interlocutore, già brillo - se non ubriaco a sua volta, per l’impatto con i fiati da avvinazzato in accompagno a quelle farneticazioni urlate a pochi centimetri dalla sua faccia - pur a volerlo non aveva modo di ribattere, per quello che si rispondeva da sé, sempre con le stesse parole, “se hai capito o non hai capito, è così e basta, perché l’ho detto io”. E tutti a convenirne. Si mettevano a discutere con un ubriaco? A farci lite? Ne avrebbero perso loro.
di Davide Imeneo
avveniredicalabria.it, 18 febbraio 2025
Intervista alla Garante regionale dei diritti dei detenuti Giovanna Russo: “Sanità, sicurezza e giustizia riparativa le priorità per un nuovo umanesimo giuridico”. La dignità umana deve essere al centro del sistema penitenziario, che non può limitarsi alla punizione ma deve offrire reali possibilità di reinserimento. Ne è convinta Giovanna Russo, neo garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale della Calabria, che racconta in questa intervista le sfide e le priorità del suo mandato.
di Patrizia Pennella
Il Messaggero, 18 febbraio 2025
Alcuni connazionali del ragazzo hanno scatenato la rivolta, sedata a fatica. La protesta è esplosa quando i familiari erano già in fila per le visite. E anche quella è stata una parte di emergenza non semplice da gestire. Una giornata dura, durissima, quella di ieri per la casa circondariale di Pescara, dopo la morte di un giovane detenuto egiziano, che si è ucciso impiccandosi in cella. Ventiquattro anni, con qualche problema di adattamento, a Pescara era arrivato da fuori regione. Di fatto, tutti gli allarmi lanciati dal personale di polizia penitenziaria negli ultimi anni si sono concretizzati ieri: appena si è sparsa la voce della morte del 24enne egiziano, il clima di tensione si è fatto sempre più fitto. La protesta è partita proprio dal nucleo dei connazionali del ragazzo, che hanno iniziato ad appiccare il fuoco ai materassi all’interno delle celle. Si è sprigionato un fumo acre che ha invaso tutta la sezione.
di Francesco Lo Piccolo
vocididentro.it, 18 febbraio 2025
Ventiquattro anni, di origine egiziana, gravi problemi di dipendenza. Si è ucciso ieri mattina impiccandosi in carcere a Pescara. Gesto finale dovuto a malessere e disagio e che ha provocato, come reazione, l’ira di molti detenuti che hanno dato fuoco per protesta a materassi e suppellettili e reso inagibile tutto il primo piano della sezione penale. Giornataccia per il carcere di via San Donato: corridoi e celle si sono subito riempite di fumo nero, acre e tossico proveniente dai materassi che dovrebbero essere ignifughi, ma che in realtà sono semplici strisce di poliuretano dello spessore di pochi centimetri: per risparmiare sui costi e contravvenendo alle norme che prescrivono l’obbligo di utilizzo dei materassi ignifughi certificati per le strutture ricettive con più di 25 posti letto come ad esempio residenze sanitarie, RSA, case famiglia, case di cura, cliniche private, aziende sanitarie, alberghi. Norma che vale anche per le carceri dove invece viene tranquillamente violata.
di Claudio Tadicini
Corriere del Mezzogiorno, 18 febbraio 2025
L’indagine sulla morte del 52enne Massimo Calò era stata avviata dopo la denuncia della famiglia: l’uomo aveva detto di essere caduto dal letto. Gli accertamenti ripartiti dal un post sui social. “Ha litigato in cella. È stato un mese in coma. Come si dice, ha ricevuto un colpo in testa con la caffettiera”. È questo il messaggio che ha ulteriormente acceso i riflettori sulla morte di Massimo Calò, leccese di 52 anni, deceduto il 4 febbraio a causa di un grave ematoma alla testa che lo aveva portato al coma. Una morte inizialmente attribuita a una caduta accidentale dal letto in cella, ma sulla quale un messaggio sui social ha ora sollevato il dubbio che l’uomo possa essere stato aggredito. Sono gli ultimi sviluppi sull’inchiesta avviata dalla procura di Lecce, che sta cercando di fare chiarezza sulle circostanze della morte dell’uomo. Il messaggio comparso sui social ha spinto gli investigatori a rivedere questa ipotesi: nel post, condiviso dai familiari di altri detenuti, infatti, si fa riferimento ad una lite in cella e di un colpo ricevuto con una caffettiera.
casertafocus.net, 18 febbraio 2025
Il decesso del detenuto Hakimi Lamine, avvenuto il 4 maggio 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, quasi un mese dopo la perquisizione straordinaria - era il 6 aprile - nel corso della quale circa 300 agenti si resero responsabili di condotte violente verso i detenuti del reparto Nilo del carcere casertano, è avvenuto per “un’asfissia chimica dovuta alla contemporanea assunzione di farmaci contenenti benzodiazepine, oppiacei, neurolettici e antiepilettici”. Lo hanno affermato nell’udienza del maxi-processo in corso all’aula bunker annessa al carcere (105 imputati tra agenti della penitenziaria, funzionari del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e medici Asl in servizio al carcere) i consulenti della Procura, Luca Lepore, medico-legale, e Vito De Novellis, farmacologo, che eseguirono l’autopsia sul corpo di Hakim nel maggio di 5 anni fa.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 18 febbraio 2025
Il Gup riqualifica i reati e ammorbidisce le pene per i dieci agenti. “Attonito” il legale di parte civile. Condannati per falso tre poliziotti penitenziari. La testa chiusa in una federa stretta al collo, trasportato di peso nudo dalla cintola in giù, i colpi inferti “dall’alto verso il basso”, dove il detenuto già versava dopo lo sgambetto che lo avrebbe fatto crollare. Calpestato, secondo le immagini registrate dalle telecamere interne di videosorveglianza. Tutto questo non fu tortura, ma “abuso di autorità in concorso”. Non furono lesioni ma percosse aggravate.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 18 febbraio 2025
L’uomo fu incappucciato, denudato e picchiato. Le telecamere ripresero tutto. Condanne da 4 mesi a due anni. La parte civile: “Siamo perplessi e attoniti”. Vi furono condotte illecite da parte degli agenti della polizia penitenziaria verso il 44enne tunisino allora detenuto nel carcere di Reggio Emilia, ma non tali da configurare la grave accusa di tortura aggravata formulata dalla Procura e riconosciuta in prima battuta anche dal gip. È il senso della sentenza di primo grado emessa ieri sera dal giudice dell’udienza preliminare Silvia Guareschi per i dieci agenti imputati, oltre che per quel reato, anche per lesioni al 44enne e falso nelle relazioni sull’episodio contestato, datato 3 aprile 2023, che fu denunciato dal detenuto. Tutti quanti, ora sottoposti alla misura cautelare della sospensione dal lavoro, hanno scelto il rito abbreviato.
di Giacomo Bizziocchi, Beatrice Fanti, Matilde Ferrarini e Raffaella Petrella*
Gazzetta di Modena, 18 febbraio 2025
Così l’avvocato Ricco e l’onorevole Ascari: “I detenuti fanno parte della nostra comunità”. “I nostri istituti di pena sono traboccanti di detenuti. A Modena, la Casa Circondariale di Sant’Anna ospita oltre 550 detenuti, a fronte di una capienza di 370 posti”, lo ricorda l’avvocato penalista Roberto Ricco. In aggiunta, a causa di una scarsità cronica di agenti della polizia penitenziaria e di personale sanitario e amministrativo negli istituti di detenzione italiani, la vita dentro le carceri diventa “un’esperienza disumanizzante”. Alla luce del sovraffollamento, purtroppo le condizioni di vita dei detenuti sono peggiorate, “quasi ovunque si riscontrano deficit dell’edilizia, celle vecchie e maleodoranti, bagni indegni, assenza di progetti lavorativi e ricreativi per i detenuti, carenza di assistenza sanitaria”, questo lo testimonia l’avvocato e deputato del Movimento 5 Stelle, Stefania Ascari, a seguito delle sue numerose visite ispettive.
di Niccolò Gramigni
La Nazione, 18 febbraio 2025
La prima cittadina dopo l’ennesimo suicidio: “La maggioranza non incide”. Un’escalation di problemi. Prima di tutto i morti, troppi. Ma pure altre situazioni poco decorose. E così si torna a parlare delle carceri. Venerdì un detenuto poco più che ventenne si è tolto la vita a Prato, alla Dogaia, inalando il gas di una bomboletta da campeggio in uso per preparare cibi e vivande. Il giorno dopo, a Sollicciano, un 39enne si è suicidato impiccandosi nel bagno della cella. A intervenire, nuovamente, sul tema è stata la sindaca Sara Funaro, nel corso di un’intervista a Rtv38. Funaro ha chiesto una “soluzione radicale” per risolvere una questione che è un’altra ferita per la città.
- Pavia. Apre a Casteggio una Comunità per giovani con disagio psichico provenienti dagli Ipm
- Rimini. Carceri piene, tribunale vuoto. I penalisti scioperano per due giorni
- Bologna. Cisco estende alla Dozza il suo programma di formazione nelle carceri
- Firenze. Il carcere contro i diritti umani dei detenuti, convegno dell’Ordine degli Avvocati
- Legnano (Mi). Liberarsi dal carcere? A lezione con l’ex Garante dei detenuti Mauro Palma











