di Giancarlo de Cataldo
La Repubblica, 19 giugno 2025
Donatella Stasio analizza il sistema carcerario italiano attraverso la testimonianza di una storia di recupero. Dice l’articolo 27 della Costituzione che la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e che, oltre a punire il condannato per i reati commessi, deve tendere alla sua rieducazione. Il che implica l’impegno a favore del detenuto in vista della futura libertà: i permessi, la semilibertà, la riduzione della pena per buona condotta, l’affidamento ai servizi sociali, e il diritto all’affettività, di recente affermato da una sentenza (rimasta inapplicata) della Corte Costituzionale. Quanto tutto questo sia poco gradito all’attuale classe dirigente del nostro Paese è chiaro, se si guarda alle nuove fattispecie di reato introdotte negli ultimi due anni, al linguaggio tonante delle reiterate “grida manzoniane” adottate a ogni piè sospinto, alla tendenza a risolvere le eventuali emergenze sociali a botte di aumenti di pena.
di Francesco Lo Piccolo
Ristretti Orizzonti, 19 giugno 2025
Sull’orlo di un baratro e indifferenti alle sofferenze dei tanti bombardati, in fuga, respinti, annegati, deportati, torturati, incarcerati. Voci di dentro, la rivista che si occupa di carcere e diritti, ha pubblicato in questi giorni il n. 56 con il titolo “La zona di interesse” chiaro riferimento al film di Jonathan Glazer nel quale si racconta della bella vita in una bella villa della famiglia di Rudolf Höss, ufficiale nazista comandante del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz.
di Milena Santerini*
Avvenire, 19 giugno 2025
Sui social l’hate speech è talmente comune che si rischia di esserne assuefatti. Ma solo combatterlo, con politiche e azioni mirate, può prevenire violenze nel mondo reale. Nella Giornata internazionale per il contrasto ai discorsi d’odio, l’incontro tenutosi al Senato tra il Presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa Theodoros Rousopoulos, Liliana Segre e la Commissione contro l’intolleranza, razzismo e antisemitismo ripropone la necessità di affrontare il tema del discorso d’odio soprattutto nella prospettiva di un’ecologia dei media online. Stiamo normalizzando l’hate speech?
di Marina Sereni
Il Domani, 19 giugno 2025
A lanciare il testo elaborato da un comitato scientifico l’ente del terzo settore Pubblica. Per mettere in collegamento i servizi di psicologia pubblici servono 3,3 miliardi annui. Per portarlo in parlamento servono 50mila firme. Una campagna di raccolta firme per raccogliere le 50mila sottoscrizioni necessarie per portare in parlamento una proposta di legge che istituisca una rete psicologica nazionale pubblica e gratuita per tutti. L’iniziativa si chiama Diritto a stare bene ed è promossa da Pubblica, un’associazione senza scopo di lucro ed è finanziata con il supporto di Project System, primo fondo filantropico italiano dedicato all’attivismo civico.
di Simona Musco
Il Dubbio, 19 giugno 2025
La rete No Cpr diffonde video scioccanti. Ma le forze dell’ordine smentiscono: “Una strumentalizzazione”. Serracchiani: “Quel posto va chiuso”. Un uomo con addosso solo l’intimo corre tra le celle, respinto dagli idranti e inseguito da agenti in tenuta antisommossa, con in mano dei manganelli. Una volta raggiunto, viene circondato e trascinato in una stanza che sottrae la scena alla ripresa. Chi registra il video grida più volte “no!”, ma nessuno risponde. Un altro video, più crudo, mostra lo stesso uomo privo di coscienza a terra. Attorno e addosso a lui del sangue. Un compagno cerca di sollevargli la testa, pronuncia parole nella sua lingua, poi in italiano: “Tutto sangue”. Sono immagini che scuotono quelle che arrivano dal Centro di permanenza per il rimpatrio di Gradisca d’Isonzo. La rete No Cpr denuncia violenze e condizioni sanitarie al collasso. Da giorni, infatti, i trattenuti denunciano una realtà insostenibile, raccontando di cibo scadente, un’epidemia di scabbia fuori controllo e una disperazione crescente. La risposta? A quanto sostengono i migranti sarebbe la repressione. Ma le forze dell’ordine negano.
di Angela Stella
L’Unità, 19 giugno 2025
Nelle immagini un uomo inseguito dagli agenti. Interrogazioni di Avs e Pd, Serracchiani: “Condizioni estreme, il centro va chiuso”. Un uomo che corre disperato tra le celle del Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia), addosso solo un paio di slip azzurri, viene rincorso da agenti di polizia in tenuta antisommossa, lo raggiungono con i manganelli in mano, lo circondano e lo strattonano, poi di peso lo portano in una stanza attigua. Per la rete No Cpr - che ha diffuso video e immagini filtrati dal centro di detenzione amministrativa friulano - lo straniero sarebbe stato vittima di un pestaggio.
di isabella de silvestro
Il Domani, 19 giugno 2025
Autolesionismo, proteste, tentativi di suicidio. Almeno 45 episodi da quando il centro è entrato in funzione. Incrociando alcuni dati, si può stimare che il Cpr albanese abbia ospitato circa 80 persone negli ultimi mesi. Ma dati ufficiali non esistono e neppure i parlamentari possono averli. C’è un dettaglio ricorrente nelle testimonianze di chi ha visitato il centro per il rimpatrio di Gjader, in Albania: la domanda “che giorno è?” seguita, subito dopo, da “che ore sono?”.
di Vincenzo Imperitura
Il Dubbio, 19 giugno 2025
Stessa traversata, stesso reato contestato, ma verdetti opposti per Amir Babai e Marjan Jamali nel processo di Locri. Il racconto di una giustizia “salomonica”. Amir e Jamala: due storie simili, due posizioni processuali praticamente identiche, due destini diversi. Almeno in primo grado. È finito infatti con una sentenza “salomonica” il processo ai due presunti scafisti di uno dei tanti viaggi della speranza sulla rotta turca. I giudici del tribunale di Locri, al termine di un processo infinito e condito da numerose polemiche, hanno infatti disposto una condanna a sei anni di reclusione più una multa da 1,5 milioni di euro nei confronti di Amir Babai per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina mentre hanno assolto Marjan Jamali, giovane madre single arrivata in Italia assieme al suo bambino di otto anni, che rispondeva dell’identico reato e che in quell’aula di tribunale ci era finita, proprio come Amir, a causa della testimonianza di tre passeggeri, poi svaniti nel nulla.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 19 giugno 2025
I giudici ribadiscono: i libici non possono essere considerati autorità Sar, la Libia non è un porto sicuro. La Corte d’appello di Catanzaro dà un’altra mazzata alla legge anti-ong firmata Piantedosi. Confermando l’impianto della sentenza di primo grado, da un lato smonta le accuse mosse dal Viminale alla ong Humanity e dall’altro ribadisce che i libici non possono essere considerati autorità che partecipa legittimamente ai soccorsi. “Rispetto ad altre sentenze la Corte aggiunge che tale dato vale a prescindere dalle condotte concrete, dunque a prescindere dall’uso della violenza come nel caso in questione. Perché la Libia non può mai essere considerata un luogo sicuro di sbarco”, spiega Giulia Crescini, legale della ong.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 19 giugno 2025
Bush jr. aveva mentito alle Nazioni Unite Putin e Netanyahu invece le ignorano. Dalla notte dell’attacco israeliano fioccano sui social e nei talk show i paragoni con la spedizione contro l’Iraq del 2003, giustificata allora da inesistenti “armi di distruzione di massa” che sarebbero state in possesso del dittatore iracheno Saddam Hussein. Allo stesso modo Israele, gli Usa e l’Europa impugnano il progresso dell’Iran nella costruzione della bomba atomica, che sarebbe stata a un passo, per legittimare l’attacco di Israele.
- “Il diritto internazionale è sempre sotto attacco, ma resta l’unico scudo contro la barbarie”
- Persecuzioni, torture e abusi di Stato: l’Iran è la fabbrica della repressione
- Prima il sostegno alle donne iraniane, ora il silenzio: dall’Occidente solo ipocrisia
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