di Vincenzo Vita
Il Manifesto, 19 febbraio 2025
I referendum promossi insieme alla Cgil da moltissime associazioni saranno presto schede su cui esprimere il voto. Non è ancora nota la data, ma si spera che per puro buon senso si unifichi la scadenza con quella del prossimo voto amministrativo. Del resto, al riguardo esistono precedenti, a cominciare dal calendario scelto in occasione del taglio dei parlamentari nel 2020. In ogni caso, a prescindere dal giorno, siamo prossimi ad un passaggio di assoluto rilievo per la vicenda politica italiana e con prevedibili riflessi sovranazionali.
di Vitalba Azzollini
Il Domani, 19 febbraio 2025
L’intolleranza del governo nei riguardi del sistema di giustizia internazionale risale a ben prima del caso Almasri. I toni collaborativi usati qualche giorno fa dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, verso la Corte penale internazionale (Cpi) non sono serviti a evitare l’apertura, da parte della stessa Corte, di un procedimento nei riguardi dell’Italia relativamente al caso Almasri. La Cpi, con una nota, ha invitato l’Italia a fornire, entro il 17 marzo 2025, informazioni sulla mancata consegna del comandante libico dopo il suo arresto. I giudici chiedono anche spiegazioni sui motivi per cui Almasri non sia stato perquisito e i materiali in suo possesso non siano stati sequestrati.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 febbraio 2025
Presentata una istanza di sospensiva contro l’ordinanza che impone alla direzione dell’istituto di permettere colloqui intimi per un detenuto di Parma. Ma il magistrato l’ha respinta evidenziando contraddizioni. Una battaglia serrata per difendere l’intimità in carcere: da un lato, le garanzie costituzionali; dall’altro, l’ostinata resistenza del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Nonostante le sentenze della Corte costituzionale e della Cassazione, insieme alle ordinanze della magistratura di sorveglianza, l’amministrazione penitenziaria si oppone invano a un diritto riconosciuto. È il caso di un detenuto in alta sicurezza nel carcere di Parma che, grazie al ricorso dell’avvocata Pina Di Credico, ha costretto la direzione penitenziaria ad accettare, entro 60 giorni, il diritto a colloqui intimi con la moglie, per decreto del magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia. Tutto sembra finire per il meglio? No: il Dap ha presentato istanza di opposizione, ma il magistrato ha respinto con fermezza la richiesta di sospensiva.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 18 febbraio 2025
II dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fa ricorso, ma viene rigettato. Vi è un ulteriore strascico nella battaglia di un uomo detenuto nel carcere di Parma che aveva chiesto e ottenuto dal magistrato di sorveglianza competente di Reggio, Elena Bianchi, di poter avere “colloqui intimi” con la moglie. Lui è un 44enne di Napoli, condannato per reati aggravati dal metodo mafioso, vicino al clan dei Casalesi, in particolare al boss Francesco Schiavone detto “Sandokan”: aveva domandato l’anno scorso di poter avere incontri sessuali con la coniuge, in assenza della polizia penitenziaria. La direzione del carcere di Parma aveva detto no, dicendo di essere in attesa di istruzioni dagli uffici superiori sulle modalità per concretizzare i colloqui intimi.
di Gianfranco Amendola
Il Fatto Quotidiano, 18 febbraio 2025
“Non può ritenersi che la richiesta di poter svolgere colloqui con la propria moglie in condizioni di intimità, avanzata dal detenuto ricorrente, costituisca una mera aspettativa, essendo stato affermato che tali colloqui costituiscono una legittima espressione del diritto all’affettività e alla coltivazione dei rapporti familiari, e possono essere negati solo per ‘ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina’, ovvero per il comportamento non corretto dello stesso detenuto o per ragioni giudiziarie, in caso di soggetto ancora imputato”. Lo ha stabilito pochi giorni fa la Cassazione (prima sezione, n. 8/2025) accogliendo il ricorso di un detenuto di Asti contro il provvedimento con cui la casa di reclusione gli aveva negato un colloquio in intimità con la propria moglie, con la motivazione che “la struttura non lo consente”.
di Andrea Pugiotto*
Il Riformista, 18 febbraio 2025
“Noi non abbiamo, ma siamo un corpo” (A. Sofri, “Altri hotel”, 2002, 148). E dal corpo non si scappa, se chiede di vivere una relazione sessuale consensuale con il partner. L’ordinamento penitenziario, silente in materia, è applicato come se ne prevedesse il divieto. L’architrave di tale proibizione è nel principio di sorveglianza continua sulla persona detenuta, tradotto nella regola inderogabile del suo controllo visivo durante i colloqui e le visite dei familiari (art. 18, 2° comma). Dall’impossibilità di sottrarsi a questo panopticon deriva tutto il resto. I corpi reclusi sono inesorabilmente esposti a uno sguardo che li accompagna ovunque, anche durante le azioni fisiologicamente più intime (le porte dei bagni, in carcere, non hanno chiave). È uno sguardo che non conosce intervalli.
di Sabrina Viviani
Il Riformista, 18 febbraio 2025
“Per l’amministrazione penitenziaria sono soltanto fascicoli, morti che camminano”. Della condizione delle persone detenute, dei suicidi, della drammatica situazione di Sollicciano abbiamo parlato con Vincenzo Russo, che è stato per molti anni il Cappellano del carcere di Firenze. Una testimonianza di ferma denuncia ma anche di speranza.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 febbraio 2025
Gli azzurri blindano il testo e frenano sulle aperture ipotizzate nei giorni scorsi in vista dell’incontro tra Meloni e l’Anm: nessuna modifica al testo già approvato. “Il Csm unico non avrebbe senso: una volta che le carriere sono separate devono essere separati i Csm anche dal punto di vista delle procedure concorsuali”. Così il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis, vice presidente della commissione Giustizia della Camera, ha risposto ad alcune indiscrezioni apparse sabato sul Messaggero secondo le quali la premier Meloni sarebbe pronta a riaprire il dialogo con la nuova Anm di Cesare Parodi escludendo la possibilità di due Csm separati - uno per i giudici, l’altro per i pm - ma lasciando quello attuale diviso però in due sezioni. A questa apertura si erano aggiunte quelle di qualche giorno fa relative al sorteggio; pensiamo, ad esempio, a quanto detto dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami. Ma gli azzurri, che della riforma ne hanno fatto un vero e proprio vessillo, non sono invece disposti a concedere nulla: “Il testo è assolutamente un’ottima sintesi ed è stato votato anche da una parte dell’opposizione, su questo andiamo avanti. Il testo è quello, non ci sono modifiche”, ha ribadito Pittalis.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 18 febbraio 2025
Le parole sconcertanti di Cesare Parodi: due magistrati uccisi per fare recuperare consenso alle toghe in vista dello sciopero del 27 febbraio contro la riforma Nordio e il referendum. Colleghi e Csm non dicono niente? “Quanto ci farebbero comodo in questo periodo due magistrati morti”. A pronunciare queste parole sconcertanti sarebbe stato il nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, durante la presentazione di un libro a Torino giovedì scorso. A riportare la frase, mai smentita da Parodi, è stato il quotidiano “La Stampa”. Parodi è intervenuto alla presentazione di un volume dedicato ai magistrati uccisi da mafia o terrorismo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 febbraio 2025
Il capo dell’Anm prova a spiegare quanto volesse dire con le parole “ci farebbero comodo in questo periodo due magistrati morti”. Profondo rammarico e grande amarezza per il fatto che le mie parole siano state travisate, avendo io voluto esprimere un pensiero in generale profondamente diverso. Non ho mai ipotizzato in nessun momento la morte di chicchessia. La magistratura italiana ha già pagato un doloroso tributo a mafia e terrorismo ed è una stagione che oggi è fortunatamente alle spalle, proprio grazie al sacrificio di tanti colleghi che sono la nostra stella polare”: con queste parole affidate al Dubbio il presidente dell’Anm Cesare Parodi prova a placare le polemiche nate dopo la frase pronunciata la scorsa settimana al Circolo dei lettori di Torino (“ci farebbero comodo in questo periodo due magistrati morti”).
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