di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 17 febbraio 2025
L’immunità politica è un principio fondante delle democrazie moderne e una conseguenza della separazione dei poteri; lo scopo è proteggere i parlamentari eletti da eventuali attacchi giudiziari arbitrari e motivati da finalità eversive. In sostanza si configura come una forma di garanzia dell’equilibrio democratico. Ma non sempre è stato così, al contrario nel mondo antico l’immunità era strettamente connessa allo status sociale e determinava una chiara condizione di privilegio e non un diritto universale.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 17 febbraio 2025
Stefano Ceccanti: “Nella Prima Repubblica un certo squilibrio si è venuto a creare per la crisi degli assetti tradizionali del sistema dei partiti più che per iniziativa autonoma del potere giudiziario. L’articolo 68 della Costituzione prevede sempre alcune garanzie per i parlamentari”, afferma il professore Stefano Ceccanti, Ordinario di diritto pubblico comparato all’Università La Sapienza e, nella scorsa legislatura, deputato del Partito democratico.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 17 febbraio 2025
Alle inaugurazioni in Cassazione e soprattutto nelle Corti d’Appello, fin troppo entusiasmo per la trattazione scritta nei giudizi. Proficuo il dialogo tra i tribunali e Piazza Cavour. Dalla lettura delle relazioni sull’amministrazione della giustizia presentate dai vertici della Cassazione e delle Corti d’Appello emerge, per l’ambito civilistico, un’attenzione costante ai nuovi istituti introdotti dalle ultime riforme. L’evoluzione del diritto negli ultimi anni ha mostrato un bilanciamento tra innovazione normativa ed esigenze di efficienza processuale: novità come la digitalizzazione delle udienze, il rinvio pregiudiziale e la specializzazione delle sezioni giudicanti hanno contribuito a una maggiore rapidità nella definizione delle controversie. Tuttavia, restano criticità legate alla gestione del carico di lavoro, alle carenze di organico e all’impatto di alcune riforme, soprattutto in ambito familiaristico.
di Luigi Ripamonti
Corriere della Sera, 17 febbraio 2025
Terra dei fuochi, il “rifiuto” dello Stato italiano. Il recente pronunciamento della corte Europea a proposito della “terra dei fuochi” ha riportato all’attenzione la giustizia ambientale, di cui scrive Alessandro Miani sul Corriere Salute del 16 febbraio. La vicenda campana mette a fuoco il problema nel nostro Paese a partire da una questione legata a una vicenda scientemente dolosa, quale è lo sversamento di rifiuti tossici in aree non idonee, ma il tema della giustizia ambientale è più vasto, su scala mondiale, e chiama in causa le scelte di ciascuno di noi, ogni giorno, a partire da gesti a cui rischiamo di attribuire ancora poca importanza, dalla disattenzione nella raccolta differenziata, allo spreco dell’acqua domestica, all’uso di combustibili fossili anche quando sostituibili con alternative da fonti rinnovabili.
di Alessandro Miani*
Corriere della Sera, 17 febbraio 2025
Ci sono aree del Paese in cui l’esposizione ad agenti inquinanti è nettamente maggiore. Bisogna garantire un futuro sostenibile e giusto, per proteggere la salute pubblica e rafforzare il tessuto sociale ed economico. La giustizia ambientale è un tema cruciale per l’Italia, Paese che, pur vantando una ricca biodiversità e un patrimonio naturale unico, deve però fare i conti con una crescente disuguaglianza sociale nell’accesso a un ambiente sano. La relazione tra condizioni socio-economiche e rischio ambientale è evidente: le comunità più vulnerabili subiscono l’impatto maggiore di inquinamento e degrado ambientale.
di Vito Totire
vocididentro.it, 17 febbraio 2025
Lettera aperta di Vito Totire alla sindaca di Prato in seguito al suicidio in carcere di un detenuto di 32 anni per inalazione del gas di un fornellino (secondo mezzo suicidario in carcere dopo l’impiccagione). Oggetto: morti in carcere. “Non intendiamo solo mettere “il dito nella piaga” ma fare una proposta precisa che stiamo cercando di diffondere (vox clamans in deserto) quantomeno dal 2004. Apprendiamo la drammatica notizia dell’ennesimo morto “suicida” all’interno del carcere di Prato: un giovane di 32 anni; i “precedenti” del carcere di Prato lei li conosce meglio di noi quindi non ci soffermiamo.
di Katiuscia Guarino
Il Mattino, 17 febbraio 2025
È stato già trasferito il detenuto vittima del brutale pestaggio ripreso con un telefono cellulare all’interno del carcere di Avellino e finito su alcune chat nel giorno di San Valentino. Un filmato terribile - pubblicato ieri dal Mattino - della durata 19 secondi, che fa riferimento alle violenze avvenute quindici giorni fa ai danni di un detenuto di Casalnuovo (Napoli). A sferrare i colpi sarebbero stati i suoi compagni di cella, proprio all’interno della stanza del penitenziario. Gli avrebbero dato una lezione, in seguito a un comportamento poco consono assunto dalla vittima nel corso dei colloqui nei confronti di alcuni visitatori.
di Direttivo “Extrema Ratio”
Il Resto del carlino, 17 febbraio 2025
È purtroppo evidente il cortocircuito in atto: per tamponare l’effetto delle politiche carcerogene prodotto dal Decreto Caivano, si è costretti a delocalizzare fino a cinquanta ragazzi spostandoli in un carcere per adulti già fortemente sovrappopolato. La Dozza conta 852 detenuti per una capienza poco superiore a 500 posti. Un tasso di sovraffollamento del 170,4%. Si vuole contrastare una patologia, il numero fuori controllo di ingressi negli istituti di pena minorili, senza intervenire alla radice del problema. È vero che le sezioni sarebbero separate, ma le risorse a disposizione resterebbero le medesime: i detenuti minori verranno coinvolti nelle attività trattamentali, dal momento che la carenza di organico tra gli operatori penitenziari è una questione, oltre che sistemica, irrisolta?
zic.it, 17 febbraio 2025
Il decreto Caivano ha prodotto l’esplosione degli Istituti Penali Minorili, ha fatto aumentare le fattispecie di reato per le quali i ragazzi possono essere reclusi. Il provvedimento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria previsto per la casa circondariale di Bologna deve essere fermato. Un “carcere speciale” per ragazzi che hanno commesso reati quando non avevano ancora compiuto diciotto anni: questa sarebbe la definizione più corretta per descrivere il progetto che il ministero della Giustizia ha in mente di “sprigionare” nel carcere della Dozza. Parliamo dell’apertura di una sezione all’interno del penitenziario bolognese destinata a cosiddetti “giovani adulti problematici” provenienti da tutti gli Istituti Penali per Minorenni (Ipm) italiani. Il loro numero non è certo: si parla a volte di cinquanta, a volte di settanta. Si tratta di ragazzi condannati da minorenni la cui pena sfora il diciottesimo anno d’età.
di Sabrina Penteriani
L’Eco di Bergamo, 17 febbraio 2025
Da ormai 10 anni i volontari della Cooperativa Calimero offrono un’opportunità di lavoro e reinserimento. “Non restare immobile/ sul bordo della strada - scrive il poeta portoghese Mario Benedetti - non lasciar cadere le palpebre/ pesanti come giudizi”. Un invito a vivere davvero, a togliere le macerie del passato, a non arrendersi, scoperchiando il cielo della vita, ritrovando i sogni. È questo il senso del progetto “Forno al Fresco” che la cooperativa Calimero porta avanti da dieci anni nella Casa Circondariale di Bergamo, offrendo a 9 detenuti la possibilità di imparare un mestiere e ottenere così, una volta usciti, una strada diversa, per costruirsi una vita migliore, un’opportunità di riscatto.
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