di David Allegranti
La Nazione, 16 febbraio 2025
Anche gli istituti penali per minorenni sono sovraffollati. È lecito domandarsi se un giorno assisteremo a suicidi anche tra i giovani detenuti. Il ministero della Giustizia ha trovato un curioso modo di risolvere la questione: esternalizzare la detenzione minorile al carcere per gli adulti. Nelle sovraffollate e fatiscenti carceri italiane ci si continua a suicidare. A poche ore di distanza, tra il pomeriggio di venerdì e la mattina di ieri, due detenuti si sono tolti la vita. Uno a Prato, l’altro a Firenze. Come già spiegato su queste colonne, le cause di un suicidio possono essere molteplici e ogni suicidio fa storia a sé. Ma se in una cittadina di 60mila abitanti, tanti quanti sono i detenuti attualmente presenti negli istituti penitenziari, ci fossero novanta suicidi l’anno (record stabilito nel 2024; ora siamo a 12 in un mese e mezzo), probabilmente ci chiederemmo, ogni giorno, che cosa sta succedendo e perché. Magari un giorno uno studio scientifico ci spiegherà che il sovraffollamento non c’entra niente con la volontà di togliersi la vita, ma per ora possiamo chiederci se invece non sia proprio fra le cause che rendono la vita in prigione così insostenibile.
di Patricia Iori
ultimavoce.it, 16 febbraio 2025
Il sistema carcerario italiano si trova ad affrontare una situazione sempre più complessa e delicata, in cui la burocrazia, la carenza di risorse e la scarsa informatizzazione delle pratiche legate alla detenzione contribuiscono a creare un clima di sofferenza e incertezza per i detenuti. Un rapporto recente del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha mostrato una cifra preoccupante: circa 19.000 persone attualmente rinchiuse nelle carceri italiane potrebbero essere libere, se solo il sistema riuscisse a superare le difficoltà burocratiche e operative che impediscono loro di ottenere il giusto trattamento.
di Mauro Giansante
prismag.it, 16 febbraio 2025
In prigione il diritto all’affettività continua a non essere garantito: una lesione sia per i detenuti sia per le persone a loro care che stanno fuori. La pandemia aveva aperto alcuni spiragli, ma il governo Meloni ha imposto l’idea di un carcere duro e puro. Ne abbiamo parlato con attivisti ed esperti. Amare dietro le sbarre si può. Si deve. Non è una frase fatta, ma il succo di una sentenza della Corte di Cassazione che ha aperto questo 2025. Una sentenza storica in materia di diritti dei detenuti. La Corte costituzionale lo aveva già sancito a fine gennaio 2024, quando aveva ribadito che i colloqui intimi, compresi quelli a carattere sessuale, possono essere vietati solo per “ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina”, cioè per il comportamento non corretto del detenuto o per ragioni giudiziarie (in caso di soggetto ancora imputato).
di Luca Bonzanni
Avvenire, 16 febbraio 2025
Il controllo delle carceri potrà passare anche dal cielo, con nuove tecnologie. Come in una partita di scacchi, la polizia penitenziaria s’appresta a utilizzare i droni per monitorare il perimetro dei penitenziari, dopo che negli ultimi tempi proprio questi apparecchi sono diventati un nuovo strumento per provare a violare la sicurezza degli istituti. Una sorta di “controffensiva” che porterà a istituire, all’interno degli organigrammi della polizia penitenziaria, anche la specializzazione di “operatore di aeromobili a pilotaggio remoto”. Cioè i droni, appunto: la svolta è messa nero su bianco nella bozza di un decreto del ministero della Giustizia condiviso nei giorni scorsi con i sindacati di categoria per un primo confronto, in attesa dei successivi passi formali.
di Roberto Galullo
Il Sole 24 Ore, 16 febbraio 2025
Nel 2024 sequestrati 2.252 telefoni nelle celle: 6 al giorno. I prezzi di acquisto spaziano da 150 a 2mila euro. Mercato dei criptofonini alle stelle. Da una decina di anni, accade di tutto nelle carceri italiane. Persino che i boss possano videochiamare dalla cella per godersi una lezione impartita ad un rivale, gustarsi la festa di compleanno di un familiare, fare acquisti online o impartire - caso frequentissimo - ordini con i quali continuare a governare ciò che accade fuori. Pur stando dentro, magari in una cella di massima sicurezza o, perché no, in regime di carcere duro. Così, mentre il “pasticcio” sulla schermatura degli istituti penitenziari continua, basta dare un’occhiata ai recentissimi numeri snocciolati dal direttore generale Detenuti e trattamento del Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap), Ernesto Napolillo, per capire la gravità della situazione.
di Anna Maria Greco
Il Giornale, 16 febbraio 2025
Lo sciopero è confermato. L’ipotesi di correttivi minori. Il 5 marzo ci sarà l’incontro tra la premier Giorgia Meloni e i vertici della nuova Anm chiesto dal presidente Cesare Parodi (di Magistratura indipendente) subito dopo la sua elezione, suscitando qualche malumore nelle correnti di sinistra che partecipano alla giunta, malgrado la conferma dello sciopero del 27 febbraio. Se il tono di Parodi è stato molto dialogante, anche di fronte alla quasi immediata risposta di Palazzo Chigi, quello degli altri esponenti della nuova giunta lo è un po’ meno.
di Gioacchino Scaduto
Il Manifesto, 16 febbraio 2025
Non ho mai avvertito il tema della separazione delle carriere come una bestemmia. Al contrario, negli anni 90, quando era stato da poco adottato il nuovo codice di procedura penale che aveva abolito la figura del giudice istruttore ed aveva disegnato in modo del tutto nuovo la funzione del pubblico ministero e introdotto la figura del giudice per le indagini preliminari e quando, soprattutto, si viveva un periodo emergenziale, segnato da omicidi e stragi mafiose nel quale era sentito come dominante l’obiettivo della sicurezza anche a discapito dei valori della giurisdizione, sono stato tendenzialmente favorevole.
di Davide Vari
Il Dubbio, 16 febbraio 2025
“Quanto ci farebbero comodo due magistrati morti”. Una frase così non si scrive, non si dice, non si pensa. E invece l’avrebbe detta - ma noi speriamo ancora che non sia vero - il presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Secondo La Stampa - che l’ha pubblicata con molta “discrezione” - l’avrebbe pronunciata a Torino, durante un’iniziativa che, forse, credeva fosse tra pochi intimi. E siccome nessuno ha ancora smentito - e nel tempo che passa senza smentite il fango si addensa, si compatta, diventa solido - siamo costretti a prendere sul serio questa frase. E siamo assaliti da un conato di vergogna.
di Vito Pacca
L’Unità, 16 febbraio 2025
Ci si trova spesso di fronte a un netto squilibrio tra la realtà oggettiva e le probabilità logiche. Il caso di una piccola impresa di Avellino. L’interdittiva antimafia vede le sue origini con il decreto legislativo n. 159 del 2011 che ha dato vita al Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione introducendo nel nostro ordinamento giuridico il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, notoriamente conosciuto come articolo 416 bis. Il provvedimento di interdittiva antimafia, che per sua natura viene collocato nell’ambito dei provvedimenti di carattere amministrativo emanati dal Prefetto, tende a eliminare o limitare la capacità giuridica delle società in probabile odore di mafia. Il termine “probabile” è doverosamente riportato in quanto uno dei pilastri su cui fonda le sue radici questo provvedimento è proprio il principio del “più probabile che non” che, in ambito civilistico, il giudice applica riconoscendo semplicemente “che il fatto sia avvenuto con una ragionevole probabilità logica”, in barba al principio “iuxta alligata et probata” in base al quale, invece, il giudice deve giudicare solo secondo le prove raggiunte e i documenti allegati.
di Paolo Biondani
L’Espresso, 16 febbraio 2025
I partiti di governo vogliono ripristinare l’autorizzazione a procedere totale per i parlamentari. Intanto si abusa dell’insindacabilità per le opinioni, intesa spesso come licenza di diffamare. Sognano l’immunità totale: il potere di bloccare la giustizia con un voto politico della loro maggioranza parlamentare. E intanto abusano delle immunità che hanno già, a cominciare dall’”insindacabilità”: una tutela democratica della libertà di opinione che è degenerata in licenza arbitraria di screditare e diffamare persone innocenti.
- Toscana. Due suicidi in carcere in 24 ore. Il Garante: “Manca una prospettiva di reinserimento”
- Veneto. “Liberiamo le produzioni”, boom di imprese nei penitenziari
- Firenze. Ancora morte a Sollicciano. Secondo suicidio dell’anno: “Le parole non bastano più”
- Prato. Suicidio in carcere con il gas: “Errore le bombolette nelle celle”
- Modena. Trovato morto in carcere: “Vogliamo sapere perché”











