di Mauro Palma
La Stampa, 14 giugno 2025
Finalmente anche per il presidente del Senato certezza e fissità non sono sinonimi quando si discute dell’esecuzione penale. Nel rispondere su cosa fare per una situazione penitenziaria a livello di insostenibilità, infatti, egli riafferma la prima e però apre alla seconda. L’esecuzione penale del resto ha bisogno dell’una e dell’altra, cioè di modulare con regole certe un percorso di graduale, quindi non fisso, ritorno positivo alla società esterna. Dunque, il presidente La Russa afferma il suo appoggio alla proposta di intervento, anche retroattivo, sul tempo della pena, con un ampliamento della cosiddetta “liberazione anticipata”: non tragga in inganno questa denominazione perché si tratta solo di una riduzione di giorni di carcere, data dal magistrato a coloro che abbiano mostrato una positiva partecipazione al percorso di trattamento.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 14 giugno 2025
Garante nazionale dei diritti delle persone private di libertà Mauro Palma: “Senza lo storico legale, il collegio sparisce dai processi per tortura”. Ha assicurato, ininterrottamente dal 2016, la presenza del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà nei procedimenti contro esponenti delle Forze di polizia accusati di maltrattamenti o torture nei luoghi di detenzione o custodia. L’avvocato Michele Passione, che ha permesso all’autorità di costituirsi parte civile in molti processi, era stato nominato da Mauro Palma, presidente del primo collegio indipendente di garanzia di cui l’Italia si era dotata, ma aveva continuato senza alcun problema a rappresentare anche l’istituzione quando a presiederla c’era il defunto Maurizio D’Ettore, ex deputato di Fd’I. Eppure con l’attuale collegio presieduto dal magistrato Riccardo Turrini Vita non riesce proprio a lavorare. Perciò si è dimesso da ogni suo incarico.
di Luna Casarotti*
napolimonitor.it, 14 giugno 2025
Al 31 maggio, i detenuti in Italia erano 62.722, a fronte di una capienza regolamentare di 51.285 posti, con un tasso di sovraffollamento del 134,29 per cento (4.579 posti sono tra l’altro indisponibili per inagibilità). Le condizioni disumane delle persone che vivono in detenzione sono ormai note a tutti: celle sovraffollate, mancanza di accesso regolare alle cure mediche e psicologiche, assenza di mediatori culturali. Per i detenuti stranieri, le barriere linguistiche e giuridiche aumentano l’isolamento e la vulnerabilità. Nel 2024 sono morte duecento quarantotto persone in carcere, per suicidio, malattia, overdose, incuria o violenza. In molti casi, si tratta di morti annunciate, frutto di una sanità penitenziaria al collasso e di una gestione che disattende le norme costituzionali e internazionali in materia di diritti umani.
di Giulia Casula
fanpage.it, 14 giugno 2025
Ora che il decreto Sicurezza è legge, il governo accelera sulle riforme, in particolare su quella della giustizia, che vorrebbe chiudere in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Tuttavia dubbi e criticità permangono. Ne abbiamo parlato con la giudice e presidente di Unicost Rossella Marro. Ora che il decreto Sicurezza è legge, il governo può tornare sul dossier riforme, o meglio sulle due superstiti, premierato e giustizia, dopo la stangata della Consulta sull’Autonomia differenziata. Il disegno di legge sulla separazione delle carriere dovrebbe arrivare in Aula la prossima settimana, come deciso dalla maggioranza che ha tutta l’impressione di voler procedere spedita.
di don Luigi Ciotti
Il Manifesto, 14 giugno 2025
Una grande mobilitazione toccherà diverse città, e avrà un momento culminante in una fiaccolata a Napoli insieme a centinaia di loro. Esiste un diritto alla verità, ed esiste un diritto alla giustizia. Perché verità e giustizia sono due pilastri sui quali poggia la convivenza umana. Quale società può funzionare senza fiducia fra le persone? La fiducia che nasce dal sapere che esistono delle regole e delle responsabilità reciproche, e se quelle regole vengono violate da parte di alcuni, spezzando il vincolo di corresponsabilità, tutti gli altri saranno pronti a ricucire la ferita, senza abbandonare le vittime al loro destino.
di Francesco Blasi
vocididentro.it, 14 giugno 2025
Un giorno, forse, una verità giudiziaria calerà il sipario sulla vicenda della morte a Pescara di Riccardo Zappone. Ma nessuna sentenza potrà mai sviscerare il contesto culturale in cui i fatti sono avvenuti: la cronaca rimarrà per sempre sospesa in un eterno presente irrisolto e l’inquietudine per la certezza mancata lascerà tutto aperto a beneficio di dibattiti da bar che vedranno scendere in campo i fautori di legge e ordine senza avvertenze e postille contrapposti agli obiettori tout court della violenza, tanto più quando questa emana dallo Stato.
di Eleonora Mattia
huffingtonpost.it, 14 giugno 2025
Nel Lazio ci sono 326 detenuti iscritti a un corso di laurea. Un dato che accende una speranza a beneficio di tutta la società e che abbiamo il dovere di sostenere. Ho sempre pensato che lo stato di salute di una società civile si evince da quanto essa si prenda cura delle sue componenti più vulnerabili, accogliendole e non rimuovendole. In tal senso le carceri sono un ambito d’intervento essenziale, non solo per le emergenze già tristemente note come i suicidi, il sovraffollamento e altre condizioni di disagio, ma ancora per la proposta di percorsi di recupero e reinserimento sociale, che possano dimostrare che lo Stato vuole davvero continuare a investire sul reintegro delle persone detenute.
di Giampiero Rossi
Corriere della Sera, 14 giugno 2025
A un mese dalla vicenda di Emanuele De Maria, il detenuto in semilibertà che ha ucciso la collega Chamila Wijesuriya e ne ha ferito gravemente un altro, spiega perché il “modello Bollate” è ancora valido. “Vanno a lavorare all’esterno persone nelle quali è stata riposta fiducia, non in modo aleatorio ma attraverso un percorso lungo, articolato e partecipato che è ciò che rende questo istituto unico in Italia”. Giorgio Leggieri è dal 2021 direttore del carcere di Bollate, un ambiente dove il visitatore può circolare liberamente tra i reparti con cancelli e celle aperte, faticando a distinguere chi è detenuto da chi non lo è.
di Umberto Zanichelli
informatorevigevanese.it, 14 giugno 2025
Si ipotizza la chiusura della sezione femminile sostituita da una di detenuti al 41-bis. Un futuro tutto da capire. È quello della casa di reclusione di Vigevano, struttura che oggi ospita 360 detenuti contro i 226 posti disponibili a fronte di 200 agenti della polizia penitenziaria in servizio rispetto ai 315 previsti dalla pianta organica. Da qualche tempo si rincorrono voci circa la possibile chiusura della sezione femminile che sarebbe sostituita da una con detenuti al regime del 41-b, vale a dire il regime di detenzione che prevede l’isolamento dei detenuti in celle singole e controllate 24 ore su 24.
Il Sole 24 Ore, 14 giugno 2025
Il Presidente Nesta scrive al Ministro Nordio: “Situazione drammatica, misure alternative ferme, detenuti languono in carcere per mancanza di personale”. “Gravissime carenze d’organico al Tribunale di Sorveglianza di Roma”. La denuncia arriva dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, che fa proprio l’allarme lanciato dal Presidente dell’ufficio, la dottoressa Marina Finiti. In pianta organica infatti mancano ben 22 unità amministrative sulle 77 previste. Scendendo nel dettaglio sono in servizio solo 2 cancellieri su 14 e 3 direttori amministrativi su 6. Una situazione di criticità “insostenibile” che ha spinto il Presidente del COA Paolo Nesta a scrivere al Ministro Nordio per sollecitare interventi urgenti.
- Bologna. La visita di Extrema Ratio alla Dozza con Casini, Giachetti e Mulè: “Agire subito”
- Roma. “Così offriamo una seconda chance a detenuti che vogliono voltare pagina”
- Pescara. D’Alfonso (Pd) sul carcere di San Donato: “Delocalizziamolo”
- Catania. “L’università fa bene al carcere... e viceversa”
- Roma. A Rebibbia vince la speranza: grande successo per la prima olimpiade in carcere









