di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 14 febbraio 2025
Dopo la telefonata Trump-Putin, risposte da Kallas e Crosetto. Ma Bruxelles arranca e rischia di rimanere fuori dai giochi. Una “bella chiacchierata” con Russia e Ucraina. Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definitole due conversazioni avute ieri con il presidente russo Vladimir Putin prima e con quello ucraino Volodymyr Zelensky poi. “Chiacchierate” dalle quali sono emersi sostanzialmente due temi: la contrarietà degli Stati Uniti all’ingresso di Kiev nella Nato e la convinzione da parte dei due attori principali del conflitto di chiudere le ostilità in tempi brevi. Quel che è cambiato, rispetto alla presidenza Biden, è che Washington è oggi disposta non solo a parlare con Mosca ma anche a sedersi a un tavolo, con un faccia a faccia fra Trump e Putin che potrebbe essere organizzato a Riad, in Arabia Saudita.
di Fabio Marco Fabbri
L’Opinione, 14 febbraio 2025
Dal sottosuolo della Cirenaica affiorano realtà ben note circa il destino dei migranti, soprattutto di quelli provenienti dall’Africa sub sahariana. Il 9 febbraio nei pressi di un centro di detenzione non controllato da Bengasi, quindi nemmeno dal famigerato generale tripolino (ex venditore ambulante) Njeem Osama Elmasry, conosciuto come Al-Masri, sono venute alla luce due fosse comuni con una cinquantina di corpi di migranti. La loro identità è chiaramente sconosciuta, ma la zona di provenienza è quella sub sahariana e saheliana. L’area dove sono stati rinvenuti è nella regione di Kufra, un distretto della Cirenaica del sud-est, al confine tra Egitto, Ciad e Sudan. Qui esistono centri di detenzione fuori il controllo del governo di Khalifa Belqasim Haftar, l’uomo forte, così viene riconosciuto, della Cirenaica, e hanno una ubicazione non casuale in quanto sorgono limitrofi a una delle piste che partono dal centro Africa per raggiungere la costa mediterranea.
di Errico Novi
Il Dubbio, 13 febbraio 2025
I meloniani rispolverano il “vecchio” ergastolo ostativo. L’assist arriva dalle intercettazioni, dai colloqui captati dalla Procura di Palermo e che hanno portato all’arresto, nei giorni scorsi, di oltre 180 presunti mafiosi. “Questa Meloni parla come una disonorata”, “ora che hanno arrestato Messina Denaro lo potrebbero levare, il 41 bis”, “ma come si dà il voto a una come questa?”. Difficile che una premier, e un partito di maggioranza, possano chiedere di più, alla cronaca giudiziaria: criminali, o presunti tali, che additano la leader del governo come una nemica, come una “dura” che non ha allentato la presa sulle cosche. Non a caso Meloni, dopo aver letto i brani captati dalla polizia e divulgati dall’agenzia Adnkronos, lunedì ha diffuso un post sui social in cui ha citato le contumelie rivoltele dagli sconsolati “picciotti” e le ha rilanciate come prova della propria fermezza.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 13 febbraio 2025
La commissione parlamentare Antimafia sarebbe dunque al lavoro su una modifica restrittiva in materia di applicazione dell’articolo 41 bis e dell’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario. Come avverrà sul piano normativo, lo vedremo. Ma intanto proprio qualche giorno fa, in merito al cosiddetto “carcere duro”, Mauro Palma, già presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, ci aveva detto come già “molte volte è dovuta intervenire la Corte costituzionale per rimuovere singole imposizioni vessatorie non giustificabili sul piano della finalità per cui tale regime è sorto e entro il cui limite deve attenersi”. In merito al fine pena mai, cioè all’ergastolo ostativo, invece, tutti ricorderanno che la Corte costituzionale più volte fu accusata dai giuristi di comportarsi come Ponzio Pilato. Ripercorriamo brevemente quanto accaduto.
di Filippo Fiorini
La Stampa, 13 febbraio 2025
Lo scorso anno le vittime furono 90. Suona un nuovo Sanremo sull’Italia, ma in carcere passano ancora “La Ballata del Miché”. L’ultimo si è impiccato due settimane fa, a Vigevano, Pavia. Era dentro per rapina a mano armata. Si chiamava Salvatore. Un colpo da 55 euro. L’arma era un coltello, che non ha usato contro nessuno. I soldi li ha pure restituiti. È stato il decimo, quest’anno, in un gennaio e un mezzo febbraio che rilanciano già sul record di 90 suicidi in cella segnato nel 2024. È un sintomo di stress del sistema. Sono quasi tutti criminali, farabutti, antisociali, spacciatori, assassini, stupratori, drogati, praticanti abituali degli altri 734 delitti elencati nel codice. È circa la cittadinanza di Siena, Agrigento, Cuneo. Sono maschi al 95%. Nel gergo dei penitenziari napoletani, la calca in cui vivono si dice stare “int’o’stritt”, ovvero, nello stretto. Nelle 24 lingue ufficiali dell’UE, più una che è la matematica, con cui il Consiglio d’Europa pubblica i suoi report annuali, si scrive 109% accanto alla voce “indice nazionale di sovraffollamento”. Un dato che il nostro garante nazionale dei detenuti alza al 133%. Solo sei nazioni sono peggio di noi. Inoltre, non tutti costoro sono colpevoli.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 13 febbraio 2025
Secondo i numeri dell’amministrazione penitenziaria, nel 2022 sono stati trovati 1.084 cellulari clandestini, diventati 1.595 l’anno dopo, e 2.252 nel 2024. L’ultimissima clamorosa inchiesta di mafia a Palermo certifica quel che si sapeva: nelle carceri entrano ogni anno migliaia di telefonini, più sofisticati di quelli ordinari, miniaturizzati e dotati di software che li rendono inaccessibili a intercettazioni. E l’amministrazione penitenziaria, il Dap, lo sa. È della settimana scorsa una circolare interna che annuncia una stretta a base di perquisizioni e provvedimenti disciplinari a carico dei detenuti che verranno trovati in possesso di cellulari in cella. Obiettivo è rendere la vita difficile ai boss, usando ogni piega del regolamento penitenziario.
di Roberto Galullo
Il Sole 24 Ore, 13 febbraio 2025
I 47 jammer acquistati nel 2018 non sono mai stati utilizzati. Il Ministero vuole introdurre nuovi apparecchi ma la copertura finanziaria è un rebus. Lo Stato vuole schermare i telefoni cellulari utilizzati illegalmente dai boss mafiosi (e non solo da loro) in carcere ma la copertura finanziaria per acquistare le nuove apparecchiature è un rebus. Non solo. Gli inibitori di frequenze - comunemente chiamati jammer - il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) li ha acquistati nel 2018 ma vanno rottamati senza essere mai stati utilizzati un solo giorno. Anche perché con l’introduzione del 5G non sarebbero più al passo con la quinta generazione di telefonia mobile. La storia merita di essere raccontata dall’inizio, perché si sono già persi oltre sei anni durante i quali Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra in primis si sono avvantaggiati per continuare a governare le attività criminali dall’interno delle celle.
di Umberto Rapetto
Il Domani, 13 febbraio 2025
I 181 arresti per la storia incredibile dei cellulari criptati in cella e dei detenuti in videoconferenza hanno un drammatico rovescio della medaglia: la constatazione dell’esistenza di persone in grado di comunicare con l’esterno e gestire il loro business come manager in smart working. La soluzione? La più banale. Se quella di Marinella - come cantava De Andrè - era “una storia vera”, purtroppo lo è anche quella incredibile dei cellulari criptati in carcere e dei detenuti in videoconferenza. I complimenti ai Carabinieri sono un pochino difficili da estendere all’Amministrazione penitenziaria. I 181 arresti a Palermo hanno un drammatico rovescio della medaglia: la constatazione dell’esistenza di cyber-galeotti in grado di comunicare con l’esterno e gestire il loro business come manager in smart working. È difficile da credere, ma in un Paese dove la gente perbene deve faticare per cercare “campo” e poter contare su una connessione stabile anche nei centri abitati, nelle strutture carcerarie “il segnale è a palla” e garantisce una connettività insuperabile.
di Lara Sirignano
Corriere della Sera, 13 febbraio 2025
Sebastiano Ardita è procuratore della Repubblica aggiunto a Catania e componente della Direzione Distrettuale Antimafia: “Le carceri sono sotto il controllo della criminalità mafiosa. La prova è l’impennata di reati, atti di autolesionismo e suicidi. L’ultimo blitz antimafia della Dda di Palermo rivela che boss detenuti potevano contare su sim e cellulari introdotti nelle celle illegalmente”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 febbraio 2025
È la seconda volta, nel giro di pochi mesi, che un magistrato di sorveglianza costringe un carcere italiano a inchinarsi alla Costituzione. Dopo il caso di Terni, grazie all’ordinanza del magistrato Fabio Gianfilippi, tocca ora al carcere di Parma. Con l’ordinanza n. 2025/ 383, depositata il 10 febbraio scorso, il magistrato di Sorveglianza Elena Bianchi di Reggio Emilia, accoglie il reclamo di un detenuto del circuito di Alta sicurezza - condannato in via definitiva per reati di stampo mafioso, quindi ostativo - ordinando alla Direzione del penitenziario di predisporre entro 60 giorni spazi idonei per colloqui intimi con la moglie.
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