di Felice Manti
Il Giornale, 12 febbraio 2025
Allo studio norme per recidere i rapporti tra reclusi e familiari. La criminalità organizzata fa il bello e il cattivo tempo in carcere, anche nei reparti “ad alta sicurezza” che sono assoggettati al suo dominio. È il Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo a sganciare la bomba di buon mattino, parlando “dell’estrema debolezza del circuito penitenziario che dovrebbe contenere la pericolosità dei mafiosi” che non sono al 41 bis. “È un tema delicato che deve aprire una riflessione profonda”, ha aggiunto il magistrato.
di Pino Corrias
Vanity Fair, 12 febbraio 2025
La giustizia rallenta o corre sui binari della politica. Sebbene trasportino il destino di milioni di uomini e donne i processi in Italia viaggiano molto peggio dei treni pendolari: cinque anni la durata media di un processo penale, otto quella di una causa civile. A buttare sassi sui codici ci pensano da una trentina d’anni i macchinisti dei partiti, dopo essersi scottati le dita e l’onore durante il grande ingorgo della corruzione che celebrò il biennio di Mani pulite, 2.500 indagati, 1.408 condanne. Persa l’immunità parlamentare a furor di popolo nell’anno 1993, tutti i governi e tutti i partiti hanno messo in cantiere riforme più o meno radicali, fasulle o estemporanee degli ingranaggi della giustizia, con la curiosa determinazione di finanziarle al minimo, sempre additando i magistrati al pubblico disdoro come membri di una casta di privilegiati che esercita un potere smisurato sulle libere funzioni e prerogative della politica.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 12 febbraio 2025
“L’esordio del nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati non è stato certamente dei migliori. Nel momento in cui la premessa del dialogo è ‘revochiamo lo sciopero se ritirate la riforma’ si è di fronte a un aut aut che vìola quanto previsto dall’articolo 101 della Costituzione, secondo cui il Parlamento scrive le leggi e i giudici le applicano”. Lo dice al Foglio il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto. “A questo si aggiunge quanto riferito ieri dal Foglio, secondo cui la richiesta di dialogo del presidente Parodi sarebbe solamente un escamotage per garantire un migliore risultato per lo sciopero del 27 febbraio. Se questo fosse vero, come risulterebbe anche dalla registrazione di Radio Radicale, sarebbe un dialogo di gusto assai discutibile”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 12 febbraio 2025
La maggioranza tira dritto e non fa alcuno sconto in merito alla riforma delle intercettazioni. Se da un lato dunque si sta aprendo un possibile dialogo con l’Anm sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere, contemporaneamente i partiti di governo non arretrano sulla modifica delle intercettazioni, rispetto alla quale il “sindacato” delle toghe, con l’ex presidente Giuseppe Santalucia e il pubblico ministero Enrico Infante, si era espressa in maniera molto critica, sostenendo che molte indagini sarebbero state buttate al macero, lasciando i colpevoli in libertà. Infatti secondo le toghe ci sono tantissimi reati per cui gli elementi di prova sono emersi ben dopo i 45 giorni, e sono emersi soltanto grazie alle intercettazioni.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 12 febbraio 2025
Da 23 anni tutti i ministri della Giustizia sono inadempienti rispetto all’adottare il decreto dirigenziale per l’adeguamento periodico degli onorari di “periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori”. Tutti a concionare di diritto di difesa, equo processo e garanzie fondamentali, di solito però quando servono a giustificare qualche nuova proposta di legge che favorisca determinate categorie di indagati nella politica, alta burocrazia e grande imprenditoria. In compenso da 23 anni tutti i ministri della Giustizia sono inadempienti rispetto all’adottare il decreto dirigenziale (pur previsto da una legge del 2002 di concerto con il ministero dell’Economia) per l’adeguamento periodico degli onorari di “periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori” nell’attività giudiziaria, risalenti in origine al 1980.
di Errico Novi
Il Dubbio, 12 febbraio 2025
L’ex capo della Dna: l’Esecutivo convinca in giudici europei a non tutelare chi s’è visto portare via i beni prima del processo. C’è poco da fare. La magistratura antimafia non si rassegna all’idea di dover ottenere prima una condanna, per poter vedere poi inflitta una pena. È un rifiuto ideologico comune a gran parte dei pubblici ministeri italiani che ricorrono alle misure di prevenzione previste dal Codice (“al secolo” il decreto legislativo 159 del 2011). Pm i quali pensano che la loro missione valga bene anche un’ingiustizia, inclusa la pena, per esempio la confisca di ogni bene, inflitta a un innocente. Non si rende conto, la magistratura antimafia, di porsi sullo stesso piano dell’agente dei Servizi che in un sottovalutato film italiano del 2007, “Notturno bus”, dopo aver fatto fuori l’ennesimo malcapitato che non c’entrava nulla, dice al collega: “Che dici, questo ce lo passano come vittima necessaria?”.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 12 febbraio 2025
Il Tribunale dei ministri avvia l’indagine per omissione d’atti d’ufficio. E acquisisce gli atti. L’opposizione: sfiducia. Il Tribunale dei ministri ha mosso i primi passi nell’indagine sulla scarcerazione del generale libico Najeem Osama Almasri, partendo dal ministero della Giustizia. Alla Direzione che si occupa degli affari internazionali le tre giudici che compongono il collegio hanno inviato un ordine di esibizione di atti chiedendo copia di tutto il carteggio relativo al detenuto arrestato dalla polizia - su mandato della Corte penale internazionale - all’alba di domenica 19 gennaio e liberato dalla Corte d’Appello di Roma la sera di martedì 21 gennaio. Con il silenzio-assenso del Guardasigilli Carlo Nordio, che nonostante le interlocuzioni interne al suo dicastero e le sollecitazioni della Procura generale ha ritenuto di non fare nulla per trattenere il detenuto ricercato dalla Cpi che lo accusa di crimini di guerra e contro l’umanità.
di Rocco Vazzana
Il Manifesto, 12 febbraio 2025
Il testo promosso da Pd, M5S, Avs e +Europa. Si sfila solo Calenda: “Iniziativa inutile”. Meloni chiede di abbassare i toni e Via Arenula conferma l’invio di una lettera alla Cpi. Tenere alta l’attenzione sul caso Elmasry per impedire al governo di uscire dall’imbarazzo internazionale con la Corte dell’Aja. Sembra questa l’unica ratio dietro l’iniziativa annunciata dalle opposizioni: una mozione di sfiducia nei confronti del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Perché, in assenza di idee migliori, è sempre meglio fare qualcosa, pur se in modo velleitario, piuttosto che stare fermi. La trovata politica, almeno, riesce nell’intento di compattare tutte le opposizioni. Anzi, quasi tutte, perché Carlo Calenda sfila Azione dal campo vasto degli anti ministro: iniziativa “inutile e dannosa”, sentenzia senza appello l’ex titolare dello Sviluppo economico. Così, a chiedere in Parlamento un passo indietro al guardasigilli saranno “solo” Pd, M5S, Avs e +Europa.
di Francesco Barone-Adesi* e Stefano Zirulia**
L’Unità, 12 febbraio 2025
Lo Stato avrà l’obbligo di avviare indagini penali. I danni all’ambiente in grado di provocare conseguenze sanitarie gravi accertabili non potranno essere declassati con contravvenzioni ambientali. La sentenza sulla Terra dei fuochi: un punto di svolta per la giustizia ambientale? Nei giorni scorsi ha suscitato molto clamore la notizia della condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, per non avere protetto il diritto alla vita degli abitanti di novanta Comuni campani che compongono un’area nota come “Terra dei fuochi”. La sentenza riveste una portata storica fondamentale, trattandosi del primo accertamento sistematico, a livello giudiziario, di una pluridecennale situazione di grave compromissione ambientale e sanitaria causata dallo smaltimento illecito di rifiuti tra le province di Napoli e Caserta.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 febbraio 2025
La Procura di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio De Lucia, ha sferrato un duro colpo al cuore di Cosa nostra, ancora una volta intenta a riorganizzarsi attraverso i lucrosi proventi del traffico di droga. Con un’ordinanza di custodia cautelare per 183 affiliati, tra cui alcuni già detenuti, emerge un quadro interessante: da un lato, l’utilizzo di sistemi criptati all’avanguardia; dall’altro, un’organizzazione indebolita rispetto all’epoca d’oro di Totò Riina, tanto da doversi appoggiare alla ‘ ndrangheta per riconquistare il controllo dei floridi traffici di droga. Quella di Palermo è una Procura che, sotto la nuova guida, torna a far parlare di sé per la lotta alla mafia. Un cambio di passo significativo, considerato che in passato l’attenzione sembrava concentrarsi su indagini contro presunte entità o su processi in cui si cercava goffamente di riscrivere la storia con una chiave “trattativista”, al punto da suscitare perplessità persino tra studiosi del calibro di Salvatore Lupo. Non da ultimo, va ricordato che lo stesso ufficio - grazie al lavoro coordinato dal procuratore Paolo Guido, noto per aver rifiutato nel 2012 di firmare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari sul teorema, in seguito risultato fallimentare, della “trattativa Stato- mafia” - ha recentemente catturato il superlatitante Matteo Messina Denaro. Prima dell’odierna maxi- operazione, la Procura aveva già colpito i vecchi boss di Uditore e Passo di Rigano: Franco Bonura (appena uscito dal carcere dopo anni di 41 bis), il noto costruttore mafioso Agostino Sansone, così come Girolamo, Giovanni e Antonino Buscemi. Quest’ultimo, da non confondere con l’omonimo parente deceduto, noto per essere entrato in società con il colosso Ferruzzi- Gardini, garantendo a Totò Riina un potere egemonico per quanto riguarda la spartizione degli appalti pubblici.
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