di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 12 febbraio 2025
Il 23enne guineano si è suicidato nel Centro di Corso Brunelleschi nel 2021. A processo per omicidio colposo la direttrice e il medico che lo visitò. Archiviato invece il procedimento per sequestro di persona a carico del responsabile dell’ufficio immigrazione e di due agenti. Gianluca Vitale, legale della famiglia: “Processo importante ma parziale”. “L’orrore dei Cpr va avanti e anziché chiuderli, come andrebbe fatto, pensiamo a costruirne di più grandi, di esportare questo modello all’estero, come in Albania”. A dirlo è Marco Grimaldi, vicecapogruppo Avs alla Camera, nel corso della conferenza stampa organizzata ieri a Montecitorio insieme a Luca Rondi e Lorenzo Figoni, autori del libro Gorgo Cpr (Altreconomia, 2024), Amadou Thierno Balde e Mariama Sylla, familiari di Moussa Balde e Ousmane Sylla, entrambi si sono tolti la vita all’interno dei Cpr di Torino e Roma. Con loro anche Gianluca Vitale e Gaetano Pasqualino, legali delle famiglie.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 12 febbraio 2025
La Corte penale internazionale chiede agli Stati membri di difendere il suo mandato dalle sanzioni. E Musk attacca i tribunali che bloccano i decreti esecutivi del tycoon. Il nemico esterno e il nemico interno: di fronte a un’opposizione politica silente e smarrita, l’unico antagonista dell’amministrazione Trump sembra essere la giustizia, dalla Corte penale internazionale dell’Aja (Cpi) ai tanti tribunali disseminati sul territorio americano che nelle ultime settimane stanno congelando la valanga di ordini esecutivi emanati dalla Casa Bianca.
di Daniele Archibugi e Tommaso Visone
Il Domani, 12 febbraio 2025
L’Italia aveva fatto da apripista per la Corte, ora fa da apripista contro. Non difendendo la Cpi dall’assalto di Trump, il governo ci isola rispetto al resto dell’Ue e va pure in una direzione antistorica. “La Corte penale internazionale (Cpi) ormai è delegittimata, non se la fila più nessuno”. Così sosteneva Lucio Caracciolo qualche giorno fa nel corso di una puntata di Otto e Mezzo. Ha convinto Giorgia Meloni e i suoi ministri. Ma la cosa deve essere sfuggita a ben 79 Stati membri della Cpi - tra cui quasi tutti i paesi Ue, la Gran Bretagna, la Norvegia, il Canada, il Messico, il Brasile e la Nigeria - che si sono apertamente schierati contro le sanzioni stabilite pochi giorni fa dal presidente degli Stati Uniti nei confronti della stessa Cpi, rea di aver emesso un ordine di cattura nei confronti di Netanyahu, Gallant e di diversi esponenti di Hamas per crimini di guerra e contro l’umanità.
di Luca Kocci
Il Manifesto, 12 febbraio 2025
“Le deportazioni di massa” dei migranti avviate da Donald Trump “ledono la dignità di molti uomini e donne”, i cattolici - ma anche “tutti gli uomini e le donne di buona volontà” - devono opporsi e “non cedere a narrazioni che discriminano e causano inutili sofferenze ai nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati”. È durissimo l’attacco sferrato da papa Francesco alle politiche contro i migranti della nuova amministrazione Usa. Che infatti, tramite Tom Homan, consigliere del presidente per la politica migratoria, reagisce in maniera scomposta: il pontefice deve “pensare alla Chiesa cattolica e lasciare che noi ci occupiamo delle frontiere. Vuole attaccarci perché garantiamo la sicurezza delle nostre frontiere? Ha un muro interno al Vaticano, no? Noi non possiamo avere un muro intorno agli Stati Uniti?”.
di Lorenzo Cremonesi
Corriere della Sera, 12 febbraio 2025
Il Wsj: “Alle guardie russe è arrivato il comando di essere crudeli, con la promessa di piena impunità”. Spente le telecamere, nessuna punizione in caso di violenza eccessiva. Tra le torture più frequenti, oltre ai pestaggi, ci sarebbero privazione di sonno e cibo; concessa la sperimentazione di tecniche nuove, mentre le ferite potevano essere lasciate andare in cancrena. Le torture più frequenti sono contro i militari trovati con i tatuaggi della destra nazionalista ucraina sul corpo e specialmente i volontari reclutati nelle unità della milizia Azov.
Il Dubbio, 12 febbraio 2025
Hamedi e Mohamadi tornano in libertà: nel 2022 fecero luce sulla morte della giovane curda arrestata per aver indossato male il velo. La magistratura iraniana ha annullato le condanne a Nilufar Hamedi ed Elahe Mohamadi, le due giornaliste iraniane condannate dopo aver rivelato il caso di Mahsa Amini, la giovane curda arrestata nel 2022 a Teheran per aver indossato “male” il velo e morta mentre era sotto la custodia della polizia morale. Una vicenda che scatenò le proteste esplose in tutto il Paese con il movimento “Donna, vita, libertà”. Le due giornaliste sono state liberate nell’ambito del provvedimento della Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, che lo scorso 5 febbraio - a pochi giorni dal 46mo anniversario della rivoluzione islamica del 1979 - ha concesso la grazia o commutato la pena ad oltre 3.100 detenuti.
di Sandra Figliuolo
palermotoday.it, 11 febbraio 2025
Cos’è cambiato a due anni dalla diffusione della lista dei detenuti sottoposti allo speciale regime carcerario? C’è qualcuno degli 83 mafiosi del capoluogo che è riuscito a passare a quello ordinario? Dossier analizza i dati e gli ultimi provvedimenti emessi dalla Cassazione, da cui emerge anche come la politica non abbia alcun ruolo nelle decisioni. Due anni fa, per l’esattezza il 16 febbraio del 2023, è stata diffusa la lista di tutti i detenuti al 41-bis in Italia, ovvero 728 persone, di cui 238 siciliani e 83 palermitani, contando tra questi anche Matteo Messina Denaro, che in quel momento era stato arrestato, dopo quasi trent’anni da latitanza, da un mese.
di Enrico Bellavia
L’Espresso, 11 febbraio 2025
Mentre le carceri scoppiano, boss e ras tornano liberi. È l’effetto di norme, stratagemmi e scappatoie. Entrano a frotte, spinti dalla girandola dei venti nuovi reati che la maggioranza si è inventata a colpi di decreti. Intasano prigioni già ben oltre i limiti di un sovraffollamento tollerabile. Con carceri, come Regina Coeli, che segnano più 400 detenuti rispetto alla capienza. Altri, invece, molto più pericolosi, escono alla chetichella. Tornano sul territorio e lo presidiano. Perché “la presenza è potenza”.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 11 febbraio 2025
Il protagonista della lunga battaglia è in prigione a Parma. Pur essendo in regime di Alta sicurezza, usufruirà del diritto sancito dalla Consulta. L’Istituto di pena si era opposto. Ora dovrà garantire la riservatezza dell’incontro. Se c’è qualcosa che non si può reprimere, e vola alto al di fuori delle sbarre, sono i sentimenti e ora anche il sesso, pure per chi ha commesso dei reati e sta scontando la pena. Anzi, poterlo vivere fa parte del cammino del detenuto verso una nuova vita. Facendo valere questo principio, affrontato dalla Corte Costituzionale con la sentenza del 26 gennaio 2024, che riguarda coniugi, conviventi e unioni civili, un 44enne di origine campana chiuso nel carcere di Parma ha ottenuto dal magistrato di sorveglianza competente di Reggio Emilia, Elena Bianchi, di avere un “colloquio visivo intimo” con la moglie.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 11 febbraio 2025
Il neopresidente dell’Anm Parodi ha impugnato il ramoscello d’ulivo ma è stato subito “corretto” dai falchi. Lo spiraglio c’è ed è una novità rispetto alle chiusure blindate delle settimane e dei mesi scorsi. Però è strettissimo e per imboccarlo ci vorrebbe da entrambe le parti, la maggioranza parlamentare da un lato, i magistrati dall’altro, un coraggio del quale si qui non si è vista traccia. Il nuovo presidente dell’Anm Cesare Parodi, Magistratura indipendente, dunque vicino alla destra, ha adoperato subito toni opposti a quelli abituali: la richiesta immediata di incontro col governo, la denuncia del muro contro muro, l’insistenza sul concetto che “le leggi le fa il Parlamento e le decide il governo” sono tutti ramoscelli d’ulivo offerti alla premier che si è affrettata a coglierli.
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