di Francesco Dente
vita.it, 11 febbraio 2025
A dieci anni dalla legge 81/2014 che ha superato gli Ospedali psichiatrici giudiziari - Opg, il Consiglio superiore della magistratura avanza alcune proposte per ridisegnare il sistema delle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza - Rems. Più spazi ma soprattutto più spazio alle riforme. È necessario ampliare il numero e la capienza delle sedi, riscrivere prassi e ridisegnare l’architettura del sistema per far ripartire le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza - Rems, le strutture sanitarie che accolgono gli autori di reati affetti da disturbi mentali. Servono nuove procedure e un diverso ruolo degli attori in campo. A dieci anni dalla legge 81/2014 che ha superato gli ex “manicomi criminali”, il Consiglio superiore della magistratura - Csm pubblica un documento che analizza e avanza proposte sul “problema” delle Rems, frutto del lavoro dalla Commissione mista per lo studio dei problemi della magistratura di sorveglianza e dell’esecuzione penale.
di Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 11 febbraio 2025
Palazzo Chigi pronto a informare il Quirinale del decreto. Il 9 gennaio Giorgia Meloni aveva promesso che “i centri in Albania funzioneranno, funzioneranno, funzioneranno”, dovesse passarci “ogni notte, da qui alla fine del governo italiano”. Ma se la premier ha imposto ai suoi la consegna del silenzio è perché non tutto, nella gestazione del nuovo decreto anticipato dal Corriere, sta andando per il verso sperato. Dopo il vertice di venerdì scorso con la premier, il ministro Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano, ieri è toccato ai tecnici di Palazzo Chigi e del Viminale sedersi di nuovo al tavolo per lavorare al testo del provvedimento che dovrebbe trasformare i due centri albanesi, inizialmente destinati al trasferimento dei migranti “soccorsi” dalle navi italiane, in Cpr per i rimpatri di persone irregolari che hanno già in tasca il provvedimento di espulsione.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 11 febbraio 2025
L’esecutivo studia come superare gli ostacoli sui Centri. Al momento solo ipotesi, come quella di “trasformarli in Cpr”. Un coniglio dal cilindro o la certificazione del fallimento? È su questo margine che si muove il nuovo intervento sui centri in Albania a cui lavora l’esecutivo. L’indiscrezione trapelata sui giornali è confermata da fonti governative: l’idea di trasformarli in Cpr è “una delle ipotesi in campo”. Non semplice, a dirla tutta. Tanto che il vicepremier Antonio Tajani (Fi) a domanda risponde freddo “vedremo”, mentre suoi colleghi di partito invitano ad attendere la sentenza della Corte Ue sui paesi sicuri che arriverà in primavera.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 11 febbraio 2025
Il Governo vuole trasformare i Centri in Albania in Cpr: Centri per il rimpatrio ove i migranti privi dei requisiti per ottenere l’asilo sono tenuti in uno stato di detenzione amministrativa, in attesa dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione. Ma l’espediente presenta problemi in punto di diritto. “I centri in Albania funzioneranno”, aveva scandito Giorgia Meloni ad Atreju, nel dicembre scorso. Per cui, dopo la terza bocciatura da parte dei giudici di Roma, il governo ora vuole trasformare il progetto originario. Era previsto che i centri fossero utilizzati per le procedure accelerate di frontiera, vale a dire per accertare, entro il termine massimo di quattro settimane, se i migranti trovati in acque internazionali da navi militari avessero diritto alla protezione internazionale. L’idea ora è quella di adibire tali strutture a Cpr. Si tratta di centri per il rimpatrio, ove i migranti privi dei requisiti per ottenere l’asilo sono tenuti in uno stato di detenzione amministrativa, in attesa dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione.
di Gaetano Pecorella
Il Dubbio, 11 febbraio 2025
Perché non ha trasmesso il mandato di arresto? Il potere di sindacare se il provvedimento sia o meno nullo spetta alla Corte di Appello di Roma. Il ministro della Giustizia Nordio ha sostanzialmente accusato la Corte penale internazionale di essere una “pasticciona”, di contraddirsi e di emettere mandati di cattura nulli: una valutazione molto severa che toglie a uno dei Tribunali su cui si regge l’ordine internazionale ogni credibilità, Ma il Ministro non è solo. Il presidente Trump con un ordine esecutivo ha imposto sanzioni contro il Tribunale penale internazionale, il principale Tribunale per i crimini di guerra e contro l’umanità. Il ministro degli Esteri, Antonio Taiani, ha espresso molte riserve sul comportamento della Corte, così dicendo: “Forse bisognerebbe aprire una inchiesta sulla Corte penale”. Si ha l’impressione che ai potenti della terra dia molto fastidio l’esistenza di un Tribunale che sta sopra di loro e potrebbe un giorno giudicarli e persino arrestarli per violazione dei diritti dell’umanità. Ma proprio per la delicatezza della situazione demandata al giudizio della Corte si deve valutare serenamente da che parte sta la ragione e da che parte il torto.
di Luigi Ferrajoli
Il Manifesto, 11 febbraio 2025
Nella esibizione della disumanità il nostro Governo sta copiando fedelmente il modello trumpiano: dalle deportazioni in Albania agli attacchi alla Cpi. La sola possibilità di salvare le nostre democrazie e con esse la pace è portare il paradigma costituzionale all’altezza degli attuali poteri globali. Un fatto è certo, al di là delle sconclusionate dichiarazioni in parlamento dei ministri Nordio e Piantedosi sul caso Elmasry e degli insensati attacchi al procuratore di Roma Lo Voi. Il nostro governo, con un aereo di stato, ha fatto fuggire questo criminale anziché eseguire l’ordine di arrestarlo emesso dalla Corte penale internazionale per 34 omicidi e 22 stupri, di cui uno su un bambino di cinque anni.
di Nadia Urbinati*
Il Domani, 11 febbraio 2025
Se le democrazie si salveranno, saranno i poteri di controllo a farlo. E costituzioni che sapranno resistere all’assalto quotidiano da parte dei poteri esecutivi. Costituzioni forti che celebrano la sovranità popolare attraverso la legge che la regola e l’articola. Potranno le democrazie essere salvate? E chi le salverà? Sono domande pertinenti e non sentimentali visto il flagello che sconvolge il paese-guida della democrazia, prontamente preso a modello dagli alleati più fedeli. Tra gli anarco-capitalisti raccolti attorno a Elon Musk molti pensano che la democrazia non sia compatibile con la libertà economica e che lo stato collettore di tasse vada abbattuto insieme al sistema di giustizia (Bruce Benson propone di “rebooting medievalism as a model of criminal justice”).
di Barbara Carnevali
La Stampa, 11 febbraio 2025
Uno dei punti forti della nuova destra globale è il suo uso del mito. La capacità di creare miti e interpretare la realtà in chiave mitica accomuna tutti i suoi leader, bravissimi nel mobilitare le masse attraverso una manipolazione tanto spregiudicata quanto efficace dell’immaginario: dal “destino manifesto” evocato da Trump per giustificare l’espansionismo americano, e quindi il diritto a prendersi Panama e la Groenlandia, al supereroismo prediletto dalla retorica di Milei, passando per la conquista dello spazio capitanata da Musk, che non solo prolunga quella del West in dimensione verticale, ma aggiorna la mitologia romantica del cowboy con due ingredienti irresistibili: la magia tecnologica e la promessa di futuro.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 11 febbraio 2025
Il premier britannico (laburista) adotta il modello Trump. Ma il fenomeno va governato, senza farne uno scontro di civiltà. Se uno dei (pochi) governi di sinistra d’Europa imita Trump, e organizza uno show di deportazione di immigrati, mostrati in tv mentre vengono fermati nei blitz, radunati nei centri, messi su un bus e portati in fila indiana alla scaletta dell’aereo sotto scorta della polizia, vuol dire che destra e sinistra non esistono più o che il problema è uguale per tutti? Il premier britannico Starmer, preso alla gola da sondaggi impietosi che segnalano la scalata della destra xenofoba di Farage, sta obbedendo a un vecchio detto inglese: If you can’t beat them, join them, se non puoi batterli unisciti a loro. Non è detto che ci riesca, anzi. Magari gli elettori invece di un’imitazione preferiranno l’originale.
di Irene Famà
La Stampa, 10 febbraio 2025
La maggioranza incalza dopo l’apertura dell’Anm: “Ora revochino lo sciopero”. Dopo mesi di incomunicabilità (e anche scontri), toghe e governo sembravano voler scendere dal ring. E puntare al dialogo. O almeno provarci. Il nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi propone un incontro alla premier. E Giorgia Meloni non solo accetta e si dice pronta al confronto ma, raccontano i bene informati, chiede anche ai suoi di smorzare i torni. Ieri però il percorso si complica di nuovo. Pronti al dialogo, sì. Ma la riforma della giustizia non si tocca: ecco la linea dell’esecutivo. Pronti al dialogo, sì. Ma la riforma non va bene e lo sciopero annunciato per il 27 febbraio resta: ecco la posizione dei magistrati. Un empasse. Per raccontare l’ennesimo atto della battaglia governo-magistrati bisogna seguire l’ordine cronologico.
- Lo sciopero (e le coccarde tricolori). Resta alta la tensione toghe-governo
- Parodi: “Rapporti radicalizzati tra poteri. Porto pace, ma non arretriamo”
- Perché la riforma non può diventare l’ennesimo alibi per una giustizia incompiuta
- Flick: “Avvocati, basta guerra coi giudici o il processo e i diritti sono perduti”
- Veneto. Impresa etica, nelle carceri tre detenuti su dieci lavorano











