di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 10 febbraio 2025
Il dato nella relazione del Copasir, che dice altro. Basta guardare i dati dell’OIM per rendersi conto che il dato corrisponde al totale degli stranieri nel Paese e che le nazionalità non sono quelle che sbarcano in Italia. Due anni fa si trattava di un rapporto degli apparati di sicurezza inviato al governo. Oggi della relazione del Copasir “sulla situazione geopolitica del continente africano e sui suoi riflessi sulla sicurezza nazionale”. Ma stavolta il documento è pubblico (questo il link) e non dice affatto quanto alcuni organi di stampa stanno attribuendo al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. “In Libia ci sono 700 mila migranti irregolari pronti a partire”, hanno titolato alcune agenzie e ripreso alcuni quotidiani, interpretando un dato, quello della presenza straniera in Libia, che la relazione del Copasir non trasforma in alcun modo nella minaccia spesso paventata. Da ultimo nella vicenda del torturatore libico Almasri, che il governo avrebbe liberato anche per evitare “un’improvvisa ondata di partenze” via mare.
di Giuseppe Guastella
Corriere della Sera, 10 febbraio 2025
L’ex magistrato, ora in pensione, già giudice e vicepresidente della Corte penale internazionale dell’Aia, accusa ex colleghi e politici di aver causato “un danno incalcolabile alla giustizia nazionale e internazionale, al governo e alla credibilità dell’Italia”. Ha un’idea precisa di cosa sia accaduto nell’arresto e nel rilascio del libico Almasri e, da par suo, Cuno Tarfusser non fa sconti né agli ex colleghi magistrati (ora è in pensione) né ai politici, accusando tutti di aver affrontato il caso con “fretta, incompetenza, opacità e disinformazione che hanno causato un danno incalcolabile alla giustizia nazionale e internazionale, al governo e alla credibilità dell’Italia”.
di Domenico Quirico
La Stampa, 10 febbraio 2025
Un conflitto serve prima a distruggere e poi a ricostruire: un investimento che rende due volte a chi lo sfrutta. Ma c’è chi perde tutto, anche la vita. Ora i contendenti accettano di discutere e dalla pace è scomparsa la parola pace. Perché si fanno le guerre? Per distruggere. E perché, qualche volta, si fanno finire? Per ricostruire. Così quelli che le amministrano e le sfruttano, generali finanzieri affaristi e mercanti riuniti in allegre conventicole che assomigliano un po’ troppo a banali società per azioni, realizzano la perfezione dell’investimento, cioè guadagnare due volte. fornendo a caro prezzo prima i mezzi per la distruzione bombe carri armati aerei droni; e poi facendosi assegnare gli altrettanto lucrosi appalti per rimettere insieme i cocci. Fregiandosi anche del titolo di benefattori.
di Angelo Panebianco
Corriere della Sera, 10 febbraio 2025
Nel mondo che si sta formando sotto i nostri occhi, andranno drasticamente a restringersi il ruolo e lo spazio del diritto internazionale così come è stato concepito (e reinterpretato), sotto la spinta occidentale, dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Il disorientamento dell’opinione pubblica è comprensibile. Ma quando un ordine internazionale, solido e stabile per decenni, entra in una fase accelerata di declino, un declino che annuncia grandi cambiamenti, è inevitabile che volino gli stracci. E che vadano in pezzi le convenzioni, generate da quell’ordine, che fino a poco tempo prima si davano per irreversibilmente acquisite. Era forse inevitabile che Donald Trump, deciso a rompere con molte convenzioni, colpisse il Tribunale dell’Aja dopo la assai controversa decisione di quest’ultimo di incriminare il primo ministro israeliano Netanyahu. Ricordiamo che il Tribunale dell’Aja è una istituzione che non è mai stata sostenuta dagli Stati Uniti (democratiche o repubblicane che fossero le sue Amministrazioni).
di Francesco Cundari
linkiesta.it, 10 febbraio 2025
Il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha dichiarato ieri in un post sui social media che “ai giudici non è consentito controllare il potere legittimo dell’esecutivo”. Una dichiarazione di cui non è difficile ricostruire il contesto, dopo che la magistratura ha bloccato l’esecuzione di alcuni dei più controversi ordini esecutivi emessi a raffica da Donald Trump nei suoi primi incredibili venti giorni da presidente degli Stati Uniti: dalla cancellazione dello ius soli al licenziamento di migliaia di dipendenti dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid), dall’accesso ai dati sensibili del Dipartimento del Tesoro da parte dei collaboratori di Elon Musk al trasferimento di detenuti transgender nelle carceri maschili.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 9 febbraio 2025
Può il capo della Procura più importante d’Italia continuare a svolgere le sue mansioni mentre è in conflitto con il premier, due ministri, tra cui quello di Giustizia, e il sottosegretario alla presidenza responsabile dei servizi segreti? E può farlo mentre al Csm s’è messa in moto la procedura, ad opera dei consiglieri di centrodestra, per impartirgli un provvedimento disciplinare e un trasferimento? Sul piano formale, la risposta non può che essere di sì. Nel bene e nel male in Italia vige ancora la separazione dei poteri tra governo e magistratura.
di Fulvio Fiano
Corriere della Sera, 9 febbraio 2025
I consiglieri laici: va trasferito. Dopo lo scontro, Parodi presidente Anm e prove di distensione. Dalla premier al sottosegretario Mantovano, fino al Dis e ora ai consiglieri laici di centrodestra nel Csm. La pressione sul procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, non si allenta da parte della maggioranza politica e non solo. “È evidente che quanto accaduto abbia seriamente compromesso i rapporti istituzionali tra la Procura di Roma e le Agenzie dell’intelligence.
di Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 9 febbraio 2025
In arrivo un nuovo testo. Meloni conferma di non piegarsi agli ostacoli. Se stiamo assistendo a un pericoloso scontro istituzionale tra poteri dello Stato, a Palazzo Chigi sono convinti di non averlo innescato, bensì subìto. Tanto che ieri sera, accogliendo con evidente sollievo la nomina del “dialogante” Cesare Parodi al vertice dell’Associazione nazionale magistrati, Giorgia Meloni ha teso una mano alle toghe. Ora che Giuseppe Santalucia non è più alla guida dell’Anm, la premier non vede l’ora di “riprendere un sano confronto” e di allontanare da Palazzo Chigi ogni responsabilità per un braccio di ferro che rischia, come ha ammonito Alfredo Mantovano, di “toccare il nostro sistema democratico”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 9 febbraio 2025
Procuratore aggiunto a Torino, 62 anni, esponente di Magistratura indipendente. Segretario Rocco Maruotti di Area dg, Marcello De Chiara di Unicost vicepresidente. Cesare Parodi è il nuovo presidente dell’Anm con 32 preferenze su 36 (componenti del Cdc). Procuratore aggiunto a Torino, è stato eletto con Magistratura Indipendente. Segretario Rocco Maruotti (33 preferenze), pubblico ministero a Rieti eletto in quota Areadg. Vicepresidente è Marcello De Chiara (34 preferenze) della corrente di Unicost, giudice alla Corte di Appello di Napoli. Stefano Celli (32 preferenze) di Md sarà invece il nuovo vice segretario generale. Monica Mastrandrea, direttore della rivista “Magistratura” (33 preferenze), Giuseppe Tango, coordinatore dell’ufficio sindacale (34 preferenze). Gli altri membri della Giunta: Paola Cervo (33 preferenze), Chiara Salvatori (33), Sergio Rossetti (33), Dora Bonifacio (28).
di Marco Cremonesi
Corriere della Sera, 9 febbraio 2025
Il vicepresidente del Csm: la magistratura accolga l’invito al dialogo di Mantovano. “Vivo nella sincera preoccupazione che queste tensioni facciano del male alle nostre istituzioni”. Fabio Pinelli, avvocato penalista e professore a Ca’ Foscari, da due anni è il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. E dalla richiesta di tutela riguardo alle dichiarazioni del ministro Nordio in Parlamento alla richiesta dei laici del Csm di intervenire nei confronti del procuratore di Roma Francesco Lo Voi, il momento è complicato come forse mai in passato.
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