di Andrea Malaguti
La Stampa, 9 febbraio 2025
I fili storici si spezzano uno dopo l’altro. E la nostra memoria con loro. L’assedio alla Corte penale internazionale dell’Aja, nata dalla conferenza di Roma del 1998 per occuparsi di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, è preoccupante. Stati Uniti e Israele l’attaccano. L’Europa la difende e la scuda. L’Italia, rompendo nuovamente il fronte delle alleanze continentali, dopo l’imbarazzante caso Almasri, ignora la scelta di Bruxelles e si schiera con Donald Trump e Benjamin Netanyahu, due uomini per cui, parafrasando Alan Minc su Macron, ogni evento deve collocarsi nel romanzo che essi stessi scrivono delle loro vite. Ego di dimensioni mongolfieriche, ormai padroni del nostro destino. Perché gli crediamo mentre piegano alla loro volontà i valori in cui noi occidentali supponevamo di ritrovarci? Perché hanno consenso? Perché, in definitiva, il vento tanto violento quanto impalpabile delle loro parole ha acquistato un peso definitivo e trascina con sé anche il governo italiano?
di Maurizio Ferrera
Corriere della Sera, 9 febbraio 2025
Le mosse di Trump e i pericoli per la democrazia americana. L’impressione sempre più diffusa è che il presidente americano stia cercando di estendere i confini dell’autorità esecutiva a scapito del sistema giudiziario e di quello legislativo. Nel suo discorso d’insediamento, Donald Trump aveva annunciato che i suoi primi cento giorni avrebbero provocato shock and awe, scossoni e panico. In effetti, la metafora militare (coniata ai tempi della guerra in Iraq) sembra aver ispirato la sfilza di provvedimenti varati fino ad oggi su materie molto delicate. Ogni presidente eletto ha il diritto di realizzare il proprio programma. Ma nelle democrazie liberali il decisionismo ha dei limiti. E a molti sembra che Trump li stia oltrepassando.
di Riccardo Romani
L’Espresso, 9 febbraio 2025
Autrici cancellate, da Anna Frank a Margaret Atwood. E temi al bando, dall’aborto all’omosessualità, dalla lotta alle discriminazioni alle battaglie antirazzismo. Nell’America di Trump è già cresciuto il numero di libri rimossi dalle biblioteche. Ed è battaglia. Con la messa al bando de “Il diario di Anna Frank”, nel nord del Kentucky sono anche riaffiorati i primi volantini a firma Ku Klux Klan. Sì, quel Ku Klux Klan, cavalieri vestiti di bianco, torce in mano e americani con la pelle nera cui dare la caccia. Certo, va spiegato, la versione odierna del KKK non promuove il linciaggio di nessuno, ma in molti Stati del sud ha diritto di esistere come “organizzazione culturale”. Protetta dalla sacralità del Primo emendamento organizza eventi, sostiene politici locali e porta avanti le proprie battaglie. Nello Stato del Kentucky, come dice il volantino, si organizza un grande raduno di affiliati o aspiranti tali per il 25 febbraio. L’evento si chiama Tri-State-Konklave, raduna simpatizzanti anche dall’Indiana e quando telefoni al numero della sede del KKK di Maysville per avere informazioni sulla kermesse, ti risponde una voce registrata di uomo. Ti dice quanto sia fondamentale la tua partecipazione per unirti alla grande battaglia per la supremazia americana che consiste nel debellare il male supremo dell’immigrazione clandestina, dell’omosessualità e di tutte le peggio debolezze umane, lotta che consentirà di costruire un mondo finalmente liberato dagli ebrei. Tutto perfettamente legale. È la libertà di espressione, baby.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 febbraio 2025
In un provvedimento destinato a fare scuola, il magistrato di sorveglianza di Spoleto, Fabio Gianfilippi, ha accolto il reclamo di un detenuto della Casa circondariale di Terni, recluso nel circuito di Alta Sicurezza (AS), ordinando all’amministrazione penitenziaria di consentirgli colloqui intimi con la compagna convivente, senza controllo a vista del personale di polizia penitenziaria. La decisione, contenuta nell’ordinanza n. 402025/ 149, applica in modo stringente la sentenza della Corte Costituzionale n. 10/ 2024, che ha riconosciuto il diritto all’affettività dei detenuti come espressione della dignità umana.
adnkronos.com, 8 febbraio 2025
È pronto un piano che consentirà di istituire ottomila posti nuovi in carcere. A parlarne è il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenendo in video-collegamento all’inaugurazione dell’anno giudiziario dei penalisti italiani 2025 a Milano. “I suicidi in carcere sono un fardello di dolore al quale cerchiamo di rimediare ogni giorno. Abbiamo un piano carceri elaborato con la presidenza del Consiglio che consentirà di colmare questo gap. Entro due anni abbiamo già previsto, con il commissario straordinario, di istituire 8 mila posti nuovi in carcere”, ha detto.
di Giuseppe Vegas
Il Messaggero, 8 febbraio 2025
Tra gli innumerevoli propositi della seconda presidenza Trump non manca quello di rafforzare il sistema delle prigioni private. Non si tratta di una novità, ma di uno strumento consolidato da oltre un quarantennio negli Usa ed applicato, sebbene in pochi casi, anche in Gran Bretagna. La privatizzazione delle prigioni era nata come sistema per contenere i costi della detenzione, ma nel 2021 venne bloccata dal presidente Biden, poiché in molti casi era stata utilizzata solo come strumento per accrescere i profitti dei gestori. Fermo restando che il potere coercitivo spetta esclusivamente allo Stato, le modalità di esecuzione di questo particolare servizio non devono necessariamente essere compito di un soggetto pubblico, ma possono essere affidate a un privato tutte le volte in cui non siano in gioco diritti della persona.
di Giulio Cavalli
La Notizia, 8 febbraio 2025
Si muore di carcere in Italia. Non solo per la pena, ma per l’assenza di prospettive, per la solitudine, per l’abbandono. Cinquantacinque euro. Tanto valeva la rapina per cui Salvatore Rosano, 55 anni, è finito in carcere. I soldi erano stati restituiti, il danno risarcito, ma la giustizia ha continuato a presentargli il conto. Lo hanno trovato impiccato nella sua cella a Vigevano. Aveva chiesto una misura alternativa, ma gli è stata negata. Il suo è stato il nono suicidio in carcere del 2025. Ora sono già dieci. Gli ultimi tre decessi sono avvenuti lunedì e martedì scorsi a Livorno, Napoli Poggioreale e Modena, ma le cause devono ancora essere accertate. Nel 2024 erano stati 90, il dato più alto nella storia recente del sistema penitenziario. Le carceri scoppiano: 61.852 detenuti stipati in spazi per 10mila in meno, un sovraffollamento al 132%.
di Tullio Padovani
L’Unità, 8 febbraio 2025
Se è pacifico che le funzioni di giudice e di pubblico ministero sono eterogenee, ed anzi, potenzialmente conflittuali, a quale titolo si giustifica l’omogeneità della carriera nel contesto di un unico “ordine”? Il problema non consiste nel decidere se è necessario separare le loro carriere, quanto piuttosto nell’interrogarsi come mai siano unite. Perché - si dice - essi devono condividere un’uguale “cultura della giurisdizione”. Rompendo il legame dell’appartenenza ad un unico “ordine”, il pubblico ministero uscirebbe dal seminato del diritto e si trasformerebbe in una sorta di pianta selvatica. Ma se per “giurisdizione” si intende lo ius dicere, e cioè la risoluzione di un conflitto in base alla legge, si tratta di ciò che qualifica specificamente il giudice.
di Emiliano Silvestri
L’Unità, 8 febbraio 2025
Il 16 gennaio scorso la Camera dei Deputati ha finalmente - la prima discussione in Assemblea risale al 9 dicembre 2024 - approvato in prima lettura il disegno di legge costituzionale contenente, tra l’altro, la separazione delle carriere tra magistrati della pubblica accusa e colleghi della magistratura giudicante. Oltre alle forze di governo (il DDL porta la firma del Presidente Meloni e del Ministro Nordio) il provvedimento ha raccolto il consenso dei deputati di Azione e +Europa e l’astensione di quelli di Italia Viva: opposizione divisa e risultato di 174 voti a favore, 92 contrari e 5 astenuti. Molti sono i critici di questa riforma, a partire dagli esponenti di Magistratura Democratica che hanno proposto di abbandonare, presa la parola il ministro o uno dei suoi delegati, le aule delle celebrazioni per l’inaugurazione dell’anno giudiziario; per arrivare all’Associazione Nazionale Magistrati che, condivisa quella proposta, ha deciso anche una giornata di sciopero della categoria per il prossimo 27 febbraio.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 8 febbraio 2025
A Milano l’inaugurazione dell’anno giudiziario dell’Ucpi. Ma le toghe disertano l’evento. La separazione delle carriere fra pm e giudici è un tema che tocca “l’intera avvocatura e non solo le Camere penali”. Lo ha ricordato il presidente del Consiglio nazionale forense, l’avvocato Francesco Greco, intervenendo a Milano all’inaugurazione dell’anno giudiziario dei penalisti. La realtà italiana è un unicum nei Paesi occidentali, ha ricordato Greco, sottolineando come la separazione delle carriere sia quindi una riforma non più differibile. L’appuntamento di quest’anno, dedicato proprio alla figura e al ruolo del pm, è stato segnato nella giornata di apertura per la defezione dei magistrati del capoluogo lombardo.
- Nordio: “La riforma della giustizia? L’ho scritta con Macaluso”
- Un conflitto mai visto nel cuore del Paese
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