di Frank Cimini
L’Unità, 7 febbraio 2025
Il tipografo della colonna romana denunciò di essere stato seviziato. Stessa sorte toccò ai sequestratori di Dozier. E poi c’è il carcere duro. L’Italia come del resto altre democrazie ha un rapporto non molto chiaro (eufemismo) con la tortura. Infatti non esiste una legge che sanzioni la tortura come reato tipico del pubblico ufficiale soprattutto per l’opposizione storica dei sindacati di polizia che vorrebbero abrogare o comunque ridimensionare quel minimo di normativa attualmente in vigore. Su questo urge una riflessione da contestualizzare proprio nel momento in cui il torturatore libico ricercato dal Tribunale penale internazionale è stato liberato e riaccompagnato a casa. L’utilizzo della tortura caratterizzò gli anni in cui c’era da reprimere la sovversione interna. Al di là delle “belle parole” nel 1982 del presidente della Repubblica Sandro Pertini: “In Italia abbiamo sconfitto il terrorismo nelle aule di giustizia e non negli stadi”.
di Massimo Donini
L’Unità, 7 febbraio 2025
Azione, intenzione e animo sono tre realtà ben differenti. I tribunali, dovrebbero occuparsi di accertare i fatti, le azioni. Sulle intenzioni già aleggia il rischio di un arbitrio investigativo e probatorio. Una delle più famose esortazioni di Gesù riguarda l’ammonimento a non giudicare (Matteo, 7, 2; Luca, 6, 37). In realtà, i Vangeli ci hanno trasmesso una versione esplicativa che conserva un vago sapore retributivo: non giudicate per non essere giudicati. Perché saremo giudicati con la stessa severità con la quale abbiamo giudicato gli altri (v. anche Marco, 4, 25). Eppure, in questa problematica tradizione testuale, che mira soprattutto alla moderazione, se non al perdono, e a disvelare l’ipocrisia di chi giudica senza conoscere le persone che sta valutando e senza autocritica, sembra che il metro del giudizio lo scegliamo noi, e dunque la corrispettività (e la c.d. proporzione) del premio o del castigo sia affidata a imperscrutabili e arbitrarie opzioni soggettive della stessa persona incolpata. Non pare, allora, che la lettura tramandata sia davvero convincente, anche se una certa relatività di giudizio, in campo morale e religioso, dipende sicuramente dalla persona, dal suo cuore, e non dalle sole azioni.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 7 febbraio 2025
La magistratura raccoglie la sfida lanciata dal guardasigilli in Aula: “Siamo pronti a mobilitarci contro le riforme”. Ma in Anm è battaglia. “L’altro giorno un magistrato ha ringraziato ironicamente il Ministro perché finalmente aveva compattato la magistratura. Sono io che ringrazio questa parte della magistratura, perché ha compattato la nostra maggioranza come mai si era visto: se agli inizi vi erano delle esitazioni, oggi non vi sono più. Andremo avanti, andremo avanti fino in fondo, senza esitazione e fino alla riforma finale”: così ieri alla Camera il ministro Nordio ha concluso la sua informativa sul caso Almasri facendo capire alla magistratura che nulla fermerà la maggioranza e il Governo nel finalizzare la riforma sulla separazione delle carriere.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 7 febbraio 2025
L’atto “dovuto” dell’iscrizione nel registro degli indagati, feticcio di tanto giornalismo giudiziario e dogma incrollabile di molta parte della magistratura, per lui invece “non è mai automatico”, c’è sempre un aspetto di valutazione. Però il caso della comunicazione del procuratore Lo Voi ai membri del governo sulla base di un esposto “è esattamente il caso particolare in cui l’atto è davvero e inevitabilmente dovuto”. La separazione delle carriere è un danno per il sistema giudiziario, ma l’equilibrio reale tra accusa e difesa va garantito dal corretto funzionamento del processo. Sulle inchieste della procura di Milano per le ipotesi di reato in materia di edilizia premette subito di non voler commentare, essendo ex procuratore, come i cardinali emeriti. Ma indica l’elogio, inserito nel suo ultimo libro, della sostituta procuratrice di Prato, Laura Canovai, “secondo cui i magistrati non devono indagare i fenomeni”. Per la precisione: “Indagheremo solo i fatti concreti”, disse dopo l’alluvione del 2023, “non posso indagare il ciclone e non è detto che per forza ci sia una causa riferibile all’uomo”. Conversare con Edmondo Bruti Liberati, ex procuratore di Milano, saggista e giurista acuminato, è una sfida interessante.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 7 febbraio 2025
Parla D’Avino, procuratore di Parma: “La riforma Nordio non riduce l’autonomia e l’indipendenza del pubblico ministero. L’Anm sembra subordinata alle visioni più estreme e politicizzate della magistratura”. “La riforma della separazione delle carriere non mi fa paura, perché non vedo in nessuna parte del disegno di legge uno stravolgimento della giustizia, oppure gravi ripercussioni per la tutela dei diritti dei cittadini, né tantomeno il rischio - che viene da paventato da qualcuno - di riduzione dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura”. Lo afferma, intervistato dal Foglio, il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 7 febbraio 2025
Oggi in commissione Giustizia alla Camera si sarebbe dovuto accelerare l’iter della proposta di legge sull’istituzione della giornata per le vittime degli errori giudiziari, cominciando ad esaminare gli emendamenti. Ma è stato tutto rimandato a data da destinarsi. Probabilmente la commissione tornerà a riunirsi tra quindici giorni, come ha comunicato il presidente Ciro Maschio.
di Salvatore Merlo
Il Foglio, 7 febbraio 2025
Meloni vuole “bonificare” le agenzie di sicurezza. Ecco un elenco di fatti strani e di pasticci: da Almasri ad Abedini, dai cronisti spiati fino all’auto di Giambruno. Un sistema di schegge impazzite, tra Mr Bean e John Le Carré. Ora altissime fonti di governo ci dicono che Giorgia Meloni voglia “bonificare” (questa l’espressione usata) gli apparati di sicurezza. Di sicuro qualcosa non va. Poiché da sempre il complotto è il più banale rifugio del cretino, nonché il più cretino dei rifugi, e poiché l’Italia è un paese dove il Cretino Collettivo evoca complotti dalla mattina alla sera, bisognerebbe evitare di cercare una unità nella complessità. Tuttavia nell’ultimo anno e mezzo, con una preoccupante accelerazione negli ultimi mesi, tra i servizi segreti e gli apparati di sicurezza in generale, si è verificata una serie di fatti - sospesi tra il pasticcio e il mistero, tra Mr. Bean e John Le Carré - che merita di essere messa in fila. A segnalare che più di qualcosa, anche se che cosa non è ben chiaro, non funziona. L’altro giorno Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, in una relazione al Copasir, l’organismo parlamentare di controllo dei servizi segreti, ha pronunciato una frase che suonava all’incirca così: “Se i servizi segreti sono ogni giorno sulle prime pagine dei giornali, qualcosa non va”. Ecco. Appunto. Ma cosa sta succedendo? Ecco un elenco di fatti apparentemente scollegati, chissà, ma che rendono l’idea di un certo subbuglio. A cominciare dal fatto, decisamente non secondario, che il 15 gennaio, Elisabetta Belloni, il direttore del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Repubblica, ovvero l’organismo che dirige e coordina i servizi segreti interni ed esterni, ha lasciato il suo incarico per ragioni ancora non del tutto chiare. Ma andiamo in ordine cronologico.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 febbraio 2025
“Rivelazione shock sulla strage”, così il programma di Rai3 Report aveva lanciato la sua bomba giornalistica ricacciando fuori la pista nera, conferendo credibilità a una delle tante dichiarazioni del neofascista Alberto Volo, morto nel 2020. L’inchiesta dava per certo non solo che Paolo Borsellino, nel giugno 1992, lo avesse ascoltato in gran segreto mentre illustrava la fase esecutiva della strage di Capaci, ma addirittura che il magistrato si fosse confidato con lui. Sì, proprio quell’uomo che - come già riportato da Il Dubbio - era stato definito un “mitomane” dallo stesso Giovanni Falcone.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 7 febbraio 2025
Per la Cassazione l’obbligo di allontanamento si impone anche quando l’avvicinamento tra “carnefice” e vittima si sia determinato per caso fortuito non imputabile in alcun modo al comportamento o alla volontà del primo. Nei casi di violenza domestica o di genere la violazione del divieto di avvicinamento e/o dell’ordine di allontanamento può essere imputata alla persona sottoposta alla misura anche se è la vittima che volontariamente ha reso possibile l’incontro tra i due.
ilpuntonotizie.it, 7 febbraio 2025
Inclusione lavorativa, diritto alla casa e continuità degli interventi. Sono questi i fattori più efficaci degli interventi regionali per la tutela delle persone detenute come evidenziato dalla relazione, illustrata da Claudio Mangiarotti e Onorio Rosati, approvata ieri all’unanimità dal Comitato paritetico di controllo e valutazione (CPCV) sull’attuazione della legge regionale n. 25/2017 in tema di tutela delle persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria. Il documento riporta l’esito dell’esame condotto dal Comitato Paritetico sulla Relazione n. XII/57, la terza trasmessa dalla Giunta al Consiglio regionale dall’approvazione della legge regionale in materia, aggiornando lo stato di attuazione al biennio 2022-2023.
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