di Elisa Sola e Stefano Scarpa
La Stampa, 7 febbraio 2025
Protestavano per chiedere condizioni di detenzione migliori e vennero sgombrati dalla polizia. Dopo sei ore di trattative fallite e sedici dall’inizio dell’occupazione, il comandante urla l’ultimo appello: “Allontanatevi e mettetevi nelle camere. Nessuno si fa male. Assolutamente”. Il dirigente esclama: “Entrare nelle camere! Chi sta fuori si assume la responsabilità di stare fuori. Meglio se entrate”. Sono le nove di mattina del secondo giorno della rivolta. I detenuti della terza sezione del blocco A del carcere delle Vallette sono barricati dal pomeriggio del giorno prima. È una delle proteste più lunghe della storia recente di un istituto affollato da 1.480 detenuti quando potrebbe ospitarne 1.035. Un’occupazione con barricate durata due giorni, dal 10 all’11 febbraio del 2022. Sono dieci gli indagati, dal pm Paolo Toso, che verranno processati in primavera con l’accusa di violenza e resistenza nei confronti di pubblici ufficiali.
di Ilario Balì
lacnews24.it, 7 febbraio 2025
Il progetto di giustizia riparativa avviato dalla Caritas in sinergia con il tribunale di Locri. Il presidente del Tribunale Accurso: “Reintegrare i detenuti è possibile”. Il riscatto sociale e l’inclusione passano per il lavoro. La Caritas Diocesana di Locri-Gerace ha avviato un’iniziativa che coniuga occupazione e solidarietà. Un detenuto condannato a una pena di 15 anni, ha iniziato a lavorare al Porto delle Grazie di Roccella Jonica attraverso un percorso di assunzione del progetto di giustizia riparativa “Pro.Me.: profeti di speranza, mendicanti di riconciliazione” che vedrà il coinvolgimento di diversi detenuti nel processo di reinserimento sociale attraverso opportunità lavorative.
di Federica Valcauda
L’Unità, 7 febbraio 2025
Il 2024 è stato l’anno orribile per le nostre carceri: non solo il record ma anche un livello sovraffollamento carcerario che ha superato le 16.000 unità. Oggi siamo già a 10 suicidi dall’inizio dell’anno, e il governo non accenna a prendere in considerazione gli atti di amnistia e indulto. La retorica a livello pubblico è quella di governo: in questi mesi abbiamo sentito sottosegretari dire che la loro gioia intima è quella di togliere respiro ai detenuti, mentre il Ministro Nordio ha ribadito che investirà sull’edilizia penitenziaria. Nulla si dice rispetto ai percorsi di rieducazione e progetti relativi alla reale applicazione delle misure alternative, necessarie a decongestionare le carceri e a dare un’effettiva possibilità al detenuto. Il sovraffollamento carcerario non diminuirà se si costruiranno nuove carceri, così come non diminuirà il dato sulla recidiva, uno dei peggiori dell’Unione Europea.
di Natascia Festa
Corriere del Mezzogiorno, 7 febbraio 2025
Una prima napoletana con due napoletani di ritorno è un altro regalo di AstraDoc Viaggio nel cinema del reale. Stasera, nella storica sala di via Mezzocannone, la rassegna propone Qui è altrove: Buchi nella realtà, documentario che racconta la sfida vinta dalla Compagnia della Fortezza la quale con il teatro testimonia che un altro carcere è possibile. I due napoletani sono il regista del film Gianfranco Pannone e il fondatore della compagnia Armando Punzo. Prima della proiezione una “intro” con gli artisti e Antonio Borrelli (Arci Movie, curatore della rassegna), Cinzia de Felice, direttrice organizzativa della compagnia, moderati da Francesca Saturnino. Quello di Volterra è un caso di scuola lungo 35 anni. Nell’istituto di detenzione all’interno della Fortezza Medicea, la compagnia teatrale fondata da Punzo, ogni anno allestisce uno spettacolo. E più di recente, con altri istituti di pena, anima il progetto Per Aspera ad Astra, promosso da Acri e sostenuto da dodici Fondazioni di origine bancaria. “Per più di due settimane - racconta Pannone - ho con la macchina da presa le prove di Atlantis cap. 1 - La permanenza, compresa la masterclass con altri registi provenienti da diverse esperienze di teatrocarcere. Ho scelto di non fare interviste, di non narrare esplicitamente nulla e di lasciare sullo sfondo le storie dei detenuti, privilegiando il flusso delle immagini. Man mano che il film va avanti, infatti, il lavoro si fa sempre più corale: allievi, registi, operatori della struttura diventano una vera comunità di persone fuori dai ruoli”. È un’opera (anche) estetica di cinema sul teatro. “Sì, di documentari e film sulla detenzione ce ne sono di ottimi, penso a Cesare deve morire dei Taviani e al lavoro giornalistico di Iannaccone proprio su Volterra. Io ho tentato un’altra strada: un film-flusso in cui, come diceva Rossellini, non dimostro, ma mostro”. Il titolo è già un’operazione teatrale, di spostamento. “All’inizio - continua - era Qui e altrove, con la congiunzione, poi girando ho pensato che il verbo avrebbe reso meglio il senso dell’utopia che stavo filmando e nella quale mi ero immerso. Il teatro è un linguaggio che offre la possibilità di oltrepassare le sbarre, non solo all’interno dei penitenziari, ma anche dentro di noi. Offre l’altrove rispetto all’insostenibilità di certe situazioni. Sappiamo bene, infatseguito ti, che, al netto di Volterra, realtà piccola e gestibile, le carceri italiane, Poggioreale compreso, l’anno scorso hanno registrato almeno 90 suicidi”. Una tragedia. “Il teatro, come dice Punzo, “non salva” ma offre un altrove appunto. È una zona franca, un laboratorio permanente. Finite le prove, c’è chi torna a casa e chi in cella, ma durante lo spettacolo sono tutti attori”.
di Luigi de Magistris*
Il Fatto Quotidiano, 7 febbraio 2025
Un Paese in balia dello Stato. Il governo delle destre aveva puntato, soprattutto in campagna elettorale, tutto su sicurezza ed immigrazione e sta, invece, franando rovinosamente su questi temi complessi anche con una buona dose di condotte farsesche che oscillano tra il tragico ed il comico. Cominciamo con la comicità e l’incompetenza giuridica e l’inadeguatezza istituzionale: il pendolarismo di esseri umani migranti tra l’Italia e l’Albania in aperto contrasto con la dignità umana e sociale che la Costituzione riconosce ad ogni essere umano. Il governo si incaponisce a trasferire immigrati, con una evidente prova di forza muscolare, in violazione del diritto e della giurisprudenza.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 7 febbraio 2025
L’informativa del Governo alle Camere, attraverso gli interventi dei Ministri Nordio e Piantedosi, ha consentito di fare chiarezza almeno su un punto, ma decisivo. La scarcerazione e la successiva espulsione del cittadino libico Almasry sono una precisa scelta politica del Governo adottata per la tutela dell’interesse nazionale. Lo ha detto limpidamente, in un chiaro burocratese, il Ministro Piantedosi citando “esigenze di salvaguardia della sicurezza dello Stato… unitamente alla difesa dell’interesse dello Stato… nell’obbiettivo di evitare, in ogni modo, un danno al Paese e ai suoi cittadini” (Resoconto stenografico Camera 5 febbraio 2025 p.8). Ma alla stessa conclusione si giunge all’esito del contorto, per certi versi surreale, intervento del Ministro della Giustizia. Alle diverse versioni fatte circolare nei giorni scorsi ha aggiunto, sembra, la difficoltà di valutare un testo, il mandato di arresto della Corte Penale internazionale, di ben quaranta pagine scritte in inglese! L’inglese giuridico internazionale ormai lo maneggiano tutti gli operatori del diritto e tra questi certamente i collaboratori del Ministro a via Arenula.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 7 febbraio 2025
Alta tensione tra l’Aja e Roma legata alla vicenda della scarcerazione di Almasri. Durissima l’ex prosecutor del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Dopo l’informativa del governo alle Camere sulla scarcerazione e sull’invio a Tripoli del torturatore libico Almasri, lo scontro tra l’Italia e la Corte penale internazionale non è destinato a placarsi. Ieri si è diffusa la notizia di una denuncia, pervenuta ai giudici dell’Aia da un cittadino sudanese, dalla quale sarebbe scaturita un’indagine sul governo italiano, accusato di “ostacolo all’amministrazione della giustizia”, ai sensi dell’articolo 70 dello Statuto di Roma (Reati contro l’amministrazione della giustizia). Pronta la smentita della Cpi: nessun fascicolo è stato aperto nei confronti dell’Italia.
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 7 febbraio 2025
L’esecutivo è stato esposto inutilmente in una vicenda spinosa e riguardante la sicurezza nazionale. La denuncia arrivata alla Corte penale internazionale sull’operato del governo italiano lascia perplessi. Aggiunge paradosso a paradosso, e amplifica una vicenda che poteva essere chiusa rapidamente e senza l’eco negativa di questi giorni. Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, reagisce sostenendo che forse bisognerebbe “aprire un’inchiesta sulla Corte penale, per avere chiarimenti su come si è comportata”. In effetti regna una certa confusione perché la Cpi non sembra incline ad aprire un’indagine sulla base della denuncia, rivelata da Avvenire.
di Danilo Paolini
Avvenire, 7 febbraio 2025
Esaurito il prevedibile fuoco del dibattito parlamentare scaturito dalle informative dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi sulla vicenda dell’arresto, del rilascio e del rimpatrio del capo della polizia giudiziaria libica Nijeem Osama Almasri, non si può dire purtroppo che sia stato disperso il tanto fumo che l’avvolge. Anzi, le parole dei titolari della Giustizia e dell’Interno, delegati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che non ha voluto riferire in prima persona alle Camere (preferendo dare la sua versione in un video diffuso sui social), sembrano sollevare perfino qualche interrogativo in più rispetto a quelli di partenza. Come in un puzzle a cui manchi qualche tessera o, peggio, le cui tessere non combacino.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 7 febbraio 2025
Tutti i Governi da Gentiloni a Conte fino a Meloni hanno sottoscritto gli stessi patti. Aiuti finanziari e attrezzature ignorando però i diritti. Diceva due giorni fa il ministro Matteo Piantedosi, in Parlamento, riferendosi alla Libia: “Scenari di rilevante valore strategico ma, al contempo, di enormi complessità e delicatezza”. Un eufemismo per dire che la Libia preme assai a questo governo essendo un gigantesco deposito di petrolio, ma è anche il suo tallone d’Achille. Perché si può disquisire a lungo del Piano Mattei (che peraltro è ancora sulla carta e gli investimenti per la Libia sono assai scarsi), ma la sostanza è che gli sbarchi proseguono e per frenarli Giorgia Meloni si muove nel solco dei suoi predecessori. Né una virgola in più, né una in meno rispetto a quel che è scritto nel famoso Memorandum del 2017, che lei ha ereditato e coltiva con dedizione.
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