di Ettore Sequi
La Stampa, 15 febbraio 2025
I nuovi dazi approvati mercoledì da Donald Trump infliggono un altro colpo al sistema commerciale multilaterale. In poche settimane, Washington ha chiarito che le tariffe non sono più solo uno strumento di difesa economica, ma anche un’arma di pressione strategica per imporre vincoli agli alleati e costi più elevati ai rivali. Dietro la retorica della protezione dell’industria americana e della riduzione del deficit commerciale si cela un obiettivo più ambizioso: rafforzare il controllo di Washington sulle dinamiche economiche globali. I dazi servono soprattutto a trasformare il commercio in un pilastro della sicurezza nazionale e della politica di potenza americana, oltre che a frenare i flussi migratori o il traffico di fentanyl.
di Daniele Mastrogiacomo
L’Espresso, 15 febbraio 2025
L’accordo prevede lo sviluppo di tecnologia nucleare contro la disponibilità, retribuita, ad accogliere i reclusi americani nelle prigioni lager del Paese del Centroamerica. Detenuti in cambio di nucleare. Tra Usa e Salvador si è raggiunto un insolito accordo che accontenta sia Donald Trump sia Nayib Bukele. Artefice di questo bizzarro scambio, che baratta merce umana in cambio di energia atomica, è il Segretario di Stato Marc Rubio. Nel suo giro tra i Paesi del Centro e Sud America per la campagna anti-migranti ingaggiata subito dal nuovo inquilino della Casa Bianca ha fatto tappa anche nel piccolo Stato un tempo dominato dalle maras, le bande di criminali incalliti che avevano trasformato quella terra in un vero inferno di violenza e sopraffazione.
a cura di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 19 febbraio 2025
Da più di un anno nelle carceri si spera che le disposizioni impartite dalla Corte Costituzionale in tema di diritto ai colloqui intimi diventino vita vera e affetti non più negati. Ma quella speranza sta diventando delusione, sconforto che serpeggia tra le persone detenute, che si erano illuse che nel volgere di poco tempo si riuscisse a dare soluzione a un problema che si trascina da decenni.
Gentile ministro Nordio, quando le è stato chiesto in un’interrogazione parlamentare se, in relazione alla sentenza 10/2024 della Corte Costituzionale, non ritenesse necessario «adottare le necessarie immediate misure di competenza volte a dare piena esecuzione alla decisione della Consulta», Lei ministro ha risposto di aver istituito il 28 marzo 2024 a questo fine “un apposito gruppo di studio multidisciplinare con il compito di elaborare una proposta coerente con il sistema vigente, anche in considerazione delle diversità strutturali che connotano gli istituti penitenziari sul territorio nazionale”.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 14 febbraio 2025
In assenza di interventi strutturali occorre, secondo la coordinatrice nazionale dei Magistrati di Sorveglianza, procedere con soluzioni temporanee individuabili dalle direzioni degli istituti. Monica Amirante, presidente del tribunale di sorveglianza di Salerno, è la coordinatrice nazionale dei magistrati di sorveglianza, un segmento della magistratura (230 circa) tra quelli più sotto pressione ed esposti alle polemiche per le possibili ricadute delle decisioni prese ogni giorno sul trattamento dei detenuti.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 14 febbraio 2025
A Parma e Terni accolte le ragioni dei detenuti contro i no del ministero. I magistrati applicano le indicazioni di Consulta e Cassazione. Arrivano i primi provvedimenti sul riconoscimento del diritto all’affettività nelle carceri. A più di un anno dalla sentenza della Corte costituzionale e a poche settimane dalla pronuncia della Cassazione che ha contestato il declassamento a semplice aspettativa della richiesta di momenti di intimità, i magistrati di sorveglianza intervengono per dare effettività a un riconoscimento sinora rimasto solo sulla carta.
di Claudia Osmetti
Libero, 14 febbraio 2025
I rispettivi magistrati di sorveglianza hanno accolto i ricorsi dei detenuti, che dunque potranno intrattenersi intimamente con le partner in locali appositi e non sorvegliati. L’anno scorso la consulta aveva dichiarato illegittimo il divieto. È la magistratura di sorveglianza (in due casi differenti, il primo a Terni e il secondo a Parma) a creare, di fatto, un “precedente”: per la prima volta nella storia italiana a due detenuti è stato accordato il permesso a fare colloqui intimi con la propria compagna (nella vicenda umbra) e con la propria moglie (in quella emiliano-romagnola). Sì alle “stanze dell’amore”, insomma. Sì al diritto all’affettività in prigione.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero, 14 febbraio 2025
Ma il Dap fa ricorso contro l’ordine del giudice di fornire la “stanza dell’affettività” entro 60 giorni. Il detenuto campano, ristretto nella Sezione Alta Sicurezza del penitenziario di Terni, vorrebbe avere un figlio. Ha chiesto alla direzione di poter avere incontri intimi con la compagna, forte di una sentenza della Corte costituzionale che un anno fa si era espressa per il sì ai rapporti sessuali in carcere, ricevendo un secco no. A quel punto ha presentato reclamo al magistrato di sorveglianza, Fabio Gianfilippi. È stato lui a mettere nero su bianco la missiva con cui chiede alla direzione del penitenziario ternano di adempire entro sessanta giorni alla richiesta del detenuto campano, mettendo a sua disposizione la stanza dell’affettività.
di Lucio Motta
filodiritto.com, 14 febbraio 2025
Il 2025 si è aperto con 10 suicidi nelle carceri italiani nel primo mese dell’anno, a cui si aggiungono altri 20 decessi per i quali certo un qualche effetto è determinato dal sovraffollamento (arrivato al 132%) e la cronica carenza e inefficienza sanitaria delle carceri, porta a 30 i morti da inizio anno nei penitenziari. Lei non trova di meglio che annunciare ottomila nuovi posti detentivi entro i prossimi due anni. Ottomila posti in più non coprono il fabbisogno attuale atteso che oggi sono presenti nelle carceri italiane 11mila detenuti in più rispetto alla capienza attuale degli istituti di pena.
toscanaoggi.it, 14 febbraio 2025
Mario Marazziti, responsabile delle relazioni internazionali della Comunità di Sant’Egidio, in quest’intervista riflette sulla drammatica realtà dei penitenziari e sottolinea la necessità di umanizzare il sistema carcerario. “Pena e speranza, la vita in carcere, le riforme necessarie”. È il titolo dell’incontro che si è svolto lunedì in palazzo arcivescovile a Siena per approfondire il tema sempre più drammatico della vita dietro le sbarre. Promosso dall’Arcidiocesi di Siena, Colle Val d’Elsa e Montalcino in collaborazione con l’associazione Derek Rocco Bamabei.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 14 febbraio 2025
Anche se l’accordo c’era già da due giorni e gli ultimi inevitabili scogli erano stati superati già la sera prima, ieri mattina deputati e senatori sono arrivati all’ennesima votazione per l’elezione di 4 giudici costituzionali senza essere davvero sicuri di farcela. Invece è andato tutto liscio. Nessun problema per i due nomi già certi e blindati, per primo quello di Francesco Saverio Marini, ordinario di Diritto pubblico a Tor Vergata con alle spalle anche una lunga esperienza nel tribunale del Vaticano. È il papà del premierato, coccolato dalla premier e sponsorizzato dal partito di maggioranza relativa: non è mai uscito dalla botte di ferro. Incidentalmente è anche figlio d’arte: papà Annibale era giudice costituzionale e per un po’ anche presidente della Consulta. Nessun dubbio neppure sul candidato in quota Pd Massimo Luciani, docente di Diritto costituzionale alla Sapienza. È uno dei giuristi più universalmente stimati dall’intero centrosinistra con una quantità di incarichi alle spalle inclusa la presidenza della commissione per la riforma del Csm con Marta Cartabia guardasigilli e il coordinamento della commissione sulla bioetica dei Lincei. Nessuna nube.
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