di Ileana Sciarra
Il Messaggero, 25 marzo 2025
Cambia l’agenda della premier: riunione con i ministri dopo la trasferta in Francia. Non serve l’ok di Rama per trasformare gli hotspot in veri centri di permanenza. Si gioca d’anticipo. E il Consiglio dei ministri che doveva slittare a lunedì della settimana prossima viene messo in agenda venerdì mattina alle 11, all’indomani del vertice dei “volenterosi” che vedrà Giorgia Meloni volare a Parigi. Il governo dunque ci riprova. E prepara il disco verde a un nuovo decreto, il terzo dopo due andati a vuoto, per aggirare la tagliola dei giudici che finora hanno bocciato i trattenimenti di migranti nei due centri in Albania battenti bandiera italiana. L’obiettivo è riprendere i trasferimenti già dai primi di aprile. Stavolta però non più di migranti intercettati in mezzo al mare, bensì di stranieri presenti in Italia ma su cui pendono provvedimenti di espulsione convalidati dai magistrati.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 25 marzo 2025
Con cadenza rituale sul progetto d’oltre Adriatico arrivano le rassicurazioni del governo a cui rispondono le critiche delle opposizioni. Il fatto, però, è uno: dopo sedici mesi le strutture sono ancora vuote. Succede ormai a cadenza regolare, ogni tot di giorni. Un esponente del governo, spesso la premier Meloni o il ministro Piantedosi (come ieri), parla dei Centri in Albania: “Li vuole l’Europa”, “Sono pronti a ripartire”, “Li useremo come Cpr”, assicurano. A quel punto si alza un coro dall’opposizione che fa più o meno così: “Ammettono il fallimento”, “Chiedano scusa”, “Non funzioneranno”, ribattono. A volte capita che in mezzo a tante dichiarazioni si trovino perfino delle notizie: per esempio che nel penitenziario costruito a Gjader invece di persone migranti ci siano cani randagi o che l’ente gestore dei centri abbia prima rimandato a casa e poi licenziato gli operatori.
di Mauro Ravarino
Il Manifesto, 25 marzo 2025
Il Centro venne chiuso nel 2023 per i danni causati dalle rivolte. A processo gli ex gestori per il suicidio nel 2021 di Moussa Balde mentre era in isolamento. Si riapre la ferita di Torino, all’incrocio tra corso Brunelleschi e le vie Monginevro e Santa Maria Mazzarello: tra i palazzi del quartiere Pozzo Strada si ergono gabbie e recinzioni metalliche. Ieri ha, infatti, riaperto l’infausto Centro di permanenza per i rimpatri, inaugurato con altro nome (Cpt) nel lontano 1999 e che (tranne gli ultimi due anni) è stato sempre operativo. Nel 2023 il centro fu chiuso a causa dei danni provocati dalle numerose rivolte interne contro le condizioni di detenzione e i decessi. L’ultimo è quello di Moussa Balde, 23enne originario della Guinea che, nel maggio del 2021, si tolse la vita in isolamento.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 25 marzo 2025
“I nazisti ricevettero un trattamento migliore”. Un giudice federale ha fortemente criticato la deportazione di presunti membri di bande venezuelane effettuata dall’amministrazione Trump, paragonandola a un trattamento più favorevole ricevuto dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Il 15 marzo, il presidente Donald Trump aveva ordinato l’invio di due aerei carichi di migranti venezuelani in una prigione in El Salvador, invocando l’Alien Enemies Act (Aea), una legge di guerra risalente al 1798.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 25 marzo 2025
Intervista esclusiva a Mikheil Saakashvili, ex presidente della Georgia condannato dopo la vittoria dei filorussi. L’ex presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili sta collezionando condanne. Un’umiliazione per chi negli anni passati ha voluto perseguire due obiettivi molto chiari: ridare dignità ad un Paese sganciandolo dall’influenza russa e avvicinarlo sempre di più all’Occidente e ai suoi valori, a partire dal rispetto dei diritti umani. Una mossa, quella di Saakashvili, che gli è costata cara. Nel 2018 l’esponente politico, protagonista quindici anni prima della cosiddetta “Rivoluzione delle rose”, è stato condannato in contumacia a sei anni di carcere per abuso di potere. Un’accusa che le organizzazioni internazionali hanno sin dal primo momento considerato politicamente motivata e che ha provocato le proteste di numerosi governi. Per quella condanna è in carcere dal 2021, quando rientrò in Georgia dopo aver trascorso diverso tempo all’estero. La prigione e la solitudine hanno minato la salute di Mikheil Saakashvili.
di Lorenzo Lamperti
La Stampa, 25 marzo 2025
Iwao Hakamada, ex pugile, aveva 32 anni quando è stato condannato, ora ne ha 89. Quanto valgono 56 anni in carcere da innocente, di cui 46 nel braccio della morte? Secondo la giustizia giapponese, la risposta è 217 milioni di yen, vale a dire l’equivalente di 1,45 milioni di dollari. Iwao Hakamada aveva 32 anni quando è stato condannato a morte. Era il 1968. Lo scorso settembre, 56 anni dopo, è stato assolto. E ora gli è stato riconosciuto il risarcimento, al termine di una lunga battaglia legale, quando di anni ne ha però ormai 89. Hakamada, un ex pugile professionista, era stato giudicato colpevole di aver ucciso il suo capo, la moglie del suo capo e i loro due figli. Salvo poi essere scoperto innocente, in un caso che continua a generare enormi discussioni e polemiche in Giappone. Gli avvocati avevano chiesto il risarcimento più alto possibile, sostenendo che i 46 anni nel braccio della morte (un record mondiale) hanno avuto ripercussioni sulla sua salute mentale. Il giudice Kunii Koshi, che ha accolto la richiesta, ha convenuto che Hakamada ha sofferto di un dolore mentale e fisico “estremamente grave”. Il governo giapponese pagherà il risarcimento finanziario dell’ex pugile, in quello che i media locali definiscono il più grande risarcimento per un caso penale nella storia del Paese.
di Tommaso Montesano
Libero, 24 marzo 2025
Nordio: reintrodurre il divieto di tenere comportamenti non imparziali. E l’Anm protesta: “Stupore e amarezza”. Il governo pensa a una stretta sugli illeciti disciplinari dei magistrati. In particolare, in sede di attuazione della riforma costituzionale attualmente in discussione al Senato, il Guardasigilli, Carlo Nordio, punta a reintrodurre nell’ordinamento giudiziario, tra i doveri del magistrato, il divieto di “tenere comportamenti, ancorché legittimi, che compromettano la credibilità personale, il prestigio e il decoro” sia della singola toga, sia dell’intera istituzione giudiziaria. Una prescrizione abrogata nel 2006 che adesso il ministro della Giustizia, sulla scorta delle ultime esternazioni “politiche” dei magistrati, è determinato a rispolverare allo scopo “di assicurare e tutelare, nel quadro degli equilibri costituzionali, improntati alla divisione dei poteri, il prestigio dell’intero ordine giudiziario”.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 24 marzo 2025
Il ritorno dell’ipotesi della “legge bavaglio” per i magistrati in una risposta del ministro a una interrogazione parlamentare di Gasparri. Parodi: “Stupore e amarezza”. “Apprendo con stupore e amarezza che il governo avrebbe intenzione di introdurre un illecito disciplinare delineato con una formula estremamente indeterminata. Ciò verrebbe a costituire un inquietante monito rispetto allo svolgimento delle attività quotidiane e della vita di relazione dei magistrati”. Così il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi interviene sull’ipotesi di sanzioni per comportamenti inopportuni dei magistrati, contenuta nella risposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio a un’interrogazione parlamentare del senatore Maurizio Gasparri.
di Edoardo Sirignano
Il Tempo, 24 marzo 2025
“Sulla separazione delle carriere proveremo a chiudere i quattro passaggi parlamentari a ridosso dell’estate. Confidiamo nella condivisione del Parlamento. Questa maggioranza “ad offerta multipla” alla fine ha sempre trovato compattezza e sintesi”. A dirlo Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 24 marzo 2025
Approvato in via definitiva il ddl Zanettin sulla durata delle intercettazioni, ora limitate a 45 giorni. Impossibile, dice il procuratore di Prato. In effetti lui sulle stragi ci ha perso decenni. Se quarantacinque vi sembran pochi. Approvato in via definitiva il ddl Zanettin sulla durata delle intercettazioni, ora limitate a 45 giorni, si sono ascoltate, senza trojan, le più desolate e anche un po’ incredibili contestazioni. Una delle più rimbombanti quella del dottore Luca Tescaroli, oggi procuratore di Prato. Intervistato ieri dal Fatto ha aperto i rubinetti: “Quella appena approvata è solo l’ultima delle riforme che recentemente hanno, oggettivamente, già compresso gli strumenti in mano ai magistrati per reprimere la criminalità”.
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