di Giansandro Merli
Il Manifesto, 26 maggio 2025
I trattenuti più giovani volevano parlare con i genitori, ma i telefoni sono sistematicamente sequestrati o danneggiati. Si sono registrate ore di tensione nel Centro di permanenza per i rimpatri di Trapani, in cui sono trattenute 150 persone. Lunedì l’impossibilità di alcuni giovani reclusi di poter comunicare con le famiglie ha dato vita alla battitura delle reti e all’inizio di uno sciopero della fame. “A fronte di una sistematica privazione dei telefoni cellulari, della distruzione delle telecamere dei dispositivi talvolta concessi, e della soppressione violenta dei tentativi di queste persone di documentare la vita in questi luoghi, alcune di loro sono riuscite a farci arrivare le loro voci, i loro pensieri, le loro grida di aiuto”, scrive in un comunicato la Rete siciliana contro il confinamento.
di Susanna Ronconi
Il Manifesto, 26 maggio 2025
Nella riunione annuale del 224 della CND (Commission on Narcotic Drugs), dove si discutono le politiche sulle droghe, gli Stati uniti, per bocca dell’allora segretario Blinken, sbloccano il veto che da decenni impedisce alla Riduzione del danno (RdD) di entrare nella strategia globale: una decisione storica, dopo centinaia di migliaia di morti per fentanyl, anche i paladini della war on drugs si convincono. 2025: la Colombia promuove, e ottiene, una risoluzione quasi sovversiva per l’immobile ordine mondiale proibizionista: due anni di analisi da parte di un panel indipendente su esiti, impatto e efficacia delle tre Convenzioni internazionali. 19 studiosi andranno a vedere cosa funziona e cosa no. E se davvero avranno il modo (e i fondi) per lavorare liberamente, non potranno che approfondire ciò che è da decenni evidente: il pieno fallimento e l’irrazionalità del sistema globale proibizionista.
di Murat Cinar
Il Manifesto, 26 maggio 2025
Nuova fase delle proteste. Manifestazioni per Imamoglu, 1.400 in cella. Arresti confermati anche per nove giornalisti. In Turchia le manifestazioni di protesta si diffondono in diversi angoli del paese in varie forme. Mentre gli studenti universitari dichiarano boicottaggio e scendono in piazza, il principale partito d’opposizione, Chp, decide di cessare gli appuntamenti serali in corso dal 19 marzo. Özgür Özel, il leader del Chp, dal palco si è rivolto a centinaia di migliaia di persone la sera del 24 marzo, davanti al Palazzo di Città a Saraçhane, a Istanbul. “Queste non sono semplici manifestazioni di protesta, ma una sfida aperta contro il fascismo. Non ci fermiamo perché ci sono ancora motivi per scendere in piazza. Resisteremo in diversi modi finché i problemi non saranno risolti. Ormai, in questo paese il voto non conta, quindi decide tutto una persona: siamo in un sistema fascista”. Lo stesso Özel ha annunciato l’ultimo appuntamento per ieri 25 marzo, dichiarando l’inizio di “un nuovo percorso rivoluzionario”. Tra le proposte avanzate da Özel c’era quella di prendere di mira, sotto forma di boicottaggio, una serie di aziende molto grandi vicine al governo o legate alla famiglia del presidente Erdogan.
di Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni
L’Espresso, 26 maggio 2025
Arresti arbitrari, espulsioni e minacce economiche. “Sembra l’Egitto, la Cina, l’Iran, non gli Usa”. E così muore il Primo emendamento. Alla sede di Fire non sono mai stati così impegnati. “Gli studenti internazionali ci chiamano e ci scrivono perché sono preoccupati. Non hanno solo dubbi sull’opportunità di partecipare o no alle proteste, ma anche sulla necessità di ripulire i social, di cancellare post di critica”. È così che Sarah McLaughlin, ricercatrice dell’organizzazione, descrive a L’Espresso il clima teso che si respira nella nuova America di Donald Trump tra gli stranieri, anche quelli in possesso di documenti in regola. “Sentono che ormai è rischioso non solo urlare le proprie opinioni, ma anche scriverle sulle loro pagine. Si chiedono se sia il caso di autocensurarsi mentre si trovano qui negli Stati Uniti”. La missione della Foundation for Individual Rights and Expression è quella di difendere la libertà di espressione e fornire strumenti utili per preservarla. “A ogni studente ricordiamo i propri diritti, ma oggi tutti si preoccupano delle conseguenze del loro esercizio”.
di Cristiana Flaminio
lidentita.it, 25 marzo 2025
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alza la voce e torna a tuonare sul problema del sovraffollamento delle carceri italiane. Il Capo dello Stato, che ha voluto celebrare il 208esimo anniversario dalla costituzione della Polizia penitenziaria, ha ribadito che le condizioni in cui i poliziotti sono costretti a lavorare e i detenuti a vivere rappresentano, oggi, un problema che non può più essere rimandato. “In occasione del 208° anniversario della costituzione del Corpo, sono lieto di esprimere gratitudine e apprezzamento alle donne e agli uomini della Polizia penitenziaria per il costante e generoso impegno al servizio dello Stato”, ha affermato aprendo il suo intervento il Presidente.
agi.it, 25 marzo 2025
Sono arrivati oggi al carcere della Dozza di Bologna i primi nove detenuti ‘giovani adulti’, di età compresa tra i 21 e i 25 anni, trasferiti dagli istituti di Milano, Firenze, Treviso e dal penitenziario minorile di Bologna. Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo di altri detenuti, per un totale di 26 unità. Lo ha spiegato il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, durante un punto stampa, dopo una visita alla nuova sezione che li ospiterà. “Il numero definitivo potrà essere anche inferiore ai 50, come era stato inizialmente ipotizzato”, ha aggiunto Ostellari, spiegando che si tratta di una soluzione temporanea. “Attendiamo la consegna di tre istituti minorili nuovi e riqualificati, quelli di Lecce, L’Aquila e Rovigo, che ci hanno assicurato verranno completati per la fine dell’estate. Poi nel nostro Paese è sempre difficile prevedere le consegne, ma confidiamo che questa avvenga nei tempi stabiliti. Quando i giovani adulti lasceranno la Dozza, la sezione tornerà agli adulti”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 marzo 2025
Salgono a 24 i casi dall’inizio dell’anno. Le vittime: un giovane egiziano a Trieste, un settantenne a Genova, un detenuto senza nome ad Avellino. Un weekend di sangue, l’ultimo atto di una strage senza fine. Ventiquattro suicidi in tre mesi, tre dei quali consumati in appena 24 ore. Nelle carceri italiane, da Nord a Sud iper affollate, si continua a respirare aria di morte, dove la disperazione si trasforma in un gesto estremo. Un bollettino di guerra che macchia la coscienza di un Paese immobilizzato tra indifferenza e propaganda politica. Tutto inizia domenica mattina, quando l’avvocato Gianpaolo Catanzariti, presidente dell’Osservatorio carceri delle Camere Penali, annuncia con “enorme sofferenza” la morte di un giovane egiziano di 28 anni, senza fissa dimora, rinchiuso nel carcere di Trieste. A informarlo è l’avvocato Enrico Miscia, difensore del ragazzo. La sua colpa? Aver “rubato uno zainetto in un bar”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 25 marzo 2025
Michela Di Biase, deputata dem e membro della Commissione Giustizia, la maggioranza parlamentare ha disertato la seduta straordinaria della Camera sull’emergenza carcere. Come commenta? Quanto avvenuto fotografa l’assoluto disinteresse del governo a uscire fuori dalla solita propaganda e la volontà di affrontare il problema; l’assenza dello stesso Nordio basta da sola a commentare quanto sto dicendo. I dati ci confermano che siamo davanti ad una vera e propria emergenza: abbiamo registrato 91 suicidi nel 2024, e sono già 22 quest’anno. Ogni quattro giorni, un detenuto sottoposto alla custodia dello Stato, si toglie la vita. Davanti a tutto questo le scelte compiute sul carcere sono del tutto insufficienti, nessuno dei problemi in due anni e mezzo di propaganda è stato risolto: dal sovraffollamento carcerario alla salute mentale, dalla mancanza di personale socio- educativo al rafforzamento delle misure alternative alla detenzione.
di Errico Novi
Il Dubbio, 25 marzo 2025
Un video della Penitenziaria mostra l’interno di una “stanza di pernottamento” per detenuti: la visita si sofferma sulle suppellettili che i reclusi potrebbero usare come armi improprie. Un modo per alzare ancora di più il muro fra il mondo di fuori e il carcere. Noi del Dubbio abbiamo messo una cella in piazza. Anzi: l’abbiamo messa a disposizione di chi ha visitato il nostro stand al Salone del libro di Torino e nel cuore di Roma, nel corso di un evento in piazza di Pietra. Obiettivo: far comprendere quanto disumana, alienante sia, per l’essere umano, l’esperienza dell’isolamento dal mondo, della privazione di libertà, affetti, senso del futuro. C’era in sottofondo il clangore dei catenacci che serravano i cancelli. Era un modo per dire: sappiate che c’è un’umanità, dietro quelle sbarre, scaraventata in una disperazione profonda. Non riducete il carcere al pozzo nero dell’esistenza in cui rinchiudere ciò che non si vuol vedere. Perché anche se non volete vederlo, esiste comunque. E noi ve lo mostriamo. Volevamo abbattere il muro che separa la vita della detenzione. Perché cittadini e reclusi potessero idealmente condividere una verità.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 25 marzo 2025
Si riaccende lo scontro politica-magistratura dopo la pubblicazione da parte di due quotidiani della risposta del Guardasigilli ad una interrogazione del senatore Gasparri. “Resta tema centrale per questo governo l’eventuale reintroduzione nel nostro ordinamento, tra i doveri del magistrato, del divieto di tenere comportamenti, ancorché legittimi, che compromettano la credibilità personale, il prestigio e il decoro del magistrato o il prestigio dell’istituzione giudiziaria”. È quanto scrive il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rispondendo a un’interrogazione parlamentare firmata dal capogruppo di FI al Senato, Maurizio Gasparri. La risposta del Guardasigilli è riportata oggi da Il Messaggero ed Il Fatto. L’ipotesi di una revisione delle sanzioni disciplinari per i magistrati torna così ad agitare il quadro politico e la magistratura stessa.
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