di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 marzo 2025
Il Ddl Sicurezza dovrà tornare alla Camera per una terza lettura. Ciò a causa di alcuni rilievi della Ragioneria di Stato su sei articoli del provvedimento già approvato a Montecitorio e atteso ad inizio aprile nell’Aula del Senato. In pratica, come richiesto dalla Commissione Bilancio, vanno aggiornati i fondi per le coperture finanziarie, originariamente indicati a partire dal 2024, mentre ora con i correttivi dovranno iniziare dal 2025. La relazione della Ragioneria cita, ad esempio, le modifiche richieste al secondo comma 2 dell’articolo 5, sui benefici per i superstiti delle vittime della criminalità organizzata, per cui saranno stanziati fondi dal 2025 fino al 2028 (precedentemente si fermavano al 2027) riducendoli, in questo caso, per ogni anno e complessivamente. Per l’articolo 17, che prevede l’assunzione di personale di polizia locale nelle città metropolitane siciliane, i fondi decorrono da quest’anno e fino al 2026.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 27 marzo 2025
Con 215 no, respinta la richiesta delle opposizioni per la liberazione del generale libico Almasri. Duro scontro in aula. Schlein: lei ha scarcerato un torturatore. Nessuna sorpresa. Com’era prevedibile, stante la compattezza della maggioranza nel difendere l’operato del Guardasigilli Carlo Nordio, l’Aula della Camera ha respinto la mozione di sfiducia presentata nei suoi confronti dalle opposizioni per la vicenda del generale libico Osama al-Najeem, detto “Almasri” (l’egiziano), inizialmente arrestato in Italia perché ricercato dalla Corte penale internazionale per omicidio e torture a migranti ma poi liberato e riportato in patria da un aereo della Presidenza del Consiglio. Nel dettaglio, I voti contrari alla sfiducia sono stati 215, quelli a favore 119. Non ha partecipato al voto il gruppo di Azione, che pur condividendo la sostanza delle valutazioni della mozione, ha detto di non essere favorevole all’uso della mozione di sfiducia.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 27 marzo 2025
L’annuncio di tempi rapidi per la madre di tutte le riforme è una via di fuga rispetto al calvario libico ma l’autodifesa del Guardasigilli è pasticciata ed entra in contraddizione con le precedenti versioni. Deve aver imparato le abitudini della casa il guardasigilli Carlo Nordio. Che, dopo una sonnacchiosa mezz’ora di incomprensibili cavilli, suona la carica sulla “madre di tutte le riforme” - quella della giustizia - con coraggio temerario rispetto alla scaramanzia semantica. L’altra “madre” - il premierato - non ha avuto una fortuna commisurata all’enfasi dell’annuncio. Desaparecida. Un sussulto gladiatorio per reagire nell’arena a metodi da “inquisizioni” e “attacchi smodati e programmati”, anche a mezzo stampa. Ci mancano solo, per completare i topoi del melonismo ardito e irriducibile, la “schiena dritta” e la “testa alta”, contro chi vuole fermare il cambiamento.
di Errico Novi
Il Dubbio, 27 marzo 2025
Se il Governo perdesse il referendum, si presenterebbe azzoppato al voto del 2027. Un passaggio dice tutto. Carlo Nordio ha iniziato da poco la propria “dichiarazione spontanea”. È l’imputato del processo allestito a Montecitorio. Parte con un inciso in apparenza fuorviante. Anziché di Almasri, parla di carcere. Delle accuse che gli sono state rivolte per il sovraffollamento e i suicidi che ne sarebbero conseguenza. Cita Roberto Giachetti e la denuncia che il deputato di Italia viva - nonché segretario d’Aula incaricato, pochi istanti prima, di leggere il resoconto della seduta precedente - ha presentato, con Nessuno tocchi Caino, l’estate scorsa, e nella quale lui, il guardasigilli, è indicato come “concorrente nel reato di omicidio per i suicidi in carcere.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 27 marzo 2025
Incontro cordiale nella forma, tuttavia dai contenuti di forte preoccupazione, quello, svoltosi ieri, tra l’Associazione nazionale magistrati e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Certo ogni nuova giunta Anm, e questa, esito del voto di fine gennaio è appena stata rinnovata, si presentata come da protocollo al Capo dello Stato, ma il momento di elevatissima tensione tra politica e magistratura l’ha comprensibilmente fatta da padrone. Al centro la legge di riforma costituzionale di separazione delle carriere tra giudici e pm (che ieri ha incassato il parere favorevole della commissione Giustizia del Senato), dove, ha ricostruito il presidente Anm Cesare Parodi, sono state esposte “le ragioni per cui non possiamo condividere questo intervento, dando anche le spiegazioni sintetiche dal punto di vista tecnico per argomentare.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 27 marzo 2025
Il senatore Zanettin sostiene la riforma per archiviare il rito cartolare nel processo penale e difende la proposta contro la digitalizzazione eccessiva della giustizia. “Se non vogliamo che l’avvocato sia sostituito dall’algoritmo è urgente tornare all’oralità del processo”, afferma il senatore Pierantonio Zanettin, capogruppo di Forza Italia in Commissione giustizia a Palazzo Madama e promotore di un disegno di legge, a firma anche della leghista Erika Stefani, che punta ad “archiviare” il rito cartolare nel processo penale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 marzo 2025
Le misure alternative non possono essere negate sulla base di congetture, ma richiedono una verifica rigorosa dei fatti e delle condizioni oggettive. La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 9936, ha accolto il ricorso di Ciro Urciuoli, 64 anni, ergastolano condannato nel 2004 per associazione a delinquere, omicidio e altri reati, annullando l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Torino che gli aveva negato il ripristino della semilibertà. Al centro della sentenza una critica netta alla nozione di “ragionevole certezza” utilizzata dal Tribunale per presumere che Urciuoli fosse al corrente delle attività illecite del figlio, nonostante l’assenza di elementi concreti.
di Andrea Gatta
La Repubblica, 27 marzo 2025
FdI rivendica la nomina del successore di Mellano, appello di 24 esperti che chiedono di scegliere un nome per merito e competenza sul campo. Ventiquattro garanti ed ex garanti dei detenuti delle città che ospitano carceri scrivono alla Regione per chiedere “una trasparente valutazione dei candidati” in vista della nomina del nuovo titolare regionale della carica. L’attuale garante, il radicale Bruno Mellano che fu votato dal centrosinistra e confermato nel primo quinquennio Cirio, non può più essere indicato perché ha terminato i mandati a disposizione. Nel gioco interno del centrodestra, la designazione spetta a Fratelli d’Italia che la rivendica fin dal post elezione, anche su spinta della vicepresidente Elena Chiorino. Non solo: recentemente, all’interno del gruppo regionale (la nomina è di competenza del Consiglio), si è discusso anche del nome dell’ex magistrato Antonio Rinaudo, per altro già in corsa per l’Orecol, l’organismo anti-corruzione del Grattacielo.
riminitoday.it, 27 marzo 2025
Le Consigliere regionali Alice Parma ed Emma Pettiti presentano un ordine del giorno sul tema delle comunità educanti carcerarie: “Hanno un ruolo fondamentale e meritano il pieno sostegno della Regione”. “Oggi più che mai è necessario riconoscere l’importanza di un sistema penitenziario che promuova un’effettiva rieducazione e il reinserimento dei detenuti nella società, proprio come delinea l’articolo 27 della Costituzione. In questo contesto, le Comunità educanti carcerarie (Cec) giocano un ruolo di fondamentale importanza che merita il pieno sostegno della Regione Emilia-Romagna”.
di Francesco Oliva
La Repubblica, 27 marzo 2025
A Lecce il tribunale di sorveglianza ha trasmesso gli atti alla Procura: sotto la lente il caso di un uomo di 38 anni con problemi psichiatrici che andava monitorato costantemente. Si dovrà accettare se agenti penitenziaria hanno fatto sparire verbale con le dichiarazioni del compagno di cella perché li avrebbe messi nei guai. L’ipotesi di un tentativo di suicidio insabbiato nel carcere di Lecce. Il tribunale di sorveglianza vuole approfondire il caso e ha disposto la trasmissione degli atti in procura per accertare quanto accaduto nella notte tra il 4 e il 5 febbraio scorso nel penitenziario di borgo “San Nicola” quando un uomo di 38 anni residente nel capoluogo salentino, ha tentato di togliersi la vita all’interno della sua cella. Salvato soltanto dall’immediato intervento di un compagno in attesa dell’arrivo degli agenti di polizia penitenziaria, che sarebbero giunti con notevole ritardo. Una ricostruzione dei fatti confermata anche davanti al tribunale di sorveglianza, nell’udienza in cui è stata discussa la richiesta di scarcerazione del 38enne, e che ha convinto il presidente Stefano Sernia a disporre la trasmissione degli atti in procura.
- Teramo. Detenuto morto a Castrogno, ci sono tre indagati per omicidio colposo
- Salerno. Detenuto morto, indagato per omicidio colposo il medico del carcere
- Pavia. Violenza sessuale in carcere, il compagno di cella di Jordan Tinti a processo
- Perugia. “Dare un senso al tempo dei detenuti”, la funzione del carcere
- Mantova. Dalle proteste dei detenuti ai suicidi: in un anno 101 eventi critici in carcere









