di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 29 marzo 2025
“A Sollicciano i detenuti vivono e camminano nell’acqua, dormono sui materassi infestati da cimici, circondati da muri ricoperti di muffa nera. Il carcere va chiuso fino alla completa ristrutturazione”. A lanciare l’appello alle istituzioni, al presidente della Regione in particolare, è Filippo Focardi segretario regionale di Magistratura democratica, la corrente progressista delle toghe, che nei giorni scorsi con un drappello di magistrati insieme ai volontari dell’Associazione Antigone ha fatto visita alla casa circondariale del capoluogo toscano. È un segnale forte, perché finora la situazione fatiscente di Sollicciano e del suo triste primato (“in lizza con Regina Coeli”) era stata denunciata nei provvedimenti e nelle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario.
di Marina Verdenelli
Il Resto del Carlino, 29 marzo 2025
Un carcere pieno “con un sovraffollamento pari al 130%” e in condizioni definite “inumane” perché in cella “si sta in 5 quando l’accoglienza sarebbe di 3, con pavimenti e muri sporchi”. Non porta buone notizie il sopralluogo che l’associazione Nessuno tocchi Caino ha fatto ieri mattina nella casa circondariale di Montacuto insieme alla Camera Penale di Ancona, presente con la presidente Francesca Petruzzo e gli avvocati Massimiliano Belli ed Andrea Marini. “Il governo pensa ad aumentare solo l’edilizia carceraria - ha spiegato Petruzzo - ma sono soluzioni a lungo termine. Ci vuole qualcosa di più immediato perché il sovraffollamento incide anche su chi in carcere ci lavora”. I dati attuali parlano di 337 detenuti a Montacuto a fronte di una capienza di 256.
di Wainer Preda
primabergamo.it, 29 marzo 2025
Sovraffollamento e carenza di personale. La presenza di tanti stranieri e “giovani adulti” rende difficilissimo il lavoro e la rieducazione, con un alto tasso di recidiva. Oltre seicento detenuti, di 44 etnie diverse. Basterebbero questi due numeri a spiegare la situazione oltremodo complessa del carcere di Bergamo. Il record, purtroppo negativo, è stato toccato nel weekend del 22-23 marzo: quota 606. Non era mai accaduto nella casa circondariale di via Gleno, che ha la capienza di circa la metà (319 posti in tutto). Il che aumenta a dismisura le difficoltà di convivenza fra i carcerati e complica il lavoro di chi è deputato alla loro custodia e rieducazione. Lo ha detto chiaramente il comandante della Polizia penitenziaria Daniele Alborghetti, mercoledì 26 marzo, durante il suo intervento per il 208° anniversario del Corpo: “Operare in queste condizioni è davvero difficilissimo”. Il problema del sovraffollamento delle carceri non è solo bergamasco. Sono sessantamila i detenuti in Italia, 190 le case circondariali, a fronte di circa 40 mila agenti di Polizia penitenziaria. Ma da noi c’è anche un altro dato allarmante, relativamente nuovo: la composizione della popolazione carceraria. Una netta preponderanza di detenuti stranieri, per lo più “giovani adulti”.
radiocolonna.it, 29 marzo 2025
L’obiettivo degli accordi siglati è migliorare la condizione delle persone detenute nella Capitale. Poter richiedere libri in prestito all’interno delle biblioteche circondariali, accedere a servizi di orientamento al lavoro e alla formazione. Un servizio di ascolto per i detenuti che non hanno i familiari o agevolare l’erogazione dei servizi anagrafici. Tutte queste attività, nei cinque carceri di Roma, sono previste da quattro protocolli operativi, firmati nell’ottobre 2023 tra Roma Capitale e il ministero di Giustizia - Provveditorato regionale del Lazio, Abruzzo e Molise del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, presentati oggi in Campidoglio.
di Dario Crippa
Il Giorno, 29 marzo 2025
Parla Camilla, 16 anni: “Da grande spero diventare una scenografa e prendere in mano la vita. Mi ha colpito incontrare detenuti poco più grandi di noi e sentire le loro vicende”. Camilla è una ragazza di 16 anni, studia al Liceo Artistico Nanni Valentini di Monza e da grande vuole fare la scenografa. Intanto, però, vuole conoscere il mondo in cui si trova. È così che l’altro giorno c’era anche lei fra gli 80 studenti che hanno varcato per la prima volta in vita loro i cancelli della casa circondariale di Monza. E hanno assorbito come spugne la realtà di un mondo che per molti di loro fino a quel momento non esisteva o se esisteva - distorto - era soltanto attraverso quanto raccontato da film e serie Tv. Dall’ingresso all’immatricolazione dei nuovi detenuti fino all’arrivo nella sezione cui vengono assegnati e alle celle, l’approccio alla casa circondariale di via Sanquirico è tutto una scoperta. Camilla lo racconta passo dopo passo. “Ci siamo ritrovati alla fine in una stanza molto lunga ma stracolma dopo il nostro arrivo”.
di Martina Bagnoli
Il Domani, 29 marzo 2025
In occasione delle celebrazioni per i dieci anni di FuoriRiga, associazione di volontariato che mantiene e gestisce la biblioteca di Casal de Marmo, una delle ragazze che sconta una pena in quell’Istituto per minori ha scritto una lettera-omaggio alle stanze che custodiscono libri: “Entrando in biblioteca posso far cadere la mia maschera, spogliarmi della mia armatura ed essere semplicemente J.”
di Paolo Morelli e Teresa Cioffi
Corriere Torino, 29 marzo 2025
Quelle porte che sbattono, porte che dividono i padiglioni, i corridoi. La Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, ieri pomeriggio, ha ospitato un incontro con Daria Bignardi e Valeria Verdolini, nell’ambito di Biennale Democrazia, dal titolo Ci sta il mare attorno. Il carcere e noi. Il concetto è che Ogni prigione è un’isola, dal titolo dell’ultimo libro di Daria Bignardi, pubblicato da Mondadori, da cui è partito l’incontro. Porte che sbattono fortissimo, mentre nel teatro del carcere circa una settantina di detenuti, tra cui una decina di donne (fatto eccezionale e positivo), hanno ascoltato gli interventi prima di parlare. “La cosa più importante - ha detto Bignardi - è riuscire ad agganciare le persone fuori. Succede spesso che quei pochi che si interessano del carcere ne parlino solo fra loro”. Il carcere ha una funzione di rieducazione e reinserimento nella società, ma se chi sta dentro è svilito, disumanizzato, quando esce potrebbe stare peggio di prima. Altro che reinserimento.
di Miriam Massone
La Stampa, 29 marzo 2025
La scrittrice e volontaria ieri al Lorusso e Cutugno di Torino per Biennale Democrazia: “Mio suocero Sofri era al Don Bosco di Pisa quando gli portai mia figlia di 3 mesi”. “Il carcere non porta voti”: suona come un epitaffio, in realtà è un incipit, per Daria Bignardi. Appurato che alla politica la questione non tange - “Sul miglioramento del sistema detentivo non mi aspetto nulla da questo governo, così distante da me e dalla mia storia, mi sarei aspettata invece qualcosa da quelli precedenti, ma più ci si avvicina a un ministero e più i bravi politici spariscono” - ci si deve, allora, kennedianamente chiedere “cosa ognuno di noi può fare”, (ri)partendo da una nuova narrazione, più empatica, anche più leggera, sicuramente meno autoreferenziale e scevra di toni e contenuti moralistici, che hanno un pauroso effetto domino collaterale: “Annoiano, spaventano e allontanano”. Amplificando l’emarginazione. Sembra (solo) forma, invece è (anche) sostanza. Chi non conosce non vuole conoscere, arroccandosi in un circolo vizioso di pensieri ricorrenti e ignoranti (nel senso etimologico del termine) traducibili in quelle frasi fatte che Bignardi cita come il ritornello di un cacofonico rap: “Buttiamo via la chiave”, “lasciamoli marcire in galera”, e il tremendo “a me non può capitare”: “A me, invece, è capitato: mio suocero (l’ex leader di Lotta Continua Adriano Sofri, ndr) era in carcere, al Don Bosco di Pisa, quando gli ho portato a conoscere mia figlia Emilia di tre mesi che gattonava sul banco del parlatorio, proprio come la bimba di Gaetano, detenuto a Saluzzo per reati mafiosi, che nel mio libro si è immedesimato e la cui storia ora racconto appena posso”, anche qui, anche nel teatro senza finestre e con le luci blu della casa circondariale torinese Lorusso e Cutugno, davanti a un centinaio di detenuti, uomini e donne, italiani e stranieri, molti iscritti all’università o al liceo, altri ai corsi di alfabetizzazioni, altri a nulla, distratti solo da partite a scacchi, rabbia e demoni. Il parallelismo tra Daria e Gaetano diventa allora un archetipo, la concretizzazione di quel “transfer” emotivo che a Bignardi serve anche a tradurre e comunicare la solitudine e il senso di isolamento di chi dentro ci vive: “Alla fine mi porto a casa molto di più rispetto a quello che do e ho dato in questi scambi”.
di Vitalba Azzolini*
Il Domani, 29 marzo 2025
Una norma del ddl Sicurezza spazza via ogni ostacolo alla conoscibilità di dati, informazioni e notizie se richiesti dai Servizi, quindi sostanzialmente da Palazzo Chigi, usando il passepartout della “sicurezza nazionale”. Un rischio per le fonti dei giornalisti. Sta passando quasi sotto silenzio una norma che spazza via ogni ostacolo alla conoscibilità di dati, informazioni e notizie se richiesti dai Servizi, quindi sostanzialmente da Palazzo Chigi. Usando il passepartout della “sicurezza nazionale”, essi potrebbero entrare in una serie di amministrazioni ed enti, superando paletti posti dalla legge a tutela di qualunque forma di riservatezza.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 marzo 2025
Piantedosi: “Decisione condivisa con Bruxelles, che sulle politiche migratorie è d’accordo con noi”. Imigranti irregolari in Italia potranno essere portati anche nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Gjader in Albania, come in qualsiasi altro Cpr italiano. Al termine di un confronto durato due ore, il Consiglio dei ministri ha approvato ieri, tra gli altri interventi, anche il decreto legge con “Disposizioni urgenti per il contrasto dell’immigrazione irregolare”. Un decreto snello di un solo articolo, oltre a quello che disciplina l’entrata in vigore per rilanciare l’operazione Albania. Si tratta, ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante la conferenza stampa, di un provvedimento “molto semplice”, che “interviene sulla legge di ratifica del protocollo”, siglato da Giorgia Meloni ed Edi Rama il 6 novembre 2023, ma “non sul contenuto del protocollo, rendendo possibile utilizzare la struttura già esistente anche per persone trasferite dall’Italia e non solo per quelle trasferite all’esito di procedure di soccorso in mare.
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