di Alessandra Kustermann*
La Stampa, 28 marzo 2025
Nei racconti riportati dalla campagna di “Medici del Mondo” frasi preoccupanti contro le pazienti che chiedono di interrompere la gravidanza. Gli italiani hanno voluto la legge 194. Le frasi molto preoccupanti, riportate nell’installazione di “Medici dal Mondo” a Torino, sono un esempio di “scoraggiamento attivo” della richiesta di interruzione della gravidanza. Sono parole talmente violente e crudeli da fare sperare che siano false. Ma se anche una sola di queste parole fosse stata pronunciata in un ospedale, in un consultorio pubblico o accreditato con il Sistema sanitario nazionale da un medico, da un infermiere o da un operatore di un centro di Aiuto alla Vita dovrebbero essere chiesti i danni a chi l’ha pronunciata. “Ti sei divertita, eh? Ora paghi” o “Bastava usare il preservativo”.
di Francesco Malfetano
La Stampa, 28 marzo 2025
Premierato, Albania e sicurezza. Giorgia Meloni prova a ripartire da alcuni dei suoi capisaldi politici, approntando anche una stretta sul conferimento della cittadinanza italiana ai discendenti residenti all’estero. Mentre il governo fibrilla sotto il peso della politica estera e delle intemperanze di Matteo Salvini, al giro di boa della legislatura scoccato ieri, la premier sposta l’attenzione innanzitutto sulla “madre di tutte le riforme”. Con un video, ieri, Meloni si è auto-celebrata sui social rimarcando “la stabilità” del governo, ora sul podio dei cinque più duraturi della storia repubblicana, e indicando i volti alle sue spalle di coloro che l’hanno preceduta: “Pochissimi di questi uomini sono rimasti al governo per oltre due anni”. Il testo che Meloni concepisce come lo strumento per rendere “più forte” l’Italia, è però fermo in commissione Affari Costituzionali, alla Camera, con il prossimo step segnato sul calendario solo per metà maggio. Un rallentamento arrivato anche su input dell’esecutivo.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 28 marzo 2025
In Cdm approda il testo per riconvertire in Centri per il rimpatrio di migranti irregolari le strutture realizzate dal Governo. Ma per M5S un dl non basta, serve un nuovo protocollo con Tirana. Le ultime esitazioni si sono sciolte in serata. Fino al pomeriggio infatti, nella scaletta del pre-Consiglio dei ministri, la bozza del nuovo “decreto Albania” non c’era. Ma intorno alle 20, da Palazzo Chigi è arrivato l’ordine del giorno del Cdm odierno, con la conferma della presenza di un o “schema di decreto legge” con “disposizioni urgenti per il contrasto all’immigrazione irregolare”. Dei contenuti si è saputo poco. L’intenzione dovrebbe essere quella annunciata nei giorni scorsi dal titolare del Viminale Matteo Piantedosi: le due strutture per trattenere i migranti salvati in mare, costruite dall’Italia in Albania, potrebbero essere “riconvertite” in altrettanti Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), in cui trasferire e ospitare immigrati giunti in Italia irregolarmente e che hanno già ricevuto un provvedimento di espulsione, convalidato dalla magistratura.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 28 marzo 2025
Il tribunale ha revocato i domiciliari. È fuggita dall’Iran “per cercare un posto sicuro in cui crescere mio figlio”, ha raccontato in udienza parlando in italiano, denunciando violenza domestica dal suo ex partner e anche una violenza sessuale durante la traversata. La donna, dopo la decisione del tribunale della Libertà, attenderà la fine del processo in libertà. Locri - “Mi chiamo Marjan Jamali”. La donna iraniana agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare ha scelto di parlare in italiano e inizia così il suo esame davanti al collegio del tribunale di Locri. “Ho aspettato 17 mesi per parlare con i giudici, sono stanca”. Jamali aveva voglia di spiegare in una lingua che non è la sua, ma che è quella di chi è chiamato a giudicarla e a decidere se rimetterla o meno in libertà.
di Cesare Martinetti
La Stampa, 28 marzo 2025
I filosofi: “L’Occidente è in crisi perché ha sacrificato la società alla finanza e alla tecnocrazia”. Non stiamo assistendo tutti a un film dell’orrore, ma è semplicemente la politica. Una politica oggi dominata dalla paura e orientata da una casta economica che si è impossessata della tecnologia. Elon Musk con il cappellino in testa e il figlio sulle spalle che maltratta nello Studio ovale il presidente degli Stati Uniti è l’emblema di questo processo. L’Europa che dichiara di riarmarsi senza avere una vera idea comune di come farlo ne è il controcanto. Putin che vagheggia il suo sogno imperiale, ma in tre anni non ha vinto la guerra è l’altro protagonista di un mondo in decadenza che ha perso ogni orizzonte di speranza, che non progetta un futuro e che è destinato al vero scontro finale che sarà con la Cina.
di Alessandro De Nicola
La Stampa, 28 marzo 2025
Negli Stati Uniti, come in molti altri paesi, gli avvocati non sono la categoria più popolare del mondo e la quantità di barzellette e sfottò loro dedicati ne è prova (indiziaria, si affretterebbero a dire). A Donald Trump è sembrata quindi una buona idea lanciare un’offensiva contro quello che in America è chiamato Big Law, il gruppo di 200 studi legali con bilanci di centinaia di milioni di dollari e in molti casi di miliardi, di cui ha già riferito Alan Friedman su La Stampa. Trump ha esercitato una vera e propria vendetta contro i giuristi che a suo giudizio gli erano stati ostili, difendendo o aiutando gratuitamente i suoi avversari come il procuratore speciale Jack Smith, Hillary Clinton o i procuratori che indagavano sul Presidente o appoggiando cause contro i dimostranti che invasero Capitol Hill il famigerato 6 gennaio 2021.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 28 marzo 2025
Maurizio Cocco, l’ingegnere italiano che da due anni in carcere in Costa d’Avorio. La moglie: è malato, bisogna fare presto. “Quali opportune e tempestive iniziative, per quanto di competenza, intende assumere per garantire assistenza e supporto al nostro connazionale affinché abbia un giusto processo in tempi celeri e condizioni di detenzione adeguate e in linea con il rispetto dei diritti umani?”. Il parlamentare dem Matteo Orfini, chiede conto così al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in una interrogazione parlamentare, di cosa il governo intenda fare per riportare a casa Maurizio Cocco: ingegnere italiano che si proclama innocente ma è detenuto, da oltre due anni e mezzo, in un carcere lager di Abijan, in Costa d’Avorio, dove rischia la vita per condizioni di salute molto critiche, denunciate dal Corriere.
di Ahmad el Fakharany
Internazionale, 28 marzo 2025
L’attivista e matematica egiziano-britannica è in sciopero della fame per chiedere la liberazione del figlio Alaa Abdel Fattah, ingiustamente detenuto. In una stanza d’ospedale dove il tempo ha perso significato, Laila Soueif è distesa a letto in un apparente atteggiamento di resa. Ma dietro la sua immobilità c’è una resistenza silenziosa che si oppone al cedimento. Il volto, conosciuto per la sua forza e la sua resistenza, è pallido, come se i lunghi giorni di sciopero della fame le avessero portato via fino all’ultimo briciolo di energia. Le braccia pendono mollemente lungo i fianchi, segnate dal lungo digiuno, mentre gli occhi scavati fissano in alto verso un punto invisibile, in cerca di qualcosa di perduto, forse l’ombra del figlio, Alaa Abdel Fattah; una prova che la sua assenza non è l’unica verità rimasta.
tgcom24.mediaset.it, 27 marzo 2025
Campania, Lombardia e Sicilia le regioni con più baby-detenuti. Dal 2021 al 2024, il numero degli adolescenti detenuti in un Istituto Penale per Minorenni è cresciuto del +124%. E considerando anche altre forme di restrizione della libertà, il fenomeno riguarda 1.498 giovani in tutta Italia. C’è un pezzo d’Italia che cresce dietro le sbarre di una cella, e non si tratta dei protagonisti di “Mare Fuori”. Perché oltre la finzione televisiva, e dentro i confini del nostro Paese, la realtà dei minori detenuti è molto più complessa. E non è scritta dagli sceneggiatori, ma dai numeri.
di Luca Iacovone
vita.it, 27 marzo 2025
Sono sei in Italia gli istituti penitenziari con sezioni riservate alle persone con disforia di genere. Ma c’è chi sceglie un percorso diverso. Come una persona in esecuzione penale nella Casa Circondariale di Matera, che ha preferito restare nella sua sezione, affrontando la convivenza, l’affermazione della propria identità e l’umanità possibile tra le mura di un penitenziario. Condivido la cella con altri uomini. Ci viviamo in quattro. Io ho il mio angolo, il mio letto, le mie cose. Non è facile, ci sono momenti d’imbarazzo, a volte anche difficili da spiegare. Ma qui, nonostante tutto, ho trovato rispetto. Anche da parte degli agenti: molti si rivolgono a me usando il femminile, e per me questo significa moltissimo”.
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