di Elvira Serra
Corriere della Sera, 24 marzo 2025
La Corte costituzionale ha dato il via libera alle adozioni internazionali per donne e uomini single. Ma su temi dovrebbero intervenire i legislatori, visto che quella di promulgare o modificare le leggi è una delle prerogative per le quali vengono eletti. Il via libera alle adozioni internazionali per donne e uomini single porta con sé una considerazione immediata: bene, e in Italia quando? Immaginiamo quando la Corte Costituzionale si pronuncerà su un caso speculare a quello della donna fiorentina alla quale si deve la sentenza di incostituzionalità che da qui in avanti aprirà le nostre porte ai bambini abbandonati in Paesi diversi dal nostro. Intanto, però, c’è un altro pronunciamento atteso dai giudici, che potrebbe segnare una tappa fondamentale nel percorso a ostacoli verso la maternità delle single. L’11 marzo si è tenuta a Roma nel Palazzo della Consulta un’udienza pubblica per valutare l’incostituzionalità dell’articolo 5 della legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita, quello che la consente solo “a coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi”.
di Maria Sorbi
Il Giornale, 24 marzo 2025
Situazione caotica alla vigilia di una legge nazionale. Il caso Toscana: le prime domande valutate a inizio aprile. Valeria Imbrogno è l’ex compagna di dj Fabo e nel 2017, tra dolore misto fierezza, lo ha accompagnato in Svizzera per fargli avere il suicidio assistito e mettere fine al suo calvario. Da quel momento coordina il numero bianco dell’associazione Luca Coscioni, e raccoglie le chiamate di chi chiede aiuto per mettere fine alla trappola delle sofferenze “senza uscita”. Le richieste di informazioni sono tantissime: 13.977 in un anno, 38 al giorno. E anche questo conferma quanto sia urgente una legge nazionale che regoli il fine vita.
di Elisa Sola
La Stampa, 24 marzo 2025
L’assessore Rosatelli: “È la linea Meloni, ferita per la città”. Alle 18 in corso Brunelleschi un presidio dei militanti del Gabrio e altre realtà per la difesa dei diritti. Riapre oggi, tra polemiche e proteste annunciate, il “nuovo” Cpr di corso Brunelleschi. Il centro di permanenza per i rimpatri riapre dopo due anni di chiusura. Qui, in teoria già a partire da domani, potrebbero essere reclusi i richiedenti asilo, provenienti da altri centri, che non hanno il permesso di soggiorno o i requisiti per restare in Italia. La riapertura del centro è fortemente voluta dal governo Meloni. Ma è osteggiata da una parte della società civile, da associazioni e anche dal Comune di Torino. L’assessore Jacopo Rosatelli ribadisce ancora una volta: “Per la Città la riapertura del Cpr è una ferita. Un atto voluto dal governo contro l’opinione contraria espressa dal Comune”.
di Valentina Petrini
La Stampa, 24 marzo 2025
C’erano 200 milioni di euro dell’Unione Europea nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per il superamento dei ghetti di migranti in Italia. Fondi che probabilmente perderemo o - nella migliore delle ipotesi - saranno spesi per comprare prefabbricati invece che per il recupero di “soluzioni alloggiative, di trasporto, di assistenza sanitaria e d’istruzione, dignitose per i lavoratori del settore agricolo”. Trentasette i comuni d’Italia mappati tra cui dividere lo stanziamento. La fetta più consistente (114 milioni di euro) ai comuni pugliesi. La mappa è quella dei campi di semina e raccolto tra le province di Foggia, Bari e Brindisi.
di Federico Capurso
La Stampa, 24 marzo 2025
Il ministro dell’Interno: “Rafforziamo il sistema dei rimpatri, ce lo chiede l’Europa. Ghani al Kikli non ha mai interagito con noi, i libici si curano spesso in Italia”. Per la prima volta, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi conferma l’ipotesi di imprimere una virata sull’utilizzo dei Centri albanesi di Gjader e Shengjin, finora rimasti vuoti. “Potrebbero avere un ruolo per rafforzare il sistema per rimpatriare i migranti irregolari che non hanno diritto a rimanere in Italia”, dice Piantedosi. Un modo, quindi, per iniziare a utilizzarli, magari utilizzando per i rimpatri anche la parte di struttura dedicata originariamente alle procedure accelerate di frontiera. E grazie alla veste di Cpr, ragiona Pianterosi, “potremo così riportare a casa i soggetti che, altrimenti, finiscono per rendere le nostre città meno sicure. I rimpatri sono un tema che sta affermandosi nel dibattito politico in tutto il mondo, anche oltreoceano. A noi, oramai, lo chiede l’Europa. Finalmente. Dovremmo esserne tutti contenti”.
di Padre Enzo Fortunato
Il Sole 24 Ore, 24 marzo 2025
“Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra”. Sono queste le parole del Papa affidate a una lettera pubblicata sul Corriere della Sera. Parole giustamente riprese e citate da Roberto Benigni in eurovisione nel suo spettacolo sul sogno dell’Europa come progetto di pace perpetua tra i popoli. In tutti i suoi interventi sulla guerra il Pontefice non ha mai espresso una posizione meramente moralistica. Ha sempre cercato di attaccare le ragioni più profonde dell’inimicizia tra gli uomini. Innanzitutto, l’industria delle armi. E purtroppo gli eventi recenti continuano a dargli ragione. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma (Sipri), negli ultimi cinque anni, il mercato globale delle armi ha subito un’accelerazione selvaggia. L’Europa, travolta dal conflitto in Ucraina e dalla necessità di rafforzare i propri arsenali, ha visto un aumento del 155% nelle importazioni di armamenti. Ma il vero vincitore di questa corsa al riarmo sono gli Stati Uniti, che oggi controllano il 43% del mercato mondiale e consolidano la loro supremazia come principali fornitori di armi a livello globale. Inoltre, tra il 2020 e il 2024, l’Ucraina è diventata il primo Paese importatore di armi del mondo, con una crescita impressionante rispetto al quinquennio precedente. L’Occidente ha riversato miliardi in aiuti militari a Kiev, con gli Stati Uniti in testa (45% delle forniture a Kiev), seguiti da Germania (12%) e Polonia (11 per cento).
di Loretta Napoleoni*
Il Fatto Quotidiano, 24 marzo 2025
Bisogna armarsi per difenderci dice la guerrigliera tedesca Von Der Leyen, Mario Draghi le fa da controcanto, ma da chi esattamente dobbiamo difenderci? Nella costruzione del nuovo ordine mondiale l’Europa è marginale e reagisce di pancia, almeno per ora. Mentre è chiaro che sia Trump che Putin hanno un piano di lungo periodo ben chiaro a favore della crescita e stabilità delle proprie nazioni, un assetto da realpolitik, insomma, in cui la Cina avrà anche un suo ruolo, in linea con il suo status di potenza, o meglio di super potenza mondiale, il Vecchio continente non solo non lo possiede ma da segni di senilità.
di Gabriella Colarusso
La Repubblica, 24 marzo 2025
Convalidato l’arresto del sindaco di Istanbul. Il Paese reagisce: nominato capo dell’opposizione con numeri senza precedenti. Davanti al seggio di Uskudar, il quartiere di Istanbul dove vive Erdogan, la folla si apre per far passare un’anziana con il deambulatore: “Oggi Istanbul, domani la Turchia”, urla un signore in piedi su un parapetto. Applausi. A Kadikoy, roccaforte dell’opposizione sulla sponda asiatica, la ressa per votare alle primarie del Chp blocca un’intera area del quartiere. Pure a Kasimpasa, distretto operaio e conservatore, c’è la fila al seggio dal primo mattino, e solo un candidato: Ekrem Imamoglu.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 24 marzo 2025
I racconti di alcuni detenuti americani nella prigione venezuelana liberati un mese fa: “Il cooperante era vivo e riceveva le medicine”. Febbraio, carcere El Rodeo 1, Venezuela. Alberto Trentini è vivo. È in una cella di due metri per due, dalla quale può uscire pochi minuti al giorno. Lo guardano secondini con nomi in codice che raccontano tutto: Hitler, Diavolo, Squalo, agenti pronti a sedare con la violenza ogni tentativo di protesta. Alberto ha le medicine per la sua malattia ma si trova in condizioni di “tortura psicologica”, insieme ad almeno una settantina di altri detenuti, nel braccio per “stranieri” del carcere di El Rodeo 1. Sono tutti detenuti senza reali motivi, dei veri e propri ostaggi, catturati nell’ultimo anno dal governo Maduro con accuse fittizie per poi essere utilizzati come arma di scambio politico sui tavoli internazionali.
di Giuseppe Ariola
L’Identità, 23 marzo 2025
Il livello del sovraffollamento carcerario, il principale responsabile della drammatica situazione in cui versano i penitenziari italiani, è un problema dibattuto da anni che ciclicamente torna centrale nell’agenda politica. Viene definito come un’emergenza ed effettivamente lo è, ma a differenze di tutte le altre emergenze ha un tratto decisamente peculiare, ha perso il carattere della straordinarietà. Governi sostenuti da maggioranze di diverso colore politico, negli anni, sono stati costretti ad affrontare la questione dell’invivibilità delle strutture detentive, anche su impulso del Quirinale, eppure il problema del sovraffollamento carcerario - e tutto ciò che ne consegue a cascata - è sempre lì, nonostante le varie misure tampone messe in campo di volta in volta che, come è del tutto evidente, non hanno funzionato.
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