di Mariapia Ebreo
L’Espresso, 23 marzo 2025
Intervista a Giuseppe Lavenia. Il presidente dell’associazione Di.Te che si occupa di dipendenze digitali sul caso del 19 enne ritrovato senza vita, afferma: “Non è solo una storia di internet e sostanze, ma una storia di assenze. Assenza di ascolto, di dialogo”. Quello che non conosciamo fa paura, e il “deep web” e il “dark web” sono forse fra gli strumenti più misconosciuti, e spaventosi, con cui molti ragazzi maturano una familiarità che è difficile da capire, e tracciare, e può avere risvolti drammatici come nel caso di Andrea Prospero, il diciannovenne di Perugia ritrovato senza vita lo scorso gennaio. C’è stata ora una svolta nelle indagini, il procuratore di Perugia Raffaele Cantone ha emesso l’ordinanza cautelare con l’accusa di istigazione o aiuto al suicidio nei confronti di un diciottenne di Roma, ora ai domiciliari, che su una chat Telegram avrebbe convinto Prospero a ingerire i farmaci e a morire. Il problema non è solo tecnologico: alla base della tendenza a cercare rifugio nel web nascosto c’è un disagio profondo, fatto di solitudine, bisogno di riconoscimento e assenza di ascolto. Come possiamo arginare questa deriva senza scadere nella retorica del terrore? Giuseppe Lavenia, presidente dell’associazione Di.Te, esperto di dipendenze digitali, ha raccontato a L’Espresso il suo punto di vista, sottolineando che se il web offre illusioni di potere e trasgressione, il vero antidoto è costruire un senso di appartenenza e comprensione nel mondo offline.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 marzo 2025
Il suicidio assistito torna in Corte costituzionale, per la quarta volta dal 2019. Mercoledì prossimo, in udienza pubblica, i giudici della Consulta affronteranno di nuovo la questione, sollevata questa volta dal gip di Milano, relativa alla definizione di dipendenza da “trattamenti di sostegno vitale”, uno dei requisiti richiesti al malato terminale affinché possa accedere al suicidio medicalmente assistito, con la sentenza 242/2019 Cappato-Antoniani. Un punto, questo, sul quale la Consulta si era già espressa l’anno scorso ampliando il significato di “sostegno vitale” (ad es. estendendolo anche alla dipendenza da caregivers), e allo stesso tempo lasciando al giudice la prerogativa di decidere caso per caso.
di Sandro Marotta
Il Manifesto, 23 marzo 2025
Parte dal Cpr di Torino, ormai pronto a riaprire, la campagna di sensibilizzazione per la salute mentale dentro i Centri di permanenza per il rimpatrio. La campagna, promossa dalla rete No Cpr e il Forum per la Salute mentale, vuole dire “no ai Cpr perché sono dei lager, esattamente come Basaglia definì i manicomi”, spiegano gli organizzatori. Il simbolo scelto è “Marco Cavallo”, una scultura di 4 metri di colore azzurro, in vetroresina (l’opera originale venne realizzata nel 1973 dai reclusi del manicomio di Trieste, diretto proprio da Franco Basaglia). La scultura prende il nome dal cavallo che trasportava la biancheria all’interno della struttura psichiatrica e a cui gli internati si erano affezionati. Il drammaturgo Giuliano Scabbia e l’artista Vittorio Basaglia (cugino dello psichiatra) lo disegnarono cavo, in modo che i malati potessero inserirci lettere e poesie. Basaglia volle che quest’opera uscisse dal manicomio per rappresentare la lotta contro tutte le istituzioni totali.
di Fariba Adelkhah*
Corriere della Sera - La Lettura, 23 marzo 2025
Fariba Adelkhah, antropologa franco-iraniana, è stata arrestata in Iran il 5 giugno 2019, mentre stava conducendo una ricerca sulla formazione del clero solita nella provincia di Qom. È stata detenuta per quattro anni e mezzo, che ha trascorso per la maggior parte nella prigione di Evin. Questa è una riflessione scritta per “la Lettura” sulla sua detenzione. Sia chiaro. Non sono mai stata una prigioniera politica, ma una prigioniera scientifica: una ricercatrice che non fa politica, incarcerata dal potere politico per ragioni presumibilmente politiche, anche se non mi è mai stato chiaro quali fossero. Né mi è chiaro se il fatto di essere franco-iraniana abbia provocato, aggravato o alleviato la mia sventura. Comunque sia, il mio sguardo sul carcere è necessariamente diverso da quello delle attiviste politiche, delle militanti per i diritti umani o delle ambientaliste che si sono schierate mettendo a rischio la propria libertà.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 marzo 2025
Il rapporto: mentre la politica rimanda le soluzioni, le strutture sono al limite e i diritti umani ignorati. Mentre giovedì scorso la Camera ha approvato una mozione di maggioranza vuota di soluzioni concrete sull’emergenza carceraria, lo stesso giorno il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha incontrato i rappresentanti della Conferenza dei Garanti territoriali, in un confronto (il secondo nel giro di due settimane) che ha messo a nudo il divario tra le urgenze del sistema penitenziario e l’inerzia politica.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 marzo 2025
Mentre Forza Italia e FdI aprono alle modifiche, la Lega resta irremovibile nonostante la moral suasion di Mattarella. Il tema delle detenute madri divide la maggioranza. Da un lato Forza Italia e Fratelli d’Italia sarebbero pronti a rivedere l’articolo 15 del ddl Sicurezza (che prevede che il rinvio della pena per donne incinte e madri di prole fino a un anno venga reso facoltativo), mentre la Lega sarebbe invece determinata a chiudere quanto prima nell’attuale versione già approvata alla Camera.
di Simona Musco
Il Dubbio, 22 marzo 2025
L’uomo era stato scarcerato per via di un tumore ormai al quarto stadio. La senatrice Cucchi interroga i ministri della Giustizia e della Sanità: “Come mai non è stato curato in carcere?”. Se n’è andato nel primo giorno di primavera Habashy Rashed Hassan Arafa, 52 anni, egiziano, arrivato in Italia il 19 ottobre 2021 a bordo di un’imbarcazione sbarcata a Roccella Jonica e considerato dalla legge italiana uno scafista. Un’accusa infondata, secondo Domenico Lucano, europarlamentare Avs e sindaco di Riace, che ha accolto l’uomo - affetto da un tumore al pancreas al quarto stadio - per gli ultimi giorni della sua vita.
di Angela Nocioni
L’Unità, 22 marzo 2025
Da cinque anni nessuno parlava con lui. Era malatissimo. Lo accusavano di essere uno scafista, difesa zero. Le ultime ore libero, accolto da Mimmo Lucano. Ha giallo anche il bianco degli occhi. Indica il fianco, la schiena, dice in arabo che lì ha dolore, ma nessuno lo ascolta. Da cinque anni nessuno comunica con lui nella sua lingua. Nessuno al carcere di Arghillà, al nord di Reggio Calabria, parla arabo. C’è bisogno di parlare arabo per capire che una persona che si piega in due dalle fitte al fegato va portata in ospedale? Fine pena: metà marzo. Quando, a gennaio, il medico del carcere gli fa fare una ecografia, la diagnosi confermata dalla tac è “tumore al pancreas al quarto stadio con metastasi”.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 22 marzo 2025
Concluso l’esame nel merito da parte delle Commissioni Nessuna modifica al testo. Superando dubbi e perplessità interne anche alla maggioranza e la drastica contrarietà di opposizioni, sindacati e associazioni della società civile, il disegno di legge sulla sicurezza è ormai pronto per l’aula del Senato per essere definitivamente approvato. Le commissioni Affari costituzionali e Giustizia ne hanno infatti concluso l’esame nel merito; ora a mancare è solo il mandato al relatore, mentre sull’aumento dei casi di detenzione e, in particolare, sulle detenute madri il punto di equilibrio interno alle forze di governo è stato trovato nell’approvazione di due ordini del giorno. Sul piano politico un indubbio successo della Lega, il partito che più si è speso per l’approvazione senza cambiamenti rispetto al testo della Camera.
di Errico Novi
Il Dubbio, 22 marzo 2025
E allora, presidente Beniamino Migliucci, al vertice della Fondazione Ucpi dopo aver guidato la stessa Unione Camere penali e la raccolta delle firme sulla separazione delle carriere: dopo 33 anni, i cittadini, con il Sì al referendum sulla riforma Nordio, potranno sancire il riscatto della politica dalla magistratura, e rimettere a posto l’equilibrio tra i poteri. Migliucci ci gela: “Assolutamente non è così”. E spiega una cosa che forse merita di essere compresa dalla politica innanzitutto: “Ai cittadini bisogna ricordare semplicemente che separare le carriere serve a rendere il processo più giusto. Serve a rendere il giudice davvero terzo, equidistante da chi accusa e da chi difende. E serve anche a spostare il centro della vicenda penale dalle indagini alla sentenza. C’è un significato pedagogico. La riforma è questo, ecco: contano le sentenze. Non bisogna parlare di guerra, di riforma contro i magistrati. Non ha senso. È fuorviante. Populista. E perdente”.
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