di Tommaso Nannicini
La Stampa, 17 febbraio 2026
Le parole del ministro Nordio sul Csm come “sistema paramafioso” e quelle del pm Gratteri su “indagati e massoneria deviata” che votano per il Sì sono il segno di un dibattito pubblico che scivola dall’argomento all’insulto: toni dai quali dovrebbe tenersi alla larga chiunque abbia a cuore le nostre istituzioni. Ma, sul piano politico, le parole del ministro rischiano di essere più controproducenti di quelle del pm. Perché chi ha la responsabilità di portare avanti un cambiamento deve farlo con più misura di chi si limita a dire sempre no. Onori e oneri. Come ci insegna la storia repubblicana. C’è un filo rosso che unisce le grandi battaglie referendarie. Un filo che non riguarda le singole leggi - divorzio, aborto, scala mobile - ma una questione più profonda: chi ha il diritto di esercitare, di fatto, un potere di veto su leggi approvate dal Parlamento, pretendendo di rappresentare l’interesse generale. E soprattutto, come si fa a ridimensionare quel veto senza trasformare la politica in una guerra di religione.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 17 febbraio 2026
La campagna verso il voto sulla riforma prosegue senza esclusione di colpi. Nordio scrive alle toghe per conoscere i nomi dei sostenitori del Comitato “Giusto dire No”. Ma le toghe ribattono: i cittadini sono protetti dalla riservatezza. Senza esclusione di colpi. Ormai la campagna referendaria fra i sostenitori del Sì e quelli del No alla riforma costituzionale dell’ordinamento giurisdizionale registra ogni giorno un grado o due di temperatura più elevato. Dopo l’affondo domenicale del Guardasigilli Carlo Nordio, che ha definito “paramafioso” il meccanismo di funzionamento dell’attuale Csm, la settimana si apre con un rovente botta e risposta fra il ministero della Giustizia e l’Associazione nazionale magistrati, a cui viene chiesto di rendere note le fonti di finanziamento del Comitato “Giusto dire No” costituito a fine estate in vista del referendum. La richiesta è firmata dalla capo di gabinetto del dicastero, Giusi Bartolozzi, in un documento indirizzato al presidente dell’Anm Cesare Parodi, in cui si sottopone alle valutazioni dell’Associazione “l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato da parte di privati cittadini”. La missiva solleva il caso di “un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori” del Comitato “Giusto dire No” che “finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’Anm”.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 17 febbraio 2026
La difesa di Pinelli (eletto dal centrodestra). A poco più d’un mese dal voto, la sempre più aspra campagna referendaria è piombata dentro il Consiglio superiore della magistratura. A conferma che la vera posta in gioco non è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, bensì proprio l’organo di governo autonomo delle toghe. Che con la riforma costituzionale verrà sdoppiato, composto da consiglieri togati sorteggiati anziché eletti e privato dell’attività disciplinare. Con conseguente depotenziamento di un’istituzione messa a salvaguardia di autonomia e indipendenza dell’ordine giudiziario, di cui è presidente (nonché garante del corretto funzionamento) il capo dello Stato. Anche per questo, polemiche troppo accese innescate da esponenti di altre istituzioni rischiano cortocircuiti istituzionali che suscitano preoccupazioni all’interno dello stesso Csm.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 17 febbraio 2026
Referendum, il dibattito organizzato dai giovani avvocati con Sensi (Pd) e Zanettin (Forza Italia). Evitare l’imbarbarimento del dibattito e i “discorsi da bar” sulla riforma della giustizia. O almeno tentare di scongiurare che la campagna referendaria continui a scadere, perdendo totalmente di vista il merito delle questioni, che sono il pieno compimento del principio del giusto processo e della piena terzietà del giudice. È il senso dell’iniziativa “Giovani, giustizia e referendum”, che si è tenuta oggi all’Istituto Santa Maria in Aquiro presso il Senato della Repubblica, promossa dall’Aiga, alla quale hanno partecipato giovani avvocati ed esponenti del mondo della politica.
di Gian Guido Vecchi
Corriere della Sera, 17 febbraio 2026
L’ultima nota della Cei, la settimana scorsa, era presentata come una risposta firmata da Vincenzo Corrado, direttore dell’ufficio comunicazioni, alle “richieste di chiarimento” intorno alla posizione dei vescovi sul referendum: “La Conferenza episcopale italiana non è entrata nel merito della questione con indicazioni di voto”. Sono tre settimane che la Chiesa italiana lo ripete, da quando cioè il cardinale Matteo Zuppi ha parlato del referendum sulla giustizia sulla giustizia all’inizio del consiglio permanente, il 26 gennaio. Le parole del presidente sono state variamente interpretate, con relativo fastidio dei vescovi. Anche per questo ha creato un po’ di agitazione e imbarazzo l’annuncio che monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei, sarebbe intervenuto al congresso di Magistratura democratica, l’associazione schierata per il “no” alla riforma Nordio. Il rischio è che la presenza del “vice” di Zuppi sia interpretata come un’indicazione di voto, il che peraltro è già accaduto.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 17 febbraio 2026
Cambia da omicidio stradale a omicidio stradale per “eccesso colposo nell’adempimento del dovere” l’imputazione per il carabiniere alla guida della macchina che, la notte del 24 novembre 2024, inseguì lo scooter guidato da Fares Bouzidi con a bordo Ramy Elgaml, il giovane del quartiere Corvetto di Milano che morì nello schianto al termine dell’inseguimento. È quanto emerge da una nuova chiusura delle indagini sul caso. Con questa nuova riformulazione dell’imputazione al carabiniere viene riconosciuto che stava “adempiendo” a un dovere, ma avrebbe ecceduto nell’inseguimento. Nel nuovo capo di imputazione compaiono tre nuove circostanze giudicate positive per i legali di Fares Bouzidi, Debora Piazza e Marco Romagnoli.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 17 febbraio 2026
Interpretazione garantista di una delle norme chiave della legge Nordio. Alla difesa deve potere essere sottoposto tutto il materiale investigativo. Servono due interrogatori preliminari se il pubblico ministero, dopo lo svolgimento del primo, compie un altro atto d’indagine. Lo chiarisce la Cassazione, sentenza 6185 della Sesta sezione penale depositata ieri, interpretando una delle misure chiave della legge Nordio, la necessità di un interrogatorio preventivo prima dell’applicazione della misura cautelare, nel caso in questione l’interdizione dai pubblici uffici in un’indagine per corruzione.
di Raffaella Ianuale
Il Gazzettino, 17 febbraio 2026
Le volontarie: “Servono psicologi e psichiatri”. Fine pena a rischio: “Temono di non essere accettate”. Ha lasciato un biglietto prima di congedarsi dalla sua giovane vita. Un addio che toglie ogni dubbio sul perché abbia deciso a 32 anni di impiccarsi nel bagno della cella del carcere femminile della Giudecca. Quindi si archivia un altro suicidio, l’ennesimo, di un detenuto. La giovane donna non ha retto, malgrado non avesse commesso reati irreparabili che le impedissero di ripartire. Pagava per guai legati al mondo della droga e stava finendo di espiare la sua pena. Al di fuori, nel Trevigiano, aveva una mamma che non l’aveva rinnegata, come a volte accade a chi ha avuto problemi con il carcere, anzi la seguiva. Una morte che ha scosso le detenute e ora l’attenzione è massima perché in un momento di dolore forte c’è sempre qualche rischio.
di Giulia Ribaudo
Il Domani, 17 febbraio 2026
La lettera della presidente di “Closer”, Associazione culturale che promuove attività all’interno della Casa di reclusione femminile di Venezia. Domenica mattina, dopo aver saputo che Consuelo si era tolta la vita, ho sentito che dovevo entrare e raggiungervi per dirvi che non siete sole, ma mentre attraversavo corridoi e stanze capivo che ciò che portavo era solo una parte di quello che avrei voluto consegnarvi, e questo testo nasce proprio da quella eccedenza, dalle frasi rimaste sospese, dai pensieri che non hanno trovato spazio tra una porta e l’altra e che ora provo a rimettere in circolo, come se potessi ancora parlarvi guardandovi negli occhi, nello stesso luogo in cui vi ho incontrate.
di Manuela Mezzacasa
Ristretti Orizzonti, 17 febbraio 2026
Ma come fanno? Ogni volta che penso a loro, ai “ragazzi” dell’alta sicurezza, mi si presenta una domanda: “Ma come fanno?”, se noi che stiamo “fuori” ci lasciamo prendere dallo sconforto per gli inconvenienti e le frustrazioni quotidiane? Beh, in questi tre anni da quando ho incominciato a entrare nella reclusione di Padova, qualche risposta l’ho avuta. La biblioteca dei Due Palazzi di Padova è un luogo speciale, un corridoio stretto e lungo, zeppo di libri e, a volte, di persone, dove in poco tempo si scambiano libri, consigli, pareri su letture comuni e scrittori più o meno amati, ricordi, racconti: persone che cercano, arrampicandosi con la scaletta o inginocchiandosi per terra, chiedendo a voce alta conferme ai bibliotecari o ai volontari di turno.
- Trento. Detenuta si tolse la vita nel 2023. La famiglia: “Si indaghi”
- Lecce. Il grido di dolore nella lettera dei detenuti: “Siamo troppi, è un girone infernale”
- Augusta (Sr). Il senatore Nicita presenta un’interrogazione sui due detenuti morti per overdose
- Alghero. Detenuto suicida, il ministero della Giustizia condannato al risarcimento danni
- Venezia. Carceri cittadine in terraferma? Destra possibilista, chiusura del Pd











