di Alina Rizzi
Confidenze, 17 febbraio 2026
La storia vera di Aurora Natale: “Io prigioniera del mio corpo a causa di una malattia, i detenuti costretti in cella. Tutti ingabbiati, tutti desiderosi di serenità e riscatto. Attraverso il mio corso, abbiamo vissuto insieme emozioni, traumi, errori e aspettative. Con il cuore aperto”. Il primo giorno in cui sono entrata in una cella adibita ad aula scolastica della Casa Circondariale di La Spezia era il 2016 e ho lasciato fuori dalla cancellata ogni preconcetto e ogni previsione per mostrarmi ai detenuti presenti nella mia evidente condizione di disabilità: prigioniera come loro, non tra quattro mura, ma per i limiti del mio corpo, che a causa di una poliomielite infantile mi tengono spesso su una sedia a rotelle. Credo che il mio approccio diretto, trasparente e sincero possa aver contribuito a farmi iniziare il dialogo con queste persone con la necessaria delicatezza.
di Guido Caldiron
Il Manifesto, 17 febbraio 2026
Rabbia, risentimento, solitudine. Traiettorie segnate da un mal di vivere che tende a trasformarsi in un sentimento cupo che proietta la propria ombra di rancore su tutto e tutti. C’è più di una generazione a dividerli, eppure è nel segno di questa oscurità al tempo stesso dolorosa e molesta che si incontrano i protagonisti di “Qualcuno da odiare” (Guanda, pp. 250, euro 19), il romanzo con cui Ilaria Rossetti affronta un tema ricorrente nella storia del Paese, eppure scarsamente trattato dalla narrativa: quello dell’eredità del fascismo e del riapparire di gruppi che a tale lascito si rifanno.
di Giacomo Spinelli
Il Manifesto, 17 febbraio 2026
Come avviene l’arresto di un manifestante indagato per scontri di piazza? Di solito gli agenti arrivano a notte fonda o alle prime luci dell’alba, entrano in casa mai in meno di quattro con passamontagna e pettorine, l’adrenalina è quella del blitz. Quando una dozzina di agenti tra Digos e Ros alle 4.30 di notte si sono materializzati a casa mia l’operazione aveva tutta l’aria della cattura di un boss latitante, e invece si trattava dell’arresto di un liceale appena maggiorenne. Era il 2012, gli scontri di cui venivo accusato erano avvenuti alla manifestazione del 15 ottobre del 2011, la condanna definitiva a sei anni e sei mesi però arriverà molti anni dopo. Fortunatamente, sono entrato in carcere a 30 anni compiuti, chissà come sarebbe andata se a venire recluso fosse stato il ragazzino irrequieto che ero all’epoca dei fatti.
La Repubblica, 17 febbraio 2026
Il ritorno del paradigma sulla pericolosità, che organizza i servizi con prestazioni farmacologiche. L’importanza dell’eredità di Basaglia. Giovanna Del Giudice, psichiatra e autrice del volume Basaglia oggi. Un pensiero necessario, intervistata da Federica Ciavoni su CARE, una delle riviste di Pensiero Scientifico Editore, dice: “La via italiana alla salute mentale sta attraversando tempi bui, dal punto di vista sanitario, culturale, organizzativo, dei diritti. Dal punto di vista scientifico - ha aggiunto - osservo un ritorno egemone del paradigma biomedico focalizzato sulla pericolosità, che determina un’organizzazione dei servizi tesa drammaticamente alle prestazioni farmacologiche”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 17 febbraio 2026
Il 24 marzo prossimo il protocollo Albania tornerà davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, che ieri ha fissato l’udienza di uno dei due rinvii pregiudiziali ancora pendenti: quello partito dalla Cassazione. A giugno scorso gli ermellini avevano sollevato una serie di dubbi rispetto alla seconda fase dei centri di Shengjin e Gjader, riservata ai migranti “irregolari” trasferiti dai Cpr italiani. È quella seguita al flop del tentativo di portare oltre Adriatico i richiedenti asilo originari di “paesi sicuri” per svolgere le procedure accelerate di frontiera in materia di asilo, persone salvate in alto mare e mai entrate in Italia.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 17 febbraio 2026
Avrebbero firmato certificati falsi per ostacolare il rimpatrio, ma le associazioni ribattono: “Erano persone non idonee. La patogenicità dei Centri per il rimpatrio è un fatto”. Sei medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna sono indagati per aver certificato la non idoneità al trasferimento in un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di persone straniere su cui pendeva un decreto di espulsione. Persone migranti che i dottori non hanno ritenuto in grado - per motivi legati a patologie infettive o psichiatriche - di sostenere il trattenimento in quelli che la Società italiana di medicina delle migrazioni definisce luoghi “patogenici”. L’ipotesi di reato è falso ideologico continuato in concorso: i medici, cioè, secondo i pm ravennati Daniele Barberini e Angela Scorza, nel periodo compreso tra maggio 2024 e gennaio 2026 avrebbero consapevolmente firmato certificati incompleti o addirittura arbitrari per attestare la non idoneità al rimpatrio, e ostacolarlo. La Procura di Ravenna, al momento, ha deciso di “non parlare con la stampa” per spiegare quali casi li abbiano convinti a iscrivere al registro degli indagati i dottori dell’ospedale di Santa Maria delle Croci di Ravenna. Intanto, però, giovedì scorso gli inquirenti della squadra mobile, su disposizione dei pm, hanno perquisito le case, le auto, i pc e gli smartphone dei medici, alla ricerca di chat tra colleghi (ma anche sms ed email) che contenessero parole chiave determinanti per l’indagine: “cittadino extracomunitario”, “rimpatrio”, “certificato”. L’esito della perquisizione non è ancora noto.
di Cesare Zapperi
Corriere della Sera, 16 febbraio 2026
Anm: offende le vittime. La replica: ho citato una frase del pm Di Matteo. Il ministro della Giustizia lancia accuse pesanti e scoppia la polemica. Pd, M5S e Avs chiedono l’intervento della premier. Il Consiglio superiore della magistratura che opera con logiche da sistema “para-mafioso”. Sono parole forti quelle usate dal ministro della Giustizia Carlo Nordio in un’intervista. E violenta è scoppiata subito la polemica. C’è “una consorteria autoreferenziale” all’interno del Csm tra le correnti della magistratura “che solo il sorteggio può eliminare” dice il Guardasigilli in una intervista al quotidiano Il Mattino di Padova. “I magistrati nella loro maggioranza non sono ideologizzati: sono le correnti ad essere strumenti di potere e carriera”.
di Biagio Marzo
Il Riformista, 16 febbraio 2026
A cinque settimane dal voto, il referendum appare tra i più agitati della storia repubblicana. Più turbolento perfino di quello sul divorzio del 1974, celebrato negli anni di piombo e concluso con la vittoria del No al 59,3%. Allora, lo scontro tra mondo cattolico e laico fu durissimo, ma non si raggiunse il livello di esasperazione odierno. Eppure il tema è delicatissimo: separazione delle carriere, sdoppiamento del Csm con sorteggio dei componenti e istituzione dell’Alta Corte disciplinare. Sarebbe stato auspicabile un confronto sobrio; al contrario, assistiamo a un crescendo rossiniano di dichiarazioni aspre, spesso sopra le righe.
di Alberto Cisterna*
Il Dubbio, 16 febbraio 2026
Malgrado ogni precauzione e a conferma di ogni previsione anche l’inaugurazione dell’anno giudiziario si è trasformata, praticamente ovunque, in un’ulteriore occasione di scontro tra Ministero della giustizia e apici della magistratura italiana. Anche in Cassazione il tono pacato, ma fermo dei vertici della giurisdizione italiana sulla questione della riforma costituzionale ha suscito l’immediata reazione del ministro Nordio. È chiaro che la campagna referendaria stia precipitosamente scivolando nel baratro delle polemiche e delle feroci contrapposizioni. Forse era inevitabile e forse è anche giusto che accada: “Necesse est enim ut veniant scandala” (Matteo, 18.7).
di Oliviero Mazza*
Il Dubbio, 16 febbraio 2026
Da tempo mi interrogo su quali siano, ammesso che esistano, le ragioni di opposizione alla riforma costituzionale della separazione delle carriere e devo confessare che nell’articolo apparso su queste colonne, a firma di Alberto Cisterna, stimato magistrato e uomo di grande spessore culturale, ho trovato le risposte che cercavo. Secondo Cisterna, “nessuno può in buona fede dubitare che il testo della riforma non contenga, nel suo tenore letterale, un attacco diretto all’indipendenza e all’autonomia della magistratura”. Finalmente si passa dagli slogan propagandistici ai contenuti e basta la semplice lettura dei nuovi art. 104 e 105 Cost. per rendersi conto che il testo approvato dal Parlamento non lede e non mette in pericolo le prerogative di autonomia e di indipendenza dell’intera magistratura. Rispetto ai manifesti di ANM il passo avanti nel confronto è evidente.
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- Padova. Il trasferimento improvviso dei detenuti AS dalla Casa di Reclusione: l’incredulità e il dispiacere dei volontari dei laboratori di cucito e falegnameria
- Milano. Dieci appartamenti del Comune per i detenuti: l’iniziativa approvata all’unanimità
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