di Chiara Saraceno
La Stampa, 15 febbraio 2026
È necessario investire in politiche sociali, scolastiche e urbanistiche per offrire ai ragazzi orizzonti più ampi. Ristrettezza di risorse economiche, scarsa qualità abitativa e del quartiere in cui si vive, mancanza di spazi esterni sicuri e accoglienti, insieme ad un basso livello di istruzione dei genitori e all’origine migratoria, espongono al rischio sia di abbandono precoce della scuola sia di non acquisire le competenze cognitive di base pur continuando a frequentare la scuola. È un fenomeno noto e documentato da tempo anche in Italia, dalle indagini PISA dell’OCSE e dalle Indagini Invalsi, che mostrano anche l’impatto del contesto territoriale per quanto riguarda il livello regionale, con le regioni del Mezzogiorno che presentano tassi di vulnerabilità educativa e negli apprendimenti più alti. Un fenomeno che dovrebbe motivare almeno una riflessione autocritica sul funzionamento del nostro sistema educativo e sulla sua capacità di contrastare le diseguaglianze dovute all’origine sociale.
di Francesca Del Vecchio
La Stampa, 15 febbraio 2026
Lo studio Invalsi: nei grandi centri la dispersione è tre volte il dato regionale. Nei quartieri più problematici un diplomato su 4 non comprende un testo. Nel Nord che produce oltre la metà del Pil nazionale, quasi un giovane su dieci esce dal sistema di istruzione senza un diploma. E tra quelli che il diploma lo ottengono, una quota non trascurabile non raggiunge le competenze minime in italiano, matematica e inglese. È dentro questa doppia misura - dispersione esplicita e implicita - che si gioca una parte decisiva della tenuta educativa ed economica del Paese.
di Andrea Joly
La Stampa, 15 febbraio 2026
Nel quartiere a Nord di Torino tra chi fa due lavori per continuare l’Università e chi ha lasciato: “Nessuno mi ha mai detto che potevo farcela. Walid Sahraoui, 26 anni, è al secondo anno di magistrale in Ingegneria dell’Energia e delle Fonti Rinnovabili al Politecnico di Torino. Antonio Anguilano, 26 anni, si è fermato alla terza media e dal 2016 lavora al banco del mercato di piazza Foroni. Sono due figli di Barriera di Milano, periferia nord di Torino, quartiere tra i più poveri della città. Hanno due percorsi di vita diversi, opposti, con un comune denominatore esistenziale: “Vivere qui ti mette di fronte a tanti ostacoli, se vuoi studiare”.
di Maria Gomiero e Giuseppe Muolo
Avvenire, 15 febbraio 2026
Accompagnando i volontari impegnati per la rilevazione nazionale promossa da Istat e condotta da fio.PSD a Milano e a Roma emergono le testimonianze di chi si trova in strada tra freddo, solitudine e danni alla salute. Una donna bionda in pelliccia si stringe al braccio del marito, che indossa un paio di occhiali con la montatura rossa e lucida. Attraversano la strada all’angolo tra la chiesa di San Babila e corso Monforte, a Milano. Lui infila il telefono nella tasca della giacca a doppiopetto e allunga il passo, i tacchi degli stivali di lei accelerano il ritmo. “Hanno paura che li rubi qualcosa” dice Ulisse, mentre sistema i suoi scatoloni a qualche metro dalle vetrine luminose dei negozi. “Ma io vengo qui solo per dormire, non ho mai rubato in vita mia” assicura.
di Andrea Galli
Corriere della Sera, 15 febbraio 2026
Otto i clochard morti da inizio anno. L’ultimo caso in via Arona, dove un uomo di una sessantina d’anni, forse straniero, ma non ancora identificato, è stato soccorso poco prima delle 15. La sorella Chiara cerca il fratello Valter. “Torna a casa”. Lui ha un barbone bianco, disordinato. Chiara, Valter. I loro due nomi, e insieme i loro due volti - tutto stampato bello in grande, disperatamente in grande, che si vede meglio - stanno sul cartello appeso al palo sotto la tettoia all’inizio della coda che si fa per mangiare. In realtà la coda comincia parecchio indietro, sotto la pioggia, ancora un po’ e comincia davanti all’hotel di lusso vicino ai tifosi delle Olimpiadi pronti per le partite di hockey, con la tuta addosso delle Nazionali.
di Marco Ascione
Corriere della Sera, 15 febbraio 2026
Ancora una volta, dopo avanzate e ritirate, si affaccia un progetto di legge: il 17 febbraio. Zuppi: “Sì a una legge sul fine vita, il Parlamento segua la Consulta”. Quindi, qual è il punto di equilibrio o di rottura dei cattolici e della Chiesa italiana sul fine vita? Ancora una volta, dopo tante apparenti avanzate e repentine ritirate, un progetto di legge “in materia di morte medicalmente assistita” si affaccia in Parlamento: è il ddl 104, in agenda al Senato il 17 febbraio. Relatori Ignazio Zullo di FdI e Pierantonio Zanettin di Forza Italia.
di Valentina Petrucci
La Stampa, 15 febbraio 2026
Il provvedimento, fermo da un anno, è slittato ancora ai primi di aprile. Il relatore Zullo (FI) ammette: “Ci sono sensibilità diverse nella coalizione”. L’appuntamento è fissato per l’8 e il 9 aprile nell’aula del Senato, ma nei corridoi di palazzo Madama fanno già capire che il provvedimento sul “fine vita” non arriverà alla discussione. Le commissioni Giustizia e Sanità cui è assegnato il testo sono in stallo da diversi mesi, ma il nodo va ricercato in un’altra commissione, quella Bilancio, dove è richiesta l’approvazione alla relazione tecnica del Mef necessaria a stimare eventuali costi e coperture del provvedimento. Una relazione chiesta che non arriva perché dal ministero dell’Economia fanno sapere che, a stimare i costi per il sistema sanitario nazionale, deve essere in prima battuta il ministero della Salute e, successivamente, la ragioneria di Stato a validarli.
di Filomena Gallo*
La Stampa, 15 febbraio 2026
I diritti costituzionali diventano reali solo quando vengono applicati. E troppo spesso, perché questo accada, c’è qualcuno che chiede di applicarli. Ma non è la persona malata che dovrebbe dimostrare di avere diritti, sono le istituzioni che dovrebbero dimostrare di saperli garantire. A tutti. “Paolo” è un nome di fantasia. Aveva chiesto all’Associazione Luca Coscioni come chiedere la verifica delle sue condizioni da parte del Servizio sanitario per accedere all’aiuto alla morte volontaria. La sua storia è reale, così come lo sono la sua sofferenza e il percorso condiviso con la sua famiglia. Il fine vita non dovrebbe essere un terreno di scontro ideologico ma il luogo e lo spazio in cui le persone chiedono che le istituzioni rispettino decisioni intime e difficili.
di Giuliano Amato*
Avvenire, 15 febbraio 2026
Quando nel 2019 adottammo la decisione della Corte Costituzionale che creò uno spazio di ben circoscritta immunità penale per il suicidio assistito, devo ammettere che provai un sentimento di profonda soddisfazione. Il tema era difficile, il rischio che correvamo era quello di una contrapposizione irrisolta fra principi, e il risultato invece fu tale da lasciare tutti in pace con la propria coscienza. Ci aiutarono a tal fine le circostanze del caso (è il grande beneficio della giurisdizione, che il diritto lo vede sempre alla luce di un caso). Certo si è che qui c’era un essere umano che aveva davanti una vita comunque breve, una vita fatta di giorni senza speranza e riempita da dolori che neppure le cure palliative potevano sedare, una vita che continuava grazie a un trattamento di sostegno vitale, in assenza del quale sarebbe naturalmente cessata.
di Fausto Mosca
Il Manifesto, 15 febbraio 2026
Intervista a Gennaro Santoro, avvocato di un cittadino algerino risarcito dal Viminale per essere stato deportato illegittimamente. Il tribunale di Roma ha condannato il ministero dell’Interno a risarcire per illegittimo trasferimento - nel Cpr albanese di Gjader - un cittadino algerino di 50 anni. Settecento euro per il mese che l’uomo - residente in Italia da 19 anni - ha “scontato” nella struttura oltre Adriatico senza alcuna motivazione apparente. Dal Cpr di Gradisca d’Isonzo, dove era momentaneamente trattenuto in quel periodo, infatti, il 10 aprile del 2025, il cittadino algerino veniva trasferito in un’altra struttura. Destinazione ufficiale: Brindisi. Salvo poi scoprire, con 48 ore di ritardo, di essere stato deportato a sua insaputa fuori dal territorio italiano: nel Centro di Gjader.
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