di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 febbraio 2026
I nuovi dati di gennaio confermano l’emergenza: 12.463 persone oltre la capienza. Il governo annuncia 141 milioni ma le opposizioni: “Inerzia totale” Le cifre del 31 gennaio 2026 non lasciano spazio a dubbi. Nelle carceri italiane sono rinchiuse 63.734 persone a fronte di una capienza regolamentare di 51.271 posti. Significa che ci sono 12.463 detenuti in più rispetto a quanto gli istituti potrebbero ospitare. Un sovraffollamento che supera il 124 per cento e che rispetto al mese precedente - quando i detenuti erano 63.499 - segna un ulteriore aumento persone.
di Renato Balduzzi
Avvenire, 13 febbraio 2026
Dobbiamo chiederci se la riduzione di ruolo e di poteri del Csm, cioè dell’organo chiamato dalla Costituzione a garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, significa o no riduzione dell’indipendenza di quest’ultima. Nell’ultimo intervento di questa rubrica (30 gennaio u.s.), concludevo con la domanda su quale sia il “cuore” della revisione costituzionale su cui saremo chiamati a esprimerci nel prossimo referendum, e specificamente se esso consista nel “riequilibrio” tra politica e magistratura. La domanda è pressoché obbligata, tenuto conto che il nucleo della discussione pubblica verte proprio su questo: l’indubbia riduzione di ruolo e di poteri del Csm (sdoppiato, con componenti variamente sorteggiati, privato delle attribuzioni in campo disciplinare), cioè dell’organo chiamato dalla Costituzione a garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, significa o no riduzione dell’indipendenza di quest’ultima?
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 13 febbraio 2026
Il procuratore: “Votano Sì massoni deviati, imputati e indagati”. Nordio: “Serve il test psico-attitudinale?”. Le frasi del procuratore Gratteri sul referendum scatenano l’ira del centrodestra. La Russa: “Offende milioni di cittadini”. Poi il capo dei pm di Napoli precisa: “Non ho detto, come strumentalmente vogliono far credere, che quelli che votano Sì sono tutti appartenenti a centri di poteri o alla malavita o a massoneria”. È metà pomeriggio, quando Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, al Corriere precisa il senso delle sue parole che hanno sollevato uno tsunami di “indignazione” nel fronte del Sì: hanno lasciato “basito” il presidente del Senato La Russa, “dispiaciuto” quello della Camera Fontana. È irritato il vicepremier Salvini, arrivato ad annunciare: “Lo denuncio”. Il ministro Piantedosi minimizza: “Conosco Gratteri, è un’espressione che non gli è venuta bene”.
di Michele Passione*
Ristretti Orizzonti, 13 febbraio 2026
È l’infanzia che ti segna. Così il procuratore Gratteri conclude una surreale intervista concessa per 23 minuti e 31 secondi ad una compiacente giornalista, mentre fuori dalla sua stanza cinque ufficiali di PG attendono pazienti di parlare con lui (visto che l’art. 109 Cost. prevede che il Pm dispone direttamente dalla PG, lui lo interpreta a modo suo; prima il cabaret, almeno quello, giacché a teatro lui non ci va, perché vive in caserma mangiando uno yogurt, come non manca di informarci). Prima di tirare le fila del ragionamento, vediamo di mettere in fila le perle. L’inizio è straordinario; in sintesi, la riforma è di classe, perché il PM forte esige un avvocato forte, “potente e ricco, che solo per parlare vuole 50mila euro”. Anche per evitare questo, bisogna andare a votare, perché “votare è un obbligo”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 13 febbraio 2026
L’incredibile dichiarazione del procuratore di Napoli (“Le persone perbene voteranno No, gli indagati e i massoni voteranno Sì”) non è un’opinione ma un anatema, oltre che un insulto a milioni di italiani. Ma Anm e Pd restano in silenzio. C’è un punto in cui la legittima partecipazione al dibattito pubblico sconfina nella predica morale, e dalla predica si scivola facilmente nella scomunica. Le incredibili parole pronunciate sul referendum dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, in una intervista video al Corriere della Calabria (“Voteranno per il No le persone perbene. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”) appartengono a quest’ultima categoria: non sono un’opinione, ma un anatema. Oltre che un insulto a milioni di italiani pronti a votare in favore della riforma Nordio.
di Lorenzo Stasi
L’Espresso, 13 febbraio 2026
Il presidente del comitato per il no: “Il sorteggio non funziona”. Il ministro: “Serve a eliminare la giustizia domestica”. Il faccia a faccia ospitato da Bruno Vespa tra le ragioni del sì e quelle del no al referendum sulla Giustizia. Sia Bachelet che Nordio hanno condannato le parole di Nicola Gratteri, poi lo scontro sui provvedimenti disciplinari, caso Palamara e Tortora. Da una parte Carlo Nordio, uno degli architetti della riforma della Giustizia che tra poco più di un mese dovrà passare al vaglio degli elettori; dall’altra Giovanni Bachelet, presidente del Comitato “Società civile per il No al referendum” e figlio di Vittorio Bachelet che, proprio il 12 febbraio del 1980, veniva ucciso dalle Brigate rosse.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 13 febbraio 2026
Lo ha chiarito la Cassazione, con la sentenza n. 5464/2026, in merito all’applicazione dei nuovi termini di durata delle indagini preliminari stabiliti dalla riforma Cartabia. Il termine di durata delle indagini preliminari è quello previsto dalla riforma Cartabia (nuovo art. 405, co. 2, c.p.p.) - pari, nel caso di delitto, a un anno e non più a sei mesi - quando l’iscrizione nel registro degli indagati sia avvenuta dopo il 30 dicembre 2022, anche se il pubblico ministero abbia successivamente indicato una data anteriore, in applicazione del principio del tempus regit actum. Lo ha chiarito la Cassazione, con la sentenza n. 5464/2026, respingendo il ricorso di un sindaco pro tempore agli arresti domiciliari per corruzione.
di Laura Messina
collettiva.it, 13 febbraio 2026
Nel 2025 oltre 4 mila contatti e 750 pratiche negli sportelli sindacali attivi negli istituti penitenziari. “I diritti non si arrestano, nemmeno dietro le sbarre”. È il messaggio al centro del convegno che si è svolto ieri, 12 febbraio, presso la Camera del Lavoro di Milano, organizzato da Cgil Lombardia, Cgil Milano, Cgil Varese e Cgil Monza e Brianza. Una mattinata di lavori dedicata alla tutela dei diritti delle persone detenute e all’azione degli sportelli sindacali negli istituti penitenziari. Ad aprire il convegno sono stati Angela Mondellini, segreteria Cgil Lombardia, e Vincenzo Greco, segreteria Cgil Milano, che hanno richiamato il valore politico dell’iniziativa: portare diritti e tutele in carcere significa difendere la Costituzione e misurare il grado di civiltà di un territorio.
di Luna Casarotti
labottegadelbarbieri.org, 13 febbraio 2026
La morte di Aliseo Francesco, 38 anni, e originario di Mazara del Vallo, è avvenuta il 21 gennaio 2026 mentre era detenuto presso il carcere di Augusta. A febbraio, a distanza di settimane dai fatti, la famiglia continua a chiedere verità e giustizia su quanto accaduto. Secondo la ricostruzione dei familiari, Francesco aveva iniziato ad accusare forti dolori al petto già dal 14 gennaio. Più volte era stato accompagnato in infermeria e visitato dal medico di guardia. Tuttavia, come riportato nella denuncia contro ignoti per omicidio colposo presentata dall’avvocato della famiglia, non sarebbero stati effettuati accertamenti diagnostici approfonditi come elettrocardiogrammi o radiografie.
di Vincenzo Pellico
La Repubblica, 13 febbraio 2026
Un giovane di 25 anni di origine magrebina è deceduto ieri mattina nel Centro di permanenza per i rimpatri di Bari-Palese (Cpr), dove era trattenuto. Secondo i primi rilievi delle autorità, il decesso sarebbe riconducibile a cause naturali, probabilmente un arresto cardiaco. Sul corpo non sarebbero stati riscontrati segni di violenza. La Polizia sta conducendo ulteriori verifiche per chiarire la dinamica dell’accaduto. Immediate le reazioni sul fronte politico. Le parlamentari del Partito democratico Rachele Scarpa e Cecilia Strada hanno chiesto che venga fatta “subito chiarezza” sulla vicenda, sottolineando che “non si può morire in custodia dello Stato”.
- Modena. Presunte torture nella rivolta in carcere nel 2020, presentata nuova memoria
- L’Aquila. Il Consiglio comunale boccia un ordine del giorno sul carcere minorile
- Firenze. “Sos Sollicciano”, un picco di iscritti ai corsi per diventare volontari in carcere
- Brindisi. Tutela dei figli dei detenuti: incontro in Provincia per arrivare a protocollo d’intesa
- Busto Arsizio. Sei detenuti diventano operatori cinofili grazie al Rotary











