di Dimitri Canello
Corriere del Veneto, 16 febbraio 2026
Ilaria Cucchi diffonde un video choc. Nel filmato diffuso sui social si nota l’uomo ormai a terra, agonizzante, mentre l’agente chiede l’intervento di un’ambulanza. Il commento: “Non siamo a Minneapolis”. Un video crudo, destinato a riaprire una ferita mai rimarginata. È quello pubblicato da Ilaria Cucchi sul proprio profilo Instagram e relativo agli ultimi istanti di vita di Moussa Diarra, il cittadino maliano ucciso a colpi di pistola da un agente della Polizia ferroviaria a Verona il 20 ottobre 2024. Le immagini mostrano l’uomo riverso a terra, agonizzante, mentre il poliziotto chiede l’intervento dei soccorsi. Accanto al corpo si intravede l’oggetto che avrebbe innescato la reazione armata: un coltello che Cucchi definisce “una posata da tavola”.
di Raffaella Ianuale
Il Gazzettino, 16 febbraio 2026
La tragedia la notte fra sabato e domenica. La compagna di cella ha dato l’allarme ma nonostante una corsa disperata all’ospedale la donna è morta. Non si danno pace tutti coloro che l’hanno conosciuta e che con lei hanno condiviso anche il periodo di detenzione. Ieri nessuno poteva credere che proprio questa giovane donna avesse deciso di porre fine alla sua vita impiccandosi nel bagno di una cella del carcere femminile della Giudecca a Venezia. “Simpatica, per alcuni aspetti ironica, era sempre la prima a partecipare a ogni attività proposta all’interno della casa circondariale” racconta chi la conosceva.
di Emmanuela Bortoliero e Giorgio Rietti*
Ristretti Orizzonti, 16 febbraio 2026
Improvvisamente e con poco tempo abbiamo dovuto salutare dopo anni di lavoro insieme i frequentatori dei laboratori di cucito e falegnameria, come noi increduli e impauriti per il loro futuro. Il tempo di preparare un bagaglio minimo, un veloce saluto, lo sguardo con gli occhi lucidi e disorientati, quasi una tacita richiesta di aiuto, pur con la consapevolezza che non avremmo potuto fare niente per loro. Come più volte rimarcato, si interrompeva un rapporto costruito con impegno, tempo e pazienza ma che era diventato significativo per noi perché dava un senso alla nostra scelta di volontariato e importantissimo per loro che ci definivano come una seconda famiglia.
di Michela Cirillo
La Stampa, 16 febbraio 2026
Il progetto promosso dall’associazione Cattolici ambrosiani. L’arcivescovo Mario Delpini: “Per cercare consensi la politica si disinteressa dei carcerati. Serve favorire la riabilitazione”. “Finalmente ce l’abbiamo fatta”: è questa la frase che riecheggiava nella sede del circolo Acli di Milano dove è stata presentata un’iniziativa che porterà alla realizzazione di una serie di appartamenti, almeno dieci, destinati a ex detenuti che non hanno una casa in cui tornare dopo l’uscita dal carcere, e a persone che dopo una condanna hanno avuto accesso a misure alternative.
di Teresa Scarcella
La Nazione, 16 febbraio 2026
Fanfani: “Cambiare idea di reclusione, puntando su formazione e reinserimento”. Parissi: “Costruiamo tre carceri più piccole in provincia e trasferiamo i detenuti”. Demolire o non demolire Sollicciano? La sindaca Sara Funaro, che non ha mai fatto mistero di abbracciare l’ipotesi dell’abbattimento, ha dichiarato di pensarla diversamente dalla direttrice Valeria Vitrani che, qualche giorno fa ha chiaramente detto che “non è nei piani”. Ma è questo il dilemma? Il dibattito, pur partendo da un dato di fatto che è la condizione disastrosa del carcere e dalla condivisa necessità di metterci mano, sembra viaggiare su due binari paralleli. Quello ideale: disfarsi di una struttura fatiscente per sostituirla con una più moderna, “Io lo dico da sempre. Sollicciano va chiuso e rifatto” afferma Giuseppe Fanfani, garante de detenuti della Toscana. “Anche a me piacerebbe” gli fa eco il collega fiorentino, Giancarlo Parissi.
di Emanuela Zanasi
Il Resto del Carlino, 16 febbraio 2026
Dal 2021 al 2025 vari percorsi di inserimento di persone coinvolte in processi “Messa alla prova” e lavori di pubblica utilità, migliaia di ore donate ad Aou e Ausl. Sono state circa 280 le persone accolte - dal 2021 al 2025 - dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria e dall’Azienda Usl di Modena per lo svolgimento di percorsi di lavoro di pubblica utilità e di “messa alla prova”. Un dato che racconta come “le due aziende sanitarie rappresentino una delle possibilità concrete, sul territorio modenese, per chi è chiamato a trasformare un obbligo previsto dalla legge in un’esperienza di responsabilità e restituzione alla collettività”. Da tempo Aou e Ausl collaborano con il Tribunale di Modena per l’attivazione di percorsi di inserimento rivolti a persone coinvolte in procedimenti penali. Accanto alla storica convenzione per i lavori di pubblica utilità, a fine 2024 anche Aou ha sottoscritto un secondo protocollo dedicato alla cosiddetta ‘messa alla prova’, istituto che consente la sospensione del procedimento penale a fronte di un impegno concreto a favore del bene comune tramite percorsi di cittadinanza attiva.
di Eleonora Panseri
fanpage.it, 16 febbraio 2026
Roberto, ex detenuto, ha raccontato la sua storia. Una volta uscito dal carcere è diventato un senzatetto. Ma un incontro speciale gli ha permesso di ricominciare: “Ora faccio del bene per ripagare il male che ho fatto”. “Tanti anni fa sono finito in carcere e mi sono fatto una lunga detenzione. Ero stato condannato a 10 anni, ne ho fatti 8, più due di buona condotta. Quando sono uscito, ho provato a reinserirmi nella società, ma mi sono ritrovato senza niente. I miei genitori erano morti, le mie sorelle e i nipoti si vergognavano di me, sono rimasto solo”. In questa situazione però Roberto ha avuto la fortuna di incontrare Alfonso Di Nicola, fondatore del progetto “Sempre Persona” che segue e aiuta detenuti, ex detenuti e le loro famiglie.
di Giuseppe Governale
Il Foglio, 16 febbraio 2026
Dal fermento di Milano dove il diritto smette di essere un sapere riservato, passando per le contese di Napoli, sino ad arrivare in Sicilia dove si stratificherà una diffidenza strutturale verso lo stato e la sua giustizia, quella che Sciascia chiamerà “giustizia ingiusta”. C’è un equivoco ricorrente ogni volta che in Italia si discute di giustizia: si finge che il problema sia solo tecnico. È un’illusione che solleva da una scomoda responsabilità: riconoscere che la giustizia non è mai neutra, che porta con sé una visione dell’uomo, dello stato e del potere. Una visione che in Italia non è mai stata una sola. Per capirlo bene, tornare indietro non è superfluo; consente di avere a disposizione una visione più coerente non tanto per nostalgia quanto per onestà intellettuale.
di Andrea Gianni
Il Giorno, 16 febbraio 2026
La scrittrice Ilaria Iannuzzi presenterà il suo libro “Storie di giuriste che hanno cambiato il mondo” (Le Lucerne) mercoledì a Palazzo di giustizia: “Ora c’è la parità, ma restano gli ostacoli. La figura a cui sono più legata? Gisèle Halimi, un’avvocata franco-tunisina pioniera dei diritti civili negli anni 70”. Una storia che affonda le radici nell’antica Roma, quando Ortensia affrontò i triumviri prendendo la parola nel Foro, e arriva fino a battaglie per i diritti civili come quella portata avanti da Tina Lagostena Bassi, avvocata milanese che dedicò la sua vita professionale alla difesa delle donne e rivoluzionò l’assistenza alle vittime nei processi per stupro in Italia. Donne che hanno sfidato regimi, l’iraniana Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003, e hanno infranto barriere secolari, come Asma Jahangir e Hina Jilani, fondatrici del primo studio legale interamente femminile in Pakistan.
di Anna Foa
La Stampa, 16 febbraio 2026
Il mondo sta cambiando a una velocità a cui non eravamo abituati. E cancella anche il ricordo di come era quel vecchio mondo che stiamo perdendo, di come è nato, di cosa ha rappresentato. È - era - il mondo del secondo dopoguerra, un dopoguerra non troppo lontano da quello che aveva posto fine alla prima guerra mondiale, in cui si erano gettate le radici di una nuova guerra e avvelenato l’anima dell’Europa. Nasceva nel 1945, dopo che l’Europa era stata ridotta ad un cumulo di macerie tanto materiali che morali. Dopo che si erano visti eventi mai verificatisi prima, come lo sterminio di sei milioni di ebrei, i campi della morte, l’esaltazione della “razza ariana”, la messa a morte dei disabili, la schiavitù delle cosiddette razze inferiori. Un mondo ridotto ad un continente selvaggio, solcato da masse immani di profughi che lo percorrevano in cerca di un luogo in cui fermarsi, una casa.
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