di Tommaso Greco
Avvenire, 18 febbraio 2026
Da Thomas Hobbes alla fiducia sociale: non c’è vera sicurezza senza relazioni e tutele. E la scorciatoia della forza rischia di impoverire libertà e legami civili. Si parla molto in questi giorni, e giustamente, di sicurezza. I fatti di Torino, i decreti che ne sono seguiti (ma già annunciati da tempo), le notizie provenienti da Paesi come gli Stati Uniti e da altre democrazie occidentali, le scelte radicali che vengono fatte in Europa e in Italia sul tema dell’immigrazione, richiamano la nostra attenzione su questo tema, che ormai da qualche decennio rappresenta - come ha spiegato efficacemente Zygmunt Bauman - il luogo cruciale di legittimazione della politica, in un’epoca in cui i grandi problemi del mondo le sfuggono.
di Riccardo Pieroni
today.it, 18 febbraio 2026
Sicurezza nelle stazioni e sui binari: punizioni esemplari per gli atti di sabotaggio. Tra i tanti temi su cui punta il centrodestra c’è anche il dossier treni. Una questione che non lascia sonni tranquilli al ministro dei Trasporti Matteo Salvini ma che sembra interessare l’intera coalizione. Lo dimostra l’ultima proposta presentata da Forza Italia per punire chi “attenta alla sicurezza dei trasporti”, un tassello che si inserisce in un elenco piuttosto variegato di misure e direttive. Lunedì 16 febbraio gli azzurri presentano un disegno di legge in Senato che vuole introdurre una nuova fattispecie nel Codice penale: “Attentato alla sicurezza dei trasporti con finalità di terrorismo”.
di Costantino Cossu
Il Manifesto, 18 febbraio 2026
La notizia risale allo scorso 9 febbraio, ma il fatto che se ne sia venuti a conoscenza solo l’altro ieri la dice lunga su che cosa sono i Cpr, specie quelli che non si trovano nelle grandi città, lontani dai circuiti della comunicazione. Nel pomeriggio del 9 febbraio alcune delle persone trattenute nel Cpr di Macomer, in provincia di Nuoro, per protestare contro le condizioni in cui sono costrette a vivere, hanno appiccato un incendio in uno dei quattro blocchi in cui è diviso l’ex carcere che ospita il centro di permanenza. Negli altri blocchi una buona parte dei migranti (in tutto quasi 50) ha dato vita a una protesta rumorosa battendo oggetti. Sono intervenuti i poliziotti che fanno parte del presidio permanente che dentro il Cpr. Con la forza hanno fatto sgomberare tutti e quattro i blocchi, in attesa che venisse spento l’incendio.
di Daniela Fassini
Avvenire, 18 febbraio 2026
Sono in tutto 13, per il momento, i corpi senza nome ritrovati a riva o sulle spiagge di Calabria e Sicilia, sferzate dalle mareggiate. Il drammatico racconto del comandante della Guardia Costiera Giuseppe Durante: ho riconosciuto un salvagente tra le onde. Nove cadaveri recuperati in Sicilia, tra Pantelleria e Trapani e altri quattro sulla costa tirrenica calabrese. Il mare arrabbiato restituisce i corpi dei migranti vittime di naufragi, quelle delle tragedie “fantasma” forse del ciclone Harry o ancora più indietro nel tempo. Le mareggiate che hanno colpito il Sud negli ultimi giorni confermano l’orrore di un Mediterraneo che è sempre più cimitero. L’ultimo corpo è stato recuperato, ieri, a Tropea. Sono stati alcuni studenti ad avvistare due corpi galleggiare tra le onde e poi ad allertare la macchina dei soccorsi, la Capitaneria di porto.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 18 febbraio 2026
Il suo trasferimento in Albania era illegittimo. La sua vicenda può diventare un precedente. È il primo caso di risarcimento per il mai decollato protocollo con Tirana, ma quello dell’uomo algerino che dovrà avere 700 euro dal Viminale per il trasferimento improprio nel Cpr di Gjader rappresenta anche un precedente importante. Per i giudici del tribunale di Roma, che hanno valutato il caso, le procedure di trasferimento in Albania sono avvenute contravvenendo le regole. Nello specifico, come si legge nella sentenza, “il trasferimento è stato eseguito senza un provvedimento, con modalità che non hanno consentito al trattenuto di sapere dove sarebbe stato condotto”. In assenza di una comunicazione ufficiale, dunque, è stato impossibile per il migrante comunicare la decisione ai familiari, in particolare ai figli minori, e al suo legale. All’uomo era stato solo detto che sarebbe stato portato a Brindisi. Non oltre l’Adriatico. Per il Tribunale questo ha comportato una lesione della “vita privata e familiare” del migrante tutelata dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Da qui il danno stimato in 700 euro.
di Alessio Marchionna
Internazionale, 18 febbraio 2026
Se sorvolassimo gli Stati Uniti su un aereo a bassa quota, vedremmo spuntare qua e là - soprattutto nelle aree meno abitate e fuori dalle grandi città - enormi scatole rettangolari appoggiate a terra. Ce ne sono di due tipi: quelle che ospitano le macchine che servono a sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale, e quelle in cui vengono rinchiuse le persone che il governo vuole cacciare dal paese. Hanno in comune il fatto di essere il frutto di progetti contestati da chi ci vive intorno, ma la distanza tra le loro funzioni rivela le contraddizioni degli Stati Uniti di oggi: da una parte la corsa verso un futuro rivoluzionato dalla tecnologia, dall’altra il progetto di rifondare una società omogenea dal punto di vista razziale, in sostanza bianca.
di Marco Perduca
Il Manifesto, 18 febbraio 2026
Fino a cinque anni fa, l’Afghanistan produceva oltre l’80% dell’oppio illegale per raffinare l’eroina destinata ai mercati d’Europa e Nord America. Da quando gli Usa hanno abbandonato il paese, i talebani hanno lanciato una jihad contro la pianta medica che ha drasticamente eradicato la pianta del papavero. Secondo l’ultimo rapporto annuale dell’Ufficio delle Nazioni unite contro la droga e il crimine (Unodc) del novembre 2025, la superficie coltivata a oppio in Afghanistan era di 10.200 ettari, in calo rispetto ai 12.800 ettari del 2024 e ben al di sotto dei 232mila ettari registrati prima del ritorno dei talebani a Kabul. Si tratta di una diminuzione di quasi un terzo, 296 tonnellate, di quanto coltivato con un impatto devastante sul reddito degli agricoltori che si è quasi dimezzato nel periodo.
L’allarme dei dirigenti: “Psicologi solo sei ore a settimana”, ottavo suicidio dall’inizio dell’anno
di Francesco Viviani
triesteallnews.it, 17 febbraio 2026
“Un incremento sostanziale del monte ore per gli esperti psicologi e criminologi già ingaggiati, una programmazione finanziaria che ne garantisca la presenza per l’intero arco dell’anno e il rafforzamento complessivo dell’area trattamentale”. È quanto chiede al governo il Coordinamento nazionale dirigenti penitenziari di diritto pubblico dopo l’ottavo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno, una detenuta dell’istituto di Venezia - Giudecca. Il coordinatore nazionale, Enrico Sbriglia, ha espresso “rammarico” e “vicinanza” alla famiglia della donna, oltre che alla Direzione dell’istituto, allo staff e alla Polizia Penitenziaria.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 17 febbraio 2026
La presidente Todde in piazza a Cagliari il 28 febbraio. In Consiglio regionale una proposta di legge per fermare il progetto governativo di Delmastro. Dal campo largo a FI: (quasi) tutti contro “l’insularità come strumento di separazione”. Sono passati più di 30 anni da quando, come misura emergenziale, una riforma dell’ordinamento penitenziario introduceva il regime carcerario speciale conosciuto come “41 bis”, da somministrare ai boss mafiosi che tenevano in pugno il Paese. Detenuti - recita la norma - da collocare “preferibilmente in aree insulari”. Erano i tempi dell’Asinara e di Pianosa, isole minori e inaccessibili dove oggi, fortunatamente, dismesse le carceri di massima sicurezza, si va solo per turismo. Ma la legge resta. E a farne le spese è rimasta, in particolare, la Sardegna. Che ora si mobilita “contro la nuova servitù carceraria” voluta dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove.
di Serena Sileoni
La Stampa, 17 febbraio 2026
La campagna del referendum costituzionale è passata dal piano inclinato alla caduta libera. Da slogan e messaggi di cattivo gusto si è passati alle parole di Gratteri e Nordio, inopportune non solo e non tanto per quel che esprimono ma soprattutto per chi le ha pronunciate: magistrato l’uno, Guardasigilli l’altro. È solo l’ultimo atto di una conflittualità tra giustizia e politica che nel nostro paese, come è noto, ha radici profonde e dinamiche bizzarre. Certo non si può pretendere che in campagna elettorale si parli solo del contenuto e degli effetti della riforma sul piano tecnico. È nella natura delle consultazioni elettorali esprimere un voto che, in ogni caso, ha un che di politico.
- Gli italiani non vanno convinti con il ghigno
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