di Marina Della Croce
Il Manifesto, 13 giugno 2024
Raddoppiati rispetto a dieci anni fa. A incidere sul numero la guerra in Sudan. La Siria rappresenta la crisi più grave: con i suoi 13,8 milioni di profughi non rappresenta solo uno dei conflitti più lunghi ancora in corso, ma è anche la più grande crisi di rifugiati al mondo. Una guerra civile che va avanti da 13 anni costringendo la popolazione a scappare da bombe, violenze, persecuzioni o violazione dei diritti umani. Ma la crisi siriana, e l’incapacità di trovare una soluzione che porti alla pace, non è l’unico caso di conflitti che si accaniscono contro uomini, donne e bambini. Ogni anno una nuova guerra va allungare un elenco già fin troppo nutrito aggiungendo nuova disperazione a quella già esistente. Solo per citare gli ultimi: dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia (2022), nel 2023 il conflitto scoppiato in Sudan ha privato della propria casa 10,8 milioni di sudanesi, 1,9 milioni dei quali ha cercato salvezza fuori dai confini del paese. Mentre alla fine dello scorso anno si contavano in 1,7 milioni i palestinesi sfollati nella Striscia di Gaza (fonte Unwra).
di Elena Molinari
Avvenire, 13 giugno 2024
Runa Rajagopal ricorda il suo primo stage ai Bronx Defenders come un momento d’illuminazione. “I miei colleghi arrivavano presto, restavano fino a tardi ed erano sempre in movimento - dice. L’entusiasmo e l’adrenalina erano al massimo, respiravo davvero la possibilità di rendere il sistema giudiziario più umano. Era emozionante, motivante e coinvolgente. Come figlia d’immigrati appena diventata avvocato avevo trovato il mio posto ideale”. I Bronx Defenders sono un’associazione non profit che dal 1997 rappresenta ogni anno più di 27.000 indigenti, offrendo gratuitamente i suoi legali (ma anche i suoi assistenti sociali) al posto dei difensori d’ufficio nominati dai giudici, che spesso sono meno qualificati, sovraccarichi di casi o semplicemente non disponibili.
di Angela Stella
L’Unità, 12 giugno 2024
Il Pd all’attacco: “Detenuti ammassati oltre i limiti per cui siamo stati condannati in sede europea. E l’esecutivo che fa? Nuovi reati e pene più alte. Quaranta: questo il numero dei detenuti che dall’inizio dell’anno si sono suicidati in carcere. Ieri, un detenuto 56enne, collaboratore di giustizia, si è tolto la vita nel carcere di Ferrara, probabilmente impiccandosi. Per questo l’Assemblea della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, riunita a Roma, ha osservato un minuto di silenzio. Intervenuto anche il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia: “Il suicidio è la manifestazione più evidente della intollerabilità di un sistema carcerario costruito in questi termini” mentre il Capo del Dap Giovanni Russo ha assicurato: “il Gruppo di intervento operativo della Polizia penitenziaria sarà dotato di webcam”.
di Francesco De Felice
Il Dubbio, 12 giugno 2024
Il triste bilancio dei suicidi in carcere continua a crescere ogni giorno. L’ultimo detenuto si è tolto la vita ieri nel carcere di Ferrara: un collaboratore di giustizia che si è impiccato. Sono così 40 i suicidi dall’inizio dell’anno, si tratta di una cifra indicativa perché sono in corso gli accertamenti sulla morte di un egiziano, lo scorso 7 giugno a San Vittore, e senza considerare l’uomo che si è tolto la vita a gennaio 2024 nel Cpr di Ponte Galeria. Cifre che fanno rabbrividire se si considera che il trend ricorda la cifra record del 2022 (85 suicidi) e quella drammatica dello scorso anno con 70 persone che si sono tolte la vita. Roberto Cavalieri, garante regionale dei detenuti della Regione Emilia- Romagna, sull’ultimo episodio di Ferrara, ricordando che il quarto suicidio nella regione da gennaio, ha chiesto uno “sforzo di tutti, anche delle istituzioni territoriali, per alimentare la speranza delle persone detenute”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 12 giugno 2024
Approvare la legge sulla liberazione anticipata speciale a prima firma Roberto Giachetti di Italia Viva: è questo l’appello rivolto al Parlamento dal Garante Nazionale per i Diritti delle Persone Private della Libertà e dalla Camera Penale di Roma. Lo hanno reso noto in un comunicato congiunto dove leggiamo che “all’esito all’incontro, tenutosi il 21 maggio 2024, in ordine ai contenuti della relazione inviata dal Garante alla Commissione Giustizia della Camera il 24 aprile scorso relativa agli interventi legislativi in materia di sovraffollamento carcerario” l’autorità garante e l’associazione politica dei penalisti “esprimono la richiesta congiunta che - nel quadro di una corretta previsione costituzionalmente orientata - si approvi la legge sulla liberazione anticipata speciale e anche altre opportune misure deflattive”.
di Federico Piana
vaticannews.va, 12 giugno 2024
Dopo l’annuncio di ieri del Papa che ha ricordato l’apertura della Porta Santa in un penitenziario nel Giubileo del 2025, l’Ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane spiega come questo gesto sia portatore di grande speranza: “È un atto di misericordia, un balsamo sulle ferite di persone spesso dimenticate dalla società”. Il sovraffollamento, primo problema ancora da risolvere.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 12 giugno 2024
Separazione delle carriere, l’Anm pronta a mobilitarsi contro il ddl costituzionale sulla giustizia. Che è sotto la lente di Mattarella. Ci si poteva aspettare che a riprendere il filo del discorso sulla separazione delle carriere sarebbe stato il guardasigilli Carlo Nordio. E invece stamattina, a riaprire il dossier, ha provveduto il ministro della Difesa Guido Crosetto, con un’intervista a Repubblica in cui, a sorpresa, ha annunciato che verrà data “priorità alla riforma della giustizia, perché quella sul premierato” va “spiegata meglio, visto che finora è stata presentata come il tentativo di distorcere la Costituzione, e invece non toglie alcun grammo di democrazia”. Crosetto ha quindi assestato una stilettata alla Anm: “Sulla giustizia, il confronto che il governo deve avere è parlamentare e politico, non certo con la magistratura. Che lo ricordo, in teoria, dovrebbe solo applicare le leggi”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 12 giugno 2024
Dopo due settimane ancora non è arrivata la firma del capo dello Stato, Sergio Mattarella, al disegno di legge di riforma costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura e sul Csm, approvato in Consiglio dei ministri lo scorso 29 maggio. Il provvedimento si compone di otto articoli, ma va a modificare sei articoli della Costituzione che per 76 anni hanno delineato l’impianto fondamentale della magistratura italiana. Logico che tutto ciò imponga una valutazione tecnica piuttosto approfondita del capo dello stato, che peraltro è presidente di diritto proprio del Consiglio superiore della magistratura (e lo rimarrebbe per i due Csm separati previsti dalla riforma), anche se fonti del Quirinale ricordano come in questo momento al presidente della Repubblica spetti soltanto il compito di rintracciare eventuali palesi profili di incostituzionalità. Nessuno si spinge ad avanzare previsioni su quando la firma di Mattarella arriverà. Il Parlamento, intanto, si prepara ad accogliere il testo, che però rischia di finire vittima di un intasamento di provvedimenti.
di Valeria Casolaro
L’Indipendente, 12 giugno 2024
Nel novembre 2022, alcuni attivisti lanciano oggetti incendiati all’interno del cortile di Leonardo spa, a Palermo. È notte e tutti i dipendenti sono a casa. Il resoconto di quanto accaduto lo restituiscono le immagini sgranate di un video che gira sui social di Antudo, realtà indipendentista siciliana: un paio di oggetti che volano, una fiammata di qualche secondo, poi più nulla. Gli attivisti corrono via. La protesta era volta a denunciare come le armi prodotte da Leonardo (società partecipata dal governo al 33%) fossero vendute alla Turchia e impiegate nell’etnocidio dei curdi messo in atto da Erdogan. Nessun dipendente di Leonardo è stato coinvolto nell’incidente, mentre i danni agli oggetti sono stati molto lievi. Eppure, per quella breve azione dimostrativa, alla fine dello scorso marzo alcuni attivisti di Antudo sono stati colpiti da alcune misure cautelari. Tra di essi vi è Spera, vigile del fuoco, l’unico ad essere detenuto in carcere con l’accusa di aver compiuto atti di natura terroristica.
di Federico Malavasi
Il Resto del Carlino, 12 giugno 2024
Un lenzuolo utilizzato come corda e il corpo senza vita tra le mura della cella. È la terribile scena che si sono trovati davanti agli occhi gli agenti della polizia penitenziaria nella notte tra ieri e lunedì. È l’ennesimo suicidio che si consuma in un carcere italiano. La vittima è un 56enne di origine campana, collaboratore di giustizia detenuto all’Arginone. Al momento non sono chiare le ragioni all’origine del gesto anche se, stando a quanto emerso, per il detenuto non sarebbe stato segnalato un rischio suicidario in quanto non erano mai emersi segnali premonitori.
- Bergamo. Valentino si è ucciso a 69 anni quando ha saputo di dover tornare in cella
- Trento. La direttrice del carcere: “Specchio della società, aumentati insofferenza e irritabilità”
- Cremona. Il cappellano del carcere: “Aiutiamo i detenuti a progettare un futuro”
- Roma. Una cella nel cuore della città. Il Dubbio vi “sbatte” in carcere
- Torino. Domani un presidio contro l’emergenza suicidi nelle carceri











