di Ilaria Beretta
Avvenire, 3 ottobre 2024
Nelle strutture si contano 11 donne incinte e 23 mamme con bimbi. I numeri rischiano di aumentare. Da quattro anni a San Vittore non c’è un ginecologo. I concorsi pubblici si aprono e si chiudono senza che nessuno faccia domanda per lavorarci e così le 81 donne che attualmente sono detenute nella sezione femminile del penitenziario milanese ne devono fare a meno e si accontentano del supporto del medico di base del reparto che, in mancanza, ne fa le veci. Tra loro ci sono anche donne in gravidanza - al 30 giugno, in tutta Italia, erano 11 - oppure che hanno partorito da poco e che, con i loro bambini, abitano nell’istituto a custodia attenuata per madri (Icam) detenute con figli minori di sei anni. In Italia ne esistono quattro.
Avvenire, 3 ottobre 2024
Pubblichiamo la testimonianza di L.L.F., detenuta in un carcere del Nord Italia. Ha iniziato a raccontarsi qualche anno fa, nell’ambito di un laboratorio di scrittura. “In questo periodo si parla tanto di carcere ma nessuno di quelli che ne discutono sa in realtà il carcere che cos’è: né i garanti dei detenuti, né i volontari né il personale o la penitenziaria che dentro le mura ci vivono. I garanti lavorano su dati e testimonianze ma fra le mura di certo non hanno mai passato le notti, i natali, i ferragosti, e guardato negli angoli oscuri, perché in carcere come non si è liberi di uscire non si è liberi di entrare e andare dove si vuole, sono altri che ti ci portano e mostrano ciò che si vuole mostrare; i volontari non vedono i reparti, le celle, le docce, stanno negli spazi ufficiali.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 3 ottobre 2024
Via libera del Consiglio dei ministri al nome proposto dal guardasigilli Carlo Nordio dopo la prematura scomparsa di Maurizio D’Ettore. Individuare una figura di altissimo profilo, che non sia riconducibile a un partito e che possa aspirare al gradimento di Sergio Mattarella. Queste le caratteristiche che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ricercava per ricoprire il ruolo del presidente del collegio che costituisce l’Autorità garante delle persone private della libertà personale. E così oggi il Consiglio dei ministri ha accolto la proposta del guardasigilli e deliberato la nomina del consigliere Riccardo Turrini Vita, al posto di Maurizio D’Ettore, morto lo scorso 22 agosto.
di Angela Stella
L’Unità, 3 ottobre 2024
In magistratura dall’87 ma da molti anni al Dap (dove anche il capo è una toga). Critiche da Pd e Antigone: “Confusione di ruoli”. “Ho proposto al Presidente del Consiglio la nomina del consigliere Riccardo Turrini Vita come Garante nazionale dei detenuti, in sostituzione del compianto Maurizio D’Ettore. La proposta è stata accolta e deliberata oggi in Consiglio dei ministri. Questa alta carica è ora ricoperta da una persona di elevata cultura, grande esperienza e particolare sensibilità per il mondo carcerario”: così ieri il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha reso nota la novità, attesa da tempo, considerata anche la drammaticità che stanno vivendo i nostri istituti di pena. Peccato che contemporaneamente sia al vertice del Dap che a quello del Garante avremo un magistrato.
camerepenali.it, 3 ottobre 2024
Il documento della Giunta e dell’Osservatorio carcere UCPI. La designazione a capo dell’ufficio del Garante nazionale per i diritti dei detenuti del dott. Turrini Vita, già magistrato e figura dirigenziale apicale del DAP da oltre vent’anni anni, stride, in maniera troppo evidente, con il ruolo e le funzioni attribuite, per legge, all’autorità di garanzia dei diritti delle persone detenute. Auspicavamo una celere ricomposizione dell’ufficio del “Garante Nazionale dei diritti delle Persone private della Libertà personale” dopo la scomparsa improvvisa dell’on. Maurizio d’Ettore, consapevoli della necessità di avere, da subito, la ricostituzione di un organismo importante in un momento così difficile, se non drammatico, in cui si trovano le carceri italiane. Anche stavolta, però, nel “fare presto”, le logiche tutte interne alle segrete stanze ministeriali, condizionate da una errata visione prospettica, mal si conciliano con il “fare bene”.
di Lucio Luca
La Repubblica, 3 ottobre 2024
Dalle classiche lenzuola fino ai manici di scopa. Spesso approfittando di rivolte e disordini. Soltanto gli istituti macedoni e pochi altri sono più colabrodo dei nostri. Le ragioni? “Troppi i detenuti e troppo pochi gli agenti di Polizia penitenziaria”. Alle otto della sera, dopo la cena in mensa, il detenuto Antonio Liuzzi chiede una sigaretta all’agente di custodia di turno e va in cortile a fumare. Liuzzi è di Grottaglie, provincia di Taranto, ha 43 anni gran parte dei quali vissuti dietro le sbarre, adesso sta scontando una pena per furto e rapina, suo “mestiere” da sempre. Antonio si guarda intorno, non scorge anima viva. Ha già provato a fuggire almeno tre volte e questo potrebbe essere il momento giusto. Scavalca il muro di cinta e non fa più ritorno nella struttura.
di Michele Ainis
La Repubblica, 3 ottobre 2024
Riconoscere il pericolo, denunziarlo, contrastarlo, non è una battaglia di partito. È un obbligo costituzionale. Ogni giorno ha la sua pena, recita il Vangelo di Matteo. Ma il governo Meloni l’ha trasformata in pena detentiva. Con il ddl sicurezza, approvato dalla Camera procedendo con gli scarponi chiodati. E però non solo. Tanto che si moltiplicano gli allarmi su questa stretta illiberale, da Amnesty International all’Osce, fino al Rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto. E soprattutto si moltiplicano i divieti, le punizioni, gli altolà. Specie a danno dei diseredati, o di chi canta fuori dal coro. E in nome d’un pensiero ottenebrante come un anestetico.
di Luigi de Magistris*
Il Fatto Quotidiano, 3 ottobre 2024
La Camera dei Deputati ha approvato a maggioranza il disegno di legge 1660 del governo delle destre sulla sicurezza pubblica. Ora il provvedimento passa al Senato per la scontata approvazione. Si tratta di legge che trasuda l’identità del governo Meloni e della sua maggioranza. Un provvedimento autoritario, liberticida, classista, a tutela dei colletti bianchi e dei padroni e dell’ordine costituito, impregnato di radici fasciste. Ancor più inaccettabile e incostituzionale se pensiamo che, contestualmente, stesso governo e stessa maggioranza costruiscono normativamente la progressiva impunità del potere e della classe dominante di cui si fanno garanti e portavoce. Basti pensare alla cancellazione dell’abuso d’ufficio, il potere impunito nei suoi abusi di potere.
di Annalisa Costanzo
Il Dubbio, 3 ottobre 2024
Sebastiano Giorgi, ex primo cittadino di San Luca, dal carcere per mafia all’assoluzione dopo 11 anni. In un’aula di tribunale, il silenzio viene interrotto da poche righe di una sentenza che, sebbene favorevole, lasciano una scia di amarezza e dolore. “Non è giusta quella formula. Sono innocente e quel reato non sussiste”. Un’assoluzione che non restituisce a Sebastiano Giorgi la serenità perduta. Le parole che dopo dieci anni di calvario sigillano la vicenda giudiziaria dell’ex sindaco di San Luca sono fredde: “Non è più previsto dalla legge come reato”. Dieci anni di vita sospesa, di dignità calpestata, di sofferenza er un uomo che si è dichiarato innocente sin dal primo giorno. La sua colpa? Essere stato sindaco dal 2008 al 2013 di San Luca, un paese immerso nella bellezza dell’Aspromonte e da sempre segnato da una storia complessa e tormentata, dove la ‘ndrangheta, con le sue faide sanguinose, ha gettato un’ombra lunga sull’intera comunità. “Ero il sindaco del periodo dopo la strage di Duisburg. Tutte le attenzioni degli inquirenti, magistratura e media erano concentrate su di noi - spiega Giorgi. Io volevo solo riscattare la mia comunità, portare un vento di cambiamento in un territorio trafitto da aspetti negativi”.
rainews.it, 3 ottobre 2024
Il Garante dei diritti della persona Sbriglia: “Situazione deficitaria e disuguale in tutto il Paese. La questione è in testa alle mie priorità”. Confortante prendere atto delle intenzioni di un rinnovato e più forte impegno della Regione sulle cose che si devono fare - afferma il neo insediato garante regionale dei diritti della persona Enrico Sbriglia all’indomani della visita in carcere a Udine dell’assessore regionale alla salute Riccardo Riccardi che ha assicurato tutti gli sforzi possibili per garantire la prevenzione e la salute dei detenuti. Sbriglia pone la sanità penitenziaria in cima alle sue priorità e annuncia di voler incontrare i direttori e gli operatori penitenziari, oltre che i responsabili dei servizi sanitari nelle carceri e i sindacati della sanità e del mondo penitenziario per fare il punto nave e trovare soluzioni alle tante criticità. A cominciare dal fatto che il diritto alla salute nelle carceri dovrebbe essere garantito in maniera uguale ma in regione come nel resto d’Italia non lo è affatto, rileva Sbriglia.
- Roma. “A Casal del Marmo spirale verso il basso. Giusto protestare pacificamente”
- Reggio Emilia. Torture in carcere, il pm: “Altri agenti collaborarono, processate anche loro”
- Pordenone. Papa Francesco scrive ai detenuti: “Figli amati da Dio illuminati da Cristo”
- Milano. I ragazzi degli oratori nel carcere minorile. Per prepararsi al Giubileo
- Franca Leosini: “La banalità del bene annoia. L’uomo è naturalmente violento”









