di Antonio Nastasio
L’Opinione, 10 agosto 2024
Un decreto strillato, ma senza effetti reali e assenza di concretezza. Il recente Dl 92/2024 “Carcere Sicuro”, approvato il 7 agosto alla Camera della Repubblica, doveva rappresentare un primo passo verso la soluzione dei gravi problemi di sovraffollamento, disagi, suicidi di detenuti e di personale di custodia, incluso l’ultimo caso di un agente sul muro di sentinella all’Ucciardone. Tuttavia, è evidente che questo nuovo approccio, oltre che ignorare il reale, ha evitato di proporre soluzione forti capaci di risolvere a patto di avere il coraggio di operare, in quanto avrebbe portato a sfide istituzionali, come la mancanza di una vera attenzione proporre soluzioni innovative e con risparmio economico.
di Roberto Scarpinato
Il Fatto Quotidiano, 10 agosto 2024
La questione carceraria nel nostro paese è un’emergenza cronica che si ripropone nel tempo negli stessi termini. I provvedimenti tampone si susseguono, ma il carcere resta incivile e degradante. Come si spiega questa cronica irredimibilità? La risposta si trova nelle statistiche del Dap sulla composizione sociale della popolazione detenuta. La percentuale di colletti bianchi condannati con sentenza definitiva, è statisticamente così irrisoria che in alcuni anni non viene nemmeno quotata. Nel 2014 su 60.000 detenuti, i condannati per corruzione e reati economici erano 86. Significativa è la comparazione con altri paesi europei. Da una ricerca condotta dall’Università di Losanna risulta che nel 2013 i condannati in carcere per reati economici e fiscali in Italia costituivano soltanto lo 0.4%, a fronte di una media europea del 4.1%. Questi dati attestano il carattere classista del sistema penitenziario italiano e spiegano l’irredimibilità della questione in Italia. Il variegato mondo dei ceti superiori ha risolto da tempo il problema del carcere, riservandolo solo ai ceti inferiori con accorte e selettive ingegnerie normative.
di Giulia Merlo
Il Domani, 10 agosto 2024
L’aula della Camera ha approvato in via definitiva il decreto carceri con 153 si, 89 no e 1 astenuto. Il testo ha un contenuto che non incide in modo decisivo sul problema del sovraffollamento ma, paradossalmente, introduce un nuovo reato: il peculato per distrazione, che va a colmare almeno parzialmente le lacune dopo l’abrogazione dell’abuso d’ufficio. Il decreto prevede l’assunzione di mille agenti entro il 2027, mentre l’articolo 5 prevede un teorico snellimento delle procedure per ottenere il beneficio della liberazione anticipata, ma senza cambiare l’ammontare degli attuali 45 giorni ogni sei mesi. Vengono poi aumentate le telefonate mensili per i reclusi e si istituisce un registro di strutture per l’accoglienza di detenuti che possono accedere alle misure alternative. I restanti articoli, invece, non riguardano le carceri: viene introdotto il nuovo reato di peculato per distrazione (necessario per tentare di scongiurare la procedura di infrazione Ue dopo l’abrogazione dell’abuso d’ufficio) e la proroga dell’entrata in vigore del nuovo tribunale della famiglia introdotto dalla riforma Cartabia.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 10 agosto 2024
È in Gazzetta ufficiale il decreto Carceri del ministro Nordio, il quale, per l’occasione, ha dismesso l’abito “liberale/garantista” (quello delle parole) per indossare l’abito “repressivo/securitario” (quello dei fatti concreti). Pochi gli interventi apprezzabili, per lo più di non immediata attuazione. Per il resto, una spessa cortina fumogena, con cospicui residui nocivi. L’emergenza carcere è segnata dal bollettino dei suicidi non meno che dal sovraffollamento. Dati incontrovertibili del ministero della Giustizia: al 31 luglio 61.133 presenze a fronte della capienza ufficiale di 51.207, quasi 10.000 in più. Il numero dei suicidi ci rimanda a drammi personali che è cinico ignorare. Il sovraffollamento, che ha raggiunto un livello intollerabile anche a fronte dei principi dettati della Corte europea dei diritti dell’uomo, determina una tensione di difficile gestione anche per la polizia penitenziaria.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 10 agosto 2024
Intervista a Marcello Bortolato, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze: “Si tratta di un provvedimento che non avrà effetti immediati sulla drammaticità che in questi momenti viene vissuta nelle carceri italiane in quanto non incide sul sovraffollamento, fattore principale dell’incremento dei suicidi e delle rivolte”.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 10 agosto 2024
Intervista a Roberto Giachetti, che con Nessuno tocchi Caino ha presentato un esposto contro il ministero della Giustizia: “Essere garantisti non vuol dire essere irresponsabili. Prima di andarci le ho tentate tutte in Parlamento. Nordio da Mattarella? Il presidente ha già parlato, dovrebbero solo ascoltarlo”. Insieme a Nessuno tocchi Caino - associazione che si occupa dei diritti dei carcerati - Roberto Giachetti, parlamentare di Italia Viva, radicale, da sempre attento alle carceri e ai diritti dei detenuti, si è presentato ai Carabinieri per denunciare il ministro Nordio e i suoi sottosegretari per l’emergenza carceri.
di Alberto Liguori*
Il Dubbio, 10 agosto 2024
Fonti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria riferiscono dati allarmanti sul sovraffollamento: al 30 luglio 2024 le presenze sono salite a 61.133 a fronte di una capienza massima di 51.206. Le misure adottate dal governo nel recente Ddl di conversione del c. d. “decreto carceri” vanno nella direzione del rafforzamento delle garanzie costituzionali dei diritti del detenuto: si pensi alla liberazione anticipata che da beneficio a richiesta del detenuto viene gestito d’ufficio dagli uffici di procura. Come già anticipato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio devono però essere accompagnate da interventi strutturali in grado di coniugare libertà e sicurezza, assicurando la detenzione carceraria ai soggetti che presentano pericolosità sociale attuale e garantendo, invece, a particolari soggetti di ridotta pericolosità sociale, forme alternative di espiazione della pena. Per farlo serve prevedere circuiti alternativi al carcere per evitare il transito in carcere intervenendo sin dal primo momento processuale che vede protagonista il soggetto privato temporaneamente della libertà personale con l’arresto in flagranza di reato e sino alla condanna definitiva, selezionando gli imputati e i condannati che delinquono per ragioni legate al comprovato stato di tossicodipendenza, tenendo presente che il fattore di maggiore incidenza sul sovraffollamento è determinato dal transito penitenziario di qualcosa come 14 mila detenuti tossicodipendenti, pari a un quarto del totale. Sul punto, nel corso dell’anno 2021, in occasione dell’audizione tenuta alla Commissione giustizia della Camera, ebbi modo di illustrare la proposta volta al contenimento del transito in carcere di soggetti colti in flagranza di reato in stato di comprovata tossicodipendenza, poi recepita dal senatore Pierantonio Zanettin che ne fece oggetto di apposito emendamento (AC 2435). Evidentemente, ragioni contingenti ne hanno impedito l’approvazione. Sta di fatto che oggi nell’infuocato dibattito sul sovraffollamento delle carceri la suddetta proposta potrebbe essere attualizzata: a chi delinque per ragioni legate alla tossicodipendenza deve essere evitato il carcere e deve essere consentito l’accesso immediato alle sanzioni c. d. terapeutiche. Discorso diverso, invece, per il delinquente che strumentalmente adduce ragioni di tossicodipendenza. L’intervento, per funzionare, deve essere accompagnato dalla rinuncia dell’imputato all’impugnazione per rendere definitiva la condanna, unitamente alla rinuncia alla sospensione condizionale della pena, così aprendo la strada all’inizio dell’esecuzione penale, anziché attendere che ad occuparsene sia il magistrato di sorveglianza dopo molti anni dalla data del commesso reato. In tal modo, tra l’altro, verrebbe perfezionato l’attuale sistema processuale che già prevede l’assegnazione al giudice del merito la facoltà di applicare sanzioni sostitutive al carcere (546 bis c. p. p.).
di Irene Famà
La Stampa, 10 agosto 2024
Negli anni 70 era l’unico in quel penitenziario: “Non dimentico gli odori e le armi. Ai miei figli non l’ho mai detto. Tornare a casa è stato ancora più terribile, non ero pronto al mondo. Da allora soffro di depressione”. “Ero in carcere ed ero solo un bimbo. Eppure mi sentivo colpevole. Avevo detto una bugia, nascosto una bicicletta. E i miei genitori erano finiti in cella. Entrambi. Papà e mamma. E io con lei”. Detenuto bambino, ha trascorso dietro le sbarre dai due ai quattro anni e mezzo. Quell’infanzia rubata la ricorda in maniera nitida. Ancora oggi, sulla cinquantina, ha impressi i rumori, gli odori, le paure. E quelle armi che “tanto mi spaventavano”. Il nome preferisce non renderlo pubblico. E pure questo racconta tanto della sua storia. “Nemmeno i miei figli sanno ciò che ho passato. Non sanno nulla”.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 10 agosto 2024
Il punto del vice ministro della Giustizia: “Più alternative alla detenzione in cella e riduzione della carcerazione preventiva”. Dal passaggio dei magistrati ordinari ai Tribunali di sorveglianza a un piano ad hoc contro i suicidi in carcere. Questi alcuni dei temi che, come spiega il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto sono stati al centro del confronto tra i vertici di Governo mercoledì scorso a Palazzo Chigi.
di Simona Musco
Il Dubbio, 10 agosto 2024
Dall’abolizione dell’abuso d’ufficio all’interrogatorio preventivo: ecco tutte le misure. E intanto la maggioranza cerca una soluzione all’emergenza carceri. Sergio Mattarella, alla fine, ha firmato il ddl Nordio, rendendo ufficiale l’addio all’abuso d’ufficio. Il Capo dello Stato ci ha messo 30 giorni, non solo per i vari impegni istituzionali dell’ultimo mese - dalla visita di Stato in Brasile alle Olimpiadi in Francia -, ma anche e soprattutto per studiare attentamente ogni minima parte della riforma approvata il 10 luglio scorso alla Camera con 199 sì e 102 no. Una legge che ha allargato la crepa tra magistratura associata e governo e fatto salire sulle barricate le opposizioni, sicure che senza l’abuso d’ufficio la legislazione italiana rimarrà indietro nella lotta alla corruzione rispetto al resto d’Europa.
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