Il Centro, 11 agosto 2024
Una delegazione di avvocati in visita al carcere più sovraffollato della regione: “Invertire la rotta”. Al di là dei numeri, drammatici e ormai noti da tempo, c’è una certezza che emerge e che gli avvocati teramani mettono nero su bianco dopo la visita nel carcere di Castrogno in un’autenticità che va oltre le parole: “Realtà che fino in fondo non è nota agli operatori giudiziari, siano essi giudici o avvocati”. Nei giorni scorsi una delegazione della Camera penale e del Consiglio dell’Ordine degli avvocati, nell’ambito della vertenza nazionale aperta dalle toghe proprio sull’emergenza del sovraffollamento e dei suicidi in carcere, è entrata a Castrogno in cui ci sono 400 detenuti a fronte di una capienza di 255, in cui gli agenti penitenziari sono 164 con organico previsto di 221, in cui dall’inizio dell’anno tre detenuti si sono tolti la vita.
di Francesco Pirisi
cronachenuoresi.it, 11 agosto 2024
Il potenziamento delle colone penali, quelle agricole, e il miglioramento dell’edilizia penitenziaria tra le questioni affrontate dal sottosegretario della Giustizia, Andrea Delmastro, in questi giorni in visita tra gli istituti di pena sardi. Tra i primi interventi garantiti il finanziamento (entro sei mesi) per riqualificare la caserma nella colonia penale di Mamone, tra i territori di Bitti e Onanì. La notizia da parte dell’esponente del governo Meloni durante la visita che ha fatto ieri, accompagnato dai deputati di Fratelli d’Italia, Salvatore Deidda, e Gianni Lampis.
di Gabriella Cantafio
vanityfair.it, 11 agosto 2024
Il tasso di affollamento nelle carceri italiane è del 130,4%. Si va oltre il 200% nel bresciano Canton Mombello. Qui è stata girata la web serie documentaristica con la regia di Nicola Zambelli. Circa 4.000 detenuti in più in soli 12 mesi: il livello di sovraffollamento raggiunto nelle carceri italiane è ormai ai livelli di guardia. Lo attesta un dossier presentato dall’associazione Antigone, che da oltre 30 anni si occupa del sistema penitenziario e penale italiano. Il tasso di affollamento è del 130,4%. In 56 istituti penitenziari, oltre un quarto di quelli presenti in Italia, è superiore al 150%, con punte di oltre il 200% negli istituti di Milano San Vittore maschile e Brescia Nerio Fischione, meglio noto come Canton Mombello.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 11 agosto 2024
Monsignor Vincenzo Paglia, autorevole presidente della Pontificia Accademia della Vita, in varie interviste rese per illustrare il Piccolo Lessico del Fine-Vita, ha indicato la posizione della Chiesa cattolica. Ne risulta il mantenimento della visione sociale, relazionale della persona, da non considerare individualmente e del valore in sé di ogni vita umana. Consegue l’inammissibilità di qualsiasi forma di suicidio assistito o di eutanasia. Da evitare è però l’accanimento terapeutico, che irragionevolmente si ostini ad ostacolare il naturale corso della vita e della morte. L’accompagnamento dell’ammalato con la terapia del dolore e le cure palliative, può essere efficace alternativa ad ogni ipotesi di eutanasia o aiuto al suicidio.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 11 agosto 2024
Umiliazioni e abusi. È quanto emerge dai rapporti dell’Onu e della ong israeliana B’Tselem. Una deriva guidata dal ministro per la Sicurezza Ben Gvir: “Li affamerò”. “Siamo stati portati a Megiddo. Quando siamo scesi dall’autobus, un soldato ci ha detto: “Benvenuti all’inferno”“. Con queste parole si apre il rapporto sulla condizione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, diffuso dal gruppo israeliano in difesa dei diritti umani B’Telem la settimana scorsa. A parlare è Fouad Hassan, 45 anni, padre di cinque figli e residente a Qusrah, nel distretto di Nablus e trattenuto nella tristemente nota prigione di Megiddo. La sua è solo una delle decine di voci raccolte da B’Tselem, che conclude che il governo israeliano stia “commettendo torture che equivalgono a crimini di guerra e persino a crimini contro l’umanità” nelle carceri.
di Emiliano Guanella
La Stampa, 11 agosto 2024
Ci sono luoghi che ti segnano per la quantità di volte che li hai visitati ma anche per l’intensità delle esperienze che hai vissuto. Sono arrivato a Caracas ad una settimana dalle elezioni presidenziali più importanti della storia recente del Venezuela. È il mio quindicesimo viaggio in questo Paese, ma l’atmosfera è più pesante del solito, una strana mescolanza di incertezza e speranza, di timori e coraggio. L’autostrada che dal mare ti porta in città è più vuota del solito. La benzina, che prima veniva regalata, oggi costa mezzo dollaro al litro, un’enormità in un Paese dove il salario minimo è di 3,6 dollari. E poi c’è la diaspora, l’esodo massiccio di chi è scappato dalla crisi che fustiga da tempo questa nazione. Secondo l’Onu sono emigrate 7.7 milioni di persone, il 22% della popolazione. Uno su quattro è partito, molti in America Latina, anche se sono sempre quelli che cercano di entrare via Messico negli Stati Uniti. I venezuelani sono ovunque, fanno gli autisti di Uber a Santiago del Cile o Buenos Aires, i camerieri a Quito, Bogotà, San Paolo, fanno di tutto a Miami o Madrid. Un pezzo di patria che se n’è andato, con le arepas e i ricordi, la rabbia e la tristezza.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 agosto 2024
Il Dap invita i direttori a stare in allerta. Bernardini: sanno di non aver fatto nulla e temono le conseguenze. Al carcere di Canton Mombello, giovedì scorso è stata sospesa la battitura con pentole e utensili da parte dei detenuti. Parliamo del secondo carcere più sovraffollato d’Italia, che da tempo è al centro di condizioni di vita inumane: sovraffollamento, caldo, presenza di cimici e scarafaggi nelle celle, una struttura ottocentesca dove vengono rinchiuse persone come sardine. La battitura era stata annunciata dall’urgente necessità di denunciare le condizioni disumane e degradanti, i detenuti hanno scelto la via del dialogo come suggerito dalla Garante locale per evitare che la questione possa degenerare. In serata c’è stato comunque il presidio di esponenti della politica locale e nazionale. Se però a Canton Mombello, per ora, si è evitata la battitura, la stessa cosa non è avvenuto in altre carceri come quelle campane.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 10 agosto 2024
In due giorni il Capo dello Stato ha promulgato due leggi che riguardano la giustizia, ma il senso delle due firme è diametralmente opposto, e non si tratta di un caso ma di un effetto voluto e cercato. Ieri Mattarella ha firmato la legge che cancella l’abuso d’ufficio. Lo ha fatto senza accompagnare il via libera con messaggi di sorta, come molti speravano e altrettanti temevano. Però lo ha fatto letteralmente all’ultimo minuto utile, poche ore prima che scadesse il mese di tempo entro il quale le leggi devono essere promulgate dal Colle. Un ritardo tale da aver suscitato nei giorni scorsi il legittimo sospetto che il presidente intendesse rinviare alle Camere la molto contestata legge.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 10 agosto 2024
Sul decreto carceri i leghisti (Bongiorno in testa) hanno alzato barricate insormontabili contro ogni misura che potesse facilitare la riduzione del sovraffollamento. Il Guardasigilli chiede un incontro al Colle ma va in vacanza. Solo il troppo sole, forse, può spiegare il motivo che ha spinto il ministro Nordio a chiedere mercoledì scorso un incontro al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per parlare di soluzioni al problema del sovraffollamento carcerario. Non solo perché la richiesta è giunta in concomitanza con il via libera definitivo del Parlamento al decreto carceri, ma anche perché le Camere sono ora chiuse per la pausa estiva, e lo stesso Nordio sarà in vacanza a partire dalla prossima settimana. È per questo che, anche dal Quirinale (che ieri ha firmato il ddl che cancella l’abuso d’ufficio), fanno sapere che, se l’incontro ci sarà, questo si terrà non prima di settembre. Sulle carceri, insomma, Nordio, sembra piuttosto disorientato, anche a causa delle divisioni interne alla maggioranza.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 10 agosto 2024
Nelle carceri c’è una grande tensione e da nord a sud le persone detenute protestano. Il sistema penitenziario italiano è una polveriera pronta a esplodere. Come ne usciamo? Proviamo a capire quel che sta accadendo. Certo la soluzione non può essere quella di alzare il livello dello scontro, parlare di rivolte e non di proteste, affermare che lo scopo sarebbe quello di un’evasione di massa, non ascoltare quello che i detenuti stanno chiedendo e non aprire un dialogo con loro.
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