di Alma Martina Poggi
La Nazione, 17 aprile 2024
“Dirimpetto. La rete nell’abisso” spettacolo teatrale realizzato col contributo della Fondazione Carispezia. Accorciare le distanze. Scavalcare e abbattere finalmente quel muro, cortina ideale - e forse, per questo, ancor più invalicabile - per scoprirvi dietro tutta la bellezza di un’umanità che, mettendosi in gioco, ha ritrovato speranza e con essa il riscatto sociale. “Dirimpetto. La rete nell’abisso” è lo spettacolo teatrale che si terrà giovedì 2 maggio, alle ore 21, al teatro Civico della Spezia. Ideato e diretto dall’impresa culturale e creativa spezzina “Scarti” - Centro di produzione teatrale d’innovazione, è l’evento finale della sesta edizione del progetto “Per Aspera ad Astra - Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza” che, approdando per la prima volta nel principale teatro della provincia, grazie al patrocinio del Comune della Spezia; vedrà sulla scena detenuti della casa circondariale della Spezia e studenti spezzini (nella foto). L’iniziativa, di carattere nazionale, è promossa da Acri e sostenuta da 11 Fondazioni, tra cui Fondazione Carispezia. “Siamo orgogliosi - dice Andrea Corradino, presidente di Fondazione Carispezia - di essere tra i promotori di questo progetto fin dalla sua prima edizione e ringrazio la direttrice della Casa circondariale della Spezia, Maria Cristina Biggi, che da subito, con entusiasmo, ha contribuito in maniera determinante affinché questo progetto diventasse importante”.
di Veronica Tuzii
Corriere del Veneto, 17 aprile 2024
“Siamo con voi nella notte”. È la scritta che campeggia su un muro del cortile destinato all’ora d’aria della Casa di reclusione femminile della Giudecca. Un’opera che rappresenta un invito a liberarsi dai confini simbolici e vivere liberi, anche dai pregiudizi. A firmarla il collettivo Claire Fontaine, lo stesso che ha dato il titolo alla 60. Biennale d’Arte, “Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere”. Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione vi partecipa dedicando il Padiglione della Santa Sede (partner del progetto il ministero della Giustizia-Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) al tema dei diritti umani e alla figura degli ultimi, perno centrale del Pontificato di Papa Francesco, che il prossimo 28 aprile visiterà il Padiglione, proprio all’interno del carcere veneziano. Il cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e Commissario del Padiglione, ha affidato la curatela della mostra “Con i miei occhi” a Chiara Parisi e Bruno Racine, che hanno chiamato otto artisti. E se il Papa arriverà in elicottero il 28 alle 8 (prima tappa visita che lo porterà poi alla Chiesa della Salute e in Piazza San Marco), le persone che vogliono visitare dal 20 aprile al 24 novembre la mostra dovranno prenotarsi sul sito Coopculture.it. A condurre le visite guidate sono detenute-conferenziere. Il visitatore trova sulla Fondamenta “Father”, la grande opera di Maurizio Cattelan sulla facciata della Cappella: due enormi piedi che hanno fatto molta strada, rimando all’iconografia del “Cristo morto” di Mantegna e della crocifissione dipinta da Caravaggio. La visita inizia dopo aver consegnato documento d’identità, borse e cellulare. “Il percorso senza telefoni e documenti permette alle detenute di guidare i visitatori “con i loro occhi”, rimarcano i curatori. Noi siamo stati accolti da Paola e Manuela. La prima tappa è nella caffetteria tappezzata dalle opere dell’icona della pop art Corita Kent (unica artista non vivente), suora artista, attivista e pacifista. Sui muri della calle Cavana sfilano placche di lava smaltata create da Simone Fattal, un percorso di riscoperta dell’io attraverso versi di Shakespeare, Etel Adnan e delle detenute della Casa. In fondo un’altra opera di Claire Fontaine, un occhio sbarrato, metafora della gente che non vuol vedere. Racconta le 12 ore prima dell’uscita dal carcere un cortometraggio di 16 minuti di Marco Perego con protagonista Zoe Saldana girato nel cuore della Casa di reclusione e reso speciale dall’intensa partecipazione delle detenute in veste di attrici. Si prosegue con la galleria di ritratti degli affetti realizzata da Claire Tabouret partendo da fotografie consegnategli dalle detenute. La nostra guida si commuove: “questa è mia nonna e ci sono anche io, a 11 mesi”. L’approdo è nella chiesa sconsacrata dedicata a Santa Maria Maddalena degli Angeli con l’installazione di Sonia Gomes composta da sculture sospese, dal titolo “Sinfonia”. Manca un’artista, la coreografa e danzatrice, Bintou Dembélé, che in settembre proporrà una coreografia composta per le detenute e con la loro partecipazione. Uscendo dal percorso, “Sapremo ancora cos’è “vedere con i nostri occhi”?”, chiede il Cardinal José Tolentino de Mendonça.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 17 aprile 2024
Spunta una mail segreta. Devono rispondere i politici che sono responsabili di quella disposizione, e anche i ministri dell’epoca della strage, che non si accorsero che la Guardia Costiera era bloccata da una direttiva demenziale. O che se ne accorsero e fecero finta che le cose andavano bene così. C’è una mail, scovata dalla redazione de “Il Cavallo e La Torre” - la trasmissione di Marco Damilano sulla Rai - che impone alla Guardia Costiera di limitare al minimo gli interventi di salvataggio in mare dei naufraghi. In questo ordine di servizio, che viola il diritto internazionali e anche il codice penale italiano, si stabilisce che ad intervenire nelle situazioni critiche deve essere la Guardia di Finanza, che ha compiti di polizia, di respingimento e di cattura, e che non ha i mezzi per salvataggi impegnativi.
di Enrica Riera
Il Domani, 17 aprile 2024
Anche la sentenza che lo condannò nel 2015 riconosceva la sua estraneità all’organizzazione del viaggio. Una storia che ricorda la vicenda del protagonista del film “Io capitano” di Garrone. L’iniziativa legale di Baobab Experience si collega alla campagna per chiedere l’abrogazione dell’articolo 12 del Testo unico sull’Immigrazione. C’è uno spiraglio di luce nella storia di Alaji Diouf, il 34enne senegalese che ha scontato la sua pena dopo la condanna in via definitiva a otto anni di reclusione per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in forma pluriaggravata. Nel 2015 Diouf venne indicato, da un migrante che viaggiava su un gommone diverso dal suo, come scafista dell’imbarcazione su cui si trovavano oltre cento persone e in cui morirono per asfissia sette donne e un uomo. La vicenda si concluse, appunto, con la sentenza di condanna della Corte d’appello di Taranto, nonostante “l’imputato - si legge nelle motivazioni - non è l’organizzatore del viaggio (…) bensì un disgraziato che ha accettato tale compito per fuggire dalla condizione in cui versava in patria. Dunque scafista improvvisato”. Scafista per sbaglio, secondo la sentenza che però spedì comunque Alaji Diouf direttamente in carcere. Il giovane, oggi in libertà, giura di non aver mai toccato quel timone. Motivo per cui l’avvocato Francesco Romeo, insieme all’associazione Baobab Experience, sta cercando di far riaprire il caso e chiedere la revisione del processo davanti alla Corte d’appello di Potenza.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 17 aprile 2024
Premier preoccupata per la recente impennata di arrivi dal paese nordafricano. Sarà una missione veloce, quasi una toccata e fuga prima di volare nel pomeriggio a Bruxelles per un consiglio Ue straordinario dedicato alla guerra in Ucraina e alla crisi in Medio oriente. Ma per Giorgia Meloni non per questo il viaggio che oggi la porterà per la quarta volta in dieci mesi in Tunisia, dove è attesa da Kais Saied, è meno importante. Con il presidente tunisino la premier parlerà di come rilanciare il piano Mattei (con lei ci saranno anche i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e dell’Università Anna Maria Bernini), ma soprattutto di flussi migratori, vero motivo che la spinge sull’altra sponda del Mediterraneo.
di Sabino Cassese
Corriere della Sera, 17 aprile 2024
Mondo virtuale e regole: si moltiplicano gli interventi legislativi sempre più difficili in un territorio senza confini. Il governo italiano si avvia a regolare l’intelligenza artificiale e a riconoscere due esistenti organismi come “autorità nazionali per l’intelligenza artificiale”. Il presidente Biden, nell’ottobre scorso, ha emanato un “Executive Order” allo stesso scopo. L’Unione europea ha già approvato regolamenti su un arco più ampio di temi, quali la gestione e l’organizzazione dei dati, i mercati digitali, i servizi digitali, la cybersicurezza, nonché l’intelligenza artificiale. Altri Paesi si stanno affrettando a stabilire regole nazionali.
di Marco Bascetta
Il Manifesto, 17 aprile 2024
Von der Leyen inaugura ad Atene la sua campagna elettorale preparando la Ue alla guerra e lodando la Grecia, dissanguata dalla Troika e in mano alle destre, per la sua spesa militare. Non fu certo l’unico fattore ad accelerare il tracollo del sistema sovietico affetto da innumerevoli storture e dalla sclerosi permanente della sua elefantiaca struttura burocratica, ma è cosa nota il ruolo della forsennata corsa al riarmo. Non fu certo l’unico fattore ad accelerare il tracollo del sistema sovietico affetto da innumerevoli storture e dalla sclerosi permanente della sua elefantiaca struttura burocratica, ma è cosa nota che la forsennata corsa al riarmo durante gli anni della guerra fredda diede un contributo decisivo a logorare lo sviluppo economico dell’Urss e a mantenere basso il tenore di vita dei cittadini sovietici alimentandone così l’indifferenza o la disaffezione. In ogni sistema autoritario, per non parlare di uno stato di polizia, si bada poco a ricercare un ragionevole equilibrio tra l’incremento della potenza militare e i bisogni e le aspirazioni dei cittadini che le vengono regolarmente sacrificati. Ne consegue, alla lunga, un inevitabile indebolimento.
di Alessandro Palumbo
linkiesta.it, 17 aprile 2024
La politica italiana si indigna e punta il dito contro l’Ungheria per le condizioni detentive della militante Antifa, dimenticandosi dell’indecente situazione carceraria che riguarda il nostro Paese e rimanendo inerme davanti alla totale frammentazione legislativa in Ue. Come spesso accade in Italia i casi si creano casi mediatici che poi si sgonfiano senza apparente motivo. Questo è il caso di Ilaria Salis, che dopo aver riempito pagine di giornali, dei talk show e essere diventato un caso politico, sino ad immaginare una candidatura, sta tornando nelle pagine interne dei giornali, eppure questo è un caso che si presta a molteplici riflessioni e meriterebbe maggior attenzione e più seria di quella usata sinora.
di Riccardo Noury*
Corriere della Sera, 17 aprile 2024
In Venezuela il 2024, anno elettorale, è iniziato con un allarmante inasprimento della repressione nei confronti degli spazi di libertà, delle voci critiche e dell’opposizione politica. Amnesty International segnala l’aumento degli arresti arbitrari di persone impegnate nella difesa dei diritti umani e l’adozione di leggi palesemente in contrasto con le norme internazionali sui diritti umani. Una delle vicende più gravi è costituita dalla detenzione di Rocío San Miguel, docente e difensora dei diritti umani, direttrice dell’Ong “Controllo cittadino”, con doppia cittadinanza venezuelana e spagnola. È stata arrestata il 9 febbraio insieme ad alcuni suoi familiari, poi scarcerati alcuni giorni dopo. È accusata di tradimento, cospirazione, terrorismo e vari reati associativi.
di Glauco Giostra
Il Dubbio, 16 aprile 2024
Bisogna rimuovere dal testo le criticità tecniche che rischiano di pregiudicarne l’efficacia. Che la situazione carceraria sia drammatica, non è più seriamente contestabile. Che sia responsabilità soltanto dell’attuale governo sarebbe affermazione ingenerosa. Che la recente produzione di reati à la carte sia riuscita, però, nel non facile risultato di peggiorare una situazione già al collasso, è evidente. Che servirebbe una profonda palingenesi della risposta penale al reato in grado di fare dell’esecuzione carceraria l’extrema ratio e l’occasione per offrire al condannato una vita intramuraria ritmata non già da una immota clessidra senza sabbia, ma da impegnativi percorsi di formazione e di prestazioni a favore della vittima e della società è tanto ovvio, quanto ignorato.
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