genovatoday.it, 13 agosto 2024
Nel centro storico, un progetto che punta a dare un’occasione di riscatto attraverso il lavoro e la creatività. Ha aperto nel centro storico un negozio che mette in vendita magliette realizzate dai detenuti del carcere di Marassi. Si tratta di un Temporary Shop de La Bottega Solidale e si trova in piazza Fossatello 7r, rimarrà aperto fino a metà settembre. Fa parte del progetto O’Press che nasce dalla collaborazione (avviata nel 1998) tra La Bottega Solidale, l’Istituto Ruffini, l’associazione Teatro Necessario e la Fondazione De Andrè. Mira a portare il lavoro e la sostenibilità all’interno del penitenziario, coinvolgendo persone detenute nella produzione artigianale di t-shirt in cotone biologico/filiera fair trade attraverso la tecnica della serigrafia. Gli inchiostri utilizzati sono non inquinanti e atossici, rispettando così l’ambiente.
di Francesca Suggi
Il Tirreno, 13 agosto 2024
“Giulietta + Romeo, per amore non si muore” di Ricci e Gallo. Prenotazioni entro il 27 agosto: ecco come partecipare. Detenuti-attori sul palco della casa circondariale delle Sughere. Lo spettacolo è per tutti. Sarà allestito all’interno del campo sportivo, con una tribuna dedicata al pubblico. “Giulietta + Romeo, per amore non si muore” va in scena per il pubblico fuori. Sul palco 8 attori. Un ponte tra chi sta all’esterno e chi sta dentro. Un’occasione per entrare. Per vivere il teatro e la cultura come linguaggio universale che unisce. A prescindere. L’occasione è il 12 settembre, alle 18 (per 150 persone), all’interno delle Sughere.
di Aldo Grasso
Corriere della Sera, 13 agosto 2024
Il male, tema centrale di tutte le narrazioni mitiche e religiose. Da sempre, l’uomo ha cercato di rappresentare il male, posto all’origine del cammino umano, per esorcizzarlo. Ero convinto di poter consigliare ai lettori un libro che tratta di un argomento di cui abbiamo qui discusso tante volte e di cui non ci stancheremo di discutere: la rappresentazione del male. Il libro di chiama “Lo spettacolo del male. Da Squid Game al true crime. Perché abbiamo bisogno di mostri” ed è scritto da Lucrezia Ercoli (Ponte alle Grazie), ideatrice e direttrice artistica del festival di filosofia del contemporaneo “Popsophia”.
di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 13 agosto 2024
La ludopatia è arrivata a livelli preoccupanti: nel 2023 gli italiani, neonati inclusi, hanno giocato 2.488 euro a testa. E nel nostro Paese le persone con un problema di dipendenza sono 300 mila. Il governo deve intervenire. In tempi di Olimpiadi - la grande festa mondiale dello sport, con la sua enorme carica di positività - vale la pena richiamare l’attenzione anche su un’altra forma di gioco, purtroppo tossica e disgregativa. Parlo del gioco d’azzardo, che costituisce un fenomeno di dimensioni davvero impressionanti.
di Monica Serra
La Stampa, 13 agosto 2024
Lo psicologo: “La sfera intima non esiste più, oggi tutto è spettacolarizzazione”. “Dobbiamo smetterla di scaricare tutte le colpe sulla famiglia o su internet. La colpa è della società che noi adulti abbiamo costruito, dove tutto è spettacolarizzazione, dove la sfera intima non esiste più, e del modo in cui noi utilizziamo il web e i social. Dobbiamo essere noi i primi a spegnere i cellulari: genitori, insegnanti, politici”. Lo psicoterapeuta Matteo Lancini, presidente dell’associazione Minotauro e autore del libro “Sii te stesso a modo mio. Essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta”, davanti ai recenti casi di baby gang e violenza tra i più giovani - il ragazzino picchiato in Irpinia e costretto al baciamano, il dodicenne circondato dal branco e obbligato a inginocchiarsi a Vieste, per citare gli ultimi - tutti rigorosamente filmati coi cellulari, spiega che “abbiamo creato una società individualista ma di massa, con una pornografizzazione di tutto, nella quale il problema di internet è come lo utilizzano gli adulti: come gestiscono la famiglia attraverso i gruppi di Whatsapp, come lo usa la politica ogni giorno, governando il proprio processo di potere attraverso i social network”.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 13 agosto 2024
A Porto Empedocle per bypassare i giudici “nemici” di Catania. Quello aperto l’estate scorsa a Pozzallo è stato chiuso dopo poche settimane in seguito alle ripetute bocciature dei fermi da parte della giudice Apostolico e dei suoi colleghi. Ora la competenza passa a Palermo. Si parte il 16 agosto. Impennata di sbarchi di migranti nell’ultima settimana e il Viminale, nell’attesa che parta l’operazione Albania, riprova ad applicare in Italia le procedure accelerate di frontiera nei confronti dei migranti provenienti da Paesi sicuri nella speranza di accelerarne i rimpatri. Invertendo il trend consolidato del - 63 % rispetto allo scorso anno, sono circa 2500 le persone arrivate in pochi giorni, il 77 % delle quali a Lampedusa. Ma anche le Ong hanno, per ultime la Sos Humanity e il veliero Astral della Open Arms, hanno soccorso più di 500 persone nelle ultime ore. Per loro la destinazione è sempre quella dei porti più lontani. Per chi arriva a Lampedusa, invece, adesso la prospettiva imminente è di finire nel nuovo centro di trattenimento per richiedenti asilo di Porto Empedocle.
di Beatrice Branca
Corriere di Verona, 13 agosto 2024
Prima la promessa di ottenere un permesso di soggiorno in Italia e di essere regolarizzati con un contratto di lavoro nel settore agricolo. Poi l’amara sorpresa di essere sfruttati e ridotti in schiavitù nei campi del Basso Veronese. I braccianti, salvati la scorsa settimana dalle fiamme gialle, non solo dovevano lavorare 7 giorni su 7 e per 12 ore nei campi, ma nel restante tempo libero - se così si può definire - dovevano anche recarsi nell’abitazione di uno dei due caporali e svolgere ulteriori lavori domestici non retribuiti. Questo dettaglio emerge dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa sabato 10 agosto dalla giudice per le indagini preliminari Paola Vacca nei confronti dei due fratelli indiani J.S. di 47 anni e K.S. di 48 anni, assistiti dall’avvocato Emanuele Luppi, entrambi residenti a Cologna Veneta e ora in carcere a Montorio. I due sono indagati per la riduzione e il mantenimento in schiavitù di una trentina di braccianti tra i 20 e i 35 anni, immigrati in Italia dall’India per lavorare tra Cologna Veneta, Pressana e Minerbe. Ogni giorno i braccianti, caricati su alcuni furgoni, venivano portati nei campi agricoli e, durante il tragitto, avevano il “divieto di parlare - si legge nell’ordinanza - e di far rumore per non attirare l’attenzione dall’esterno”.
di Francesco Vignarca
La Stampa, 13 agosto 2024
Nel bel dibattito che La Stampa sta ospitando sulla ripresa del bellicismo come cifra della stagione politica del mondo (anche se le guerre devastavano tanti luoghi anche prima che tornassimo ad accorgercene noi) ritengo utile ed opportuno portare, dopo quello della filosofia e della politica, il contributo dello sguardo di chi prova ad essere quotidianamente operatore di Pace e disarmo. Che nasce da esperienze, competenze, cammini concreti ben lontani dalla caricatura sminuente di “idealisti naif e capaci solo di slogan” ripetuta con scorrettezza in maniera funzionale e certi interessi armati.
di Emilio Drudi
nuovidesaparecidos.net, 13 agosto 2024
Il 16 luglio la polizia libica ha fatto irruzione in numerose case dei quartieri periferici di Zuwara, cento chilometri circa a ovest di Tripoli, arrestando oltre 200 migranti in attesa di trovare un imbarco verso Lampedusa. Meno di due settimane dopo, nella stessa zona, ne sono stati presi altri 54. Per tutti si sono aperte le porte dei centri di detenzione-lager, dove la vita dei prigionieri non conta nulla. L’unica possibilità di uscirne, assai spesso, è piegarsi al ricatto delle guardie stesse: dai mille ai duemila dollari per essere rilasciati e tornare a sperare di poter fuggire dall’inferno della Libia.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 13 agosto 2024
Nessuna di loro ha potuto andare in ospedale. Mohammadi “ha avuto un dolore toracico acuto e un attacco respiratorio”. Il 6 agosto, quando vengono a sapere che Reza Rasaei è stato impiccato nel carcere di Dizel Abad, nella provincia di Kermanshah, le donne del braccio femminile della prigione di Evin a Teheran si danno appuntamento nel cortile e gridano slogan contro la Repubblica islamica, e fanno rumore. Rasaei, 34 anni, era curdo, faceva parte del movimento Donna, Vita, Libertà. A guidare la protesta pacifica c’è anche l’attivista e premio Nobel iraniana Narges Mohammadi che non ha mai smesso di opporsi alla dittatura, nemmeno da dietro le sbarre, continuando a essere una voce fondamentale della rivoluzione.
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