di Guglielmo Starace
L’Edicola del Sud, 9 luglio 2024
Il Governo ha recentemente emanato il decreto legge 92 riguardante misure urgenti in materia penitenziaria. Il decreto è stato presentato come risposta al sovraffollamento carcerario da cui deriverebbe il trattamento disumano dei detenuti e il numero impressionante di coloro che decidono di togliersi la vita. In tema di liberazione anticipata, anziché provvedere ad ampliare il beneficio (magari da 45 a 75 giorni per ogni semestre di pena sofferto, come suggerito da Roberto Giachetti e Rita Bernardini), si attribuisce alla Procura il compito di computare eventuali detrazioni di pena a titolo di liberazione anticipata nell’ordine di esecuzione e al Magistrato di sorveglianza di farlo in caso di ricezione di richiesta di accesso alle misure alternative alla detenzione o ad altri benefici.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 9 luglio 2024
Giovedì scorso l’ennesimo suicidio dietro le sbarre, un ragazzo di 20 anni che si è impiccato nell’istituto fiorentino di Sollicciano. Nella Casa circondariale è scoppiata una protesta. Il bilancio, dall’inizio dell’anno, è di 52 persone che si sono tolte la vita. Valentina Calderone, Garante delle persone private della libertà personale a Roma: “C’è una sottovalutazione totale delle minime condizioni di vivibilità in un momento già estremamente difficile”
di Ciriaco M. Viggiano
L’Edicola del Sud, 9 luglio 2024
“Siamo davanti a una soluzione finale adottata per liberarsi di un fardello pesante per la sicurezza pubblica”: Alessandro Barbano, già direttore de “Il Mattino”, “Il Riformista” e “Il Messaggero” e oggi punta di diamante del format-web “War Room”, non usa mezzi termini nel commentare l’escalation di suicidi nelle carceri italiane.
di Serena Uccello
Il Sole 24 Ore, 9 luglio 2024
Un bonus per l’impresa che assume detenuti. Lo prevede il Disegno di legge depositato in Parlamento su iniziativa dell’assemblea del Cnel presieduta da Renato Brunetta. Un progetto che punta a recuperare socialmente i detenuti, riducendo i tassi di recidiva. Trai punti cardine anche la parità di trattamento salariale. Depositato in Parlamento il disegno di legge del Cnel che cambia la legge Smuraglia e ridefinisce l’accesso a lavoro e formazione. Abbattere fino ad annullarlo il tasso di recidiva, attualmente pari al 68,7%, per tutti i detenuti presenti nelle 189 strutture carcerarie italiane. È l’obiettivo di un disegno di legge approvato dall’assemblea del Cnel lo scorso 29 maggio - il primo della XI Consiliatura presieduta da Renato Brunetta - e che è stato depositato in giugno nei due rami del Parlamento (Atto Camera n. 1920 e Atto Senato n. 1169).
di Serena Uccello
Il Sole 24 Ore, 9 luglio 2024
Oltre un anno di lavoro e la mobilitazione di soggetti istituzionali, economici - provenienti dal mondo produttivo - e sociali, cioè il volontariato. Ma anche il mondo dell’istruzione, in testa le università. È una mobilitazione numericamente ampia, eterogenea e salda nel tempo, quella che, valorizzata dal Cnel, ha contribuito alla definizione del Ddl depositato dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro in Parlamento ma soprattutto a cementare un impegno che si connota come strutturale. Il punto di partenza è stato l’accordo interistituzionale con il ministero della Giustizia del 13 giugno 2023, è in questa fase infatti che comincia a prendere formala necessità di dare gambe a quanto già delineato dalla letteratura scientifica: tra i detenuti che hanno un inserimento professionale stabile la recidiva si riduce drasticamente.
di Nicolò Cenetiempo
altreconomia.it, 9 luglio 2024
Il nostro Paese non si è dotato di strumenti per garantire il reinserimento sociale dei soggetti “radicalizzati”: il tutto si limita nel contesto penitenziario all’intercettazione dei fattori di pericolo, al monitoraggio e alla reclusione nel circuito “Alta Sicurezza 2”. La vicenda dell’uomo nuovamente arrestato a fine maggio mette in crisi gli annunci celebrativi del Viminale. Il racconto dell’imam Ibrahim Gabriele Iungo.
di Giuseppe Benedetto*
Il Dubbio, 9 luglio 2024
Perché mai la maggioranza non porta subito a casa una riforma che porterebbe tanti consensi, posticipando quella sul premierato? Autonomia differenziata, premierato, separazione delle carriere. Tre riforme che dovrebbero caratterizzare l’attuale legislatura. La prima approvata con legge ordinaria, in attuazione della riforma costituzionale del 2011 di riforma del Titolo V. Le altre di rango costituzionale, dovendosi modificare alcuni articoli della Costituzione.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 9 luglio 2024
Per il sindacato delle toghe elencare i fallimenti del magistrato di Torino Colace “supera il diritto di critica”. Una logica di casta, che non ammette valutazioni del proprio operato né al suo interno né da parte di soggetti esterni, come i giornalisti. La giunta distrettuale del Piemonte e della Valle d’Aosta dell’Associazione nazionale magistrati si è risentita per un articolo pubblicato sabato scorso su questo giornale, dedicato ai flop giudiziari di un magistrato in servizio alla procura di Torino, Gianfranco Colace. La giunta locale dell’Anm si è spinta a emettere un comunicato stampa in cui, oltre a “esprimere solidarietà” al collega, “condanna l’ennesimo attacco portato avanti nei confronti di un singolo magistrato, condotto con toni ed espressioni che, di certo, superano il diritto di critica giudiziaria e, inoltre, appaiono fondarsi su un’errata concezione del lavoro del pubblico ministero, gravato da una ‘obbligazione di risultato’ contrastante con l’impianto costituzionale e con il fisiologico sviluppo del processo penale”. Chi credeva di vivere in una liberaldemocrazia dovrà ricredersi: ormai non sono più i tribunali a stabilire se un quotidiano ha superato il diritto di critica, sfociando in un reato (come la diffamazione), ma basta un semplice comunicato del sindacato dei magistrati, in cui peraltro non si lascia spazio a dubbi (“di certo”). Una singolare e preoccupante concezione della libertà di stampa da parte dell’Associazione nazionale magistrati, soprattutto se si considera l’articolo da cui è nata tutta la vicenda.
di Simona Musco
Il Dubbio, 9 luglio 2024
L’ex sindaco, assolto dall’accusa di associazione mafiosa dopo una custodia cautelare lunga 5 anni e 10 giorni, rimase senza lavoro dopo la scarcerazione per quasi due anni. Non erano bastati i processi - ingiusti - per mafia e per abuso d’ufficio aggravato dall’articolo 7, con una custodia cautelare durata ben cinque anni e 10 giorni, chiusi con l’assoluzione perché il fatto non sussiste. E nemmeno quello per turbata libertà degli incanti, conclusosi con una condanna di sei mesi per la piantumazione di alcune palme, ma con l’esclusione di qualsiasi aggravante mafiosa.
di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 9 luglio 2024
Ci vorrà un nuovo processo per stabile se sia stata giusta la decisione dei giudici di secondo grado: l’allora sindaco (appena rieletto) “mai ha neppure pensato di guadagnare sui rifugiati”. La procura generale di Reggio Calabria non ci sta e impugna in Cassazione la sentenza emessa dalla Corte d’Appello nei confronti di Mimmo Lucano, assolto dai reati più gravi sulla gestione dei progetti di accoglienza ai migranti al tempo in cui era sindaco di Riace, per il suo terzo mandato consecutivo. Diversi i punti che ad avviso della Procura generale non sono stati correttamente valutati dai giudici di piazza Castello. Nelle 33 pagine di ricorso firmato dall’avvocato generale Adriana Costabile e dai sostituti procuratori generali Adriana Fimiani e Antono Giuttari viene smontato il provvedimento di gravame che risulterebbe “affetto da erronea applicazione degli artt. 266, 270, 271 cpp, e da contraddittorietà e illogicità della motivazione per aver ritenuto l’inutilizzabilità delle intercettazioni disposte con riferimento al reato di truffa aggravata. La Corte d’Appello, infatti, ha ritenuto - annota la procura generale - sulla base di una verifica statica ancorata al momento genetico dell’intercettazione, siccome demandata al giudice, che non fossero presenti i presupposti di legge per disporre il mezzo di ricerca della prova, sulla scorta di una riqualificazione del reato operata solo nel secondo grado di giudizio; la Corte d’appello - con motivazione del tutto illogica - non ha considerato che proprio nel caso in esame la captazione correttamente autorizzata, è stata disposta sul presupposto della esistenza di gravi indizi di reato e, pertanto, rimane del tutto insensibile al fisiologico sviluppo del procedimento, secondo il principio di diritto più volte espresso in materia dalla giurisprudenza di legittimità e, peraltro, astrattamente richiamato nella stessa sentenza che qui si chiede di cassare”.
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